9.0

Kingdom Hearts 3 – Grazie, Tetsuya Nomura. Grazie! (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Kingdom Hearts 3 – Alla fine è successo davvero. Non solo Kingdom Hearts 3 è tra le nostre mani, ma lo abbiamo anche finito. Sì, finito. Tutta quell’attesa, tutti quegli anni passati a leggere notizie, indiscrezioni, teorie… e adesso è tutto finito. Forse non ce ne siamo ancora resi conto, o forse stiamo solo elaborando. Intanto, questa è la nostra recensione di Kingdom Hearts 3.

Editore Square Enix
Sviluppatore Square Enix
Piattaforme PS4, Xbox One
Genere Gioco di ruolo, Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Sottotitoli in italiano
Prezzo e acquisto 69,99€

Video Recensione

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro. Le scene sono state appositamente scelte e tagliate per azzerare il rischio spoiler.

Un’ultima volta. Insieme.

È incredibile cosa sia in grado di suscitare una semplice scritta. Può evocare ricordi, emozioni, momenti. E da dove dovremmo iniziare? Da dove dovremmo iniziare con Kingdom Hearts 3? Siamo in difficoltà, sul serio. È difficile, perché quello di Sora, Paperino e Pippo è un viaggio intimo, di quelli che ti cambiano un po’. Un viaggio pieno di personaggi, colmo di rivelazioni, di retroscena, salti temporali e storie drammatiche, condensate in un quadro talmente ingarbugliato da entrare in contraddizione con il suo manto apparentemente fanciullesco.

C’è chi li fuori crede ancora che Kingdom Hearts sia catalogabile come un titolo per bambini, quando al suo interno si cela una trama il cui studio è comparabile ad un esame universitario. Di sicuro, però, il terzo capitolo è un titolo costruito per farci sentire di nuovo bambini. È una gargantuesca lettera d’amore ai fan, un ringraziamento a chi ha saputo aspettare, a chi ha resistito, a coloro che sono riusciti a gustarsi la serie nonostante la frammentazione di una trama persa tra i tanti capitoli usciti su piattaforme diverse.

Per carità, caro lettore che non sa nulla di Kingdom Hearts, nessuno ti vieta di comprarne una copia senza aver giocato tutti i precedenti. Magari sei interessato alla sola anima Disney, quella che fa vivere i film d’animazione da un altro punto di vista. Potresti sempre recuperare dei riassunti, per cercare di capire cos’è il Kingdom Hearts, gli Heartless, i Nessuno e le repliche, a cosa serve il Keyblade, chi sono i guardiani della luce e i cuori dell’oscurità.

Eppure, lo ribadiamo ancora una volta, Kingdom Hearts 3 è un atto d’amore nei confronti degli appassionati. Esplode di citazioni, occhiolini, sotto-trame finalmente concluse, anche solo inquadrature che richiamano i capitoli precedenti. È di fatto un epilogo, e chiude un cerchio importantissimo dell’opera. L’opera di Tetsuya Nomura, che porta il suo nome e la sua poetica, un po’ sdolcinata e stucchevole, ma tanto, tanto dolce: la grandezza dell’amore, dell’amicizia, dei legami, del cuore. Una morale che contamina ogni universo Disney/Pixar, all’interno dei quali Sora dovrà cercare di dare tutto se stesso per salvare i suoi amici e per ritrovare i suoi poteri dormienti.

Un filo conduttore classico, caratterizzato sempre dalla solita conduzione à-la-Kingdom Hearts, che alterna combattimenti puramente scenografici a lunghissime scene d’intermezzo. Ore e ore e ore e ore (e ore…) di filmati che danno per scontato molti elementi dell’iconografia della saga: ricordare gli eventi e collegarli richiede pazienza, unita a sforzi mnemonici ai quali eravamo preparati, anche se la scrittura non aiuta in tal senso. Continua ad essere molto verbosa, inutilmente criptica in certi passaggi, e senza una buona base della terminologia e dei meccanismi narrativi di Kingdom Hearts rimarrete spaesati. Come se non bastasse, continua a mettere sul piatto nuovi informazioni che alimentano teorie, alla faccia di chi credeva fosse tutto finito.

Nonostante la lentezza e la palese disorganicità ormai autoriale dell’esperienza, che quasi la accomuna alla narrazione episodica, questo terzo capitolo (che poi terzo non è) sfoggia delle scene d’intermezzo a dir poco strepitose, tali da far impallidire la maggior parte delle produzioni ruolistiche moderne. Le espressioni, il doppiaggio, i costumi, il dettaglio dei materiali, la quantità di personaggi, siamo davanti a qualcosa di mostruoso. Qualcosa che, peraltro, si reinventa continuamente nella sua ricetta: propone minigiochi a profusione, cambia approccio da lineare a libero senza badare alla grammatica, e vanta il sistema di combattimento più spettacolare di sempre.

Sora può impugnare diversi Keyblade che cambiano forma nel corso della battaglia, e può evocare attrazioni Disney, usare oggetti, scagliare magie, o persino attivare delle mosse speciali insieme ai suoi compagni. Non siamo davanti ad un modello tecnico, altroché: l’azione nervosa mette in difficoltà la telecamera, e il puntamento non riesce sempre a selezionare il bersaglio desiderato. La schivata e la parata rivestono un ruolo marginale, e gran parte dei comandi sono contestuali per facilitare l’esecuzione delle abilità. Quello che ne viene fuori, tuttavia, è un combattimento visivamente orgasmico, che punta alla spettacolarità più totale. Difficile comunicarlo a parole: le animazioni donano sensazioni di potenza dominante, i particellari sono ricchi, ricchissimi di luci brillanti, e il tutto si muove in una coerenza artistica ben più studiata rispetto alle precedenti incarnazioni. Ottima anche la mobilità rinnovata del nostro eroe dai capelli pungenti, il quale risulta decisamente meno ingessato grazie alle nuove capacità acrobatiche. Riguardo agli scontri, avremmo preferito un livello di sfida maggiore per la modalità Standard, o quantomeno che si potesse cambiare difficoltà in corso d’opera, motivo per cui vi consigliamo di selezionare il grado esperto nel caso in cui voleste aggiungere un po’ di pepe alla minestra.

Spostandoci sul disegno dei livelli, si nota una minima discrepanza nella cura dei vari mondi. In particolare, senza addentrarci in territorio di sgradite anticipazioni, negli universi di Monster & Co e Frozen abbiamo notato alcune aree un pelino fiacche nella messa in scena, specie se messe al confronto con la maestosità de I Pirati dei Caraibi. In più, vi sono mondi che raccontano storie inedite e parallele a quelle dei film d’animazione, persino potenziali seguiti delle pellicole, e altri che si limitano a ripercorrere le medesime vicende.

Alla radice c’è sempre il divertimento, in un’ottica varia e briosa, e anche l’elemento meno riuscito trova un suo posto naturale nell’economia della progressione. Si sale di livello, si guadagnano nuove magie e nuove mosse, e con i reagenti raccolti in battaglia potrete potenziare i Keyblade, aumentandone attacco e magia. Nulla di troppo complesso, anzi, il fattore ruolistico rimane in secondo piano come un tempo, ma svolge bene il suo lavoro. Di certo l’acquisizione delle evocazioni poteva essere contestualizzata meglio, dato che il loro ottenimento non trova giustificazioni nella trama, e, in generale, le forzature non mancano, caratteristiche già note a chi mastica Kingdom Hearts da anni.

Se c’è una cosa che ci ha stupito, quella è senz’altro la sezione dedicata alla Gummiship, adesso rivoluzionata e finalmente divertente. È un piacere girovagare liberamente nella mappa spaziale, sia per raggiungere le varie destinazioni, sia per raccogliere delle risorse per la costruzione della navicella, attraverso un editor molto più intuitivo rispetto al passato. Le battaglie invece si consumano alla stregua degli sparatutto su binari, semplificate a dovere per essere meno ingombranti e più godibili.

Per quanto riguarda l’offerta contenutistica, Kingdom Hearts 3 esaurisce la sua avventura principale in circa trentacinque ore, a seguito delle quali vi saranno tante attività differenti da portare a termine: dai tesori nascosti ai Portafortuna da fotografare, dai minigiochi classici a quelli moderni, l’avventura di Sora, Paperino e Pippo avrà da dire ancora per molto, sebbene i precedenti episodi abbiano fatto di meglio in tal senso. Insomma, una resa dei conti con Sephiroth sarebbe stata parecchio gradita.

Vorremmo aprire un’ultima parentesi, dedicata al fronte grafico, anche se le immagini si commentano da sole. Eccetto qualche barriera invisibile di troppo, la gestazione lunga e travagliata non ha affatto scalfito quello che si pone come uno dei comparti visivi più frizzanti degli ultimi anni. Pur non riuscendo a mantenere i sessanta fotogrammi al secondo su PS4 Pro, cerca costantemente di raggiungerli per dipingere uno spettacolo fuori dal comune, da cui non vorresti mai staccare gli occhi. Vedere i mondi Disney/Pixar così vicini alla loro controparte cinematografica fa letteralmente paura, e stampano un sorriso sulla faccia un po’ ebete, ma davvero genuino. La colonna sonora, infine, è composta perlopiù da brani storici riarrangiati, bellissimi e ormai divenuti iconici. Avremmo preferito delle musiche inedite in più, ma i temi di apertura e chiusura, con l’immancabile voce di Utada Hikaru (e la sorprendente collaborazione di Skrillex per Face My Fears), sono semplicemente splendidi e in perfetta linea con l’atmosfera della serie.

9.0

Giudizio Finale

Recensione Kingdom Hearts 3  Giudizio Finale – Kingdom Hearts 3 è un atto d’amore per gli appassionati della saga, la chiosa finale di una storia disorganica, troppo enigmatica e dai dialoghi verbosi, rispecchiati in un’identità assolutamente unica. Un’identità costruita col tempo, mai persa e che mai dovrà perdere. Un’identità che ha dato vita ad un viaggio meraviglioso. Un viaggio che non dimenticheremo mai.

PRO CONTRO
  • Animazioni, particellari e direzione artistica di livello astrale
  • Il sistema di combattimento è straordinario
  • Estremamente vario, con universi Disney/Pixar emozionanti
  • Gummiship finalmente rinnovata e godibilissima
  • Filmati realizzati in maniera maniacale
  • Colonna sonora dolcemente nostalgica, e i pezzi di Utada Hikaru sono sempre magnifici…
  • … ma qualche brano inedito in più lo avremmo gradito
  • La storia disorganica e la scrittura verbosa causano problemi di comprensione
  • Non tutti i mondi godono della stessa cura
  • Puntamento talvolta anarchico
  • Difficoltà standard più facile del previsto

Trailer

Screenshot

  • Psyco98

    La mancanza più grande è quella del pianeta del tesoro. Le possibilità sarebbero state pressoché infinite, se si fossero impegnati su quello sarebbe potuto essere uno tra i mondi migliori di tutta la saga.

  • PGV 2

    Spero non ve la prendiate a male, ma ho deciso personalmente di non leggere nessuna recensione su KH III né prima né dopo averlo giocato.
    Questo titolo voglio viverlo personalmente senza alcun parere esterno e, alla fine di tutto, tenermi la mia personale opinione che sia positiva o negativa. Spero capiate ;).

    • Psyco98

      Perfettamente normale… Ormai questo gioco è diventato un pezzo di tante persone e ognuno ha il suo rapporto personale

  • Alberto

    Salve a tutti,
    Sono in parziale accordo con la recensione. Mi spiego meglio: il sistema di combattimento è estremamente coinvolgente, permette di rendere unici quei combattimenti random che prima erano terribilmente noiosi. Il problema che ho riscontrato, personalmente parlando, è che la ricchezza di possibilità che viene offerta al giocatore nel combattimento non è controbilanciata da una difficoltà avvincente: il gioco è troppo semplice, anche ad esperto. Non avverto la sfida che avvertivo nei capitoli precedenti (a cui ho rigiocato recentemente, per cui non ditemi che “era più difficile perché eri più piccolo”).
    Spostandoci sul comparto grafico, perfetto. Forse troppo: è così bello che la mia PS4 standard non regge, nemmeno nella modalità più “leggera”.
    Quello che, sempre secondo me, è un problema di questo gioco, è la distanza con il passato: 14 anni sono tanti, troppi, per cui solo i veri appassionati potranno godere appieno di quello che viene offerto. Avrei gradito una maturità maggiore nei dialoghi, lasciando intatta la natura dell’opera.
    Grazie a chi ha dedicato il proprio tempo per leggere la mia opinione.

  • Bel Tanca

    Scusate ma grazie di cosa?alla fin fine lo sviluppatore ed il creatore sta guadagnano una barca di soldi, sinceramente dovrebbe essere lui a ringraziare i gamer ed i clienti che acquistano!!E devo dire che ormai e diventato raro trovare giochi che non si somigliano!!

    • Tralasciando la somiglianza tra i giochi, il discorso che hai fatto si applicherebbe a tutto: a un buon libro, a un bel film, a un quadro che ti stuzzica l’animo. Ovvio che le persone che sanno fare queste cose le trasformino in una fonte di guadagno, e perché non dovrei ringraziare per una cosa che ho acquistato e che mi è piaciuta? Dobbiamo solo lamentarci delle cose comprate che non ci soddisfano?