Generation Zero: buona l’idea di base, ma lo è altrettanto la realizzazione? (recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione Generation Zero – Il nuovo gioco degli autori di Just Cause e Mad Max è sbarcato in questi ultimi giorni su PC e Console. Potremmo definirlo come uno sparatutto co-op, ma tale definizione potrebbe portarvi a pensare a titoli sulla falsa riga di Left 4 Dead. Generation Zero è un qualcosa di diverso, a partire dall’ambientazione, la Svezia degli anni ’80, e dai nemici, misteriosi invasori robotici ovviamente tutt’altro che amichevoli. Cos’è quindi Generation Zero, e soprattutto, merita la vostra attenzione o qualche problemino di troppo potrebbe renderlo più noioso che divertente?

Editore THQ Nordic, Avalanche Studios
Sviluppatore Avalanche Studios
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere FPS cooperativo
Modalità di gioco Singolo giocatore (online), Multi giocatore (online)
Lingua Inglese

Come accennato, Generation Zero ci proietta nella Svezia degli anni ’80. Dopo la Seconda Guerra Mondiale in Svezia si è diffusa la cultura dell’auto-difesa: tutti i cittadini, anche i più giovani, sono addestrati all’uso delle armi, compreso il nostro protagonista. Impersoniamo un giovanissimo svedese che, di ritorno da una gita, trova la civiltà praticamente spazzata via. Strade deserte, qualche sporadico cadavere, case abbandonate e robot invasori. Wait what?! Sì, robot vagamente ispirati ad animali (non hanno nulla a che fare con Horizon Zero Dawn, o forse sì) che ovviamente ci assalgono appena riescono ad individuarci.

Ma l’approccio al gioco è tutt’altro che classico. Niente alla Earthfall o alla Overkill’s The Walking Dead, né tanto meno al già citato Left 4 Dead. Siamo proiettati in un open world che di fatto possiamo esplorare in solitaria ad affrontare missioni a difficoltà crescente che, così come il mondo, possiamo provare ad affrontare da soli. Il nostro personaggio guadagna esperienza e punti abilità spendibili in un apposito albero, si equipaggia con vestiti in grado di aumentare determinate specifiche, e come se non bastasse c’è anche un inventario da gestire, un sistema di deterioramento delle armi e così via. Quasi a voler realizzare una sorta di FPS RPG immerso in un contesto open. E perché viene definito co-op? Perché nella vostra stanza di gioco possono unirsi altre tre persone, facilitandovi ovviamente la vita in scontri più complicati. Anche perché i nemici sono sempre più grandi, numerosi ed agguerriti, e una mano può tornare più che utile.

L’idea di base quindi c’è, anzi, è ottima! Anche il contesto è diverso dal solito, e invece dei soliti zombie che alcuni giocatori potrebbero trovare alquanto noiosi a questo punto, troviamo dei nemici robotici agguerritissimi. Il primo esemplare che vi troverete ad affrontare è velocissimo, e se riuscirà a rilevare i vostri movimenti riuscirà facilmente a darvi del filo da torcere. Il bello è che hanno anche dei punti deboli, sulla falsa riga dei robot di Horizon Zero Dawn. Sempre il solito robot a cui abbiamo fatto cenno ha un serbatoio in bella vista che, se colpito con un fucile di precisione da distanza di sicurezza, esploderà portando con sé il resto dei componenti.

Ma dalla tensione che forse avete percepito in quanto abbiamo scritto finora avrete forse capito che c’è qualcosa che non va. A non andare sostanzialmente è proprio la struttura di gioco per come è concepita. Un tale gioco di ruolo con meccaniche FPS dovrebbe in primis essere immerso in un mondo aperto che funzioni, ed è proprio il mondo che non funziona. Passi l’apocalisse robotica, ma vedere un cadavere ogni 2 chilometri non ha molto senso. Aggiungeteci anche il fatto che è lo stesso cadavere moltiplicato all’infinito e capirete dove vogliamo andare a parare. Quasi tutte le abitazioni, edifici o bunker presenti nella regione riprodotta sono esplorabili. Peccato siano tutti uguali. Alla terza/quarta casa vi renderete conto degli schemi ripetuti. Al secondo bunker, in cui la situazione diventa quasi da jump scare per colpa di piccoli ed antipaticissimi robot che vi attaccano al volto, saprete già dove andare perché anche qui la struttura di fondo è ripetuta.

Ma la ripetitività non è l’unico problema. Il mondo è enorme e sostanzialmente privo di vita. Non ci sono NPC (sembra quasi Fallout 76), non ci sono animali, i giocatori presenti sono solo quei 3 (o meno) che si sono uniti alla stanza e persino i nemici si trovano soltanto in certe località, rendendo gli scontri a fuoco meno frequenti di quanto pensassimo. E poi c’è da camminare, camminare e ancora camminare. Si cammina letteralmente per chilometri, senza incontrare anima viva o nemici. Sì, quando arrivate nelle location di interesse sbloccate dei punti di fast traveling ma prima di arrivarci dovete farne di strada. Iniziando a giocare a Generation Zero sembra di essere proiettati in una sorta di prologo infinito: ogni step ci porta a seguire indizi su indizi, senza vedere appunto anima viva, e il pensiero vola davvero a Fallout 76. Ci aspettavamo ad un certo punto di arrivare in una sorta di hub di gioco da cui far partire scorribande casuali o missioni specifiche. L’hub c’è (sempre si possa definire tale), ma è vuoto, ed è in fondo a un bunker.

E anche certe meccaniche di gioco risultano estremamente macchinose, quasi antiche. Non funziona (almeno nel nostro caso) la rotella del mouse per scorrere tra le armi (non potete capire la frustrazione). Ci sono 4 slot per gli oggetti veloci che però, per essere utilizzati, devono essere equipaggiati (ovvero presi in mano al posto delle armi) e utilizzati. Certo, si punta sul “realismo“, ma non è una scelta coerente con il resto delle dinamiche. Anche la gestione dell’inventario risulta frustrante. Le munizioni vanno equipaggiate manualmente e con il mouse over sugli oggetti non si leggono le specifiche (bisogna obbligatoriamente premere). E in un gioco che basa parte della propria esperienza sul loot e sull’equipaggiamento non va bene.

Sì, il gunplay risulta sufficientemente divertente, si percepisce la differenza tra un fucile da caccia opportunamente modificato (ci sono tutti gli attachment da scovare e da montare), un fucile a pompa o uno da assalto, ma se ci vogliono 20 minuti di esplorazione prima di trovare qualcuno a cui sparare il divertimento passa in secondo piano. Ed è un peccato, perché ci sono molti altri elementi da sottolineare. Si possono piazzare trappole esplosive, coordinare gli attacchi da lontano e da vicino con i compagni di squadra, ingannare i nemici con flare e quant’altro. L’approccio non è “caciarone”: il tutto va studiato, e spesso un approccio stealth (ben coordinato) vi permette di cavarne fuori le gambe.

Anche il mondo di gioco, seppur vasto e ripetitivo, ha il suo perché. I boschi della Svezia e in generale tutta la natura riprodotta non è affatto male, specialmente se ci aggiungete il ciclo giorno/notte e le condizioni atmosferiche variabili. D’altronde gli sviluppatori hanno l’esperienza della serie theHunter alle spalle, e vagando per i boschi si percepisce tale esperienza. Ma non basta. La progressione del personaggio è lentissima, complice anche il tempo perso a camminare e scovare nemici, e portare avanti il proprio personaggio richiederà un numero particolarmente consistente di ore. Il che non è necessariamente un male, sempre che siate in grado di digerire quanto detto finora.

Giudizio Finale

Recensione Generation Zero Giudizio Finale – Non siamo pronti ad esprimere un voto in decimi per Generation Zero, non per necessità di maggior tempo ma perché di fatto sembra quasi di trovarsi di fronte ad un gioco incompleto. Generation Zero poteva e doveva offrire qualcosa in più. Poteva offrire ai giocatori un mondo di gioco più vivo, un sistema di spostamenti magari basato su veicoli (vista l’enormità della mappa di gioco), una maggiore cura delle ambientazioni al chiuso e magari un hub di gioco dove riunire più giocatori (non solo quelli della stanza) in modo da dare almeno l’illusione di trovarsi dentro un titolo improntato all’online. È sicuramente da tenere d’occhio, nella speranza che arrivino aggiornamenti a raffica volti ad arricchire il tutto, ma acquistarlo a prezzo pieno potrebbe, al momento, non essere la più saggia delle idee.

PRO CONTRO
  • Ambientazione potenzialmente affascinante
  • Mondo di gioco aperto e vasto
  • Gunplay e approccio ai combattimenti
  • Mondo vasto sì, ma vuoto e ripetitivo
  • Progressione lenta
  • Mancano i veicoli

Recensione Generation Zero – Screenshot

Recensione Generation Zero – Trailer

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