Metro Exodus, ancora più ambizioso, ancora più bello e… ancora più divertente? (recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione Metro Exodus – Dio benedica i single-player! In un mondo videoludico sempre più dominato dai Battle Royale, dai giochi alla The Division 2 o alla Anthem, Metro Exodus è una vera ventata di freschezza. A distanza di sei anni dal secondo capitolo ci ricaliamo nuovamente nei panni di Artyom, il personaggio principale della saga videoludica e letteraria, visto che tutto l’universo di Metro scaturisce dalla penna di Dmitry Alexeevich Glukhovsky.

Exodus si riallaccia agli eventi e ai personaggi dei precedenti capitoli, proponendoci un’avventura nuova di zecca che ci porterà fuori dai confini di Mosca. Quali insidie troverà Artyom nel mondo post-apocalittico? Come si sono evoluti il gameplay e il comparto tecnico? Riuscirà ad essere più divertente dei suoi predecessori? Scopriamolo insieme!

Editore Deep Silver
Sviluppatore 4A Games
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Story-driven FPS
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano

Video Recensione Metro Exodus

La nostra video recensione di Metro Exodus è realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PC e va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi. Buona visione!

Metro Exodus? Train Exodus!

Artyom ha un chiodo fisso: scoprire cosa si trova al di fuori dei confini di Mosca. Il nostro eroe si avventura spesso in superficie, accompagnato dalla sua fida maschera antigas, da quanto serve per tenere a bada eventuali mutanti e da una radio con cui cercare un segnale, con cui cercare qualcuno che sia sopravvissuto al di fuori della capitale russa. Il teatro è il solito dei precedenti capitoli: l’anno è il 2036 (sono passati 3 anni da Metro 2033) e ad accoglierci troviamo un mondo post-apocalittico in cui le armi atomiche hanno cambiato per sempre il volto della superficie. Ma non è possibile che tutto ciò che rimane della vita sulla Terra sia riunita sotto la metropolitana di Mosca: ci deve essere qualcos’altro, e Artyom, a costo della sua vita, deve trovarlo.

Sta di fatto che dopo una rocambolesca serie di eventi Artyom, la moglie Anna e gli Spartani capitanati dal colonnello Miller (il padre di Anna) si troveranno a bordo di una locomotiva diretti proprio al di fuori dei confini di Mosca, verso la catena montuosa degli Urali. Non vogliamo svelarvi di più sulla storia perché di fatto Metro Exodus è uno story-driven FPS, e proprio la storia, le sue sfaccettature e la sua evoluzione è tra i punti di forza del gioco. E anche il mondo stavolta è tra i protagonisti indiscussi. Questo nuovo capitolo abbandona in parte le ambientazioni più anguste e soffocanti della metro di Mosca per proporci un mondo più vivo, che si evolve in orizzontale e in verticale, contaminato, si fa per dire, da dinamiche open world che lo valorizzano e lo rendono anche più dispersivo.

Ci troveremo quindi ad affrontare vari ambienti, dalle palazzine diroccate ai bunker sotterranei, la maggior parte dei quali realizzati con una cura maniacale (il level design di alcuni è davvero al top), passando per la superficie, affrontando tutta la nuova, pericolosissima fauna mutata che caratterizza il mondo di Metro. E proprio il “mondo di sopra” ci offrirà scorci differenti a seconda del punto della storia in cui ci troviamo. La campagna si dipana lungo un anno e ci troveremo ad affrontare tutte le stagioni, dall’inverno nucleare di Mosca all’estate, il che ci introduce ad altre novità interessanti. Il mondo di gioco è caratterizzato anche da un ciclo giorno/notte e da condizioni meteo variabili. Non si tratta di un mero abbellimento che ci si aspetterebbe da un capitolo che vira, in parte, verso l’open world.

Il ciclo giorno/notte è fondamentale per il nostro approccio al gioco. Durante le primissime ore sono i personaggi stessi a darci suggerimenti in merito. Affrontare il tutto con la luce del sole ci porterà a scontrarci prevalentemente con avversari umani, che invece durante la notte preferiranno stare al riparo o comunque in posti di guardia facilmente individuabili grazie a fonti di luce. Viaggiare di notte quindi significherà avere meno a che fare con eventuali ronde o guardie umane, ma d’altro canto chissà quali mutazioni imperversano senza la luce del sole! A tal proposito, sparsi per il mondo di gioco ci sono dei rest point, delle case sicure che offrono un giaciglio dove riposare e far passare le ore nel caso vogliate avventurarvi di giorno o di notte e un utilissimo banco da lavoro.

Ciò ci introduce ad un’altra dinamica essenziale di Metro, il crafting. Artyom deve continuamente dare la caccia a nuovi materiali per produrre munizioni, armi secondarie quali coltelli da lancio e molotov. Una munizione in più può salvarvi la vita, ed è una regola d’oro che Exodus eredita dai suoi predecessori. Ci sono anche armi le cui munizioni possono essere prodotte in qualsiasi momento: imparerete ad amarle, perché vi salveranno la vita in più di un’occasione. Tramite il banco da lavoro e uno speciale zaino che Artyom ha sempre in spalla, il giocatore interagisce con il crafting e con tutta un’altra serie di elementi. Potremo modificare le armi che portiamo con noi (3 in tutto) migliorandone le statistiche; apporteremo modifiche anche all’armatura di Artyom e, soprattutto, dovremo trattare con cura ogni singola attrezzatura a nostra disposizione. Le armi infatti vanno pulite accuratamente appena possibile, in modo da ridurre l’eventualità di inceppamento. Affezionarsi non servirà a nulla: dopo lungo tempo le armi si rovinano inesorabilmente, ed è meglio cambiarle e riapplicare i potenziamenti.

La maschera antigas, come accennavamo inizialmente, è indispensabile per la sopravvivenza, ma richiederà una certa manutenzione. Allontanandosi da Mosca troverete infatti molte situazioni in cui usarla. Avrete soltanto un certo numero di minuti di sopravvivenza prima di essere obbligati a cambiare i filtri, filtri che vanno prodotti negli appositi banchi da lavoro. Usarla quando non c’è necessità poi è sconsigliato, perché durante gli scontri a fuoco (e non solo) può danneggiarsi. Un foro nel vetro protettivo può portarvi rapidamente alla morte, e se non scovate un banco di lavoro al più presto per riparare le perdite vi obbligherà a caricare un salvataggio precedente. Ma le interazioni con l’equipaggiamento non si limitano alle sezioni di crafting. Il vetro della maschera antigas deve mantenersi pulito, e premendo un tasto vedrete Artyom pulirlo con un gesto del braccio. La torcia, vostra fida compagna in molte situazioni, non ha una carica infinita: dovrete fermarvi di tanto in tanto a ricaricarla grazie ad una sorta di dinamo. Occhio a rimanere senza nei momenti più concitati!

E ancora l’accendino, utile per vederci meglio al buio e soprattutto per bruciare le ragnatele; il contatore Geiger, che ci segnala quando è il caso di indossare la maschera; il tipico orologio della serie, la cui funzione cambia a seconda della situazione: insomma, un bel po’ di cose da utilizzare e da tenere di conto! Ma Metro Exodus, nonostante il crafting, gli oggetti e i miglioramenti delle armi, rimane un first person shooter nudo e crudo. La deriva verso la serie Fallout che si potrebbe intuire da alcune delle caratteristiche elencate finora è limitata ad alcuni punti. Il mondo di gioco, per quanto sposi dinamiche open, è comunque suddiviso in zone esplorabili solo in determinati frangenti del gioco. E andando avanti Artyom non diventa più forte o più veloce: ha sì una serie di vantaggi tattici dati ad esempio da un’armatura che permette di portare più munizioni o da una maggior gittata delle armi donate da particolari potenziamenti, ma non corre più veloce, non ha più vita e non può certo fermare il tempo per mirare con comodo.

Anzi, ci troviamo di fronte a difficoltà sempre maggiori, a nemici ostici che si organizzano in branchi (come nel caso di alcuni mutanti) o in squadre. E non mancano anche i jump scare! Bello quel cadavere da saccheggiare, vero? Potrebbe essere una trappola di una delle creature alate frutto delle varie mutazioni che vi attaccherà alle spalle alzandovi in volo, facendovi perdere 15 anni di vita e alcune pulsazioni. Persino orientarsi non è uno scherzo. Artyom può contare su una mappa, ma è praticamente solo un foglio che riproduce l’area in modo stilizzato dove sono segnati la posizione corrente e i punti di interesse, nulla più. Non si possono pingare zone dove dirigersi né tanto meno zoomare. Anche il diario è parco di dettagli: ascoltare i dialoghi diventa necessario, ed eventuali missioni secondarie (sì, ce ne sono) non hanno indicazioni particolari sulla mappa né sul diario.

E quindi, se Metro Exodus è a tutti gli effetti un FPS, come funzionano le dinamiche di shooting? Egregiamente in quasi tutte le occasioni. L’arsenale può contare su un discreto numero di armi, ma come già accennato sono le modifiche non solo a renderle più potenti ma a trasformarle. Non è un caso che si possa portare due esemplari della stessa arma con sé: grazie alle modifiche possono essere adattate a situazioni completamente diverse. Bella anche la fisicità delle armi stesse: alcune richiedono non solo la ricarica delle munizioni, ma anche altri generi di interazioni che richiedono tempo, un lusso che non sempre è possibile concedersi.

Ci sono altre meccaniche poi che ci fanno capire sin da subito come ogni combattimento richieda un certo approccio strategico. Correre troppo a lungo causa fiatone e batticuore, ma è soprattutto camminare all’indietro che svantaggia. Non è DOOM, il personaggio non corre a velocità folli in qualsiasi direzione: Artyom è un essere umano classico, e fuggire da qualcosa o qualcuno camminando all’indietro è semplicemente una brutta idea. Non c’è un sistema di coperture, sta a voi sfruttare ogni angolo o l’eventuale verticalità delle situazioni per sopravvivere agli scontri. Metro Exodus poi spinge più e più volte verso un approccio stealth. La maggior parte delle situazioni vi permette di abbattere i nemici con calma e in silenzio, ma dovrete fare attenzione ai rumori, alle luci e ad eventuali trappole. Ad aiutarci comunque c’è un indicatore al polso del protagonista, che ci permette di capire se siamo visibili o meno ai nemici. E l’approccio stealth va ad influire anche sulla storia, su alcuni dialoghi e sul finale.

Ogni singola azione (più o meno) sarà infatti “giudicata“: di fatto il finale dipende dalle scelte che si fanno e da come ci comportiamo nei confronti dei nemici umani. Molte volte, con un approccio stealth, potete optare per uccidere o stordire le vostre vittime. Alcuni persino si arrenderanno! Sta a voi decidere se macchiarvi di sangue, proiettandovi verso un finale “cattivo” o risparmiare quante più vite possibili in un mondo stroncato dal conflitto nucleare. Approfittiamo per dirvi che ci sono ben cinque livelli di difficoltà. Metro Exodus sa essere una vera e propria sfida, un survival a tutti gli effetti vista la scarsità di materiali (a difficoltà più alte) e i tanti avversari che si frappongono tra voi e i vari obiettivi. Di fatto molte delle situazioni ci pongono di fronte ad un sistema sandbox, lasciandoci libertà di scelta e appunto di approccio.

Abbiamo già detto molto, ma il comparto tecnico richiederebbe davvero un lungo approfondimento a sé stante. Gli sviluppatori stessi ci hanno inviato una guida dettagliatissima riguardo tutte le impostazioni grafiche della versione PC che abbiamo avuto modo di recensire. Purtroppo non abbiamo a disposizione una RTX con cui testare il Ray Tracing, ma i risultati ottenuti sono davvero sbalorditivi. E il bello è che il comparto grafico in certi momenti risulta sbalorditivo anche a dettagli Alti (c’è anche Ultra) su una modesta GTX 1060.

La luce che filtra nei palazzi privi di corrente ha un che di impressionante, idem dicasi per il sistema di ombre e di luci dinamiche causate dall’uso di torcia, accendino o altre fonti luminose che è possibile ammirare quando è buio. Anche i modelli dei personaggi e le loro animazioni sono più che soddisfacenti, ma non mancano dei difetti che di tanto in tanto si fanno notare. La neve ad esempio causa dei fenomeni di compenetrazione poligonale e la fisica ragdoll che entra in gioco quando i nemici si accasciano a terra è afflitta da problemi molto comuni, legati sempre alla compenetrazione o alle posizioni tutt’altro che realistiche causate magari da qualche ostacolo.

Rimane il fatto che Metro Exodus può vantare un comparto grafico che saprà lasciarvi a bocca aperta in più di un’occasione, e non possiamo che annoverarlo tra i pro del gioco. Da sottolineare poi la presenza di una modalità foto che vi permette in qualsiasi istante di catturare i momenti migliori, del supporto a NVIDIA Ansel e a NVIDIA Highlights, che salva in automatico le vostre kill migliori. Siamo certi che anche su console il gioco si difenda alla grande, ma se avete a disposizione un PC Gaming vi consigliamo caldamente di giocarlo lì. A completare il tutto un’ottima colonna sonora, tra cui spicca anche un nuovo mix del tema musicale di 28 giorni dopo (se non lo avete visto fatevi un favore e guardatelo), e un doppiaggio professionale in italiano. Il gioco è tradotto nella nostra lingua in ogni, singolo aspetto.

9.0

Giudizio Finale

Recensione Metro Exodus – Giudizio Finale – Siamo a conclusione e volendo ci sarebbero anche altri aspetti da sottolineare. Uno in particolare però ci sta a cuore: come comportarsi se non ci si è mai avvicinati alla saga? Metro Exodus è comunque godibilissimo, e nulla vi vieta di recuperare i precedenti capitoli grazie alla raccolta Metro Redux ancora disponibile per tutte le piattaforme (ve la cavate con 16€). È comunque sufficiente dare un’occhiata alla trama degli altri due capitoli per riuscire ad orientarsi in questa avventura che comunque si lascia alle spalle Mosca e la sua metropolitana per proporci ambientazioni e personaggi inediti.

Detto questo, Metro Exodus è un gran bel gioco single player, di quelli da avere e da giocare assolutamente se siete appassionati di first person shooter. Forse non ci saranno elementi particolarmente innovativi, ma le interazioni con l’equipaggiamento, la modifica delle armi e il mondo di gioco, ancora più vivo, imprevedibile e realizzato con un level design certosino, lo rendono un’esperienza che saprà impegnarvi a lungo. Questo anche grazie al suo grado di sfida che saprà mettervi in difficoltà non solo grazie agli scontri a fuoco ma anche grazie alle sue meccaniche survival. E se per caso aveste seguito anche i romanzi, sappiate che Metro Exodus potrebbe essere l’unico modo per sapere come finisce la storia Artyom. È però anche possibile che gli stessi fan della saga siano in parte delusi dalle novità: le ambientazioni claustrofobiche da esplorare non mancano, ma l’ampio respiro del mondo di gioco, più vasto che mai nella storia di Metro, potrebbe spaesare e magari mettere a disagio chi si aspettava qualcosa di più simile ai due precedenti capitoli.

PRO CONTRO
  • Un FPS con una sua identità
  • Mondo di gioco vibrante e variegato
  • Varietà di approcci alle situazioni proposte
  • Comparto tecnico incredibile
  • Completamente tradotto in italiano
  • Qualche difetto grafico qua e la
  • Sa essere punitivo, ma è nella sua natura
  • I cultori dei precedenti capitoli si troveranno di fronte a qualcosa di nuovo

Screenshot

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