Journey to the Savage Planet – Balle spaziali (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Journey to the Savage Planet – Potrebbe essere accostato erroneamente a No Man’s Sky, ma in realtà Journey to the Savage Planet non ha proprio nulla da spartire con il titolo di Hello Games, eccetto il tema spaziale e l’estetica di alcuni pianeti. Di cosa si tratta, dunque? Ecco la recensione.

Editore 505 Games
Sviluppatore Typhoon Studios
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano

Video Recensione Journey to the Savage Planet

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Journey to the Savage Planet non risulta chiarissimo durante i suoi primi vagiti. Nei panni di una recluta della Kindred Aerospace, una società dedita all’esplorazione spaziale, bisognerà visitare un pianeta sul quale mai nessuno ha posato piede, per valutare se sia adatto agli esseri umani. Il problema è che, contrariamente alle previsioni, sembrano esserci delle ignote forme di vita, ciascuna delle quali dovrà essere analizzata e catalogata. Nel mentre, nel caso avanzasse tempo, dovreste cercare del carburante per tornare a casa sani e salvi, perché la nave ne è ormai sprovvista.

In verità, se si scava leggermente ma leggermente più a fondo, si nota che la premessa iniziale non rispecchia il vero genere di appartenenza del titolo, ovvero quello dei metroidvania. L’esperienza di Typhoon Studios si rifà infatti ai canoni dell’avventura diluita in una mappa interconnessa da rapidi punti di controllo, bloccati però dall’acquisizione di un determinato super potere. La progressione si divide in compiti principali e secondari, i primi dedicati all’ottenimento dei miglioramenti obbligatori, gli altri a quelli opzionali. Tra l’altro, non bisogna farsi ingannare dall’apparente grandezza del gioco: dopo essersi spiegato in un’oretta, ci si rende conto di quanto semplice e piccola sia l’impalcatura, con una trama composta perlopiù di comunicazioni via radio che di tanto in tanto strappano qualche sorriso e nulla più. L’umorismo è più timido di quanto preventivato, anche se i filmati visualizzabili sulla nave, che simulano dei possibili spot promozionali del futuro, sono davvero splendidi. Dulcis in fundo, quel che è senz’altro apprezzata è la presenza della modalità cooperativa online: l’intera avventura può essere affrontata da soli o con un amico, benché non ci siano chissà quali gradazioni collaborative, ma è bello poterla vivere in due giocatori e siamo convinti che sia il modo in cui andrebbe gustata.

All’avventura!

La visuale in soggettiva consente al giocatore di impugnare e visualizzare sempre due oggetti, un gadget nella mano sinistra e la pistola nella destra. Invero si spara poco, così poco che di armi se ne conta una sola, oltre allo “schiaffo”, ovvero l’inutile colpo a distanza ravvicinata.

I gadget invece servono più che altro a risolvere gli enigmi, mai invasivi e ben implementati nello sviluppo spedito dell’avventura, che non si perde in pause dilatate. Tuttavia, la meccanica predominante di Journey to the Savage Planet risiede nelle fasi di piattaforme. Buona parte del gioco la si passa saltando da una parte all’altra del pianeta, evitando di cadere nel vuoto e sperimentando i vari poteri della dotazione, tra doppi salti, propulsori e un comodo rampino il cui utilizzo è davvero uno spasso. Certo, è possibile utilizzarlo solo su punti d’appiglio appositamente segnalati, ma la dinamica stimola l’osservazione e sa come divertire anche da un punto di vista prettamente visivo.

Tolti i balzi, l’interattività purtroppo risulta superficiale in tutto il resto delle sfumature. La struttura delle missioni ripete spesso il medesimo schema, specie nella seconda parte, costringendovi a raggiungere un ostacolo, per poi mandarvi da un’altra parte per farvelo sbloccare, ottenendo quindi il rispettivo potenziamento. La varietà di situazioni fa il meglio che può con il poco che c’è, ma a lungo andare si contorce su se stessa, con una seconda parte tirata e un livello finale abbastanza sottotono, per un totale di otto ore solo per i compiti principali, che si possono più che raddoppiare per poter completare quelli collaterali.

In merito all’azione, o meglio, alle limitatissime sparatorie, i comportamenti dei nemici risultano alquanto essenziali: i più pericolosi non fanno altro che sparare proiettili mentre fluttuano nell’aria. Le collisioni poi non sono sempre così precise come dovrebbero, in quanto esistono avversari, dalle routine lievemente più elaborate, i cui punti deboli sono davvero piccoli e si fa un po’ di fatica a colpirli. Non a caso, sono solo i boss ad alzare un pelino il grado di sfida, in virtù dei loro minuti talloni di Achille.

Senza cadere in troppi giri di parole, la criticità più grande di Journey to the Savage Planet, e ci duole sottolinearlo, vive proprio nella ordinarietà del mondo di gioco. Non bastano quattro biomi differenti a caratterizzare un universo piacevole alla vista ma non così ispirato, sul quale però bazzicano delle creature simpaticissime da vedere in azione, sebbene siano pochine. Quantomeno, l’assenza della proceduralità ha permesso agli sviluppatori di studiare segreti a modo, che divertiranno gli amanti dell’esplorazione, eppure la stranezza immaginata nelle presentazioni è difficile respirarla, a causa di un appiattimento progressivo dello spirito avventuroso. I tocchi di classe non mancano, con alcune interazioni geniali che denotano il talento del team di sviluppo. In ogni caso, i nostri test si sono consumati su una PS4 Pro, dove il gioco gira a trenta fotogrammi al secondo e non soffre di grane visive importanti, eccetto negli interni, in cui è possibile scorgere qualche ritardo nell’apparizione dei modelli mentre si ruota la visuale.

Infine, per quanto riguarda lo sviluppo del personaggio, è apprezzabile la pulizia della schematizzazione dei rami di talenti, divisi in settori, dalla mobilità alla pistola. I miglioramenti non sono moltissimi né sfoggiano grande creatività, ma si ottengono a velocità sostenuta, così da non addormentare l’interesse. Si contano poche tipologie di reagenti, anche abbastanza semplici da reperire, cosa che contribuisce alla generale comprensibilità della progressione.

Le menti dietro al progetto

Il nome di Typhoon Studios potrebbe suonarvi nuovo, anche perché Journey to the Savage Planet è il loro gioco di debutto, sebbene alle spalle ci sia un grande editore come 505 Games. La fiducia nel progetto deriva anche dai fondatori della piccola società canadese, Reid Schneider e Alex Hutchinson, due volti noti dell’industria che in passato hanno lavorato a titoli Ubisoft come Splinter Cell, Far Cry e Assassin’s Creed 3, con un contributo anche su Army of Two e la saga di Batman Arkham. Lo studio peraltro è stato recentemente acquisito da Google Stadia: quindi è probabile che lo vedremo all’opera su alcune esclusive.

7.0

Giudizio Finale

Journey to the Savage Planet è meno selvaggio di quanto vorrebbe farvi credere. Le variabili limitate che lo tengono in piedi costituiscono un titolo chiaro e semplice, privo di particolari ambizioni ma ricco di piccoli tocchi di classe. Le fasi di salto sono la sua parte migliore, mentre tutto il resto pecca di profondità, che scema con lo scorrere delle ore. Consideratelo se amate l’esplorazione e i balzi in soggettiva (e se avete un amico col quale condividere l’esperienza)

PRO CONTRO
  • Potenziamenti gradevoli
  • Buone fasi di salto
  • Nemici simpatici
  • Giocabile in cooperativa
  • Pianeta poco ispirato
  • Seconda parte traballante
  • Azione limitata
  • Varietà di situazioni minima

Trailer

Screenshot

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