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Recensione Fallout 76 Wastelanders: più Fallout, sempre 76

Giorgio Palmieri -

Recensione Fallout 76: Wastelanders

Il potere dei giochi massivi online è quello di saper raccontare delle storie non scritte, e Fallout 76, tutto ciò, continua a non capirlo. Meglio, crediamo ne sia al corrente, che l’abbia intuito, ma preferisce perseguire la sua impervia strada. Non a caso, l’espansione Wastelanders è la prova più chiara di questa tesi.

Editore Bethesda
Sviluppatore Bethesda
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Gioco di ruolo
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Completamente in italiano

In effetti, Fallout 76 è sempre stato un progetto difficile da inquadrare, tanto è vero che ci siamo spesso chiesti a chi sia indirizzato, chi sia il target primario: un videogioco nel formato di Fallout, immerso nel contesto di sopravvivenza, declinato nel linguaggio online e privato dell’elemento chiave della sua formula, cioè i personaggi-non-giocanti coadiuvati dai dialoghi a scelta multipla, i quali andavano a plasmare l’universo attorno al comportamento del giocatore.

Peraltro, stiamo parlando di un titolo online non proprio intuitivo, incentrato su quel concetto di sopravvivenza al quale facevamo riferimento poc’anzi, molto più preponderante e centrale rispetto al passato della saga. In pratica si comincia con pochissime risorse, affamati e assetati, e si cerca di mantenere alti i rispettivi indicatori, mentre si sale di livello e si sbloccano agevolazioni per rendere il viaggio meno pressante, ampliando il limite di peso, il numero di munizioni, riducendo l’assunzione di radiazioni, l’incidenza della fame e della sete, e così via, per una miriade di variabili che man mano vanno ad addolcirsi. Le prime ore sono un inferno, specie se le si affronta in solitaria, ma penetrando nella dura scocca delle meccaniche è possibile entrare nel flusso di Fallout 76, che vede una progressione costante e che sa quali tasti toccare per ricompensare e gratificare.

I personaggi-non-giocanti tipici di Fallout, lo ricordiamo, sono invece stati sostituiti in 76 con moltissima narrativa ambientale, perlopiù sotto forma di registri vocali, che trovano poi riscontro in una buona caratterizzazione estetica dell’universo. Il che è in parte un contraddittorio rispetto a ciò che voleva, anzi, vuole rappresentare Fallout 76, ovverosia un videogioco massivo improntato sull’online, sulle interazioni e sul dialogo tra giocatori: quindi, come mai la maggior parte delle attività si focalizzano sull’ascolto di lunghe registrazioni vocali, e implicano dunque un approccio solitario?

Come se non bastasse, l’espansione Wastelanders pone ancora più attenzione al singolo che al gioco in party, sottolineando di fatto quanto l’esperimento 76 non abbia centrato il bersaglio come da previsioni, e di come la forza di Fallout 76 sia anzitutto quella delle storie scritte e controllabili, in parte, dal giocatore. Infatti, va ad aggiungere quei personaggi-non-giocanti che sembravano invece non necessari nell’idea originale del titolo.

Vale la pena evidenziare, prima ancora di addentrarsi nell’analisi, che il pacchetto in questione è offerto gratuitamente a tutti gli utenti di Fallout 76: basta acquistare il gioco base per ottenerne l’accesso. E non c’è momento migliore per iniziare a giocare: le missioni di Wastelanders si sommano a quelle originali, per un nutrito numero di attività che narrano nel dettaglio l’universo dell’Appalacchia, la regione americana nella quale è ambientato il gioco, che è senz’altro una delle migliori dell’intera saga.

Non a caso, la resa grafica degli esterni è alle volte notevole, specie all’alba e al tramonto, con i raggi di luce che riscaldano l’atmosfera. Un’atmosfera ulteriormente impreziosita dalla presenza delle fazioni, grandi assenti dell’originale, che qui creano un conflitto interno per il controllo della Virginia dell’ovest e per la ricerca di un ambito tesoro.

La storia si consuma appunto con il sistema dialogico perno di Fallout, per mezzo del quale è possibile parlare con gli abitanti dell’universo, le cui domande, però, sono spesso vincolate a specifiche caratteristiche del proprio alter ego virtuale. Per dire, un certo valore di carisma vi consentirà di risolvere la situazione con le buone, mentre molta forza permette di intimorire l’avversario, cosa che alle volte potrebbe ritorcersi contro. È il puro, buon vecchio Fallout, sul quale sono state applicate alcune limitazioni derivanti dall’impostazione del capitolo 76. Ad esempio, i giocatori in party non possono progredire insieme nella stessa missione del filone dell’espansione, perché il progresso è direttamente legato al leader, e quindi alle sue scelte: ciò significa che dovranno giocare la missione principale da soli o due volte, per raggiungere il medesimo punto.

D’altra parte, la qualità della scrittura delle vicende e dei personaggi è in linea con la serie e mantiene i classici livelli di grigio che ne caratterizzano la narrazione. Le espressioni facciali sono scarne e vengono compensate con un buon lavoro svolto nel doppiaggio in italiano: peccato che i PNG siano oggettivamente meno vivi del solito, meno reattivi anche di titoli Bethesda con più di dieci anni sulle spalle. Quindi, ennesimo esempio, si può entrare in un covo di rifugiati allo sbando, centrali nella storia, e rubare loro tutte le risorse come se nulla fosse, senza ripercussione alcuna, in barba al gioco di ruolo.

Inoltre, non pensate di poter affrontare solo ed esclusivamente le missioni di Wastelanders. Non solo manca una dicitura che le separi da quelle esterne, ma sarà il gioco stesso a chiedervi di potenziare il personaggio prima di procedere, anche perché sarebbe impossibile avanzare senza determinati sbloccabili. Insomma, Fallout 76 va assaporato in tutta la sua interezza, dalla parte più GDR a quella di sopravvivenza, dal lato solitario a quello più sociale, senza poter eludere uno o l’altro.

Tra l’altro, sarebbe strano il contrario, ma è bene sottolineare quanto il codice sia stato ripulito rispetto al problematico lancio del gioco base. Ripulito però non significa migliorato in tutto e per tutto: le animazioni continuano ad essere vetuste, le compenetrazioni pure, così come l’assenza di un feedback concreto nelle collisioni degli scontri, a dir poco anacronistico in un videogioco moderno. La medesima cosa vale per l’interfaccia, rimasta ancorata ad un Pip-Boy, eventualmente in versione semplificata, che, per quanto bello e iconico possa essere, rimane confusionario, con una gestione dell’inventario arzigogolata, specie quando ci si addentra tra i reagenti o nell’ampio mondo della creazione di oggetti.

In chiusura citiamo il negozio di atomi, ovverosia lo store, interno al gioco, dentro al quale è possibile spendere la valuta premium per acquistare soprattutto cosmetici extra. Emergono anche i kit di riparazione, che consentono di riparare al volo un’arma o un’armatura senza dover passare dal tedioso menù di creazione nell’apposito tavolo da lavoro. Fortunatamente, gli atomi possono essere acquisiti semplicemente giocando, tramite il completamento di obiettivi giornalieri e settimanali, anche se alle volte sono legati a compiti fin troppo specifici (uccidere nemici in camicia da notte, ammalati… ma perché?). In realtà non si sente proprio il bisogno di passare dal negozio, eccetto appunto per i citati kit di riparazione, gli unici che davvero comportano un’agevolazione non da poco.

7.0

Giudizio Finale

Fallout 76 continua ad essere una chimera e Wastelanders non è altro che l’ennesima fetta di un puzzle dai pezzi non perfettamente incastonati tra loro. Non ci sentiamo di definire l’espansione un passo in avanti, bensì un bel ritorno al passato della serie. La storia funziona, il sistema dialogico pure e l’Appalacchia regala bei momenti. È un pacchetto che lo fa somigliare più a Fallout, che ad un videogioco online massivo e completo quale vorrebbe essere. Si porta sul groppone un motore vecchio, un’interfaccia vecchia, per un’esperienza comunque sfaccettata e spinta da una progressione assuefacente, se capita e digerita. Non è per tutti né vuole esserlo, risulta qualcosa di unico, e come tale verrà apprezzato dagli appassionati e da chi, volente o nolente, riuscirà a convivere con i limiti.

PRO CONTRO
  • Ritorno dei PNG ben reso
  • Universo più coinvolgente
  • Progressione sempre stimolante
  • Pieno di contenuti
  • La formula base è rimasta intatta
  • Gioco in party tralasciato
  • Interfaccia confusionaria
  • Animazioni sporche

Trailer

Screenshot

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