Gears 5 spacca la mascella! Anche se… (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Gears 5Gears of War 5 si chiama solo Gears 5. Strano, non credete? Sembra voler tagliare i ponti col passato, sebbene sia di fatto il seguito diretto del quarto capitolo. Un capitolo anch’esso di rottura, non nella formula ma nei personaggi, nei toni, nella trama, proprio come il quinto episodio. Ecco la nostra recensione.

Editore Microsoft Game Studios
Sviluppatore The Coalition
Piattaforme Xbox One, PC Windows
Genere Sparatutto
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 62,99€

Video Recensione Gears 5

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su Xbox One X.

Ingranaggi senza guerra

Da quando Gears è nelle mani di The Coalition, la saga ha preso un’altra strada, una strada adiacente a quella che eravamo soliti percorrere: vuole mettere un attimino da parte la violenza perpetrata dagli energumeni della trilogia originale, ispirati all’immaginario cinematografico dei film d’azione anni ‘80 e ‘90, per dare priorità al dramma, alla continuità narrativa, alle radici della trama. Che questo sia un bene o un male, crediamo spetti a voi scegliere.

Non a caso, il quinto capitolo preferisce assumersi qualche rischio che battere sul solito solco, benché la fetta iniziale non sia affatto avveniristica. La campagna comincia con i migliori presupposti e mette in mostra scenari bellici fenomenali dalle tonalità cromatiche avvolgenti e dalla grande varietà di situazioni. Presenta un cast più caratterizzato e caratterialmente più sfaccettato, delle bocche da fuoco inedite e ultra spassose, spalmate in quella stessa ricetta di sparatutto basato su coperture che ha ormai più di dieci anni alle spalle.

Le novità sono poche, ma azzeccate: il corpo a corpo giova di un coltellino per abbattere i nemici a distanza ravvicinata, mentre il piccolo Jack torna in forma smagliante, al quale viene dato un ruolo ben più determinante, quello di compagno costante e co-protagonista. Gode di un discreto bacino di abilità attive, da cui se ne possono selezionare due per volta, in maniera tale che possa dare man forte in battaglia. Vi è persino un albero di talenti per potenziare quelle abilità, la cui crescita è legata alle cosiddette componenti, nascoste furbescamente nei livelli. Un elemento che valorizza l’esplorazione come mai prima d’ora, insieme agli immancabili collezionabili, alcuni dei quali non risparmiano della narrativa ambientale che arricchisce la mitologia della saga.

Da una parte abbiamo dunque delle sezioni iniziali decisamente familiari ma di enorme coinvolgimento, che sgorga da scenografie assolutamente eccezionali, più complesse e ricche di dettagli rispetto al passato. Celebra la serie ma non abusa degli omaggi e, anzi, la fa crescere costruendo dei momenti tra i più belli dell’intera serie: per citarne uno, la sequenza del teatro è un prodigio di creatività che mette in piedi un combattimento dalla notevole potenza visiva. Invero, per tutta la durata dell’avventura si viene immersi in contesti molto più vari rispetto al passato, che godono di una varietà estetica maggiore e del più vasto assortimento di nemici in un capitolo di Gears. Senza tirarla per le lunghe, Gears 5 è fenomenale quando fa Gears. Quando invece si addentra in territori inesplorati, cominciano ad emergere delle perplessità, benché sia apprezzabile la voglia di innovarsi.

Dopo la chiusura della prima fase, si cambia prospettiva da quella di JD, figlio di Marcus Fenix, a nientemeno che Kait Diaz. Non solo: il viaggio si apre e presenta delle aree più grandi che fungono da basi centrali dalle quali è possibile accedere alle varie zone dell’avventura. E per quanto siano visivamente impressionanti, in queste grosse aree non accade nulla di rilevante. Si parte a bordo dello skiff, un veicolo a “vela”, per attraversare le lande praticamente desolate, per poi accedere alla zona designata per l’obiettivo principale, momenti in cui il ritmo viene spezzato in nome di una maggiore diversità dell’esperienza.

È lodevole la presenza di missioni secondarie e segreti nascosti in queste mappe, eppure si ha come l’impressione che la struttura non abbia trascorso una maturazione adeguata per permettersi un tale cambiamento, in quanto le lande sembrano artificiali e non danno l’idea di essere vive, pulsante: sono di fatto dei collanti tra una zona e l’altra che, almeno nel nostro caso, non hanno mai stimolato l’esplorazione.

I mondi semi-aperti non sono gli unici elementi a sollevare dei dubbi, in quanto anche la trama porta sul piatto delle criticità. Si concentra soprattutto in un solo atto, dove vengono svelati moltissimi dettagli sull’universo della serie, collegati alla trilogia originale, dettagli davvero ben fatti anche nella messa in scena. Nonostante quanto detto, è facile rimanere delusi, perché nel corso dell’avventura non si fa altro che attivare marchingegni affinché facciano la loro parte nella guerra contro lo sciame, per poi terminare con il solito, classico finale che rimanda al seguito. È lecito aspettarsi un altro capitolo essendo di fatto una nuova trilogia, se non fosse che una marea di misteri rimangono irrisolti e che il cambio di prospettiva da JD a Kait non sia stato giustificato a dovere. Viene davvero da chiedersi se questo cambio di rotta sia frutto di una precisa scelta stilistica, o sia solo un esercizio di stile, una prova, per vedere cosa si sarebbe potuto fare con una protagonista femminile tormentata, i cui tormenti però non vengono sviscerati come invece faceva supporre il finale del quarto episodio.

I quesiti sulla trama, tuttavia, non offuscano la bellezza di una grande campagna, ricca di situazioni intense. La si può persino affrontare in cooperativa locale o online, fino ad un massimo di tre giocatori, uno dei quali potrà impersonare il piccolo Jack. Certo, le soluzioni che fanno storcere il naso la sporcano, con una seconda parte che tra l’altro ricicla qualcosina per toccare il traguardo delle dieci ore, alle quali ne vanno aggiunte altre nel caso in cui vogliate completare anche i compiti collaterali: malgrado le criticità, il divertimento è assicurato ed è sempre interessante constatare come The Coalition sappia estrarre nuove idee da una ricetta antiquata ma ancora piena di cose da dire.

Per quanto riguarda il lato multigiocatore, Gears 5 riprende l’identica struttura del predecessore e potenzia ogni singolo reparto, ereditandone anche l’interfaccia un po’ spartana. Il competitivo vede l’introduzione di una dozzina di mappe sulle quali è stato svolto un grande lavoro nel disegno, portandole verso un grado più alto di profondità tramite l’aggiunta di una massiccia dose di verticalità. Spunta, tra le nuove modalità, l’Arcade, dove i giocatori possono potenziarsi utilizzando la valuta accumulata in partita. Una variante davvero piacevole che di sicuro troverà l’appoggio degli appassionati.

D’altra parte, l’Orda ha mantenuto una certa integrità: l’ovvia introduzione di nuovi nemici da eliminare è accompagnata dalle abilità, poiché ogni eroe adesso ne dispone una, ricaricabile nel tempo, che può letteralmente cambiare le sorti dell’ondata. Il buon Marcus, ad esempio, attiva un potenziamento che gli permette di infliggere ingenti danni alla testa degli avversari senza dover necessariamente mirare. La novità più golosa risiede però nella Fuga, una modalità cooperativa piuttosto intensa dove tre giocatori devono collaborare per farsi strada in un complesso dello sciame, mentre un gas tossico avanza e riempie ogni stanza. Diventa quindi una corsa contro il tempo in cui le munizioni sono pochissime e i nemici sempre più temibili man mano che si procede nella struttura. È un approccio inedito per la saga, praticamente un’esperienza di sopravvivenza applicata alla formula Gears che allarga le prospettive di gioco, le quali possono persino contare su un editor di mappe, semmai ne voleste disegnare una. Peraltro anche la progressione è stata semplificata, in un’ottica lineare e limpida: basta giocare per guadagnare punti esperienza e ricompense. Le carte sono ora vincolate ai singoli personaggi e garantiscono capacità passive con cui personalizzare un minimo il proprio eroe preferito, nulla che possa far pensare ad una deriva ruolistica invasiva.

Chiudiamo con la consueta analisi sulla grafica, sulla quale bisogna aprire un’importante parentesi. Inutile girarci attorno: Gears 5 il più delle volte è, sul serio, da mascella a terra. I nostri test si sono consumati su una Xbox One X, che ha messo in luce un uso dell’Unreal Engine letteralmente spaventoso nei materiali, nella complessità degli ambienti, nella ricchezza dei colori e nella mole poligonale.

Tuttavia, sembra mancargli qualcosa, quella cura al dettaglio che spesso caratterizza i titoli ad altissimo budget. Si notano animazioni fuori posto, un’espressività dei volti non sempre convincente, delle piccole aree non rifinite a dovere e una realizzazione del fuoco altalenante. Gli manca anche qualcosa nell’interattività, presente solo su precisi elementi scelti dagli sviluppatori. È un prezzo che siamo disposti a pagare per vederlo muoversi a sessanta fotogrammi al secondo su una risoluzione 4K: un risultato impressionante soprattutto quando si palesano gli scenari piegati dal vento, che di sicuro migliorerà ancora con i prossimi aggiornamenti, attraverso i quali il team di sviluppo potrà limarne i difetti. Nell’audio, oltre al buon lavoro svolto nell’effettistica, segnaliamo un ottimo doppiaggio in italiano, anche se la nuova voce del buon Cole purtroppo non riesce a convincerci. Tra l’altro, non abbiamo compreso come mai alcuni personaggi nelle modalità multigiocatore parlino solo in inglese, ma ci faremo il callo. Vi ricordiamo, prima di chiudere, che Gears 5 è già disponibile su Xbox Game Pass, senza ulteriori costi aggiuntivi.

8.5

Giudizio Finale

Recensione Gears 5  Giudizio Finale – Gears 5 continua l’opera di The Coalition iniziata con il quarto capitolo, confezionando un’ottima campagna che cerca di osare, ma solleva anche una manciata di dubbi. Riprende poi il comparto multigiocatore tipico della serie e lo amplifica in ogni sua declinazione. Se si fosse prestata un pelino in più d’attenzione nello svolgimento della trama e nella costruzione degli scenari aperti, adesso staremmo probabilmente parlando del miglior capitolo di sempre. Senza ombra di dubbio, tuttavia, è uno dei migliori che la storia abbia accolto.

PRO CONTRO
  • Tecnicamente straordinario
  • Grande varietà di situazioni nella campagna
  • Novità che migliorano la già ottima formula
  • Enorme offerta di contenuti, nemici, armi
  • Incluso in Xbox Game Pass
  • Trama altalenante e mal distribuita
  • Scenari semi-aperti appena sfruttati
  • Diversi problemi di mancata rifinitura

Trailer

Screenshot

  • Fabio Bonanno

    Comunque siete andati abbastanza bassi come voto gli hanno dato 9.5 come fate a dare un voto così basso

    • Ma 8.5 è un voto molto alto e le ragioni per le quali abbiamo dato questa valutazione sono nella recensione.

      • Fabio Bonanno

        Sì sì Il voto è buono però quando vedi altri che gli danno 9.5 l’utente secondo me si sente spaesato dove sta la verità in mezzo

        • È il bello della diversità delle opinioni: ogni recensore dà il suo contribuito, la sua visione, e poi l’utente trarrà le sue conclusioni 🙂

        • Il metascore è pari a 86, praticamente il voto che gli abbiamo dato noi 🙂

          Diciamo che in Italia una piccola serie di testate ha ricevuto il codice in anticipo, magari un trattamento del genere ha influito sui voti finali.

  • Maxi

    Campagna: sono alla fine del capitolo 2, si si carino ma insomma il solito gears

  • Gaetano D Aponte

    A che serve farlo girare a 4k 60 fps quando è impostato su higt e low?? Rispetto al PC manca tantissimo dettaglio. Interattività dei fondali pari a 0.grafica bella ma nulla di he. Gioco 8.0 fatto bene