Kingdoms of Amalur Re-Reckoning è più che okay. Serviva di più? (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Kingdoms of Amalur Re-Reckoning

Più di otto anni fa, in una fredda settimana di febbraio, io e mio fratello giocammo a Kingdoms of Amalur Reckoning e passammo dal definirlo iperbolicamente un capolavoro a un’occasione sprecata nel giro di sei giorni. Il motivo è presto detto: per un calcolo errato della difficoltà. E se THQ Nordic, madre dei restauri di perle nascoste, decidesse di farne uno proprio di quel gioco, curandone gli inghippi? Ecco la nostra recensione di Kingdoms of Amalur Re-Reckoning.

Editore THQ Nordic
Sviluppatore KAIKO, Big Huge Games
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Gioco di Ruolo d’Azione
Modalità di gioco Singolo Giocatore
Lingua Testi in Italiano

Il ritorno nelle Faelands

Kingdoms of Amalur Re-Reckoning è una rimasterizzazione nel più semplice dei termini, ma vi è una piccola sorpresa: prende l’originale, ne rinfresca solo in parte la veste grafica, sistema alcune delle criticità segnalate all’epoca e, attenzione, lo prepara per l’arrivo di una futura espansione. È a tutti gli effetti un rilancio del gioco uscito nel 2012, dietro al quale si nascondono personalità davvero importanti, con al timone nientemeno che Ken Rolston, già designer di Morrowind e Oblivion. L’universo era frutto della creatività dell’autore di romanzi R.A. Salvatore, noto ai più per la saga dell’elfo oscuro Drizzt Do’Urden, di cui io e mio fratello ne fummo ghiotti (che emozione vederlo ospite in Baldur’s Gate: Dark Alliance!). Le illustrazioni avevano pure la firma di Todd McFarlane, il creatore di Venom e Spawn, ennesimo elemento di una produzione tutt’altro che piccola, sebbene non blasonata come suoi colleghi.

Nel dettaglio, si tratta di un gioco di ruolo d’azione denso di rimandi ad altri titoli, dove il giocatore impersona un personaggio realizzato tramite un editor nella media, con quattro razze e una manciata di personalizzazioni estetiche. L’alter ego virtuale è il “senza fato”, cioè l’unico mortale tornato in vita per mezzo di un particolare esperimento condotto dagli gnomi. Guarda caso, essere “senza fato” significa avere il potere di influenzare il destino degli altri, nonostante quello di Amalur sia popolato da gente il cui fato è già segnato. Sarà dunque vostro compito fermare Tirnoch, il dio che ha spinto una parte del popolo a soggiogare il resto delle Faelands in nome di un bene superiore.

Con il controller in mano

La trama si dipana lungo un contesto dal sapore del classico fantasy, forte di un sistema dialogico che consente di reperire più informazioni sull’universo, con tanto di statistiche di persuasione, atte a risolvere situazioni tramite il solo carisma. Le vicende quindi pescano dall’immaginario fantastico-medievale senza brillare troppo, e si perdono alle volte in missioni dagli obiettivi canonici basati sullo scambio di favori.

Ciò che rapisce è senz’altro il sistema di combattimento, unito alla versatilità della creazione del personaggio. Malgrado abbia diversi anni sul groppone, riesce ancora a difendersi alla grande, proponendo un miscuglio tra azione e GdR molto piacevole, dove la prima componente prevale sull’altra. Si possono impugnare due armi alla volta, bianche o da lancio, è possibile schivare, parare, scagliare magie o abilità, concatenare combo, il tutto orchestrato da una buona responsività.

Continua a farsi amare lo sviluppo dell’eroe, che non solo consente di specializzarsi in tre rami differenti (Forza, Destrezza e Magia), ma permette pure di combinarli per creare ibridi validissimi ed efficaci. Bella anche la modalità Reckoning, attivabile non appena il relativo indicatore è pieno: più nemici si uccidono in questo stato, più punti esperienza si portano a casa.

Il restauro

Veniamo dunque al lavoro di rimasterizzazione, che è intervenuto anche su aspetti dietro al codice. La difficoltà è stata infatti bilanciata, con un calcolo più accurato della forza dei nemici e il livello degli ambienti più adattabile. Lo stesso discorso vale per la generazione del bottino, ora meno casuale ed effettuata sulla base delle abilità scelte per il personaggio. Tutti questi cambiamenti migliorano sensibilmente un’esperienza che tendeva ad appiattirsi con la crescita dell’eroe stesso, poiché lo trasformava in una bestia praticamente inarrestabile indipendente dalla difficoltà selezionata (a proposito, ne è stata aggiunta un’altra, per gli amanti delle sfide più ardue).

Anche la telecamera ci è sembrata più responsiva e fluida: merito anche dei sessanta fotogrammi al secondo su PS4 Pro, mentre la resa grafica risulta più lucente grazie ai materiali ripuliti, senza però tradire lo stile artistico. Peccato tuttavia che non sia abbastanza per nascondere la vetusta mole poligonale, tanto è vero che si fa fatica a scovare grosse differenze tra il nuovo e l’originale. Le Faelands non stupiscono né come caratterizzazione, né nella quantità di dettagli, ma quantomeno sono vaste, pur sposando un disegno a macro-zone non troppo ricco di verticalità, data l’assenza del salto manuale.

Le edizioni

THQ Nordic ha lanciato diverse edizioni per Kingdoms of Amalur Re-Reckoning: quella Standard arriva nei negozi fisici e digitali a 39,99€, una cifra che avremmo preferito fosse minore. Vi è anche la Fate Edition in digitale (54,99€), con all’interno la colonna sonora e una nuova espansione, Fatesworn, che sarà rilasciata il prossimo anno. A quanto pare aggiungerà circa 5 ore ai contenuti dell’originale, non troppe insomma, cosa che ci fa pensare ad un DLC relativamente breve.

È disponibile poi una Collector’s Edition (99€ PC / 109€ Console), della quale potete ammirarne il contenuto nelle foto a seguire, cioè gioco in formato fisico (privo però dell’espansione in uscita nel 2021), 5 cartoline, portachiavi, colonna sonora (su disco) ed una statuetta di Alyn Shir davvero ben fatta, se non fosse per il colore troppo chiaro della sua pelle rispetto a quella della controparte digitale.

Foto di Federica Papagni

7.5

Giudizio Finale

Lo si intuiva sin dal suo annuncio che la rimasterizzazione di Kingdoms of Amalur Re-Reckoning sarebbe stata una scusa per far vivere un secondo periodo di giovinezza all’originale, malgrado l’età. Le limature al bilanciamento, alle ricompense e al livello dei nemici hanno senz’altro migliorato un’esperienza ancora oggi molto piacevole e assuefacente, al netto di un’estetica evidentemente obsoleta. Peccato per il prezzo di lancio un po’ salato e per, appunto, l’assenza di una vera e propria ricostruzione grafica.

PRO CONTRO
  • Tutt’oggi assuefacente e spassoso
  • Più fluido, telecamera compresa
  • Difficoltà e ricompense ribilanciate
  • Restauro grafico marginale
  • Prezzo di lancio un po’ salato

Trailer

Screenshot

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  • Gianluca Dell’Olio

    Sicuramente per chi non lo ha mai giocato è un titolo da non perdere. Peccato che non abbiano avuto il coraggio di osare un pò di più dal punto di vista tecnico, probabilmente avrebbe avuto miglior sorte di quella avuta dall’originale che all’epoca venne sottovalutato da molti.

  • Masta

    Quest buggate e glitch.

    Ho dovuto ricaricare un salvataggio di mezz’ora prima perchè il mio personaggio è finito sotto la grafica del terreno dopo lo scontro con un troll.

    Quest che chiedono di andare ad ammazzare un tizio, che però lo trovi già morto, e non puoi completarla perchè dovevi ammazzarlo tu.
    Quest dove devi andare a recuperare un oggetto in mano a un boss, e quando lo ammazzi questo finisce dietro la parete del muro e non puoi più raccogliere l’oggetto.

    Comunque sempre gran bel gioco.