Golem ci mette in seria difficoltà (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione Golem – Golem doveva essere tra i titoli di lancio del visore di Sony, ma qualcosa non è andato come previsto. Dopo numerosi rinvii e sparizioni sospette dai radar, la sudatissima fatica di Highwire Games giunge finalmente a compimento. Ecco la nostra recensione.

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Editore Perp Games
Sviluppatore Highwire Games
Piattaforme PSVR
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese – Sottotitoli assenti
Prezzo e acquisto 40,98€

Tra sogno e realtà

Benché sia in sviluppo da diversi anni e abbia ricevuto più di un filmato promozionale, Golem non è mai stato chiaro sulle meccaniche che lo caratterizzano. Non a caso, i primi vagiti dell’esperienza fanno trasparire un videogioco di stampo narrativo, sebbene di fatto non lo sia.

La prima mezz’ora mette sul piatto una serie di sequenze statiche in cui, dagli occhi del protagonista, prendono vita alcune scenette dove viene spiegata a sommi capi la premessa: Twine è un ragazzo capace di controllare creature di pietra per mezzo di uno strumento lasciato in eredità dalla sua defunta madre. Per una serie di sfortunati eventi, potrete fare affidamento solo sul potere dell’abile giovincello paralizzato e senza voce, al fine di ritrovare le connessioni che sembrano esserci tra le rovine di Silent Watch, dimora dei golem, e le origini della famiglia dell’eroe.

Dopo la lunga fase iniziale, che fatica ad ingranare e coinvolge anche una diluita parentesi nei panni di una piccola creatura di pezza, il gioco si apre e mostra di che pasta è fatto, senza però dirlo apertamente: si tratta infatti di un’avventura che, pur non pescando dalla proceduralità, fa della morte una lezione di vita e non ha paura di spingere sull’acceleratore della difficoltà, con alcuni picchi che faranno la gioia di chi ama la sfida.

La cripticità nasconde un videogioco nel quale non bisogna fare altro che esplorare un mondo nelle vesti di un golem, collezionando delle sfere dove dimorano i ricordi vocali della madre di Twine: un espediente chiaramente ispirato alla narrativa ambientale di altre produzioni, che qui si limita a fornire frasi brevi di minimo spessore, delle quali probabilmente vi stancherete presto. La progressione, tuttavia, è regolata dalla raccolta di precise maschere indossate da altri golem avversari, utili a superare delle speciali porte sigillate, inserite in una mappa articolata e collegata da scorciatoie, priva però di interfacce e indicazioni a schermo.

L’interattività dunque si divide in due parti, di cui una legata al movimento e alla conseguente esplorazione. Golem lo si deve necessariamente affrontare con un singolo PlayStation Move, mentre lo spostamento nello spazio è possibile gestirlo in due modi differenti. In particolare, uno coinvolge l’uso dell’analogico del Dualshock in una mano, e il Move in un’altra per il resto delle azioni: si tratta di una soluzione non particolarmente pratica né immersiva, ma funzionale, sebbene abbia dei singhiozzi che modificano la direzione e la velocità di camminata in modo non ben precisato.

L’altro modo, quello che il gioco incentiva, prevede l’inclinazione del corpo: basta premere il grilletto e piegarsi leggermente verso una direzione per muoversi o ruotare la visuale. Purtroppo il sistema, che vorrebbe essere intuitivo, non ha sempre le idee chiare e segue una sensibilità tutta sua che non reagisce sempre come da programma, e, come se non bastasse, i movimenti sono piuttosto lenti. Viene dunque da chiedersi come mai si sia adottata una soluzione simile così artificiosa, quando la semplice inclinazione del Move sarebbe risultata più comoda ed efficiente. Si aggiunge poi una rotazione manuale unicamente a scatti, insieme ad una piccola manciata di opzioni di personalizzazione per smorzare la chinetosi.

L’azione si consuma in duelli all’arma bianca perlopiù uno-contro-uno, anche se non mancano dei gruppetti di predoni con armi a distanza da stanare con un sol colpo. Il fulcro dimora però nei golem nemici, i quali sferrano attacchi direzionali che dovrete prima deflettere per poi attaccare. Il danno può essere inflitto solo in parti specifiche segnalate dal gioco, perché altrimenti il nemico non subirà alcun male. Per quanto possa far sospettare un modello di lotta parecchio semplicistico, in realtà Golem riesce a diversificare gli schemi d’attacco complicandoli esponenzialmente, e li farcisce con impatti davvero ben resi che simulano un combattimento di spada tra bestie di pietra in modo convincente: le dimensioni delle armi, tuttavia, rendono difficile la lettura dell’azione quando le lotte cominciano ad essere troppo veloci, portando a morti ingiustificate. Gli scontri, comunque, sono spalmati lungo un’escursione che promette almeno otto ore, una parte delle quali potreste passarla a ripetere dei sentieri già calpestati: la lentezza della camminata purtroppo alimenta il tedio di queste fasi.

Morire, invece, significa dover ripartire dal punto di generazione più vicino con una fetta dei nemici sconfitti nuovamente in campo. Prima di scendere in pista, tuttavia, bisogna scegliere una dotazione, composta da tre equipaggiamenti, un’arma, un amuleto e una maschera, che il gioco classifica come consumabili. Nel dettaglio, ogni oggetto vale solo per una partita, perché la morte li distruggerà. Per recuperarli, non dovrete far altro che battere golem e rubare i loro pezzi. Il sistema ha certamente delle potenzialità, ma risulta fin troppo elementare, in virtù di effetti di armi e gadget piuttosto essenziali: non abbiamo nemmeno digerito il concetto di consumabili, perché avremmo gradito che gli oggetti fossero semplicemente oggetti, e che al giocatore fosse stata data l’opportunità di selezionare la sua dotazione fissa preferita in base al suo stile di gioco, senza dover raccogliere ogni volta doppioni di equipaggiamento già ottenuto. Strano poi che non sia possibile accedere all’inventario, e che si debba per forza distruggere il golem e ritornare alla base per poter indossare gli oggetti appena trovati.

Spostandoci sul lato tecnico e visivo, a parte qualche dubbio relativo alle proporzioni nelle scene iniziali, Highwire Games ha sfornato una delle migliori veste grafiche viste su PlayStation VR. Lo abbiamo testato su PS4 Pro, sulla quale Golem dà il meglio di sé in termini di complessità poligonale, effetti speciali, pulizia e resa degli ambienti, per un quadro complessivo spesso impressionante. Saltuariamente compaiono dei compromessi sui materiali, non solo nella ripetizione delle scelte cromatiche ma anche nella definizione: tuttavia è un prezzo che siamo disposti a pagare per vedere in azione tutta questa bellezza su un visore per console. Stupisce il fatto che la mappa, malgrado la grandezza e il livello di dettaglio, non si prenda mai un momento per nascondersi dietro una schermata di caricamento, quantomeno nelle fasi esplorative.

Non mancano poi dei tocchi di classe, uno in particolare rivolto alla raccolta degli oggetti: sebbene alla lunga sia ripetitivo, l’atto di recupero di armi e quant’altro ha del magico e prevede un cambio di visuale dal golem agli occhi di Twine. La pressione del tasto Move dunque modifica la prospettiva e vi catapulta nel giovane eroe, mentre il rilascio vi fa tornare istantaneamente nel mostro di pietra. Per non parlare poi della possibilità di vestire i panni di un pupazzo di pezza in prossimità di cunicoli o piccoli spazi, cosa che modifica interamente la prospettiva, e mette in luce un altro grande uso della realtà virtuale. Belle anche le musiche, il doppiaggio in inglese e l’effettistica sonora: segnaliamo infine l’assenza dell’italiano e persino quella dei sottotitoli, che potrebbe rendere difficoltosa la comprensione narrativa di chi non mastica a dovere la lingua anglofona.

7.0

Giudizio Finale

Recensione Golem – Giudizio Finale – Golem si compone di luci e ombre e si pone come un’esperienza per coloro che già comprendono la realtà virtuale. Per molti versi è una produzione incredibile, specie nella realizzazione estetica, capace di dare profondità ad elementi esplorativi e interattivi, come le lotte, che altrimenti sarebbero semplicistici. Peccato che tutto ciò debba scontrarsi con un sistema di movimento discutibile e altre piccole grane che ne pregiudicano la qualità finale. Dei ritocchi potrebbero senz’altro potenziare questa avventura su cui, è palese, vi è un grande impegno: attendiamo aggiornamenti che possano migliorare la situazione.

PRO CONTRO
  • Visivamente impressionante
  • Atmosfera affascinante
  • Combattimenti soddisfacenti
  • Non avaro di sfida
  • Fatica ad ingranare
  • Sistema di movimento scomodo
  • Gestione della dotazione opinabile
  • Banale la gestione della trama

Trailer

Screenshot

  • ITALI-LORI-MONTI

    hahaah…è incredibile!rotazione solo a scatti???!!!si devono veramente vergognare…quasi 4 anni di ”lavoro”!!!ma è così difficile usare il sistema di movimento usato con skyrim???sono dei INCAPACI!!!!