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Kingdom Come: Deliverance… da dove cominciare? (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Kingdom Come: Deliverance – Se mi avessero detto dieci anni fa che un giorno avrei potuto giocare ad un gioco di ruolo libero ed espressamente medievale, senza mostri né magie, in un contesto reale, dallo stampo storico e con una storia appagante, probabilmente non ci avrei creduto. E invece è successo. Ecco la nostra recensione di Kingdom Come: Deliverance.

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Editore Warhorse Studios, Deep Silver
Sviluppatore Warhorse Studios
Piattaforme PS4, XB1, PC
Genere Gioco di ruolo, simulazione
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Kingdom Come: Deliverance

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Serve del legname

In Kingdom Come: Deliverance puoi passeggiare in un mondo dominato dal verde, puoi combattere, andare a cavallo, giocare a dadi e commerciare, puoi partecipare ad una gara di tiro con l’arco, allenarti con un maestro di spada, e puoi assistere alla storia di Henry, il figlio del fabbro, e alla sua genesi. Non aspettatevi grandi cose da un semplice garzone: tuttavia, quella di Henry è una vicenda semplice, ma genuina, raccontata in maniera magistrale attraverso dialoghi brillanti e filmati dal taglio cinematografico capaci di rapire sin dal primo fotogramma.

È la Boemia del 15° secolo a fare da sfondo agli eventi del gioco, in un periodo dove la politica non riesce a trovare un suo equilibrio. La morte dell’amatissimo Carlo IV ha messo in subbuglio il regno, e questa sarà la scintilla dalla quale scaturirà tutta una serie di eventi che porteranno ad una vera e propria guerra civile. Senza scendere troppo nei dettagli, sappiate che Kingdom Come: Deliverance brilla, sì, per la sua narrativa e per i suoi personaggi splendidamente caratterizzati, supportati pure da un buon doppiaggio in inglese per la stragrande maggioranza dei casi, ma stupisce soprattutto per la fedeltà con cui è stata illustrata e riprodotta la quotidianità medievale.

Sebbene la maschera sia quella del gioco di ruolo in soggettiva, a-là-Skyrim per intenderci, la creatura di Warhorse Studios si discosta da elfi, stregoni e missioni epiche, e preferisce far assaggiare tutte le sfumature della vita di quel tempo, dalla ronda alla riscossione di un pagamento, dai combattimenti all’arma bianca alla caccia, attività incanalate in un realismo tale da immergere nel mondo medievale come nessuno aveva fatto prima d’ora. Dalle strutture ai vestiti, dalle armi ai negozi, ciascun aspetto è curato nei minimi dettagli, accompagnati peraltro da un’enciclopedia storica che si arricchisce di nuove pagine ad ogni scoperta, educando il giocatore agli usi e ai costumi dell’epoca.

Le gradazioni che formano la giocabilità sono volutamente contaminate da una chiara lentezza simulativa, motivo per il quale potreste travisare l’obiettivo della produzione: giusto per fornirvi un quadro sommario, nelle prime cinque ore di gioco impugnerete un’arma solo un paio di volte, a voler esagerare. Questo non significa che l’esperienza sia passiva, anzi, eppure si prende il suo tempo, senza però ammorbarvi con dialoghi prolissi e dalle scelte prive di conseguenze.

A onor del vero, il viaggio di Kingdom Come: Deliverance è talmente grande e grosso che starlo a snocciolare sarebbe, in tutta franchezza, uno sgarbo nei vostri confronti. Gran parte del divertimento sta proprio nel piacere di viverlo, senza fretta, senza correre… anche perché, nel caso in cui inciampaste, vi si fratturerà un piede o una gamba, e dovrete andarvi a curare (sì, perché il realismo nudo e crudo è anche questo).

Non è tutto rose e fiori, come lecito aspettarsi. Sia chiaro, se si osserva il lavoro di Warhorse Studios nella totale interezza, è impossibile non rimanere ammaliati dall’universo messo in piedi: eppure, purtroppo, analizzandone gli aspetti singoli più da vicino, è possibile notare una certa macchinosità di fondo, con cui bisogna scendere a compromessi prima di poterci convivere.

In primis spicca il sistema di combattimento, il quale punta anch’esso alla simulazione, consentendovi di colpire l’avversario da diverse angolazioni. Peccato che l’intelligenza artificiale dei nemici si dimostri imperfetta, con nemici che, alle volte, si muovono in maniera innaturale, in aggiunta a collisioni incapaci di restituire quella concretezza che ci aspettavamo dai duelli corpo a corpo. Almeno da un punto di vista numerico, il gioco garantisce una sequela di statistiche diverse, pertanto gli amanti delle sfumature ruolistiche avranno pane per i loro denti.

In ogni caso, il problema della legnosità invade un po’ tutti gli elementi dell’avventura, dal minigioco dello scassinamento, veramente odioso, all’utilizzo degli archi, fino ad arrivare al salvataggio della partita, gestito in un modo a dir poco arcaico, oltre che discutibile. Il giocatore può conservare i progressi solo in determinate occasioni scelte dal gioco: il salvataggio libero è consentito al prezzo di un oggetto, la Grappa del Salvatore, un intruglio abbastanza costoso, venduto nelle taverne.

Si tratta di una scelta legata ad una filosofia chiara, che impone di affrontare Kingdom Come: Deliverance in una sorta di stato d’allerta perenne, che sarebbe pure piacevole, se non fosse per la presenza eccessiva di bug. Fortunatamente, quelli più gravi, almeno nei nostri test, si sono verificati solo in un paio di occasioni, nelle quali siamo stati costretti a ricaricare il salvataggio precedente, perdendo quindi ore di gioco. A ciò si aggiunge un comparto tecnico che non riesce a tenere il passo della grafica, la quale sfoggia certamente un bel colpo d’occhio, frutto di uno stile unico, dipinto con texture pastose, ma che sono schiave di caricamenti piuttosto lunghi, e soprattutto di pop-up frequenti su PS4 Pro.

Il team di sviluppo sta rilasciando a cadenza regolare una serie di aggiornamenti mirati a migliorare l’esperienza, e non solo dal punto di vista tecnico: verrà presto introdotta una nuova opzione per il salvataggio, insieme a delle migliorie per lo scassinamento e il borseggio, che, almeno al momento, su console, risultano frustranti.

8.0

Giudizio Finale

Recensione Kingdom Come: Deliverance  Giudizio Finale – Su Kingdom Come: Deliverance è facile sentire pareri contrastanti e polarizzati. C’è chi non riuscirà a tollerare né la lentezza della sua formula, né i problemi tecnici a cui deve sottostare ora, dietro i quali, però, si cela un’avventura indimenticabile, che usa il Medioevo non solo nell’estetica, ma anche nelle dinamiche, per avvolgervi, senza mezzi termini, in una delle esperienze videoludiche più belle del 2018. Il nostro consiglio è quello di seguirne gli sviluppi, così da recuperarlo non appena le problematiche più gravi saranno sistemate.

PRO CONTRO
  • Riproduzione fedele del Medioevo, nell’estetica e nell’atmosfera
  • L’enciclopedia interna stimola curiosità
  • Stile grafico distinguibile
  • Missioni ben congegnate, che si rifanno alla quotidianità del tempo
  • Legnoso in alcuni lati
  • Problemi sparsi, soprattutto tecnici
  • Sistema di salvataggio da migliorare

Recensione Kingdom Come: Deliverance – Trailer

Recensione Kingdom Come: Deliverance – Screenshot