Recensione Final Fantasy VII Remake: dritto al cuore come tanti anni fa (foto e video)

Lorenzo Delli -

Recensione Final Fantasy VII Remake

Seguiamo il suo sviluppo oramai da anni, e finalmente l’attesa è giunta al termine. Il remake del JRPG più famoso di sempre, quello che all’epoca riuscì a vendere oltre 10 milioni di copie e che nel tempo è stato anche riproposto su più piattaforme, arriva con una veste e con meccaniche nuove di zecca, solo ed esclusivamente su PS4. Valutarlo non è banale: da una parte fa leva il fattore nostalgia, che nel caso di un gioco come Final Fantasy VII rischia veramente di influenzare il giudizio finale; dall’altra c’è il paragone con tutti quei videogiochi più moderni usciti anche dopo 20 anni dal capitolo originale. Square Enix è riuscita a proiettare il suo JRPG principe nel futuro, o si tratta di una produzione comunque troppo ancorata agli stilemi del passato? Scopriamolo insieme!

Editore Square Enix
Sviluppatore Square Enix
Piattaforme PS4
Genere JRPG
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Audio: inglese, giapponese | Testi: italiano

Video Recensione Final Fantasy VII Remake

La nostra video recensione del remake di Final Fantasy 7 è realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro e va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi. Buona visione!

JRPG vs. Action RPG

Quando alla fine del primo combattimento di Final Fantasy VII Remake non si sente il classico “papapapa pa pa pa papa!” viene probabilmente da storcere il naso. Il gioco però è profondamente mutato e un jingle del genere perde quasi di senso. Le meccaniche classiche dei JRPG a turni e l’Active Time Battle che fece il suo debutto già con Final Fantasy IV, lasciano il loro spazio a dinamiche più tipiche degli Action RPG. Ma non è solo il combattimento ad essere diverso. Il gioco consiste in un flusso unico: cut-scene, esplorazione e combattimento sono realizzati con la stessa grafica, e il passaggio dall’uno all’altra sfrutta semplicemente dei cambi di inquadratura in perfetto stile cinematografico, senza farci percepire un passaggio forzato tra una fase e l’altra. E anche dopo svariate ore di gioco ci si continua a sorprendere di questo fattore, anche se in realtà lo abbiamo già visto in diversi videogiochi appartenenti alla generazione attuale. Il gioco, grazie anche alle possibilità offerte dalle attuali piattaforme, si fa sempre più film interattivo, e non possiamo che esserne felici.

In ogni caso gli sviluppatori non potevano mancare totalmente di rispetto al predecessore. Potremmo infatti definire Final Fantasy VII Remake come un Action RPG ibrido, o un Action JRPG se preferite. Durante gli scontri controlliamo direttamente Cloud o uno degli altri due membri della squadra (il numero massimo rimane 3, così come nell’originale) muovendoci in tempo reale attraverso le ambientazioni tridimensionali teatro degli scontri. L’ambiente stesso diventa talvolta persino strategico, spingendo il giocatore a coprirsi dietro pareti o barriere per evitare gli attacchi più potenti degli avversari. Premendo croce o R2 ha però luogo “la magia”: il tempo si ferma, e il gioco ci offre la possibilità di scorrere tra i poteri del personaggio in uso o tra quelli dei suoi gregari e di usarle sfruttando proprio le barre ATB che, in questo caso, si riempiono colpendo il nemico. Sempre durante le battaglie si può anche passare liberamente da un personaggio all’altro. Una funzionalità tattica da sfruttare a più riprese, anche perché alcune abilità o magie nemiche potrebbero mettere Cloud o chi per lui momentaneamente fuori uso, spingendoci quindi ad un cambio per non sprecare secondi preziosi. L’intelligenza artificiale dei gregari non brilla particolarmente: sono senza dubbio meno incisivi del personaggio che controllate, ma in ogni caso potete impartirgli comandi o usare particolari Materie per far sì che usino magie o abilità in automatico.

Il passaggio al tempo reale non ha comunque reso i combattimenti meno stratificati. Ci sono un sacco di variabili da gestire. Ogni personaggio ha un indicatore Limite, che si riempie colpendo o venendo colpiti. Una volta riempito dà accesso a Abilità Limite ben più potenti del solito. Gli avversari di contro hanno la barra dello Stremo, che si riempie, anche in questo caso, a forza di colpirli o sfruttando le eventuali Debolezze. Ritroviamo Analisi, che ci permette appunto di individuare eventuali debolezze o resistenze nemiche e, di conseguenza, di capire come portare l’avversario allo Stremo. Ci sono persino le alterazioni di stato, le immobilizzazioni, le destabilizzazioni, lo stato di Tensione, la possibilità di fuggire: insomma, nulla è lasciato al caso, e non abbiamo ancora finito.

Grazie ad Analisi si evidenziano tutte le caratteristiche salienti dell’avversario bersagliato.

Le tipologie di attacco base variano a seconda del personaggio in uso, tanto da rendere ad esempio necessario l’utilizzo di BarretAerith per raggiungere dalla distanza nemici a cui Cloud non potrebbe arrivare. E proprio perché i combattimenti sono in tempo reale, si fa uso di capriole o piccoli salti di lato per evitare i colpi nemici con la pressione di tondo, o addirittura vere e proprie parate con la pressione di R1. Se a difficoltà bassa queste meccaniche sono poco incisive (anche se i nemici, quando dicono di pestare, lo fanno senza troppi scrupoli), a difficoltà massima iniziano ad essere dei veri game changer. I vari personaggi poi si distinguono non solo per abilità o per tipologia di attacco, ma anche per attacchi speciali concessi dall’arma in uso. Anche altre caratteristiche sono poi ereditate dall’originale: ritroviamo ad esempio le Materia, da incastonare in armi e armature per far sì che i personaggi abbiano accesso a magie difensive o offensive particolari; così come le Evocazioni, incredibilmente spettacolari e coinvolgenti, in grado di cambiare le sorti di una battaglia.

L’intelligenza artificiale degli avversari è basilare ma comunque, al livello massimo di difficoltà, è sufficiente per mettere in difficoltà il giocatore. I boss fight d’altro canto si fanno sempre più intensi, lunghi e talvolta persino modulari, permettendoci quindi di colpirli in punti specifici per indebolire o annullare alcune delle loro abilità. Sono anche caratterizzati da più fasi: di fatto si evolvono, sbloccando attacchi e abilità aggiuntive e spesso influenzando anche il campo di battaglia. Probabilmente sono le sezioni del gioco che abbiamo apprezzato maggiormente. La telecamera se la cava più che discretamente, e non manca la possibilità di effettuare un lock su un bersaglio specifico o di ciclare tra quelli che ci troviamo ad affrontare. Se il controllo diretto dei personaggi non fosse di vostro gradimento potete selezionare la Modalità Classica: durante i combattimenti, il personaggio principale sarà controllato dal gioco e voi vi limiterete a gestire Abilità e Magie dei 3 membri del gruppo. Un mix insomma che funziona: i combattimenti risultano sempre molto divertenti, immediati e dinamici e anzi, in certe occasioni vorremmo che ce ne fossero di più, che il gioco mettesse sempre più alla prova la nostra resistenza e l’utilizzo congiunto di più personaggi. Le sfide, ovviamente, piano piano arrivano, permettendovi di prendere prima dimestichezza con le meccaniche per poi mettere alla prova le vostre abilità. In ogni caso tutto l’insieme risulta diverso seppur rispettoso dell’originale, un’evoluzione che si sposa sicuramente meglio con ciò a cui siamo abituati ora.

Se il combattimento ci ha convinto appieno, forse lo stesso non possiamo dire dell’esplorazione. Il problema non è tanto Midgar o il modo in cui è rappresentata, tutt’altro. Stiamo più che altro parlando delle fasi intermedie che si frappongono tra un combattimento e l’altro. Anche in tal senso qualcosa doveva cambiare, gli sviluppatori dovevano osare per arricchire ulteriormente il tutto. Diciamo che la fase esplorativa è stata resa senza dubbio più interattiva e longeva, ma per certi versi poco incisiva. Ci si trova talvolta a dover risolvere puzzle ambientali, alcuni tediati da meccaniche ripetitive o fin troppo lente; altre volte è necessario un minimo di concentrazione per orientarsi e non lasciarsi sfuggire eventuali stanze ricche di tesori; in altri ancora si usano scale, si passa da strettoie che richiedono un’interazione con tasto (e qualche impatto di troppo con i gregari). Quindi sì, c’è un minimo di interazione, il level design è sufficientemente curato, ma in alcuni casi si ha la sensazione che ci si trovi di fronte ad un riempitivo pensato per diluire i tempi e quindi “allungare il brodo”. Di fatto si ha a che fare con dei veri e propri dungeon caratterizzati non solo dal percorso principale ma anche da tante diversioni. Alcuni per fortuna risultano più divertenti di altri. È anche vero che addentrandoci sempre di più nella storia quasi ci si abitua a queste dinamiche. L’eventuale noia o fastidio causato da alcune di esse lascia spazio a tutto ciò che spinge il giocatore verso l’epilogo dell’avventura.

Quando non si combatte o non si esplora location in stile dungeon, ci troviamo a spostarci per Midgar e i suoi bassifondi. Per cercare di rendere ancora più vario il tutto ci sono anche altri intermezzi, come i classici inseguimenti in moto ispirati alla versione originale (fin troppo arcade per i nostri gusti), una scena in stile rhythm game, mini-giochi come quello delle freccette e altro ancora. Si nota lo sforzo degli sviluppatori di non renderlo un gioco combattimenti & dialogo. Ma non sempre fila tutto liscio come speravamo. I dialoghi stessi ad esempio permettono talvolta scelte multiple che però non incidono in modo sostanziale su trama o rapporti con i personaggi. E proprio alcuni dialoghi risultano talvolta fin troppo lenti, magari perché nel bel mezzo di una scena concitata o particolarmente drammatica. Midgar invece, dai vicoli dei bassifondi ai vari settori sottostanti alla città, fino alla città stessa che esploriamo (per cause di forza maggiore) durante le primissime ore di gioco, è caratterizzata con estrema cura. Le strade sono piene di persone, le interazioni sono al minimo ma poco importa. È più che sufficiente per donare al tutto vitalità, per far sì che quanto potevamo solo immaginare 20 anni fa, prenda vita sullo schermo in modo ancora più tangibile. Alcune location sono fantastiche, come il Mercato Murato al di fuori della magione di Don Corneo. Ed è nella città stessa che troviamo buona parte delle quest secondarie che ci permettono di accumulare esperienza, oggetti e di conoscere qualche personaggio in più. Niente di trascendentale, chiariamoci: si tratta di quest estremamente classiche (uccidi i mostri, porta oggetto da A a B e simili) che però talvolta strappano anche un sorriso. Sono presenti solo in sezioni specifiche del gioco, ed è un messaggio di sistema (sotto forma di dialogo) ad avvertirvi che se proseguirete non potrete più portarle a termine.

Questo ci porta ad affrontare l’argomento longevità. Come probabilmente saprete, Final Fantasy VII Remake è stato spezzato in due episodi. Non è nostra intenzione spoilerarvi il finale di questa prima parte, ma giusto per farvi rendere conto di quanto eventualmente può essere dilazionata questa prima parte del Remake cerchiamo di dare una collocazione temporale al tutto. Il primo incontro con Aerith avviene ad esempio dopo circa 7 ore, anche di più se vi soffermate ad esplorare tutto con relativa calma e se prendete parte a tutte le eventuali missioni secondarie proposte. Proseguendo con questi ritmi si arriva al Mercato Murato dopo circa 9 ore di gioco, e potrebbero volerci un altro paio di ore (sempre prendendo il tutto con calma) per portare a termine la sezione relativa a Don Corneo. Il crollo del Settore 7 avviene più o meno intorno alle 13 ore e mezzo/14 ore di gioco.

La longevità quindi c’è: anche se si tratta di una prima parte, avrete comunque diverse ore di gioco di fronte a voi. Ma questo voler dilazionare il tutto, può essere apprezzato da tutti? Perché se da una parte ci sono i fan di vecchia data, quelli che lo acquisteranno a occhi chiusi anche solo per riprovare le emozioni di un tempo e vedere il loro RPG preferito proiettato nell’epoca moderna, da una parte invece c’è chi approfitterà dell’occasione per giocarlo per la prima volta. Ed è in quest’ottica che va valutato il gioco, anche perché a questo punto qualcuno potrebbe essersi scoraggiato. Il nostro obiettivo era semplicemente quello di evidenziare la struttura di gioco in (quasi) tutte le sue essenze. Se siete abituati ai giochi di ruolo giapponesi, al loro modo di enfatizzare certe scene o certi dialoghi e al loro modo di temporizzare il tutto, ovvero con molta più calma rispetto alle produzioni occidentali, quasi non farete caso ai difetti, se si possono definire tali, che abbiamo evidenziato finora. Se invece non siete nati negli anni ’80/’90, se siete sempre vissuti all’ombra del mito di Final Fantasy VII e avete deciso di vederlo concretizzato su schermo secondo quelli che sono gli stilemi videoludici attuali, è bene che sappiate a quale genere di produzione andate incontro.

E per riassumere quanto detto finora, andrete incontro ad un’epopea fantasy meravigliosa, caratterizzata da personaggi profondi, colpi di scena, scene talvolta intense ed emozionanti e combattimenti profondi e incredibilmente divertenti. Di contro potreste trovare alcune fasi più lente, dialoghi farraginosi e interazioni talmente opzionali da essere evitate. In ogni caso, questo Remake è stata anche un’ottima occasione per gli sviluppatori per aggiungere profondità e carattere a personaggi secondari a cui la versione originale dava meno peso, come Biggs, JessieWedge a cui quasi sicuramente vi affezionerete; per rendere ancora più emotive e coinvolgenti alcune scene chiave; e, come già detto, anche per dare vita in qualche modo a ciò che un tempo necessitava di una maggiore dose di immaginazione.

Lato tecnico è difficile muovere delle critiche a questo remake. Il comparto grafico, coadiuvato anche da risoluzione 4K e HDR su PS4 Pro, dà il meglio di sé in praticamente tutte le occasioni. I combattimenti non sono solo divertenti, sono anche spettacolari da vedere, caratterizzati da effetti di luce meravigliosi e da un frame rate stabile anche nei momenti più concitati. Come già accennato, Midgar e i bassifondi sono incredibili da vedere, forse più di notte che di giorno grazie anche a tutte le insegne e le luci che arricchiscono le strade. Si notano qualche volta texture a risoluzione più bassa, ma gli si perdonano facilmente visto tutto il lavoro che è stato svolto sugli scorci e anche sui modelli dei personaggi. Ad esempio il volto di Cloud, il SOLDIER duro e impassibile, sempre caratterizzato dalla stessa espressione, che lungo la storia si affeziona sempre di più ai suoi compagni, piano piano mostra sempre più emozioni, recuperando parte di quell’umanità persa anche per via degli eventi precedenti alla storia di Final Fantasy VII. Da quanto affermato dagli sviluppatori, si sono serviti di un’apposita IA per rendere ancora più realistiche le espressioni delle varie controparti digitali dei personaggi.

Lato audio, la colonna sonora aveva già dato prova di sé con la pubblicazione di alcuni brani chiave prima dell’arrivo del gioco. Di altissima qualità, come ci si aspettava da un remake di questo calibro e da un produzione giapponese di tale portata. All’inizio facevamo cenno al jingle di fine battaglia divenuto così iconico per la serie: ci sono vari omaggi sparsi qua e là, giusto per dirvi che in qualche modo la ritroverete anche in questo remake. Abbiamo scelto poi di giocarlo con il doppiaggio giapponese, più in linea a nostro avviso con quello che il gioco ha da offrire. Tutto comunque, sottotitoli e menu di gioco, è completamente tradotto nella lingua italiana.

9.0

Giudizio Finale

Riassumere tutti questi anni di attesa e di aspettativa con un semplice numero non è così banale. Da una parte Final Fantasy VII Remake è davvero riuscito nell’arduo compito di proiettare il JRPG più famoso di sempre nel nuovo secolo, di dare appunto nuova linfa vitale all’avventura epica che ricordiamo con affetto. Dall’altra il voler dividere il tutto in due (lunghe) parti ha fatto sì che alcuni elementi di gioco risultino più lenti del dovuto, andando talvolta a spezzare il ritmo dei combattimenti o il procedere della trama caratterizzata da eventi drammatici e intensi. La lentezza di alcune sezioni è comunque giustificata da quei momenti introspettivi e, perché no, romantici che di fatto caratterizzano la storia originale, istanti chiave per la crescita emotiva di Cloud.

I fan di vecchia data rimarranno quasi senza dubbio stregati da tutto ciò che Final Fantasy VII Remake ha da offrire. L’interruzione della storia sarà un brutto colpo, ma si tratta di resistere per un periodo inferiore a quello che abbiamo atteso tra l’annuncio e l’effettiva uscita di questa prima parte. Per chi invece si approccia per la prima volta a Final Fantasy VII il nostro consiglio non è certo quello di recuperare la vecchia versione che, per tante sue caratteristiche, risulterebbe anche più lenta e farraginosa di questa (senza tirare in ballo il lato grafico su cui proprio non ci sono paragoni). No, il consiglio è quello di affrontare questo Remake in un’ottica diversa da quella con cui si affrontano altre tipologie di giochi single-player caratterizzati da dinamiche action. Final Fantasy VII Remake va gustato in ogni sua parte con la dovuta calma, o se proprio siete curiosi di vedere come (non) finisce, di mettere in conto almeno due run.

Final Fantasy VII Remake a tratti è un’avventura, in altri frangenti un RPG con dinamiche Action, in altre ancora ci si dà all’esplorazione, ci si guarda intorno, ci si godono i filmati di gioco e l’evoluzione dei protagonisti della storia. Un’esperienza lato gameplay forse non unica, ma emozionante come poche altre. L’unico rischio, si fa per dire, è che all’uscita della seconda parte ci sia la voglia di farsi una seconda o una terza run per avere più freschi in mente tutti gli attimi chiave e i risvolti della trama, per dare un senso di continuità al tutto anche a costo di affrontare un’avventura della durata complessiva di svariate decine ore di gioco. La cosa sicuramente più importante è che questo rifacimento, in ogni suo dettaglio, è estremamente rispettoso dell’originale. Non solo lo ripropone con una nuova veste grafica, con nuove dinamiche e ampliamenti, ma di fatto lo omaggia anche, permettendo a tutto ciò che di buono aveva l’opera originale di sopravvivere all’incedere del tempo e di avvantaggiarsi di tutti gli avanzamenti tecnologici compiuti negli ultimi 20 e passa anni in ambito videoludico.

PRO CONTRO
  • Combattimenti in tempo reale divertenti, stratificati e spettacolari
  • Dinamiche RPG ereditate dall’originale
  • Veste grafica meravigliosa
  • Emozionante come un tempo (se non di più)
  • Omaggia e rispetta il suo predecessore
  • Alcune sezioni e meccaniche sembrano meri riempitivi
  • Missioni secondarie poco incisive
  • Qualche texture a bassa risoluzione
  • È solo la prima parte

Trailer

Screenshot

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