Judgement – Lo Yakuza che “parla” italiano! (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Judgement – La serie Yakuza continua sotto il nome di Judgement. Cambia il protagonista, cambia la storia, cambiano i personaggi, ma rimane fedele alla sua impostazione fuori dal comune, pur essendo di fatto uno spin-off. Questa volta, però, ci sono pure i sottotitoli in italiano, proprio come nel primo capitolo uscito su PS2. Siate felici: ecco la nostra recensione.

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Editore Sega
Sviluppatore Ryū ga Gotoku Studio
Piattaforme PS4
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (solo minigiochi)
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 53,99€

Video Recensione Judgement

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Detective Conan, scansati

Di Yakuza ne abbiamo gustati parecchi e Judgement non si allontana affatto da quanto visto e assaporato in passato. Benché abbia una trama completamente differente, dalla quale estrapola anche delle nuove idee per farcire la giocabilità, questo ennesimo capitolo si fruisce nella stessa, identica maniera degli altri, ereditando sia pregi che una parte dei difetti.

Il giocatore impersona Takayuki Yagami, un avvocato brillante caduto in disgrazia a causa di un evento che lo ha portato a smettere di esercitare la professione, dirottando i suoi sforzi verso la carriera del detective privato al limite della legalità: infatti, il caso su cui sarete chiamati ad investigare coinvolge uno yakuza che sostiene di essere estraneo al crimine del quale è indagato, quando i fatti invece dicono il contrario.

Lo sfondo vede i clan rivali di Tojo e Kansai darsi guerra, mentre un serial killer agisce in silenzio, uccidendo uomini della yakuza con un modus operandi alquanto particolare che lasceremo a voi il piacere di scoprire. Se non fosse chiaro, per scoprire la verità bisognerà scendere a compromessi, in una Kamurocho più noir del passato. E questa direzione narrativa, come anticipavamo, contamina la giocabilità, ma non così profondamente come potreste pensare inizialmente. Rimane infatti ancorata all’alternanza di combattimenti da strada e filmati d’intermezzo, mentre la struttura delle missioni aggiunge qualcosa in più alla classica passeggiata da un punto all’altro della mappa per permettere alla missioni di proseguire, un ritmo che comunque importa dai predecessori senza apportare migliorie o enormi stravolgimenti.

Le abilità investigative di Yagami tuttavia si diramano lungo una manciata di nuove meccaniche: si possono scassinare serrature, pedinare sospettati, partecipare ad interrogatori a scelta multipla, ci si può pure travestire, o persino utilizzare un drone e analizzare i dintorni per identificare persone ed elementi d’interesse, tutto in un’ottica guidata, leggera e lineare che non tradisce l’indole narrativa della produzione. I pedinamenti emergono tra le parti più deboli, in quanto bisogna seguire un bersaglio che si muove in maniera robotica, mettendo in luce una sfida praticamente inesistente. Anche il controllo del drone non appaga e caratterizza fasi semplicistiche che aggiungono poco all’esperienza.

Non brilla quindi per solidità di ciascun componente, visto che l’insieme di dinamiche investigative può essere intenso come un raggruppamento di espedienti, di collanti per migliorare la varietà e per contestualizzare la storia. Una storia che, a conti fatti, è di alto livello, conta un cast solido ed è coinvolgente sin dai primi vagiti. Nonostante quanto detto, il protagonista, pur essendo interessante in virtù del suo passato, non è carismatico come il Drago di Dojima, tanto è vero che ammettiamo di aver accusato la sua assenza, di tanto in tanto. Come se non bastasse, la conduzione si prende i suoi tempi, o meglio, talvolta l’intreccio principale viene rallentato con casi di contorno obbligatori che, malgrado siano gradevoli, vanno a disturbare l’equilibrio della storia. I dialoghi però ci sono sembrati meno prolissi, anche se alcuni passaggi vengono ripetuti più volte per simulare le riflessioni del protagonista, una soluzione che sembra voler controllare se il giocatore abbia capito i risvolti di un determinato avvenimento.

D’altra parte, l’aspetto interattivo più sviluppato risiede ancora una volta nei combattimenti, dove Yagami può dare il meglio di sé sfoderando ben due stili di combattimento intercambiabili al volo: quello della Gru, per colpire più nemici, e quello della Tigre, ottimo contro un solo avversario alla volta. La sinfonia non è cambiata e le lotte si consumano in modalità identiche ai predecessori, a parte l’ovvia presenza di nuove mosse non così incisive. I combattimenti risultano soddisfacenti ma rigidi, spesso brevi e ripetitivi, data la presenza di avversari molto simili tra loro: lodiamo l’introduzione delle ferite letali causate da armi da fuoco e da taglio, che non permettono di curarsi oltre una certa soglia, ma il flusso delle lotte rimane monotono soprattutto quando si cammina in città, benché spettacolare nella messa in scena.

Del resto, sebbene vi siano nuovi luoghi d’interesse, la città è sempre la stessa, solo con un look più cupo, meno denso di colori durante le ore notturne. Ciò detto, l’esplorazione vanta un approfondimento, con nuove ambientazioni, vicoli e chicche, per una Kamurocho ancora piccola per gli standard odierni, ma più dettagliata che mai. Ci sarebbe piaciuto se il distretto fosse stato ampliato a dovere, facendo uso delle tecnologie più moderne, ma continua ad essere molto viva e piacevole da visitare, nonostante l’ovvio riciclo.

Judgement poi non tradisce l’alone iconico di stravaganza della saga e porta con sé tutte quelle attività per vivere l’esperienza del Giappone disegnato da Sega come un turista digitale. Molti minigiochi sono stati trasportati dal passato, come Poker, Blackjack, freccette e la mitica sala giochi ripiena di classici dell’azienda nipponica, ma non mancano delle succose novità. La corsa dei droni ad esempio consente di gareggiare contro altri avversari alla stregua di un titolo di corse, con tanto di personalizzazione del proprio gadget volante e un controllo nettamente migliore rispetto alle fasi investigative. Invece, il Dice & Cube del VR Paradise vi fa partecipare ad una sorta di gioco da tavolo ricco di premi. Poi, solo poi, c’è il nostro preferito, Kamuro of the Dead, un divertente sparatutto su binari che fa le veci di House of the Dead.

Sfortunatamente il karaoke manca all’appello, ma di minigiochi e casi secondari Judgement ne è pieno, molti dei quali legati a specifici personaggi con cui potrete entrare in sintonia, facendo così amicizia e sbloccando ricompense. Ogni attività peraltro dona un numero variabile di Punti Tecnica, che possono essere distribuiti in una lista di abilità per potenziare l’eroe: peccato che sia stato semplificato rispetto alle scorse incarnazioni, e che le capacità sbloccabili siano più canoniche del previsto. La longevità promette tra le trenta e le quaranta ore per gli obiettivi principali, una durata da raddoppiare nel caso voleste approfondire tutto ciò che c’è di collaterale.

Per quanto riguarda la parentesi estetica, infine, il Dragon Engine torna in grande spolvero, seppur vi siano delle criticità. L’impatto grafico riprende quanto di buono è stato fatto in Yakuza 6 e migliora la cura al dettaglio e l’effettistica. La fluidità continua ad essere ballerina senza mai perdersi in momenti drastici, ma ci sarebbe piaciuto vederlo muoversi a sessanta fotogrammi al secondo, e non ai soliti trenta su PS4 Pro. Judgement può contare poi sia sul doppiaggio in giapponese che quello inglese, anche se talvolta le voci anglofone non si sposano alla perfezione con le traduzioni in italiano: nulla da dire sulle prove attoriali, davvero di prim’ordine come sempre, enfatizzate da volti espressivi e spaventosamente dettagliati.

8.0

Giudizio Finale

Recensione Judgement – Giudizio Finale – Judgement è uno spin-off di Yakuza uguale ma diverso rispetto ai capitoli precedenti. Prova a percorrere la strada investigativa e lo fa aggiungendo piccole idee che rimpolpano la varietà e la narrazione, per una miscela unica, piena di ingredienti differenti. Tuttavia, l’esperienza è derivativa, eredita delle grane dal passato e l’equilibrio della conduzione presenta degli inciampi: eppure, questo è il miglior momento per avvicinarsi alla serie di Sega, grazie alla localizzazione italiana e al nuovo corso narrativo che non richiede la conoscenza degli scorsi episodi per essere vissuto nella totale interezza. A maggior ragione, saranno proprio le nuove leve a goderselo di più, poiché a digiuno di una ricetta stravagante che nel giro di poco tempo è stata proposta già molte volte.

PRO CONTRO
  • Trama coinvolgente e ben scritta…
  • Kamurocho più bella che mai…
  • L’impronta investigativa rimpinza la varietà…
  • Diversi personaggi molto interessanti
  • Nuovi minigiochi e attività inedite di qualità
  • … diluita con casi collaterali obbligatori
  • … seppur derivativa e riciclata
  • … ma se analizzata nei singoli componenti, risulta altalenante
  • Alcuni elementi, come le lotte, andrebbero svecchiati

Trailer

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