Game of Gods: il gioco degli dei ha un bel po’ di pubblicità (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Game of Gods – Ho un debole per i giochi dei quattro fratelli di Foursaken Media. A prescindere dai difetti e dalle mancanze, i loro piccoli, grandi lavori per cellulari cercano sempre di rileggere un genere in un’inedita chiave di lettura, mantenendo sempre una certa integrità indipendente, un tratto distinguibile. Vediamo quindi come se l’è cavata Game of Gods (italianizzato con “Il Gioco degli Dei”), la loro nuova creatura.

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Editore Foursaken Media
Sviluppatore Foursaken Media
Piattaforme Android, iOS
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Italiano
Prezzo e acquisto Gratuito con acquisti in-app (Android) (iOS)

Inferno, paradiso e spot

Heroes and Castle 2 reimmaginò il tower defense, mentre Bug Heroes 2 raccolse il MOBA e lo adattò all’ambiente smartphone: d’altra parte, Game of Gods prende Clash Royale e lo trasforma in un’esperienza in solitaria, privata della competitività. La struttura si avvicina quindi più al tower defense che allo strategico botta e risposta, dove il giocatore impersona un Dio dotato di poteri magici, attraverso i quali dovrà difendere un punto specifico dagli attacchi nemici, degli sgherri che nascono nel nulla e camminano verso l’obiettivo. Insieme a loro vi sono gli umani, che potrete salvare o uccidere, a vostra discrezione: in base al vostro comportamento, otterrete il favore degli angeli o dei demoni, e, di conseguenza, l’accesso alle missioni e ai potenziamenti di una o dell’altra fazione. Una non preclude l’altra, ma il sistema premia chi in una singola partita riesce a compiere o più salvataggi, o più uccisioni in un’unica volta.

Per quanto riguarda le meccaniche di gioco, Game of Gods è regolato dalla classica barra dell’energia magica che si carica nel tempo, divisa in dieci tacche: gli incantesimi sono racchiusi nelle carte, e basta trascinarne una sul campo per attivarla. Dopo averla utilizzata, un’altra prenderà il suo posto in automatico: il grimorio è infinito ma anche casuale, perché sarà il gioco stesso a scegliere le magie per voi, tra quelle sbloccate, prima della partita. Se all’inizio potrete portare in campo un massimo di due abilità, poi, successivamente, questo limite sarà spinto fino a sei incantesimi attivi e tre passivi, scelte però sempre in modo casuale, eccetto la prima attiva, che sarà legata al vostro personaggio. È possibile far girare la “ruota” una manciata di volte per riformulare il mazzo nel caso non fosse di vostro gradimento. Avremmo preferito però che le carte fossero selezionabili senza questi artifici, ma i motivi di questa decisione vengono a galla fin da subito.

La nuova produzione dei Foursaken Media, come una parte dei loro precedenti lavori, soffre di ripetitività. La selezione casuale degli incantesimi cerca di aggiungere un po’ di varietà alla formula, eppure le varie missioni si assomigliano abbastanza tra loro, visto che lo scopo è sempre quello di impedire l’avanzata nemica, per poi passare al livello successivo. Quelli avanzati sfoggiano però più ondate e ovviamente nemici più potenti, immuni a determinati elementi, ma la curva di difficoltà è tutt’altro che proibitiva. L’unico spiraglio di diversità lo si assapora nelle invasioni, sorte di missioni cooperative, giocabili insieme ad altri giocatori in eventi a cadenza regolare, che elargiscono premi a seconda della vostra posizione in classifica.

Il divertimento, tuttavia, proviene proprio dalle magie e dalle costanti ricompense con le quali Game of Gods mira a tenervi incollati allo schermo giorno dopo giorno. Le stregonerie di base possono anche interagire tra di esse e con l’ambiente per provocare effetti ancora più devastanti: una pianta carnivora su una pozza d’acqua cresce di dimensioni, mentre del fuoco sui rampicanti può incendiarli, danneggiando i nemici adiacenti. La progressione è assuefacente, accoglie una marea di potenziamenti differenti e ben ritmati, compresi dei campioni che vi assisteranno in battaglia. Insomma, l’esperienza sa quali tasti toccare per tenere viva l’attenzione.

Il modello di monetizzazione sposa il free-to-play con acquisti in-app che non solo aiutano nella crescita del vostro alter ego virtuale, ma offrono perfino servizi extra, da nuovi campioni alla possibilità di eliminare gli annunci pubblicitari, i quali tendono ad essere un pelino invasivi, visto che i premi ottenuti a fine partita possono essere sempre raddoppiati guardando uno spot. Almeno l’accumulo della valuta premium non è così lento come altre produzioni simili, e non vi sono né casse premio a tempo, né dei sistemi ad energia, e, anzi, una fetta dei servizi sopra descritti può essere sbloccata proprio con la citata valuta premium, anche se i costi sono indubbiamente molto elevati. Infine, una parentesi sull’estetica: pur non essendo molto accattivante, si tratta del titolo dal look più maturo e più complesso di Foursaken Media. Su S8 si gioca senza rallentamenti, con grafica impostata a ultra.

7.0

Giudizio Finale

Recensione Game of Gods – Giudizio Finale – Game of Gods racchiude la bravura di Foursaken Media nel proporre rivisitazioni di formule note, ma non evita delle grane che affliggono i videogiochi su smartphone, tra le quali spiccano degli annunci pubblicitari un po’ pressanti. Potreste aprire il portafoglio per migliorare l’esperienza iniziale, o attraversare una crescita che comunque non è avara nelle ricompense. Peccato per la ripetitività, perché dietro di essa si cela un passatempo che ha le carte in regola per rimanere sul vostro dispositivo per più di un paio di giorni.

PRO CONTRO
  • Tanti incantesimi diversi, anche combinabili
  • Ricompense costanti e assuefacenti
  • La ripetitività è dietro l’angolo
  • Annunci pubblicitari onnipresenti

Trailer

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