MediEvil su PS4 è un restauro dovuto. E scusate se è poco (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione MediEvil – Si dice che i videogiochi di un tempo fossero migliori, che avessero quella magia mancante in quelli odierni. Non siamo poi così d’accordo: non sono i videogiochi ad essere diversi, ma lo siamo noi. Siamo più esigenti, più critici, siamo cresciuti. Del resto, la nostalgia alle volte gioca brutti scherzi e, se si guarda la situazione con occhio analitico, ci si rende conto di quanta varietà di videogiochi ci sia ora, soprattutto se si sviscera il panorama indipendente. Eppure, nonostante il disaccordo, giocando al rifacimento di MediEvil, è impossibile non ammettere la grandiosità dei classici del videogioco. Ecco la nostra recensione, nella speranza che, prima o poi, venga annunciato anche il restauro del secondo capitolo.

Editore Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore Other Ocean Interactive, SCE Cambridge Studio
Piattaforme PS4
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 29,99€

Video Recensione MediEvil

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Resuscitato, ancora una volta

MediEvil è una fetta di storia videoludica e questo restauro vuole renderle omaggio. Un’avventura che ingloba dentro di sé combattimenti, enigmi, fasi di salto e una delle trame di redenzione più note del panorama. Tanti anni fa, nel regno di Gallowmere, si consumò una guerra devastante contro il malvagio Zarok, in cui Sir Daniel Fortesque morì per primo e nella maniera meno onorevole dell’universo: cadde in battaglia colpito da una freccia in un occhio. Non poté quindi accedere al Salone degli Eroi, il Valhalla in MediEvil, ma gli fu offerta una seconda possibilità cento anni dopo la sua morte, per mettere fine al regno di terrore di Zarok e per guadagnarsi l’entrata nell’olimpo dei valorosi. L’unico inghippo? La resurrezione lo privò della pelle, trasformandolo di fatto in uno scheletro mugugnante.

Sono passati più di vent’anni da quella primissima avventura del mitico Sin Dan, la quale, invero, ha ricevuto già una sorta di rifacimento. Prendeva il nome di MediEvil Resurrection, uscì per PlayStation Portabile nel 2005 e subì un’operazione di taglia e cuci che ne aveva decurtato i contenuti. La fatica di Other Ocean, invece, si preoccupa di riportare tutto il primo capitolo nella sua totale interezza, con una veste grafica ricostruita da zero: la riprogettazione dei livelli gode di un amore che non faticherete a trovare negli anfratti del regno di Gallowmere.

Il lato estetico mantiene una certa fedeltà alle radici dell’opera, ma ne stravolge completamente il livello di dettaglio. Aggiunge varietà alle tonalità cromatiche che danno linfa vitale ad ambientazioni che prima abusavano troppo delle tinte unite. Il chiarore di luna, le candele e i falò creano un’illuminazione che dà valore ai modelli tridimensionali moderni e ai materiali completamente rinnovati, capaci di rinvigorire un’atmosfera che racconta un universo delizioso, fatto di medioevo, fantasy e non morti, ispirato al tratto di Tim Burton.

La gola delle zucche con i suoi ortaggi infuriati; il villaggio addormentato, pieno di gente buona divenuta cattiva a causa di Zarok, e che, dunque, fareste meglio a risparmiare per fare gli eroi; il parco del manicomio, con il labirinto e gli indovinelli: come dimenticarsi del mausoleo in cima alla collina o del demone della vetrata dal cuore fragile. Insomma, ogni livello ha una storia a sé: parte da una piccola idea che si sviluppa poi con una messa in scena che all’epoca era incredibile, e che tutt’oggi sorprende in termini creativi e di varietà di situazioni.

Buona anche la ricostruzione del Salone degli Eroi, la stanza nella quale giacciono i guerrieri valorosi caduti nella guerra di cento anni fa, affamati di calici dorati. Ogni livello ne contiene uno, che va riempito abbattendo i nemici dotati di un’anima: dopodiché basterà raccoglierlo e portarlo alla sala, dove gli eroi contribuiranno alla causa donandovi nuove armi e potenziamenti ad ogni calice ottenuto. Le personalità sono troppo simpatiche, si prendono gioco della morte del povero Fortesque, ma altre credono sia morto da vero eroe: quanto vorremmo un terzo capitolo che possa averli tutti come personaggi principali!

Tuttavia, l’ossatura di gioco è rimasta invariata e porta sul groppone gli anni di meccaniche già ai tempi non perfette. I combattimenti peccano di peso e risultano scivolosi, legati ad una telecamera che, seppur rinnovata, continua ad essere spigolosa, oltre che molto sensibile agli stimoli esterni. Benché ora sia possibile muovere la visuale liberamente in certi frangenti, cosa che era impossibile fare in passato, purtroppo non riesce sempre a catturare l’azione come invece dovrebbe. Aiutarsi con la visuale a mezzo busto, attivabile con il grilletto sinistro, è un imperativo per aumentare la comodità. Peraltro, la difficoltà subisce un innalzamento dopo le prime fasi, che avrebbero beneficiato dell’introduzione di alcuni punti di controllo, perché, ogni volta che si perde la vita, bisogna ricominciare il livello daccapo: scelta anacronistica di questi tempi, anche se titoli odierni ci hanno inflitto punizioni ben peggiori.

La conta poligonale, poi, non raggiunge le vette di altri rifacimenti. Lo si nota soprattutto in più di un paio di ambienti, dove i fondali non godono di un dettaglio impressionante. Come se non bastasse, le collisioni talvolta fanno incastrare il personaggio negli elementi dello scenario, e le animazioni non vantano sempre quella cura maniacale che ci si aspetta da un restauro di un classico. Con ciò, il rifacimento è una delizia per gli occhi ed è uno dei pochi che può fregiarsi di aver quantomeno provato a toccare simultaneamente il traguardo dei 4K/60fps su PS4 Pro. Malgrado il coraggio, la fluidità singhiozza in più di qualche occasione quando le cose si fanno caotiche. Nulla di troppo drastico, e presumiamo che sia in dirittura di arrivo un aggiornamento per il lancio: sarebbe bello raggiungere una totale stabilità.

Per quanto riguarda il sonoro, i suoni sono stati completamente rinnovati, eppure preferivamo le controparti originali a questi più realistici, a onor del vero. Discorso diverso per le musiche, dove gli effetti orchestrali riprodotti al sintetizzatore del ‘98 sono stati rivisti e sostituiti dai reali strumenti dell’Orchestra Sinfonica di Praga: il risultato è incantevole. L’audio poi conserva il doppiaggio in italiano dell’epoca, totalmente fuori dalle righe ma che continuiamo ad apprezzare per la sua bizzarria. Bisogna però scendere a patti con una sincronizzazione labiale lontana dalla perfezione, osservabile però raramente in atto. In realtà, come vi avevamo già anticipato nell’anteprima, alcune voci sono cambiate, tra cui quella del narratore, che nel rifacimento è di Elisabetta Cesone, la Gaia di God of War, per via di motivazioni legate all’introduzione di nuovi testi da leggere.

8.0

Giudizio Finale

Recensione MediEvil – Giudizio Finale – I pochi poligoni della prima PlayStation contribuivano a definire una sorta di alone misterioso che adesso non c’è più, ma vedere il mondo di MediEvil nella lente moderna fa rizzare i peli dall’emozione. Sarà pur rinato con una nuova veste, ma sotto quell’abito c’è ancora l’avventura straordinaria di più di vent’anni fa. Il lavoro di restauro non raggiunge il podio dei migliori rifacimento grafici, che comunque si difende con le unghie e con i denti: colori più accesi, materiali più vari, modelli più vivi, sottolineano che la magia di Gallowmere è più viva che mai.

PRO CONTRO
  • Ricostruzione grafica fedele alle origini…
  • Telecamera ripensata e potenziata…
  • Atmosfera inconfondibile, eccezionale
  • Tutt’ora sorprendente nella varietà di situazioni
  • … ma altalenante in alcuni aspetti
  • … eppure sempre troppo anarchica
  • Assenza di punti di controllo
  • Fluidità non sempre stabile

Trailer

Screenshot