Recensione Hellpoint – Il “Dark Souls” che giocherete con un amico

Giorgio Palmieri

Recensione Hellpoint

Potreste non averne mai sentito parlare, ma non per vostri demeriti, altroché: Hellpoint di Cradle Games è un progetto indipendente che, seppur nato sotto l’egida dell’editore americano tinyBuild, presenta valori produttivi modesti, in totale assonanza con le sue ambizioni. Si tratta infatti di un videogioco à la Dark Souls spinto dalle caratteristiche chiave che rendono grande il genere, sommato però ad alcune notevoli chicche, come il multigiocatore locale a schermo condiviso, sempre più raro di questi tempi. Ecco la nostra recensione!

Editore tinyBuild
Sviluppatore Cradle Games
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows, Nintendo Switch
Genere Avventura, Azione, GDR
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (locale e online)
Lingua Testi in italiano
Prezzo 29,99€

È Irid Novo a fare da teatro in Hellpoint, ovverosia un’enorme stazione spaziale, un tempo florido terreno per l’umanità, su cui ora delle Divinità cosmiche hanno scagliato la propria ira, dando vita a spregevoli entità interdimensionali. Voi, in qualità di progenie dell’entità di nome Autore, dovrete indagare sulle cause che hanno portato a questa catastrofe.

La premessa è enigmatica come sembra imporre la tradizione dei soulslike, e unisce futuro, orrore e occulto per dare valore ad un’ambientazione che si poggia su un disegno dei livelli a dir poco intricato. L’idea, evidente sin da subito, è quella di intrecciare delle aree collegate sì, da scorciatoie, ma anche dense di stanze segrete, che contengono al loro interno ulteriori aree nascoste, le quali garantiscono ricompense preziose in grado di facilitarvi la vita lungo un’escursione punitiva, permeata dalle tipiche regole del genere: non è possibile fare pausa, e la morte fa ricomparire i nemici sconfitti ed elimina i punti esperienza accumulati fino a quel momento, eccetto quelli già utilizzati per salire di livello.

Hellpoint però applica ulteriori modifiche, in quanto le Brecce, cioè i punti di controllo da cui potenziarsi, non ricaricano le iniezioni curative né resuscitano gli avversari, cosa che accadrà, appunto, non appena i punti vita si esauriranno. In più, accanto agli Assioni (i punti esperienza) lasciati cadere alla morte, girerà indisturbato un fantasma, un clone del vostro personaggio pronto a mettervi i bastoni tra le ruote.

Cradle Games, tuttavia, ha pensato di edulcorare l’esperienza dando al giocatore gli strumenti per poter modificare la difficoltà in corso d’opera, senza stravolgere l’indole dell’escursione. L’intera avventura, ad esempio, può essere affrontata con al fianco (o contro) un amico o uno sconosciuto, sia online che in locale, utilizzando lo schermo condiviso. In tal caso, il secondo utente avrà il suo alter ego virtuale e i punti esperienza saranno divisi a metà: sarà sufficiente creare un secondo profilo, iniziare una partita con quello appena creato e premere il tasto start sul secondo controller per giocare in cooperativa locale, ognuno con il proprio eroe. Per quanto riguarda l’online, si possono lasciare delle impronte sui muri per essere aiutati da altri utenti, o condividere il codice della stanza per giocare con un compagno fidato. Come se non bastasse, vi è la facoltà di aumentare la potenza dei nemici all’occorrenza con un oggetto reperibile giocando, nel caso trovaste la sfida troppo morbida.

Il bottino accoglie una quantità di equipaggiamento che sa come premiare l’esplorazione, piena di armi e pezzi di armatura differenti a seconda dello stile di gioco, indossabili raggiungendo determinati valori di statistiche, per confezionare combattenti veloci, potenti o ibridi, se preferite. Del resto, l’azione è governata dal classico sistema a stamina, che viene consumata ad ogni colpo effettuato: la deviazione degli attacchi è vitale, così come la schivata, il cui tempismo è ancor più importante. Non splende per pulizia e leggibilità, eppure comunica buoni impatti. Si può pure saltare e spesso viene messa sul piatto della verticalità per vivacizzare la struttura delle mappe. Bisogna prestare molta, ma molta attenzione ai dirupi, perché le cadute nel vuoto saranno la causa primaria di morte. Abbiamo poi apprezzato la meccanica delle iniezioni curative, ricaricabili semplicemente colpendo i nemici con un’arma corpo a corpo, anche se talvolta è noioso doverle caricare prima di un boss.

Tra l’altro, la stazione spaziale orbita in tempo reale attorno ad buco nero, cosa che può dare vita ad una serie di eventi dinamici, dal diverso posizionamento dei nemici, all’apparizione di avversari inaspettati: ulteriori variabili che alimentano una mappa già di per sé contorta, alle volte di difficile lettura, tale da disorientare per colpa di un’impalcatura labirintica non sempre ricca di punti d’interesse. Peccato, perché questo aspetto mutevole aumenta la già ricca longevità e di tanto in tanto consente l’apertura di zone altrimenti inaccessibili.

Il personaggio invece non lo si crea né lo si personalizza nel fisico, ma la costruzione dell’equipaggiamento è sufficientemente articolata anche grazie ai terminali che permettono di migliorare la dotazione con i reagenti sparsi qua e là in Irid Novo. Oltre a spade, asce, scudi e lance, fanno capolino anche le armi da fuoco e le abilità, il cui uso è regolato dalla barra di energia, ricaricabile infliggendo danni da mischia. Noi ci siamo particolarmente innamorati di un’enorme colonna, equipaggiabile solo con grossi valori di forza, che, sebbene lentissima, riesce a distruggere qualsiasi cosa si pari davanti e a destabilizzare persino i boss. Questi ultimi sfoggiano degli schemi abbastanza riconoscibili, non brillanti dal punto di vista dell’originalità, ma non avari di soddisfazioni. La stessa cosa vale per la varietà dei nemici, nella media del genere, senza particolari acuti.

Il gioco parla poco e lascia all’ambiente il racconto, anche se la narrativa silenziosa non è così spiazzante come altri esponenti a cui si ispira. La direzione artistica infatti è molto grezza e, nonostante accolga alcuni scorci davvero evocativi, tende ad abusare di aree anonime dai materiali davvero piatti su PS4 Pro. In generale, le prestazioni su console sono davvero altalenanti, con una fluidità instabile che vorrebbe rimanere in equilibrio sui sessanta fotogrammi al secondo, fallendo nell’impresa costantemente, cadendo in picchi di rallentamento troppo bruschi.

Anche il codice risulta sporco, con problematiche legate non solo all’ottimizzazione, ma anche ai meri bug, come un’intelligenza artificiale che si incastra più volte del tollerabile, una telecamera incapace di inquadrare l’azione in modo agevole e agglomerati di Assioni scomparsi dopo la morte per cause sconosciute. Malgrado la pochezza poligonale, Irid Novo ha comunque i suoi momenti di eccellenza, con luoghi come il Domino dei Sommi davvero grandiosi nel comunicare l’universo d’orrore di Hellpoint. La musica, infine, svolge un ruolo marginale, essendo perlopiù ambientale, ma approfondisce l’atmosfera.

6.5

Giudizio Finale

A discapito di una realizzazione tecnica parecchio problematica, che dipinge un lato artistico soffocante ma alle volte troppo anonimo, Hellpoint fornisce un soulslike pieno zeppo di segreti, che strizza continuamente l’occhio agli utenti navigati. L’esplorazione poi ripaga la fatica ma disorienta: di sicuro gli appassionati del genere lo apprezzeranno, specie se affiancati da un amico sul proprio divano. Se avete la possibilità di scelta, puntate gli occhi sulla versione PC.

PRO CONTRO
  • Giocabile in solitaria o con un amico
  • Pieno di armi, armature e oggetti
  • Disegno delle aree colmo di segreti…
  • … ma l’esplorazione è disorientante
  • Prestazioni sottotono su console
  • Problemi sparsi nel codice

Trailer

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