8.0

Hellblade: Senua’s Sacrifice – Il rumore della pazzia (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Hellblade: Senua’s Sacrifice – Avete desiderato per una volta, anche solo per una volta, di non essere in vacanza? A me è capitato. Sorseggiavo l’ennesima granita al limone dolciastra (zucchero, sciroppo di glucosio, altro zucchero… ma perché ho continuato a berla?), sdraiato in riva al mare, sotto il sole cocente, quando il mondo giocava a Hellblade: Senua’s Sacriface. E sapete? Per un momento, per più di un momento, mi è sinceramente dispiaciuto non essere a casa.

Volevo provare la nuova fatica di Ninja Theory insieme agli altri, insieme a tutti gli altri, e non diverse settimane dopo, con il rischio di incappare in qualche sgradita anticipazione. D’altronde, era agosto: in quel periodo c’era vacanza, per me, per la redazione e per molti di voi. Poi, però, tornati dal periodo feriale, un impegno tira l’altro, Hellblade: Senua’s Sacrifice sfortunatamente è rimasto da parte. Tuttavia, quando Ninja Theory ti offre la possibilità di provare la versione Xbox One del suo gioco, uscita otto mesi dopo quella PC e PS4, cogli la palla al balzo: ecco la nostra recensione.

Editore Ninja Theory
Sviluppatore Ninja Theory
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano (solo testi)
Prezzo e acquisto 29,99€ PS4 | 29,99€ XB1 | 29,99€ PC

Video Recensione Hellblade: Senua’s Sacrifice

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su Xbox One S.

Che odore ha la disperazione?

Hellblade: Senua’s Sacrifice è una grande scommessa. Si tratta del primo, grande progetto di Ninja Theory (Heavenly Sword, Enslaved: Odyssey to the West, DmC: Devil May Cry) sviluppato e prodotto internamente, senza l’ausilio di un editore esterno. Una strategia che ha concesso anzitutto una totale libertà creativa, grazie alla quale lo studio ha dipinto una mitologia norrena empia, spietata, cupa e senza scrupoli, che vede la giovane Senua attraversare l’inferno di Hel per salvare l’anima dell’unica persona che le ha voluto davvero bene, il suo amore perduto Dillion.

Il genere abbraccia l’avventura moderna, quella lineare, fortemente narrativa, cosparsa di enigmi e combattimenti. Sebbene di primo acchito potreste relegare la produzione alla solita (buona) minestra, l’esperienza si crogiola in un aspetto innovativo di assoluto pregio, ovvero il suono. Al di là delle ottime musiche che sorreggono la baracca atmosferica, il vero protagonista risiede nell’audio spaziale, e con esso la pazzia.

Senua è affetta da una grave forma di psicosi, un disturbo mentale che la soffoca in un vortice di voci collegate alle emozioni, ai dubbi e alle paure che sta provando in quel preciso istante. E sentire costantemente versi, pettegolezzi, risatine, urla, sussurri e avvertimenti nelle proprie orecchie, vi dà l’illusione concreta di essere davvero nella testa malata di un’eroina vitrea, disperata, paradossalmente reale. L’uso delle cuffie di conseguenza è obbligato per vivere l’esperienza nel profondo, senza le quali non riuscirete ad immedesimarvi come si deve e come gli sviluppatori vorrebbero.

Strutturalmente, dunque, il viaggio si compone perlopiù di enigmi ambientali, molti dei quali incentrati sull’identificare delle rune specifiche per aprire delle porte. Qui sorgono alcune problematiche da tenere in considerazione: oltre alla ciclicità del tipo di puzzle, la cui impalcatura contempla soprattutto giochi di prospettiva, le varie aree pullulano di muri invisibili (mascherati con ostacoli) che rendono difficoltosa l’esplorazione. Questa rigidità viene sommata all’impossibilità di saltare e ad una lentezza dei movimenti con cui bisogna entrare in armonia per poter domare e apprezzare la formula.

La poca varietà si ripercuote anche nelle lotte, dove le varianti di nemici possono essere contate sulle dita di una mano, e dove gli schemi d’attacco di questi si somigliano troppo l’un l’altro, tanto è vero che il modo di sconfiggerli è quasi sempre il medesimo. Del resto, proprio il sistema di combattimento dispone di una manciata di azioni che non vengono mai espanse, risultando sì, limitate, ma divertenti e dal comparto visivo spettacolare, viste le animazioni eccezionali. Ogni movimento della protagonista risulta ben distinguibile e armonioso, ed è inebriante vederla in azione, a prescindere dall’elementarità degli scontri. Ciò nonostante, il problema della minima profondità, a cui ci riferivamo poc’anzi, lo si percepisce un po’ ovunque, e va interpretato come un elemento funzionale al racconto.

L’avventura però scorre senza intoppi né noia, ed è traghettata dalla curiosità di vedere come si evolverà la storia di Senua, quali sono le ambientazioni nelle quali si addentrerà, frutto di una ricercatezza stilistica eccelsa, che spazia dall’orrore, quello vero, ad attimi rari di serenità, momenti che pregherete affinché arrivino data l’atmosfera soverchiante di Hel, la quale si dipana lungo circa otto ore di gioco complessive. Su Xbox One si difende benissimo e non presenta alcuna sbavatura: rimane ancorato ai trenta fotogrammi al secondo, ma sfoggia un Unreal Engine 4 in gran forma, da cui emerge la chiara maestria del team di sviluppo sia nell’aspetto artistico che tecnico.

Siamo più che convinti che senza la meravigliosa grafica, Hellblade: Senua’s Sacrifice non sarebbe lo stesso, perché questo conferisce una tale bellezza estetica capace di narrare qualcosa senza nemmeno dire una parola. Non fraintendete: come dicevamo in apertura, la storia c’è e ha molto da dire, anche con gradevolissimi aneddoti della mitologia vichinga, ed è narrata tramite uno stile tutto suo, che contrappone recitazione di attori in carne ed ossa con la splendida interpretazione di Melina Juergens e della sua bellissima Senua, un personaggio digitale ma spaventosamente vero, empatico, dinanzi al quale è impossibile rimanere indifferenti.

8.0

Giudizio Finale

Recensione Hellblade: Senua’s Sacrifice – Giudizio Finale – Soffocante, evocativo, dal grande impatto estetico, Hellblade: Senua’s Sacrifice è un viaggio audiovisivo interiore nei meandri della psicosi, del dolore e del sacrificio, consapevole dei limiti d’interattività con cui deve convivere. È innegabile che in molti punti si percepisca un notevole margine di approfondimento che non è stato affrontato, ma l’esperienza che ne è venuta fuori si è spinta a tal punto da offrire un’avventura originale, intima, che va premiata e ricordata.

PRO CONTRO
  • Combattimenti scenografici…
  • Enigmi prospettici interessanti…
  • Graficamente impressionante
  • Originale, carismatico
  • Utilizzo intelligente del suono 
  • … ma poco profondi
  • … che tendono a ripetersi
  • Muri invisibili irrigidiscono l’esplorazione

Recensione Hellblade: Senua’s Sacrifice – Trailer

Recensione Hellblade: Senua’s Sacrifice – Screenshot