Recensione Mafia Definitive Edition: una (spettacolare) mancanza di rispetto

Vezio Ceniccola

Recensione Mafia Definitive Edition – L’idea di un remake di Mafia: The City of Lost Heaven era uno di quei pensieri stupendi che mi balenavano nella testa da anni. Quel gioco del 2002, sviluppato dallo studio ceco di Illusion Softworks, aveva segnato indelebilmente la mia vita da videogiocatore, diventando col tempo uno dei miei titoli preferiti in assoluto. Sarebbe stato possibile creare una versione ammodernata, con una grafica al passo coi tempi ma con lo stesso stile dell’originale? Avrei trovato strano rigiocare ad un titolo così lineare e “vecchia scuola”, ma con una veste totalmente nuova? Mi sarebbe piaciuto? A tutte queste domande risponderò nella recensione completa di Mafia Definitive Edition che trovate a seguire. Un’analisi profonda non solo del nuovo gioco a marchio Hangar 13 e 2K Games, ma anche del rapporto che lo lega con il capolavoro del 2002, con Mafia III e con il resto della saga.

Editore 2K Games
Sviluppatore Hangar 13
Piattaforme PC Windows, PS4, Xbox One
Genere Azione, Avventura
Modalità di gioco Giocatore singolo
Lingua Italiano
Prezzo 39,99€

Video recensione Mafia Definitive Edition

Cos’è la Definitive Edition?

Per prima cosa, bisogna chiarire un dubbio: Mafia Definitive Edition non è una versione remastered di Mafia del 2002, ma un vero e proprio remake del gioco originale, realizzato con un motore grafico moderno – vicino parente di quello usato per Mafia III – e con tutte le tecnologie che potreste aspettarvi da un gioco del 2020. L’impianto narrativo rimane però lo stesso del 2002, vale a dire un’avventura lineare che segue il racconto del protagonista, Tommy Angelo, senza missioni secondarie o altre distrazioni. La storia è ambientata negli anni 30 del 900 – precisamente tra 1930 e 1938, l’epoca del proibizionismo – nella città di Lost Heaven, una sorta di fusione tra la New York e la Chicago dell’epoca.

Nel gioco sono presenti 4 livelli di difficoltàFacile, Media, Difficile, Classica – che modificano sia l’esperienza di combattimento che il comportamento dei nemici e dei poliziotti. In particolare, con la modalità Classica ci saranno nemici più duri, meno indicatori sull’interfaccia e un diverso sistema di caricamento delle armi, che causerà la perdita dei colpi rimasti nel caricatore se ricarichiamo prima che sia completamente vuoto. Inoltre, è possibile scegliere lo stile di guida tra Normale e Simulazione; quest’ultimo assicura un’esperienza più realistica facendovi provare le sensazioni dei veicoli anni 30.

Il bilanciamento delle difficoltà mi è sembrato davvero buono: ho giocato quasi sempre a Media o Difficile, provando per alcune missioni anche Classica. Sicuramente il livello di sfida della modalità Classica è molto alto, quindi si può consigliare a chi vuole davvero far valere la sua abilità o aumentare la longevità del titolo. Hangar 13 ha lavorato bene da questo punto di vista.

Oltre alla classica modalità Storia, che può offrire 10-15 ore di gioco a seconda della difficoltà scelta, in Mafia Definitive Edition sono state conservate l’Autopedia e la modalità Fatti un giro, che consente di esplorare la città senza avere missioni da svolgere. Non è invece presente la modalità A tutto gas, quella che nel Mafia originale si sbloccava dopo aver terminato la Storia. Una vera pecca che sicuramente non piacerà agli appassionati.

Nella Definitive Edition sono stati aggiunti elementi collezionabili non presenti nel gioco originale. Parliamo sia di figurine che ritraggono i personaggi della saga Mafia, sia di fumetti e altre copertine di riviste degli anni 30. In più ci sono anche delle strane statue di volpi sparse per la mappa; sono ben 50. Alcuni luoghi in cui sono nascoste le statue sono indicati da un simbolo stilizzato di una volpe. Infine ci sono anche delle particolari auto nascoste in luoghi segreti, che possono essere aggiunte al proprio garage una volta che vengono scovate.

Gameplay e combattimento

Il gameplay di Mafia Definitive Edition si divide in due aspetti ben distinti. Da una parte c’è il movimento a piedi, con annesso combattimento corpo a corpo o con armi da fuoco, dall’altra ci sono i veicoli e l’esperienza di guida. Uno standard abbastanza banale per molti titoli action – a cominciare dalla serie GTA – ma realizzato con una cura maniacale dal team di Hangar 13, che ha riproposto molte delle idee del primo Mafia, ma non tutte.

Il sistema di combattimento, infatti, è stato completamente modificato. Prendendo spunto da quanto fatto su Mafia III, gli sviluppatori hanno integrato un sistema di corpo a corpo molto efficace, che prevede colpi leggeri, colpi pesanti e schivate. Lo stesso si può dire per le armi da fuoco, che forniscono un feeling davvero ottimo: durante gli scontri a fuoco è possibile utilizzare le coperture per ripararsi, studiare il campo di battaglia e poi sporgersi per mirare ai nemici. La mira e il rinculo di ogni arma sono realistici e si deve stare molto attenti alle munizioni, per non rischiare di finirle sul più bello. A proposito, le armi e le munizioni si possono raccogliere dai corpi dei nemici eliminati o dalle casse lasciate in giro negli ambienti di gioco.

Le armi sono relativamente poche. Per il corpo a corpo ci sono solo pugni, coltello e mazza da baseball, mentre per sparare abbiamo 4 pistole, il fucile a pallettoni, il fucile bolt-action, il fucile di precisione, il Thompson e la leggendaria lupara. Per scegliere l’arma è stata introdotta una ruota delle armi che ricorda molto quella di GTA V. Disattivando tutti gli aiuti alla mira – cosa che consiglio caldamente su PC – l’esperienza di gioco si fa particolarmente interessante: mirare non è semplice, soprattutto usando le armi con molto rinculo, dunque sarà difficile ottenere una serie di headshot o fare subito piazza pulita quando incontriamo un buon numero di nemici. Non è un simulatore di guerra ma non è nemmeno un gioco arcade, ci vuole impegno per centrare il bersaglio.

L’intelligenza artificiale di compagni e nemici è buona, anche se non ottima. Spesso i nostri avversari riescono a sfruttare bene il terreno di battaglia, scegliendo le giuste coperture e provando anche ad aggirarci per colpire da dietro. Una volta fatta l’abitudine, però, è abbastanza facile capire il loro modo di ragionare e, in quale caso, si finisce solo ad attendere che si scoprano un po’ per poi farli secchi. I nemici più pericolosi sono i cecchini appostati su torri o altri edifici, che fanno molto male se ci facciamo sorprendere in campo aperto. Le coperture sono ovunque e vanno sfruttate a dovere, altrimenti è difficile sopravvivere.

Attenzione alla salute! Esattamente come nella versione originale, per ricaricare i punti vita persi possiamo usare le cassette del pronto soccorso che troviamo sparse nelle mappa, soprattutto nei bagni degli edifici. Se impostiamo i livelli di difficoltà più bassi, la vita si ricarica automaticamente quando si raggiunge un livello critico.

Guida e ambientazione

Guidare su Mafia Definitive Edition è una sorta di esperienza culturale. Se la modalità Normale offre uno stile di guida abbastanza banale, basta passare alla Simulazione per assaporare il vero stile di guida dell’epoca, con tutti i problemi delle vetture anni 30. La maggior parte delle auto fatica in ripresa e non tiene la strada in curva, mentre quelle più veloci tendono ad essere maledettamente poco maneggevoli. Ogni volta che si prende un dosso con troppa velocità, si atterra con un rumore di ferraglia e copertoni che stridono. Quando poi si fa un incidente, la lamiera si accartoccia e le parti meno resistenti iniziano a staccarsi. In un certo senso, è un piacere per gli occhi e apprezzo molto la fedeltà dell’esperienza di guida.

Anche in questo ambito Hangar 13 ha voluto aggiungere qualcosa al lavoro già fatto da Illusion Softworks. Per prima cosa ha introdotto le moto, non presenti nel Mafia originale, dando ancora più possibilità di scelta ai giocatori. La mappa di Lost Heaven è stata completamente riassestata: il piano stradale presenta notevoli differenze per aumentare la varietà dei percorsi, alcuni palazzi sono stati traslati in posizione diversa e molti incroci sono stati rifatti per permettere una guidabilità più semplice. Ho notato anche un minor numero di semafori, che invece nel gioco originale erano piazzati ovunque. Tutto è stato studiato per incentivare il giocatore a percorrere ogni volta una strada diversa durante gli spostamenti, visitando così tutti i quartieri e le principali attrazioni della città.

La mini-mappa circolare è stata completamente rivista: se in Mafia originale era solo un radar per segnalare le altre auto vicine, nella Definitive Edition è davvero una mappa in miniatura, che indica strade e nemici vicini – cosa particolarmente utile in combattimento. Se impostiamo una meta sulla mappa, comparirà la classica linea rossa da seguire sulla mini-mappa. Inoltre, per aiutare i guidatori più distratti, ora sono presenti dei “cartelli virtuali” che indicano la direzione in cui svoltare agli incroci. Una bella comodità se pensiamo che nel Mafia del 2002 non era previsto alcun aiuto alla guida, ma si doveva consultare la mappa scegliendo la strada ad ogni incrocio.

Lo scorrimento del traffico è realistico, con passanti che attraversano rischiando la vita e piccoli incidenti che possono bloccare una strada. Dovremo stare sempre all’erta per non tamponare qualcuno o qualcosa, usando il clacson spesso e volentieri. Peccato manchi una visuale interna al veicolo, che avrebbe reso ancora più completa l’intera esperienza di guida per le strade di Lost Heaven.

Uno degli aspetti più importanti in Mafia è stato mantenuto quasi intatto nella Definitive Edition: parliamo delle infrazioni al codice della strada! Chi ha giocato all’originale del 2002 sa quanto era facile beccarsi una multa da parte dei poliziotti di pattuglia, magari semplicemente per essere passati col rosso al semaforo o per aver superato il (basso) limite di velocità. Per non parlare dell’arresto immediato quando si investiva qualcuno o si faceva un incidente grave. Tutte queste cose per fortuna ci sono anche in Mafia Definitive Edition, anche se si può scegliere il livello di attenzione della polizia per addolcire un po’ l’esperienza di gioco. Come per la versione del 2002, c’è un tasto dedicato ad attivare il limitatore di velocità, che non vi farà mai superare la soglia stabilità, evitando problemi con la polizia. Ogni tanto, però, vi consiglio di togliere il limitatore e sfrecciare a tutta velocità: dover scendere dall’auto, andare di fronte all’agente e pagare qualche dollaro di multa è comunque un’esperienza da provare, perché sono queste le cose che hanno reso Mafia un vero capolavoro. Ne riparleremo.

Piccola anticipazione di trama, visto che parliamo di guida: in Mafia Definitive Edition c’è anche la gara, la famosa gara all’autodromo! Potrete cimentarvi in una vera corsa degli anni 30, coi veicoli dell’epoca e tutte le misure di sicurezza (inesistenti) del circuito di Lost Heaven. La gara fa parte di una missione diventata famosa per la sua difficoltà, e devo dire che anche in questo remake non è semplice vincere, almeno alle difficoltà più alte.

Grafica e prestazioni

Una delle cose che mi ha lasciato a bocca aperta è l’atmosfera di Mafia Definitive Edition. Hangar 13 ha voluto dare un impatto grafico davvero notevole alla città di Lost Heaven, rendendola viva in ogni suo aspetto. Le strade brulicano di auto e passanti, ad ogni angolo si possono ascoltare le chiacchiere dei personaggi nelle vicinanze, ma soprattutto ci sono palazzi, persone e veicoli realizzati con perizia, con un aspetto credibile e naturale. In poche parole, è tutto molto bello.

Il Mafia Engine usato per questa Definitive Edition è una versione aggiornata del motore proprietario di Hangar 13, simile a quello utilizzato per Mafia III uscito nel 2016. Non è un caso, dunque, che le animazioni di Tommy Angelo e degli altri personaggi ricordino molto quelle di Lincoln Clay. L’interfaccia a schermo ha una chiara parentela con quella di Mafia III, anche se ha ripreso l’estetica del Mafia originale, molto più minimale.

I vari quartieri della città sono stati molto migliorati: ora presentano una caratterizzazione più netta, che li rende subito riconoscibili. In particolare, Chinatown ha subito un corposo rifacimento ed ora mostra vicoletti pieni di negozi e banchetti con frutta e verdura. Tutti gli ambienti di gioco, sia interni che esterni, sono pieni di oggetti, elementi, dettagli: nelle cucine si trovano pentole, stoviglie e piatti lasciati sul tavolo, ma anche frutta, verdura, salami e tritacarne; nelle dispense ci sono vasetti, cassette, scatoloni, messi su ripiani contrassegnati da etichette; nei bagni e nelle camere da letto si vedono ogni sorta di suppellettili e accessori; ci sono anche foto e giornali coi quali si può interagire per guardare da vicino il contenuto. Tra l’altro, quasi tutti gli oggetti si possono spostare e distruggere. Anche le routine, le azioni e le animazioni degli NPC sono interessanti, fedeli, naturali: c’è la signora che pulisce davanti alla porta di casa, il macellaio che taglia la carne, il passante che chiacchiera mentre fuma una sigaretta. Il tutto contribuisce a creare una bella atmosfera, molto coinvolgente, molto anni 30.

Ma non vi ho ancora detto il meglio. Il lavoro di Hangar 13 si è concentrato in maniera ossessiva sui materiali, sull’illuminazione e sui riflessi. Sono questi elementi che alzano il livello di qualità della grafica di Mafia Definitive Edition, davvero spettacolare per certi aspetti. Sulla carrozzeria lucida delle auto, nelle pozzanghere a bordo strada, sulle vetrine dei negozi e ovunque sia possibile si riflettono gli edifici e le luci della città. Quando cala la notte e le strade si svuotano, le luci al neon delle insegne colorano il cielo d’arcobaleno. Le condizioni climatiche cambiano e danno ancora più realisticità: le strade di campagna diventano percorsi fangosi con la pioggia, oppure sprigionano nuvole di polvere quando c’è il sole. In alcuni ambienti si nota del pulviscolo in sospensione, mentre nei parchetti e nei boschi c’è quasi sempre del fogliame che cade.

Ovviamente non mancano bug e piccoli problemi grafici. Il più strano che ho trovato – e che ricordo anche con Mafia II e III – è l’alone che appare intorno ad alcuni oggetti e personaggi. Probabilmente è una sorta di glitch interno al motore stesso, ma per fortuna non compromette troppo l’esperienza di gioco.

Insomma, forse il Mafia Engine non è il migliore sulla piazza, ma sa farsi rispettare. La qualità dell’illuminazione è altissima, le animazioni dei personaggi sono molto naturali, i volti nelle cut-scene sono davvero espressivi, grazie anche al grande lavoro di motion capture fatto con attori reali. E questo, per fortuna, non incide troppo sulle prestazioni: abbiamo giocato su PC sia con un sistema di fascia bassa che uno di fascia alta, ottenendo sempre un’ottima giocabilità. Faccio qualche esempio: con una NVIDIA GTX 1060 potete giocare a dettagli alti senza mai scendere sotto ai 60 fps, mentre con una RTX 2070 Super andate tranquillamente in 2K con tutti i settaggi grafici al massimo. Attenzione, non sto dicendo che sia un gioco leggero, ma non è certamente un mattone come un Red Dead Redemption 2 o un Assassin’s Creed Odyssey.

Trama e fedeltà all’originale

Il fattore che ha reso Mafia: The City of Lost Heaven un vero capolavoro, un gioco memorabile, è certamente la sua trama. Ed è su questo punto che Mafia Definitive Edition ha una mancanza di rispetto. Non grave, ma evidente. La trama del remake segue in maniera abbastanza fedele quella del gioco originale, con le stesse missioni – alcune hanno nomi diversi – e gli stessi personaggi, ma ci sono tanti cambiamenti, piccoli e grandi, che vanno a cambiare un po’ il senso del racconto, lo sporcano e lo rendono meno autentico.

Difficile parlare di trama senza fare spoiler, quindi mi limiterò a parlare di qualche personaggio o di alcune situazioni specifiche. Ad esempio il protagonista, Tommy, nel Mafia originale sembrava più ingenuo e riflessivo, mentre in questo remake appare un gangster già dall’inizio, si fa meno scrupoli e forse è anche più crudele. La scena all’Hotel Corleone con Michelle, quella all’aeroporto con Frank e quella con Sergio Morello al porto sono molto diverse dai corrispettivi del 2002. La maggior parte delle cut-scene e degli intermezzi sono stati modificati, probabilmente per dare un taglio più cinematografico. Ma la palma di “personaggio più stravolto” se la merita Sarah, che in questo remake è praticamente un’altra persona rispetto al primo Mafia: ha un carattere molto più forte, è una donna più vissuta, più ironica e meno delicata. Nella Definitive Edition Sarah è un personaggio centrale, occupa un ruolo molto più importante.

Sia chiaro, le cut-scene sono tutte molto belle e recitate in maniera sopraffina. Per certi versi sembra di guardare un film o una serie TV sul mondo criminale. Il livello dell’impianto scenico è davvero molto alto. L’impressione generale è che però la trama scorra un po’ più velocemente rispetto al gioco originale, come se ci fosse meno tempo per ragionare sulle parole e sulle azioni dei personaggi. Tutto appare più politicamente corretto, anche e soprattutto i dettagli: non si ammazzano più gli animali, le scene scabrose sono meno scabrose, ci sono meno discussioni su politica, legge, etica, morale. Quest’ultima caratteristica è sicuramente quella che più mi ha lasciato perplesso, perché va a manipolare un po’ il lascito della messa in scena originale.

Il primo Mafia, l’originale, era una storia di redenzione, una riflessione profonda su ciò che è giusto e ciò che non lo è, su quello che si può ottenere e quello che si può perdere nella vita, sul costo da pagare per ogni azione intrapresa. Durante i discorsi con l’agente Norman al bar si affrontavano tematiche molto delicate, ed erano parti fondamentali per immergersi davvero nella trama. Vere e proprie lezioni di vita, al di là del gioco. Tutto questo, in Mafia Definitive Edition, si è un po’ perso, come annacquato in un fiume di parole che suonano diverse, meno autentiche. La voglia di rendere tutto più scenografico ha forse banalizzato la storia di Tommy, lo ha reso un personaggio più stereotipato, ha limato quegli spigoli che lo rendevano credibile. Un demerito da non sottovalutare.

Piccole mancanze nostalgiche

Probabilmente vi sarete accorti delle note di nostalgia con cui ho puntellato l’intera recensione. Un riflesso incondizionato, visto l’amore sconsiderato che nutro per Mafia: The City of Lost Heaven, quello del 2002. Prima delle conclusioni finali, voglio quindi raccontarvi alcune delle differenze che più mi hanno stupito tra l’originale e questa Definitive Edition. Forse solo i giocatori più maturi mi capiranno, ma è giusto che tutti sappiano.

Se vi aspettate di riascoltare la sinuosa voce di Claudio Moneta che interpreta il ruolo di Tommy Angelo, rimarrete delusi. La Definitive Edition ha subito un enorme lavoro di adattamento e localizzazione nelle principali lingue del mondo, e per fortuna tra queste c’è anche l’italiano, ma il doppiaggio dell’originale non è stato conservato. Esattamente come per i volti, anche le voci sono completamente diverse rispetto alla versione del 2002. Purtroppo non si poteva fare altrimenti: come detto, molte cut-scene sono state modificate e i dialoghi sono completamente diversi, per questo servivano nuovi doppiatori. Per fortuna il lavoro svolto sia in inglese che in italiano è eccellente, quindi non ci si può lamentare troppo. E sì, anche qui i personaggi parlano con un bell’accento siciliano: non troppo fedele, ma molto caratteristico.

Manca completamente la meccanica dell’imparare a scassinare le auto. Già dall’inizio è possibile scassinare qualsiasi cosa e questo è un brutto colpo per i nostalgici. Nel Mafia del 2002 si doveva imparare a scassinare ogni auto, modello dopo modello, cosa che aggiungeva un ulteriore livello di sfida per il giocatore. I nostri “maestri dello scasso” erano i due meccanici Ralphie e Luca Bertone, che purtroppo nella Definitive Edition sono quasi inutili. Tra l’altro, il buon Bertone ha anche cambiato nome: nella versione 2020 si chiama Lucas, con una “s” in più. Perché? Non si sa.

Come già detto in precedenza, non è stata inclusa la modalità A tutto gas, quindi mancano anche molti dei relativi veicoli. Alcuni si possono trovare comunque in Fatti un giro, come ad esempio la celebre Crazy Horse, che si sblocca con una piccola missione speciale.

Alcune azioni opzionali da fare in città sono state rimosse: una su tutte, la possibilità di utilizzare la metro di superficie. Mancano anche alcuni personaggi e situazioni all’interno della trama, come l’armaiolo dal quale ci conduceva Paulie poco prima delle missioni finali. Inoltre, è stata modificata anche una delle scene più famose del gioco, quella a casa di Sarah – qualcuno mi capirà – subito dopo la missione della gara all’autodromo. Un peccato.

Il peccato più grande, però, è la totale mancanza delle musiche del gioco originale. E questa, mi dispiace, ma proprio non posso perdonarla. La colonna sonora di Mafia: The City of Lost Heaven era – ed è tutt’oggi – una delle migliori in assoluto mai sentite in un videogame. Le canzoni di Django Reinhardt, The Mills Brothers, Louis Prima ed altri grandi artisti dell’epoca erano una compagnia perfetta mentre si guidava per le strade di Lost Heaven, una parte fondamentale dell’esperienza di gioco. Sono state sostituite con altri pezzi nello stile dell’epoca, ma il risultato non è minimamente comparabile. L’ho detto, lo ripeto: è una mancanza imperdonabile, una macchia sulla carriera di Hangar 13. Per ripicca, metto a questo link una playlist con tutte le canzoni di Mafia del 2002, in modo che anche voi possiate goderne ancora.

Per fortuna è stato mantenuto il tema sonoro di Mafia, riarrangiato con l’orchestra e reso ancora più maestoso. Almeno quello non delude. Ci sono poi due stazioni radio che trasmettono non solo musica, ma anche radiogiornali, cronache di partite di baseball e altri programmi parlati. Un’aggiunta carina, almeno questa, anche se i discorsi sono solo in lingua inglese. 

9.0

Giudizio Finale

Recensione Mafia Definitive Edition Giudizio FinaleMafia Definitive Edition può essere giudicato sotto due punti di vista differenti. Da una parte ci sono i nuovi giocatori, quelli che non hanno mai visto l’originale. Per loro questo titolo è una manna dal cielo, un’occasione unica: ci si può immergere nell’atmosfera degli anni 30 ricreata molto fedelmente, si può vivere un’avventura emozionante e divertirsi con un gameplay ben fatto, sempre dinamico e coinvolgente. Ed è anche un’avventura lineare, più unica che rara in un’epoca di game as a service come quella che stiamo vivendo. Qui non ci sono distrazioni, c’è solo una trama da seguire, missione dopo missione: è tutta ciccia.

Dall’altra parte c’è, però, anche la minuscola nicchia dei vecchi nostalgici, come me. Se conoscete a memoria ogni singola cut-scene del gioco originale, se avete ancora in testa i motivetti di Django Reinhardt e le preziose dissertazioni tra l’agente Norman e Tommy, proverete un piccolo e fastidioso senso di delusione con questa Definitive Edition. Non per l’aspetto grafico, che è sublime, e nemmeno per la giocabilità o lo sviluppo delle missioni, ma solo perché il Mafia del 2002 e quello del 2020 sono due giochi diversi, nonostante tutto.

Mafia: The City of Lost Heaven era una piccola perla in un mondo che stava iniziando a scoprire solo allora il vero potere narrativo dei videogiochi. Considerate che è uscito nel 2002, appena un anno dopo GTA III e ben prima di grandi titoli come BioShock, Mass Effect, Assassin’s Creed, Portal, Half-Life 2, The Elder Scrolls III: Morrowind, Red Dead Redemption. È stato un precursore, ha insegnato a tutti cosa vuol dire fare un gioco con una storia all’altezza del Cinema, quello vero, con personaggi leggendari e un’ambientazione credibile. Se ancora oggi ci sono molti nostalgici di tutto questo, se 2K Games ha deciso di farne un remake, il merito è proprio di queste piccole cose.

Mafia Definitive Edition ha dovuto necessariamente concedersi delle licenze, sia con la trama che col gameplay, in modo da accontentare un pubblico moderno, più ampio e abituato a videogiocare a tutto. Ha preso un copione ed ha cercato di rimetterlo in scena, adattandolo un po’ ai gusti del nuovo tempo, cercando di conservarne lo spirito originario. Non ci è riuscito fino in fondo, ma il risultato è comunque ottimo, c’è poco da dire. Anche se è forse l’opposto di quello che dovrebbe essere un titolo next-gen, sa far battere il cuore del giocatore come pochi altri titoli. E questo vale moltissimo.

La differenza tra i due Mafia sta nelle piccole cose. Ma sono le piccole cose che fanno i grandi giochi. Mafia Definitive Edition è spettacolare, ma ha meno cuore, meno amore per la riflessione, meno rispetto per i personaggi e per le vicende narrate. E sì, in fondo è sempre una questione di rispetto, quel pizzico di rispetto che manca per renderlo un vero capolavoro.

PRO CONTRO
  • Atmosfera eccezionale
  • Grafica di altissimo livello
  • Trama fedele all’originale
  • Gameplay divertente e dinamico
  • Non ci sono le musiche dell’originale
  • Piccoli cambiamenti nel senso della trama
  • Mancano alcune modalità e possibilità in città

Mafia Definitive Edition – Trailer

Mafia Definitive Edition – Screenshot

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  • Complimenti per la recensione.
    Io appartengo ai nostalgici ma non potrei mai non averlo.

  • computers

    Cosa possiamo dire tutti, è più di un ottima recensione è spettacolare, non ho mai giocato al primo Mafia pensavo e giocavo ad altro, andavo matto per quelli in prima persona cmq, ho scoperto Mafia dal secondo capitolo. Mi ero divertito un mondo, ora che ce l’ho passerò delle ore stupende con Mafia poi ascolterò le musiche originali del gioco del 2002. Grazie.

  • Sebb5

    La modalità A tutto gas non c’è perché è stata integrata nella modalità Fatti un giro, lo ha dichiarato Hangar 13 stessa, e anche nel corso della recensione è stato intuito ma non capito, come la parentesi sulla Crazy Horse ancora presente nella remastered.
    Piccola nota, un’altra differenza sostanziale sono i quartieri che sono tutti esplorabili fin da subito, quando nell’originale alcuni diventavano accessibili solo ad un certo punto della trama (come Chinatown, per esempio). Detto ciò, affinché tutto resti così com’è è necessario che tutto cambi, e per questo da appassionato del primo Mafia sono felice di questa remastered, una copia carbone l’avrei accettata ma questo remake è comunque godibile; spero solo che ritornino di moda gli anni 30, con qualche gioco in più in quell’epoca!

    • Vezio

      Hai fatto benissimo a chiarire alcuni punti. Per quanto riguarda la modalità “A tutto gas” integrata in “Fatti un giro” avevo intuito che potesse essere così ma non avevo conferme a riguardo, quindi non l’ho scritto esplicitamente nella recensione.
      Tra l’altro, sono andato a cercare le “auto nascoste” nei luoghi in cui erano messe nell’originale “A tutto gas” ma non le ho trovate, quindi immagino che sia una cosa un po’ diversa. Mi informerò nei prossimi giorni e nel caso aggiornerò la recensione. 🙂

  • Christian Torchia

    Cavoli, potrei aver scritto io questa recensione (premetto che non ho ancora giocato questo titolo), ma è caratterizzata dalle stesse note di nostalgia che mi avrebbero colto se fossi stato al posto dell’autore… Effettivamente sono proprio uno di quelli che conosce a memoria le cutscene e i dialoghi del gioco originale, che non a caso ho ancora installato sul mio PC (lo “travaso” come una pianta a ogni upgrade) e sapevo che non sarebbero riusciti a fare TUTTO perfetto come nell’originale… Sapevo che avrei dovuto mettermi l’anima in pace sul discorso doppiaggio, d’altra parte sono passati parecchi anni, ma sulla colonna sonora non transigo! Ero un ragazzo e mi ha fatto avvicinare al grande Django e al ragtime, che prima nemmeno conoscevo… Peccato, ma lo prenderò per rispetto e perché voglio farlo conoscere alla mia ragazza, ci giocheremo insieme sulla PS4, sperando sia una buona versione. Grazie della recensione, so tutto quello che volevo sapere… Spiace solo che forse il finale non sarà così struggente se queste sono le premesse su cui hanno basato questo titolo: tutto in linea con quello che sta facendo Hollywood comunque: i contenuti nei blockbuster mancano ormai, si punta tutto sulla scenograficità, anche nei remakereboot vari…. ci salvano solo le serie tv.

    • Vezio

      Ti ringrazio per i complimenti alla recensione e sono d’accordo con te sul discorso Hollywoo, è una tendenza che ho notato anch’io negli ultimi anni.