7.5

Immortal Redneck – Un po’ di DOOM, un pizzico di Serious Sam… (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Immortal Redneck – Sapete cosa hanno in comune un contadino infuriato e l’Antico Egitto? Nemmeno noi, ed è questo il bello: ecco la nostra recensione di Immortal Redneck.

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Editore CremaGames
Sviluppatore CremaGames
Piattaforme PS4, XB1, Switch, PC
Genere Sparatutto, roguelike
Modalità di gioco Singolo giocatore

Collo rosso egiziano

Il roguelike è quella tipologia di videogioco che non può esistere da sola: vive o muore a seconda della presenza o meno di un secondo genere dosato a dovere, che, spesso e volentieri, è il gioco di ruolo. Qualcosa forse dovrebbe saltarvi in mente se nominassimo Rogue Legacy, o The Binding of Isaac, entrambi titoli d’azione caratterizzati da mappe casuali, morte permanente e potenziamenti che rendono la vita più facile ogni volta che si riparte da zero.

Il team di CremaGames ha ben pensato di provare ad implementare queste dolci-amare sfumature negli sparatutto in soggettiva di stampo arcade, e il risultato prende proprio il nome di Immortal Redneck (19,99€), del quale vi parliamo in occasione dell’uscita su PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch, sebbene sia disponibile già da un bel pezzo su PC.

La struttura è la medesima di altri esponenti affini, eccezion fatta, appunto, per il gameplay. Il giocatore veste i panni di un agricoltore le cui maniere non sono proprio ortodosse, tramutato in una mummia, che dovrà cercare vendetta in una Piramide.

Nonostante l’esagerazione della premessa, il gioco non ha una personalità artistica accattivante, sebbene sia distinguibile. I mostri e i luoghi visitabili sono più generici di quello che ci aspettavamo, ma il comparto grafico si lascia guardare senza troppi fronzoli, malgrado la bassa mole poligonale. Merito soprattutto della fluidità, fissa sui sessanta fotogrammi al secondo su PS4 Pro, che per uno sparatutto è importantissimo, motivo per il quale ci riteniamo abbastanza appagati dalla grafica. Stesso discorso vale per il sonoro, sicuramente non incisivo, eppure i motivetti sono funzionali, così come i suoni.

Pad alla mano, poi, tutto fila liscio come l’olio: le meccaniche, dalle sensazioni che restituiscono le armi alla velocità di movimento, si rifanno al filone degli FPS arena, quali Unreal Tournament e Quake III, anche se lo stile fa palesemente l’occhiolino a Serious Sam. Le stanze della Piramide, tra l’altro, risultano ampie e permettono di muoversi agevolmente per evitare i colpi delle creature nemiche, in un ritmo estremamente dinamico ed esaltante che premia l’abilità.

Lo scopo è sempre quello di ripulire un’area per giungere alla prossima, cercando di recuperare quante più monete possibili nel mentre. Una volta sconfitti, infatti, sarete riportati alla base, un hub nel quale dovrete spendere le ricchezze accumulate per potenziare ogni singola sfaccettature del personaggio, dai danni alla resistenza, dalla percentuale di danno critico alla velocità, e così via, prima di ripartire in un nuovo livello generato casualmente. Sempre con il denaro, poi, potrete sbloccare nuove classi, ciascuna contraddistinta da un set di armi diverse, un’abilità attiva e una passiva. Di opzioni ce ne sono a bizzeffe, a partire dalle armi, visto che compaiono oltre cinquanta modelli differenti.

Si entra quindi nel classico ciclo da cui emergono due possibili esiti: inizierete a provare assuefazione, cercando di raggiungere la cima della Piramide di partita in partita, diventando sempre più forti; altrimenti, inevitabilmente, verrete assaliti della monotonia tipica del genere, aiutata dalla lentezza della progressione, e dalla ripetizione della struttura di alcune zone, che l’algoritmo ripropone senza variazioni di sorta.

Oggettivamente, tuttavia, Immortal Redneck nasconde diversi stimoli per spingervi a continuare, e a rinfrescare l’esperienza, come le pergamene, dei potenziamenti randomici, lasciati cadere dai nemici, che aggiungono un bonus o un malus casuale al personaggio, modificando, di fatto, l’approccio di quella stessa partita. Purtroppo il level design dei labirinti tende ad abusare del cosiddetto backtracking: non sarà raro imbattersi in vicoli ciechi che vi costringeranno a tornare indietro, percorrendo luoghi già esplorati e quindi vuoti, per accedere alla prossima area.

7.5

Giudizio Finale

Recensione Immortal Redneck – Giudizio Finale – Non sarà il primo ad aver provato a far sposare il roguelike con lo sparatutto, eppure Immortal Redneck è pieno di divertimento e variabili. Per quanto la formula sia sempre dipendente dalla ripetitività, immersa pure in un level design non sempre comodo, la crescita incrementale del personaggio dà assuefazione, la giocabilità vanta un arsenale vario, e il dinamismo che ne viene fuori farà la gioia degli amanti degli FPS di un tempo.

PRO CONTRO
  • Giocabilità dinamica, basata più sull’abilità che sui numeri
  • Ricco di armi divertenti da usare
  • Curva di crescita piena di variabili
  • Ripetitivo
  • Backtracking alle volte esagerato

Recensione Immortal Redneck – Trailer

Recensione Immortal Redneck – Screenshot