6.0

Recensione Maneater: non fate arrabbiare lo squalo!

Giorgio Palmieri

Recensione Maneater

Maneater esce in procinto dell’estate, mentre fuori l’aria diventa sempre più calda e il mare chiama a sé. Non esiste momento migliore, insomma: del resto, è un gioco in cui si impersona uno squalo.

Editore Tripwire Interactive, Deep Silver
Sviluppatore Tripwire Interactive, Blindside Interactive
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows | Nintendo Switch (prossimamente)
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano

Non che vestire i panni di un grosso pesce dai denti aguzzi sia l’emblema della spensieratezza più assoluta, altroché, ma pensarlo in chiave videoludica lo è sicuramente. Maneater infatti ha rievocato un bellissimo ricordo, quando da giovani avevamo il naso incollato su quel Jaws Unleashed che andava a sfamare gli appassionati della rispettiva saga cinematografica.

L’avventura marina di Tripwire Interactive, però, si spinge oltre. Prende la struttura dei giochi d’azione moderni, quelli a mondo aperto e ripieni di contaminazioni ruolistiche, e la declina nel linguaggio acquatico: i nemici sono i pesci e i predatori, i punti esperienza diventano le sostanze nutritive, mentre l’equipaggiamento è vincolato alla sconfitta di precisi umani armati di fiocine. Quel che ne viene fuori è un’idea fresca, vincente per certi versi, riconoscibile – vista la chiara derivazione – ma rara, anzi, unica nel panorama odierno.

La premessa narrativa vede consumarsi una rivalità tra lo squalo protagonista e un pescatore assai gradasso, nata da una scintilla azzeccata che non vogliamo anticiparvi. Peccato che lo sviluppo sia affidato ad una piccola manciata di cinematiche, per poi affidare il resto ad un narratore pungente che racconterà la vicenda come se fosse una sorta di documentario. Chiaro è che lo scopo è mangiarsi quel pescatore sino all’ultimo dito del piede, ma, prima di raggiungerlo, bisognerà crescere ed evolversi a modo, perché inizialmente il pescecane sarà solo un giovane predatore, certamente temibile, ma non abbastanza da poter mettere fuori gioco uno dei cacciatori di squali più noti della scena.

L’avventura parte con il piede giusto lanciandovi in uno scenario marino, diviso in macro-aree, all’interno delle quali vi sarà chiesto di compiere degli obiettivi specifici, che culminano con un combattimento contro il predatore di turno, per poi passare alla zona successiva, ciascuna collegata da punti di controllo, sotto forma di grotte. Lo squalo protagonista può mordere, tirare un colpo di coda, balzare fuori dall’acqua, schivare e persino attivare un paio di abilità, cioè un sonar e una super-caricata diversa a seconda del set equipaggiato. Poche interazioni che consentono, tuttavia, di comporre qualche combinazione esaltante: agguantare una preda, schizzare fuori e scagliarla in aria con una codata in pieno petto è forse la parte più divertente di tutto Maneater.

Purtroppo, i problemi, o meglio, i limiti della produzione di Tripwire Interactive vengono a galla immediatamente, in quanto il gioco è inficiato da una telecamera che sporca l’intera esperienza. Inchiodata alla pinna dello squalo, si rivela incapace di valorizzare buona parte delle sequenze di azione, limitando il tutto ad una selvaggia pressione del tasto d’attacco nella speranza che il nemico venga sconfitto prima di voi. In teoria bisognerebbe schivare i colpi in arrivo, ma dover ogni volta riposizionare la camera per inquadrare i velocissimi movimenti degli avversari marini – e dello stesso pescecane – disorienta la leggibilità dello scontro. Anche i controlli non si legano al meglio con l’angolo di visuale, con un aggancio dell’obiettivo spesso scivoloso.

Le lotte però sanno gasare, specie contro gli umani: irrompere nel bel mezzo di una festa in piscina, distruggere un peschereccio e sorprendere alle spalle un sommozzatore sono tutti i piaceri che ogni squalo vorrebbe inconsciamente vivere, e che Maneater traduce bene in salsa digitale visiva, se non fosse per quella maledetta telecamera assolutamente pessima nel saper gestire e seguire l’azione.

Tra l’altro, la magia svanisce non appena ci si rende contro che la varietà delle missioni è ridotta all’osso. L’intero gioco si basa sul completamento di semplici uccisioni numeriche (uccidi tot cernie, umani, foche, alligatori, pesci gatto, ecc) e sui soliti punti di interesse da raggiungere, una parte dei quali nasconde dei forzieri. Si sarebbe potuto fare molto di più: per dire, anche solo delle gare a tempo sfruttando la mobilità dello squalo le avremmo gradite. Il tutto lo si fa per otto ore, in cui non si fa altro che ripetere le medesime missioni, ma in ambienti diversi.

A proposito di ricompense: la distribuzione dei potenziamenti non convince. L’accumulo di risorse avviene sconfiggendo i nemici, e queste possono essere impiegate per potenziare la dotazione dello squalo, cioè abilità passive e set d’armatura. Il problema è che non solo gli equipaggiamenti sono presenti in quantità davvero scarna, ma, in più, l’acquisizione lascia a desiderare. Buona parte la si guadagna semplicemente sconfiggendo umani, in quantità industriale, allo scopo di riempire un indicatore, che poi farà apparire un banalissimo boss: ce ne sono dieci in totale e si fa fatica a trovare differenze sostanziali l’uno dall’altro, eccetto nell’estetica. Peccato, perché l’idea dei set di equipaggiamento ha guizzi interessanti negli effetti: ce n’è uno, utilissimo e nostro preferito, che consente di aggiungere un danno extra ogni volta che si esegue una schivata.

L’aspetto migliore della progressione, tuttavia, è vedere il proprio squalo evolversi e diventare sempre più potente, un aspetto legato ovviamente alla canonica barra di esperienza, la quale si riempie a prescindere dall’attività eseguita: un effetto che riusciva a comunicare bene un titolo come Crackdown, e che anche Maneater cerca di dare a suo modo.

Infine, il disegno dei livelli è nella media, e stupisce il fatto che sia stata data più importanza agli esterni che ai fondali marini: i grattacieli e le strutture artificiali regalano davvero degli scorci belli, colorati, vivaci, mentre i fondali risultano gradevoli ma poco carismatici, rinchiusi in un’inspiegabile linea d’orizzonte ridotta. La mole poligonale è altalenante, con una resa scarna degli umani ma piacevole per pesci e ambienti, seppur lontana dagli standard di oggi, specie se si guarda la fluidità, che talvolta si perde in alcuni impuntamenti su PS4 Pro. Buono invece tutto ciò che concerne l’audio, in special modo l’effettistica: gli impatti, i morsi, le urla dei bagnanti, si vede che è stata applicata una certa cura nei particolari.

6.0

Giudizio Finale

Maneater sarebbe potuto essere un grande esponente del divertimento senza pensieri, se solo si fosse data più importanza ai controlli, alla telecamera e alla stesura delle missioni, eccessivamente simili tra loro. Ora come ora è un titolo che si rivolge solo a quell’utenza consapevole, che già conosce i limiti della produzione ancor prima di metterci le mani sopra. Aspettiamo un seguito che possa coltivare al meglio la base appena messa sul piatto.

PRO CONTRO
  • Fresco, unico
  • A tratti esaltante
  • Evoluzioni dello squalo stimolanti…
  • … con pochi potenziamenti mal distribuiti
  • Missioni scheletriche
  • Telecamera da riscrivere

Trailer

Screenshot

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