L.A. Noire: The VR Case Files, ecco cosa può fare la realtà virtuale! (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione L.A. Noire: The VR Case FilesTeam Bondi non c’è più, ma il suo lavoro, L.A. Noire, rimarrà nella storia. È impossibile dimenticare quel singolare, prezioso videogioco investigativo, dove le espressioni facciali raggiungevano vette di comunicatività incredibili. Rockstar Games ha provato a immergere quelle meccaniche nella realtà virtuale e questo è il risultato: ecco la nostra recensione di L.A. Noire: The VR Case Files, nella sua versione per PlayStation VR.

Editore Rockstar Games
Sviluppatore Rockstar Games
Piattaforme PSVR, PCVR
Genere Avventura, Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 29,99€

Video Recensione L.A. Noire: The VR Case Files

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PSVR e PS4 Pro.

Bugie e omicidi in realtà virtuale

La percezione nei riguardi di L.A. Noire: The VR Case Files cambia a seconda di quanto lo si esplora a fondo: la sua semplice descrizione lo illustra, sommariamente, come una serie di sette casi estratti dall’avventura originale, adattati per la realtà virtuale. Obiettare per la pochezza di contenuti è lecito, considerando che i casi in tutto erano una ventina, eppure quel che Rockstar ha compiuto in questa esperienza in VR è per molti versi impressionante.

Ogni singola meccanica è stata ricostruita da zero attorno all’uso dei controller di movimento, gli unici supportati. Si parte anzitutto dal movimento, che, nonostante alcune problematiche legate alla legnosità, gode di una flessibilità invidiabile: ci si può spostare in libertà e teletrasportarsi dove si vuole, e l’uno non preclude l’altro, con rotazione a scatti o fluida, a vostra completa discrezione. Peccato che la direzione non sia affidata al puntamento del PS Move, bensì allo sguardo, un’opzione meno pratica, nonché meno utilizzata.

Dobbiamo subito mettere le mani avanti: benché l’esperienza sia farcita a dovere con istruzioni e spiegazioni sul funzionamento di qualsiasi elemento di gioco, i controlli necessitano di tempo e pazienza per essere ammaestrati. Il tracciamento viene messo a dura prova in virtù della complessità dei gesti da compiere, eppure si difende abbastanza bene e sono rari i casi in cui ha singhiozzato pesantemente: dalle zuffe alle sparatorie, dalle operazioni di investigazione agli inseguimenti in auto, L.A. Noire: The VR Case Files ricompone gli elementi cardine del gioco base con grande maestria, senza lasciare nulla al caso.

Si parte dalle lotte, che funzionano meglio di quanto ci aspettassimo, alla stregua di un videogioco di pugilato edulcorato, coadiuvato da ottimi impatti e buone registrazioni di parate e schivate. Stesso discorso vale per le sparatorie, che, malgrado non siano eccessive, sono estremamente coinvolgenti, caratterizzate da ricariche manuali, zone ricche di coperture, ed emerge persino un pizzico di interattività ambientale. L’aspetto centrale risiede però nelle fasi investigative, le quali si dipanano lungo le classiche ricerche di prove: il giocatore può raccogliere ed esaminare oggetti, indipendentemente dal loro collegamento o meno al caso, e, se dovessero essere in qualche modo utili all’indagine, saranno aggiunti in automatico al taccuino. Questa agenda racchiude luoghi, persone e prove dell’episodio e, soprattutto, è possibile sfoderarlo durante gli interrogatori, per scegliere gli argomenti da proporre ai testimoni. Le affermazioni della gente coinvolta possono essere assecondate o contestate, e le espressioni facciali dei volti continuano ad essere spaventose come un tempo, un lavoro che ancora oggi rimane notevole.

Le missioni si svolgono in punti disseminati per la Los Angeles anni ’40 dipinta da Rockstar, la quale può essere visitata liberamente in lungo e in largo, sia a piedi che in auto. Certo, non è possibile investire pedoni né causare crimini, eppure è assolutamente emozionante vivere questa sfumatura del cosiddetto free roaming in realtà virtuale, e visitare, dall’esterno, i luoghi più iconici della città. Peraltro, abbiamo apprezzato moltissimo gli inseguimenti in macchina, spinti da un modello di guida convincente, in cui si simula la stretta del volante con i PlayStation Move, e, malgrado la limitatezza delle periferiche, si comportano egregiamente.

I sette casi pescano dai vari aspetti interattivi sopracitati e vengono mescolati tra loro per confezionare, così, un’esperienza estremamente varia dove non c’è tempo di annoiarsi. Tuttavia, pur attingendo dalla parte migliore del titolo, l’avventura non riesce a nascondere il taglio di contenuti, non tanto nella longevità in sé, quanto nella coesione: non si tratta di un pacchetto sconclusionato, ma l’ascesa del detective Phelps e i rapporti con i colleghi sono stati semplificati, per forza di cose.

Funziona meglio se visto come una collezione di indagini a se stanti, dove, in ogni caso, va segnalata una certa frammentarietà. Le sequenze di gioco e d’intermezzo sono separate da brevi caricamenti e dissolvenze che, se da una parte velocizzano alcuni dei tempi morti dell’originale, dall’altra spezzano l’immersione. La situazione migliora nei casi più avanzati, in quanto l’esperienza smette di accompagnare il giocatore con spiegazioni, e lo lascia in balia di se stesso. Con tutto ciò, malgrado i tagli, malgrado il ridimensionamento, L.A. Noire: The VR Cases Files è in grado di cavarsela meglio dell’originale in termini di ritmo e divertimento: senza mezzi termini, sembra nato per la realtà virtuale, per essere fruito in questo modo.

Colpisce anche il buon lavoro di ottimizzazione svolto su PSVR: inutile negare la lampante presenza di compromessi, specie nelle animazioni di raccordo e in qualche elemento che tende a sfarfallare, però la pulizia a schermo è ottima, nonostante l’età e la grandezza delle zone: i modelli, la cura dei negozi, la varietà delle ambientazioni, tutto riconduce ad una produzione dai valori produttivi importanti. Avremmo preferito che la filigrana che circonda alcuni elementi fosse disattivabile, ma ci si abitua col tempo. Segnaliamo, in chiusura, la presenza di minigiochi inediti sulla versione della piattaforma Sony, uno dedicato alle corse, giocabili su tre piste differenti, un altro per il tiro a segno, diviso in quattro aree differenti, e un ultimo per le risse, che si sviluppa in dodici duelli contro i vari personaggi del gioco. A dispetto della semplicità, la loro presenza è graditissima e amplia un’avventura che richiede tra le sei e le sette ore per essere completata, senza contare i collezionabili sparsi per la città, tra distintivi nascosti e altre chicche.

8.5

Giudizio Finale

Recensione L.A. Noire: The VR Case Files  Giudizio Finale – L.A. Noire: The VR Case Files è tante cose: un valido riadattamento dell’originale su scala ridimensionata, una grande prova per l’ambiente VR, ma anche, e soprattutto, un goloso assaggio di come potrebbe essere (anzi, di com’è) la formula Rockstar Games applicata alla realtà virtuale. Non è la più organica delle esperienze per i visori, ma è di sicuro una delle più ambiziose in assoluto.

PRO CONTRO
  • Grafica spesso notevole
  • Ottimo lavoro di adattamento
  • Molta varietà nelle meccaniche
  • Buon livello di interattività
  • Esperienza molto frammentata, poco organica
  • Qualche compromesso visivo qua e là
  • I controlli esigono pazienza

Trailer

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