Ion Fury è per “anziani”. Ma solo per loro? (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Ion FuryIon Fury è un videogioco vecchio, volutamente vecchio, vecchio per scelta, insomma. Non solo nell’estetica, ma anche e soprattutto nell’anima. È uno sparatutto puro: pensa solo alle origini e lascia da parte le derive ruolistiche e narrative prese da altri esponenti. Ecco la nostra recensione.

Editore 3D Realms
Sviluppatore Voidpoint
Piattaforme PC Windows | PS4, Xbox One, Nintendo Switch (prossimamente)
Genere Sparatutto
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 20,99€

Video Recensione Ion Fury

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PC.

Ma che ne sanno i 2000

Basta dare una rapida occhiata alle immagini in questo articolo per capire di che pasta è fatto Ion Fury. Come accennavamo in apertura, si tratta in buona sostanza di uno sparatutto in soggettiva realizzato come se fossimo negli anni ’90, costruito, pezzo dopo pezzo, tramite l’ausilio del Build Engine, il motore grafico da cui sono nati diversi classici senza tempo. Non a caso, dietro allo sviluppo ci sono Voidpoint e soprattutto 3D Realms, madre di Duke Nukem 3D, Shadow Warrior e altre pietre miliari del genere che di certo non hanno bisogno di presentazioni.

Ci si cala dunque nei panni di Shelly Harrison, una lampante versione femminile del duca, con lo scopo di eliminare il Dr. Heskel e le sue creature cibernetiche che hanno invaso le strade di Neo DC. L’azione, come da tradizione, si consuma in livelli labirintici, pieni zeppi di segreti, in cui l’esplorazione viene sempre ricompensata con munizioni, armatura e medikit. La progressione invece ruota attorno al ritrovamento e all’acquisizione di tessere di sblocco colorate, nascoste e protette da fiumi di cattivoni. E benché la citata struttura labirintica possa confondere, in virtù dell’assenza di segnali luminosi ai quali siamo abituati nei titoli odierni, Ion Fury riesce ad essere chiaro, con escamotage e punti d’interesse utili a orientarsi, condensati più che altro in videocamere di sicurezza che aiutano a districarsi nella ragnatela del disegno delle mappe.

Come avrete intuito, il gioco non lo si subisce mai, ma si interagisce attivamente in questo flusso d’azione costante dove i nemici hanno dalla loro una grande precisione. I tempi di reazione devono essere brevi a prescindere dalla difficoltà selezionata, in un approccio che non contempla la staticità in alcun modo e, anzi, la punisce aspramente. È una grammatica semplice ma ancora attuale, genuina, incontaminata e dannatamente divertente.

A onor del vero non mancano delle funzionalità più vicine alla modernità, come i colpi alla testa, un grado di interattività più elevato, l’alta risoluzione, la possibilità di poter mirare in alto o in basso e gli auto-salvataggi, che si uniscono alla possibilità di salvare manualmente ogni volta che lo si desidera con un singolo pulsante, ma di base rimane un’esperienza conservativa ma che non ha affatto perso lo smalto. Il poter imbracciare armi diverse senza essere limitati a due tipologie è una caratteristica che dà ancora più valore all’azione, un elemento dato per scontato anni fa, eppure sempre meno presente negli sparatutto in prima persona. Di diretta conseguenza, Ion Fury non ha veri e propri difetti gravi, essendo edificato su un base rodata. Eppure, siamo del parere che su alcuni punti si poteva spingere di più. Anzitutto l’estetica, in un discorso che prescinde l’ovvia e voluta anzianità: d’altronde, la grafica utilizza materiali poco definiti, modelli squadrati ed elementi treddì e dueddì amalgamati insieme per una precisa scelta stilistica. Insomma, l’effetto nostalgico è voluto e garantito, ma è la direzione artistica ad essere derivativa, con livelli che, seppur ben più ampi e complessi rispetto al passato, tendono ad assomigliarsi nei colori e nelle impalcature, su cui camminano nemici non propriamente memorabili in quanto a caratterizzazione.

Detto in parole povere, non aspettatevi la stessa verve, lo stesso carisma dei cavalli di battaglia ai quali si ispira, benché tutto ciò che concerne l’audio, dalle musiche agli effetti, sia senz’altro ben curato. Non fa gridare al miracolo nemmeno la varietà di situazioni, la quale non va oltre le stanze colme di cattivi e qualche enigma ambientale, generando un po’ di ripetitività: invero, la si accusa solo nella seconda metà dell’avventura, che chiede, complessivamente, più di dieci ore per essere portata a termine, alla faccia delle brevi campagne degli sparatutto odierni.

Un altro aspetto sul quale si poteva calcare la mano emerge dal fronte armi. Non che l’armamentario sia deludente, nient’affatto, anzi, spicca una bella alchimia tra le bocche da fuoco che sfoggiano anche due modalità di sparo per ciascuna. Per citare un esempio, la rivoltella può segnare i propri obiettivi e scaricare una serie devastante di colpi, come se fosse nelle mani di un provetto cowboy. Ciò detto, ne avremmo voluta qualcuna in più, qualcuna magari di più originale. Abbiamo notato anche una poca utilità del corpo a corpo, che poteva avere un ruolo più marcato, e una distribuzione delle munizioni sbilanciata, tanto è vero che pistola e fucile a pompa sono tra le armi più gettonate, ma la versione da noi testata non è ancora definitiva e il team di sviluppo sta apportando gli ultimi ritocchi proprio mentre battiamo queste parole. Concludiamo segnalando che Ion Fury è disponibile su PC, ma le edizioni PS4, Xbox One e Nintendo Switch usciranno nei prossimi mesi: è stato inoltre confermato l’arrivo di una modalità multigiocatore e di un editor dei livelli, eppure per il momento di queste modalità non c’è traccia, e, presumibilmente, verranno implementate dopo il lancio.

7.5

Giudizio Finale

Recensione Ion Fury – Giudizio Finale – Ion Fury fa esattamente quello che gli si chiede, ed è anche l’ennesima dimostrazione che fare lo sparatutto così, in questo modo, è assolutamente possibile ed è più attuale di ciò che vorrebbe far credere con la sua vetusta estetica. Certo, ne hanno già dato prova Doom e in parte Wolfestein, ma questo ritorno di 3D Realms è ancora più integro, più puro, al netto dei grattacapi segnalati.

PRO CONTRO
  • Lo sparatutto in soggettiva, nudo e crudo
  • Azione velocissima, adrenalinica
  • L’esplorazione e la curiosità ricompensano sempre
  • Poca inventiva nell’estetica
  • Qualche arma in più l’avremmo gradita
  • Varietà di situazioni non esaltante

Trailer

Screenshot