7.5

God Eater 3: tra enormi spade, aragami sempre più affamati e signorine fin troppo prominenti (recensione)

Lorenzo Delli

Recensione God Eater 3 – Avete giocato i precedenti capitoli di God Eater? Siete nel posto giusto! Non vi siete mai approcciati alla saga? Potreste comunque essere nel posto giusto, vista l’introduzione di tutta una nuova serie di meccaniche, di nuovi protagonisti e di una nuova categoria di God Eater che potrebbero renderlo un punto di partenza per chi cerca un titolo in stile Action RPG tipicamente giapponese.

Editore Bandai Namco Studios Inc.
Sviluppatore Bandai Namco Entertainment
Piattaforme PS4, PC Windows
Genere Action RPG
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multi giocatore
Lingua Inglese (audio), italiano (menu, sottotitoli)
Prezzo e acquisto 70,98€ (PS4) | 59,99€ (PC Steam)

Iniziamo proprio dalla trama. Come accennato c’è una nuova categoria di God Eater, gli AGE (in italiano GEA), Adaptive God Eater, diversi da quelli a cui ci eravamo abituati nei precedenti capitoli. Per chi fosse completamente a digiuno però sarebbe necessario fare qualche passo indietro. La serie è ambientata in un futuro post-apocalittico. La Terra è stata invasa dagli Aragami, creature composte da insieme di “Cellule Oracle” in grado di consumare qualsiasi cosa per migliorarsi. Ovviamente le risorse della Terra e l’umanità sono state col tempo divorate, e poche sacche di civilizzazione, se così si possono definire, resistono ancora sulla superficie del pianeta.

Fenrir, una società farmaceutica finlandese, inventò i God Arc, armi biomeccaniche in grado di danneggiare gli Aragami che possono però essere brandite solo da particolari esseri umani, i God Eater appunto. I nuovi AGE sono più simili agli Aragami stessi, rendendoli di fatto ancora più potenti e letali in combattimento ma anche imprevedibili (almeno dal punto di vista degli umani, che li temono). Non a caso ci caleremo proprio nei panni di un AGE, un ragazzino a cui saremo noi a dare il nome e a deciderne l’aspetto in gioco tramite un editor con un po’ di opzioni di personalizzazione. Il protagonista è, per sua fortuna, circondato da altri AGE amici, ma si trova in una situazione piuttosto spiacevole. Gli AGE sono in sostanza dei veri e propri schiavi, che vengono mandati in battaglia dall’umanità per respingere e sconfiggere gli Aragami.

E il gioco ci introduce alle sue meccaniche, vecchie e nuove, proprio facendoci vivere questa iniziale prigionia e la routine giornaliera imposta dai nostri carcerieri. Questo finché un evento legato ovviamente agli Aragami non ci porta a conoscere Hilda Henriquez, che in qualche modo libera il protagonista e i suoi amici dalla prigionia portandoli a bordo di una particolare fortezza semovente. Hilda stringe un patto con i god eater, offrendogli anche un impiego che ovviamente riguarda la caccia agli Aragami. Nel frattempo spuntano anche gli Aragami Cinerei, una versione ancora più potente dei classici avversari, e la situazione si fa via via più complicata. Potremmo quindi definirlo un “fresh start“: la lore di God Eater è lì, al suo posto, ma gli scenari e i personaggi coinvolti sono inediti. Questo capitolo, come anticipato quindi, si presta benissimo come trampolino di lancio per chi si approccia alla serie per la prima volta, anche se qualche vecchia conoscenza potrebbe fare capolino durante la trama.

God Eater 3, come i suoi predecessori, si colloca nel genere degli action RPG. Controlleremo quindi il personaggio da noi creato in campi di battaglia tridimensionali delimitati (siamo più che lontani dalle dinamiche open world tanto di moda attualmente) con un solo scopo: sconfiggere tutti gli aragami presenti. Per fare ciò, oltre che su noi stessi, potremo contare anche sull’aiuto dei compagni di squadra controllati dalla CPU. Alcune nuove dinamiche si basano proprio sulla sinergia con i compagni di squadra. Attaccando gli aragami contemporaneamente si riempirà un apposito contatore che, appena pieno, permetterà di scatenare attacchi congiunti in grado ovviamente di danneggiare maggiormente gli avversari.

Debuttano anche le armi da mischia con doppia configurazione, che passano da doppia arma ad arma singola a due mani e altri nuovi God Arc sempre da mischia. E ci sono anche le armi da fuoco: con la pressione di un pulsante è possibile trasformare il God Arc in un fucile (anche qui ce ne sono di vari tipi) da utilizzare però solo in determinati momenti. Insomma,  le novità a livello gameplay non mancano, ci sono persino novità per ingaggiare gli aragami volanti o la possibilità di divorare i nemici senza il tempo di carica, ma ovviamente il cuore pulsante dell’esperienza rimane quello tipico della serie.

Il grado di difficoltà, se avete già affrontato altri God Eater o giochi simili, nelle prime ore di gioco non è certo così alto. Ovviamente gli aragami diventano man mano più potenti, e quelli cinerei riusciranno a darvi del filo da torcere, ma non vi aspettate un souls-like, per intenderci. Non manca il crafting, che vi permette tramite i materiali scovati sul campo di battaglia di creare o potenziare i God Eater, e tutte quelle componenti RPG che permettono il potenziamento del protagonista e dei suoi gregari. Da sottolineare poi la presenza del comparto online. È possibile affrontare le missioni della trama a fianco di amici, che possono anche rigiocare missioni già compiute in modo che il gruppo sia in pari, o affrontare missioni realizzate ad-hoc addirittura per 8 giocatori.

E da un punto di vista tecnico? Su PS4 Pro il gioco se la cava meglio in modalità full HD, che riesce a donarli una maggior fluidità perfetta per la tipologia di gioco, che in 4K. Non vi aspettate miracoli: anche da un punto di vista grafico il gioco rimane ancorato agli stilemi del passato. Lo stile anime è più rimarcato che mai, con personaggi femminili fin troppo prominenti e con personaggi maschili dai tratti fin troppo addolciti, ma non è certo quello il problema. Il gioco alterna modelli ricchi di dettagli, come quelli degli aragami e dei protagonisti, ed effetti particellari di sicuro effetto, ad ambientazioni scarne, con texture a bassa risoluzione e talvolta anche piuttosto anonime. Per quanto riguarda l’audio il tutto è doppiato in inglese con sottotitoli e menu in italiano. Ottime le musiche, estremamente curate come in ogni produzione giapponese che si rispetti. Se non lo avete ancora fatto, godetevi l’opening in perfetto stile anime.

7.5

Giudizio Finale

Recensione God Eater 3Giudizio Finale – Che dire quindi di God Eater 3? È un capitolo che cerca di portare alcune novità a livello gameplay, svecchiando e snellendo dinamiche viste in precedenza, ma che nel frattempo sa essere conservativo per non cercare di pestare i piedi ai fan di vecchia data. La storia permette a chi non ha mai giocato God Eater di avvicinarsi alla serie, e le dinamiche di gioco si prestano a quel genere di giocatori che amano i giochi di azione super frenetici, con la pressione di tanti pulsanti, le combo e mostri di dimensioni ragguardevoli, conditi con dinamiche da gioco di ruolo che permettono di personalizzare quanto basta lo stile di approccio ai combattimenti. Vero è che con il suo essere in buona parte conservativo e con il suo stile grafico non proprio da next-gen, potrebbe far storcere il naso a chi si aspetta invece una sorta di NioH o di NieR: Automata.

PRO CONTRO
  • Pensato per gli amanti della saga (e non solo)
  • Novità a livello gameplay
  • Stile anime permea ogni singolo istante di gioco
  • Comparto multigiocatore
  • In generale si poteva azzardare di più
  • Grafica talvolta sotto tono
  • All’inizio è molto semplice
  • Sa essere ripetitivo

Screenshot

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