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Firewall: Zero Hour – L’attesa del piacere non è un piacere (recensione VR)

Giorgio Palmieri -

Recensione Firewall: Zero Hour – Non è difficile capire il motivo per cui esiste un gioco come Firewall: Zero Hour. Del resto, il successo di Rainbow Six: Siege parla da sé. Tuttavia, continua a sfuggirci qualcosa: perché sviluppare un titolo esclusivamente online, che esige una connessione costante, su una periferica dalla ridotta base installata? E che, perdipiù, necessita di un costoso e poco sfruttato accessorio per essere goduto appieno? I misteri della realtà virtuale non avranno mai fine. Ecco la nostra recensione.

Editore Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore First Contact Entertainment Inc.
Piattaforme PSVR
Genere Sparatutto tattico
Modalità di gioco Multigiocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 40,98€

Chi va piano, va piano


Se dovessimo eleggere di sana pianta l’esperienza online più coinvolgente su PSVR, quella sarebbe Firewall: Zero Hour. Iniziamo così, senza filtri, senza grane, come piace a noi, e come immaginiamo piaccia anche a voi. Ma non per questo siamo dinanzi alla killer app che sembra, al gioco capace di vendere milioni di visori Sony, perché, banalmente, non è un gioco per tutti.

Mettiamo le cose in chiaro: Firewall: Zero Hour è un titolo improntato esclusivamente sul multigiocatore, e cucito attorno all’Aim Controller. Privati di questa periferica, potrete comunque gustare il gioco attraverso il Dualshock, ma il divertimento perderà buona parte del suo fascino. Come se non bastasse, tenetelo bene a mente, l’offerta non contiene alcuna componente concreta riservata al giocatore singolo.

Nel dettaglio, se si esclude il tutorial, ciò che rimane è un angoletto dedicato alle partite contro i bot. Purtroppo non c’è la possibilità di affrontare vere e proprie partite contro un’intelligenza artificiale articolata, bensì vi sarà solo un surrogato di quello che invece troverete nel multigiocatore, il cuore della produzione. Dunque, la parte in solitaria, se così possiamo chiamarla, permette di giocare sulle mappe dell’offerta completamente da soli – e quindi senza un gruppo di soldati ai quali affidare ordini – , sfidando flussi di cattivi che arrivano a cadenza regolare, in un ritmo molto vicino alla canonica modalità orda. Che siate in attacco o in difesa poco importa, perché le tattiche rimarranno le stesse, pronte ad annoiarvi nel giro di una manciata di minuti.

Stessa cosa vale per l’addestramento online, tramite il quale potrete sfidare l’intelligenza artificiale insieme ad altri tre giocatori: in tal caso, le ricompense saranno ridottissime, talmente basse da essere ininfluenti ai fini della progressione. In più, i bot, a differenza del multigiocatore, ritorneranno in campo non appena sconfitti. Insomma, Firewall: Zero Hour è a tutti gli effetti un titolo multigiocatore focalizzato sulla competitività, e sulla collaborazione attiva della squadra: parlare, avvertire e organizzarsi in chat vocale sono le chiavi per la vittoria.

L’unica modalità disponibile si chiama Contratti e oltre a quella non c’è nient’altro: si gioca in otto giocatori smistati in due squadre, una attaccante, l’altra formata dai difensori. I primi dovranno violare un terminale, l’altra dovrà difenderlo. Le regole sono poche, oltre che stringenti: si muore in qualche colpo, ma ci si può rianimare vicendevolmente in un piccolo lasso di tempo. Tuttavia, non è possibile ritornare in campo una volta sconfitti, ragione per la quale le partite tendono a durare secondi, più che minuti.

La formula premia comunque l’abilità sia del singolo che del gruppo, e poter prendere la mira fisicamente con l’Aim Controller, portando l’arma vicino al viso e premendo il grilletto, dona alla competizione un livello di profondità senza eguali. Anche la comunicazione assume tutta un’altra importanza, perché vedere i propri alleati rispondere agli stimoli della periferica, dal movimento della testa e dell’arma, sentirli parlare, dispensare consigli e ordini muovendo l’arma, simulare grida di dolore come se fossero davvero lì insieme a voi, sono piccole cose che generano un’empatia impossibile da replicare nel videogioco tradizionale.

Vi sono poi dodici mercenari, ognuno con un’abilità passiva differente, con a corredo tutta una serie di armi e accessori tramite cui sarete in grado di personalizzare da cima a fondo il vostro alter ego virtuale. Di strada da fare ce n’è parecchia, e sbloccare anche solo i primi gadget richiederà parecchio tempo, ma vincere una partita regala un quantitativo di ricompense nettamente superiore alla sconfitta.

Se ancora non fosse chiaro, Firewall: Zero Hour funziona, e funziona molto bene, esattamente nel modo che potreste immaginare con un pizzico di fantasia. È lo sparatutto tattico condensato e ottimizzato nella realtà virtuale, grazie anche al radar posto sul polso, un tocco di classe che aumenta l’immersione, e alle collisioni studiate per le armi, le quali non possono compenetrarsi con lo scenario, reagendo attivamente non appena si sfiora un muro o una copertura. A malincuore, spiccano però due grosse problematiche che minano l’esperienza creata da First Contact, una di natura contenutistica, l’altra tecnica.

Come già anticipato, il gioco offre solo una singola modalità e, sebbene questa si sviluppi su nove mappe molto diverse tra loro, si sente il bisogno di qualcosa in più, qualcosa che possa dare valore a delle meccaniche così ben confezionate. Le mappe vantano approcci differenti, tante vie secondarie e accennano anche un po’ di verticalità: è impossibile trovare punti del tutto riparati, ed è per questo che un compagno dovrà sempre guardarvi le spalle. Ma i contenuti rimangono pochi, obiettivamente davvero troppo pochi. Capiamo l’esigenzia di non voler frammentare la comunità, capiamo che ad una fetta di videogiocatori andrà bene così, ma rimane il dato oggettivo che l’offerta risulta risicata.

L’altro problema risiede nei tempi d’attesa: non vogliamo esagerare con gli eufemismi, ma le attese di Firewall: Zero Hour durano più delle partite stesse. I match partono solo quando otto giocatori sono connessi e collegati tra loro, dopodiché partirà un contatore di un minuto, dopo il quale comincerà l’effettiva partita. Purtroppo questa si estende solo su un singolo round: di conseguenza, morire significa sorbirsi di nuovo tutto l’ambaradan d’attesa. Fortunatamente, gli utenti sconfitti possono accedere alle telecamere sparse nelle mappa per aiutare la propria squadra a segnalare la posizione degli avversari. Ciò detto, avremmo preferito partite più lunghe, al meglio delle tre o delle cinque magari, in virtù dei tempi esagerati tra un match e l’altro. Perdipiù, l’attesa di un minuto viene azzerata ogni qualvolta un giocatore esce dalla stanza. E se chi ospita la partita perde la connessione, tutti gli altri partecipanti saranno automaticamente cacciati. Di conseguenza, giocare con gli amici attenuerà tali problematiche.

Un vero peccato, specie se si considera che dietro al progetto c’è un grosso lavoro anche nel comparto grafico, visibilmente ispirato a Rainbow Six. Non troverete animazioni umane migliori di quelle di Firewall: Zero Hour in nessun altro gioco per la realtà virtuale di Sony, perché i movimenti dell’Aim Controller vengono replicati sull’avatar digitale in maniera convincente, nonostante i compromessi ai quali devono sottostare, come certi spostamenti innaturali delle braccia che destrutturano il modello poligonale. Per il resto, l’impalcatura visiva è priva di seghettature, risulta pulitissima, con armi dettagliate e ottime mappe, al costo di una profondità dell’immagine sicuramente buona, ma senz’altro migliorabile. Presente all’appello anche il doppiaggio in italiano, unito ad una campionatura di suoni chiara e limpida.

7.5

Giudizio Finale

Recensione Firewall: Zero Hour Giudizio Finale – Firewall: Zero Hour è la classica, ottima base sulla quale c’è molto da edificare. Nell’istante in cui scriviamo, quello che abbiamo tra le mani appagherà una specifica fetta di utenti, pronta a scendere a patti con un’offerta poco più che magra, e delle attese spesso più lunghe delle partite stesse. Rimane comunque una dimostrazione di forza per la realtà virtuale, un’esperienza multigiocatore tra le più intense che possiate provare oggi, dove l’Aim Controller primeggia come assoluto protagonista.

PRO CONTRO
  • Lo sparattutto tattico come non l’avete mai visto né vissuto
  • La realtà virtuale coinvolge a trecentosessanta gradi
  • L’Aim Controller dona spessore all’esperienza
  • Graficamente robusto
  • Tempi d’attesa snervanti, troppo lunghi in relazione alla durata delle partite
  • Offerta contenutistica scheletrica

Recensione Firewall: Zero Hour – Trailer

Recensione Firewall: Zero Hour – Screenshot

  • Smart Deep

    Concordo appieno su tutta la recensione,gioco incredibile,il sogno di tutti o quasi,aspettiamo altre modalità,fix per le attese e magari scegliere le stanze,perché parlare è fondamentale e per chi non mangia inglese a colazione può diventare dura,detto questo è un must have!per chi vuole giocare online con un team italiano, mi aggiunga,rikyroky