Recensione Iron Harvest: uno strategico in tempo reale di stampo classico che sa farsi volere bene!

Lorenzo Delli -

Recensione Iron Harvest 1920+

Nasceva nel 2018 come progetto Kickstarter. Con i suoi quasi 17.000 sostenitori e 1,3 milioni di dollari raccolti è riuscito ad attirare le attenzioni del publisher Deep Silver, che aiuterà lo sviluppatore KING Art a lanciarlo su PC, PS4 e Xbox One il 1 settembre 2020. Ma di cosa si tratta, e perché lo abbiamo definito uno strategico in tempo reale di stampo classica che sa farsi volere bene? Scopriamolo insieme!

Editore Deep Silver
Sviluppatore KING Art
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Strategia
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Testi in italiano

Una delle cose più originali di Iron Harvest, conosciuto anche come Iron Harvest 1920+, è senza dubbio la sua ambientazione. Ci troviamo all’alba del 20° secolo, subito dopo la Grande Guerra (la 1° Guerra Mondiale). Il titolo stesso deriva da un modo di dire dei contadini, che subito dopo la fine della guerra trovarono i campi pieni di ordigni inesplosi, filo spinato, armi, frammenti metallici e proiettili, un raccolto (harvest) di ferro (iron) insomma. In questo universo però le cose sono andate diversamente.

In Europa ci sono tre grandi potenze che, nonostante la fine della guerra, sono ancora ai ferri corti: Rusviet, la Repubblica di Polania e l’Impero Sassone. Una serie di scoperte scientifiche hanno fatto sì che gli armamenti subissero un avanzamento tecnologico a dir poco incredibile, catapultando queste tre super-potenze in una sorta di era “steampunk/dieselpunk”. Gli eserciti, oltre alla classica fanteria armata di tutto punto, fa largo uso di enormi mech da battaglia, bestie semoventi armate fino ai denti che spostano con violenza gli equilibri di ogni battaglia. E ovviamente non mancano le mire espansionistiche.

Se tutto ciò è già di per sé ottimo per lanciarsi nelle classiche battaglie skirmish o multigiocatore, Iron Harvest ci accoglie comunque con tre diverse campagne di gioco, atte anche ad insegnarci le regole di ingaggio del particolare mondo steampunk/dieselpunk a base di mech. Ogni campagna ha il suo protagonista, due delle quali eroine pronte a tutto, nonostante l’epoca in cui si trovano, a scrollarsi di dosso il classico ruolo della donna indifesa. Non certo un primato, la nostra mente vola alla mitica Tanya Adams di Red Alert, ma in ogni caso si tratta di personaggi con un loro background ed una loro crescita che hanno il loro perché. Si comincia con la campagna relativa alla Repubblica di Polania, tenuta sotto scacco dalle forze dei Rusviet mentre le due super-potenze cercano di trattare una sorta di resa. Anna, una ragazza dai capelli rossi accompagnata da un simpatico orso di 1 tonnellata, cerca inizialmente di portare in salvo i suoi paesani, per poi imbracciare le armi contro l’occupazione russa.

C’è quindi un tentativo di narrazione, con personaggi, dialoghi, intrecci di vario genere e cutscene in cui si vedono anche i suddetti protagonisti più da vicino. Il tutto funziona, nonostante alcuni cliché, anche per via del fascino dell’ambientazione, che non si limita a propinare mech a vapore e altre diavolerie, ma cerca appunto di proporre un particolare equilibrio geopolitico a livello Europeo e di dare un senso al tutto. Carino anche il poter vedere il tutto nei panni di altri due protagonisti, Gunter, un veterano sassone venerato come una leggenda nel suo paese, e Olga, una spia russa che opera nell’ombra per il bene della sua nazione e del suo Tzar. Non solo Anna poi ha un animale controllabile in battaglia, e nel corso delle campagne avrete modo di incontrare e comandare altre unità eroiche a bordo di mech unici.

Come già accennato poi, al termine delle tre campagne, rigiocabili fra l’altro a livelli di difficoltà più o meno elevata, ci sono le altre modalità classiche che ritroviamo in strategici del genere. Potete quindi gettarvi in battaglia in varie mappe skirmish, contro uno o più avversari controllati dalla IA del gioco, o anche sfidare avversari reali appoggiandovi al comparto online. Da sottolineare la possibilità di creare obiettivi specifici per le varie sessioni di gioco, oltre appunto a quello classico di distruggere il QG degli avversari. Ci si può quindi sfidare anche a colpi di medaglie e di obiettivi secondari, in modo da rendere tali mappe diverse dal solito. Ah, e le campagne possono essere affrontate in compagnia di un amico grazie alla modalità co-op online! Detto questo, all’atto pratico, sul campo di battaglia, cosa ci aspetta?

Come abbiamo già cercato di accennare, Iron Harvest è uno strategico in tempo reale di stampo piuttosto classico. Durante le varie partite ritroviamo tutti quegli elementi di gestione delle unità già visti in altri titoli appartenenti al genere. C’è un limite al numero di unità che ogni generale può addestrare e schierare, limite che ovviamente non permette di costruire un numero infinito di mech. La fanteria, composta da ingegneri, soldati, medici e altre varianti, può sfruttare coperture naturali ed artificiali per ridurre i danni in arrivo. Ci si può anche arroccare nei palazzi, in bunker specifici o addirittura in alcuni mech di alto livello che fungono da vere e proprie fortezze semoventi. Ci sono alcune chicche di non poco conto che offrono alla fanteria bonus specifici o malus, e non mancano abilità in grado ad esempio di “rompere” l’atterramento causato da armi da fuoco pesanti quali artiglieria o mitragliatrici. Una funzione che si usa prevalentemente durante la campagna è quella di raccogliere le armi da terra. Unità specifiche di fanteria rilasciano oggetti che, se raccolti, trasformano l’unità incaricata della raccolta in quella relativa all’oggetto stesso.

Eppur si muove…

Gli ingegneri, oltre ad occuparsi della costruzione degli edifici (pochissimi), si occupano anche di mettere su barriere di filo spinato, sacchi di sabbia per proteggere la fanteria o campi minati. Come già accennato, varie unità hanno abilità specifiche da usare al momento giusto. Idem dicasi per gli eroi, sia i protagonisti che eventuali gregari. Questi ultimi fortunatamente non risultano così potenti e sbilanciati da essere immortali e imbattibili. Vanno quindi gestiti con una certa oculatezza, in modo da non sacrificarli inutilmente negli scontri più furiosi. La fanteria può poi prendere il controllo di armi semoventi, quali classici cannoni ereditati dalla Grande Guerra o armi ben più complesse come mitragliatrici semoventi, mortai a ripetizione e simili. Unità semplici ben organizzate possono quindi tenere testa ai mech, rendendo la vita difficile a quei generali che pensano unicamente a schierare unità pesanti di alto livello.

I mech meritano ovviamente un approfondimento a sé stante. La maggior parte di essi sono enormi ed estremamente goffi. Le varie ambientazioni non sempre offrono passaggi sufficientemente larghi per permettere il loro passaggio. C’è una mappa skirmish ad esempio che divide con un fiume le due zone di partenza. Ci sono tre ponti in tutto che le mettono in comunicazione, uno solo dei quali attraversabile dai mech. Di conseguenza una manovra a tenaglia sfruttando la fanteria e i due ponti stretti può risultare fatale anche al più pesante degli eserciti. La loro goffaggine si traduce anche in eventuali impedimenti in battaglia, in cui la situazione si può fare estremamente frenetica e problematica nell’arco di pochissimi secondi. Vanno di conseguenza usati in modo oculato. Possono comunque sfruttare la pesantezza a loro vantaggio, calpestando gli edifici in cui magari sono arroccate unità di fanteria. Quando poi hanno modo di sfruttare tutte le armi a loro disposizione, la situazione si fa ovviamente estremamente esplosiva. Un po’ come la fanteria, se distrutti possono essere presi d’assalto dalle unità di terra per ricavare risorse extra. Sempre che un altro mech non ci metta piede sopra facendo saltare tutto in aria!

Infine ci sono le esotute, delle unità di fanteria avanzate che sfruttano tute in stile mech dalle dimensioni ridotte. La loro dimensione potrebbe far pensare ad unità poco potenti. Ovviamente la realtà è tutt’altra. La loro potenza di fuoco (o anche in corpo a corpo, a seconda della nazione e dell’esotuta) implica però una lentezza particolarmente esacerbata. Una componente quest’ultima particolarmente rilevante da un punto di vista strategico. Raggruppare tutte le unità in un solo insieme e mandarle all’attacco si traduce quasi sempre in una sonora disfatta. Bisogna quindi gestire la velocità delle componenti dell’esercito in modo da farle avanzare di pari passo. La gestione delle risorse è peculiare. Il tutto si basa sulla raccolta di metallo e petrolio. Per accumularne in quantità si devono conquistare raffinerie e miniere sparse sulla mappa, da gestire come dei veri e propri punti di controllo strategico. Il bello è che tecnicamente si possono anche distruggere, senza avere la possibilità di ricostruirli. L’alternativa è saccheggiare eventuali risorse presenti qua e là sul terreno di scontro o appunto ricavarle direttamente dai mech distrutti. In ogni caso è bene non sprecare nulla, visto che in un attimo ci si può ritrovare privi di entrate.

Da un punto di vista tecnico, Iron Harvest se la cava più che discretamente. Ci sono delle caratteristiche del motore di gioco che sanno sorprendere, come ad esempio i mech che lasciano le scie dei loro passi sulla neve o buona parte degli edifici (non quelli costruiti dai giocatori) che possono essere distrutti calpestandoli, o alternativamente anche durante gli scontri a fuoco. C’è ovviamente qualche problemino nella gestione degli impatti e dei movimenti tra le unità, specialmente con i mech che se ammassati tendono ad incastrarsi tra di loro. Nulla comunque di trascendentale. La resa del motore tridimensionale, che permette di avvicinarsi molto all’azione, non è affatto male. Con alcuni effetti di sfocatura attivabili dalle impostazioni si ha davvero l’impressione di trovarsi nel mezzo di esplosioni e scontri a fuoco furiosi. Forse si poteva osare di più, ad esempio sul fronte dei riflessi del metallo dei mech o delle animazioni della fanteria, ma stiamo pur sempre parlando di una software house indipendente il cui miglior lavoro è proprio questo Iron Harvest. Niente male il comparto sonoro, con doppiaggio in inglese (o nelle lingue originali delle varie nazioni) e musiche ed effetti sonori sufficientemente evocativi. Il tutto poi è tradotto e sottotitolato in italiano, un valore aggiuntivo di non poco conto considerato che, nonostante Deep Silver, la software house responsabile dello sviluppo è comunque una realtà indipendente.

8.0

Giudizio Finale

Iron Harvest sa farsi volere bene sotto vari punti di vista. La struttura è quella estremamente classica degli strategici in tempo reale. Le dinamiche di gioco sono ispirate ad alcuni dei capisaldi del genere, con alcuni guizzi creativi che rendono l’azione più coinvolgente e la componente strategica ancor più rilevante del solito. Ad aumentare il fascino, facendolo emergere nel calderone dei tanti titoli dello stesso filone, è senza dubbio la sua ambientazione originale. Un 1920 ben diverso dal solito, con questa deriva steampunk/dieselpunk ben caratterizzata che lo rende appunto sufficientemente originale e affascinante. Non mancano i difetti, come alcune mancanze a livello grafico e di animazione o nella gestione del movimento delle unità più ingombranti, ma, come già detto, niente in grado di rovinare l’esperienza complessiva. Non possiamo che suggerire agli amanti del genere di tenerlo d’occhio!

PRO CONTRO
  • Ambientazione
  • Differenziazione delle unità
  • Tanta strategia
  • Skirmish/multigiocatore con sfide personalizzabili
  • Alcune animazioni fanteria
  • Su console potrebbe rivelarsi ostico

Screenshot

Trailer

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