Monkey King: Hero is Back – Un bel viaggio verso Ovest (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Monkey King: Hero is Back – Non conosciamo le dinamiche che hanno portato alla creazione di Monkey King: Hero is Back, tie-in dell’omonimo film d’animazione amatissimo in Cina e non così conosciuto dalle nostre parti. L’aspetto che solleva più dubbi? La pellicola risale al 2015 (da noi è uscita tre anni dopo), mentre il videogioco è appena approdato nei negozi. In ogni caso, questa è la nostra recensione.

Editore THQ Nordic, Sony Interactive Entertainment, Oasis Games
Sviluppatore HexaDrive
Piattaforme PS4, PC Windows
Genere Avventura, Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 39,99€

L’unione fa la forza

Monkey King: Hero is Back sembra un’avventura d’altri tempi, quei tempi in cui ogni film diventava videogioco soprattutto per un pubblico giovane, un’esperienza capace di catturare la magia vissuta al cinema per tradurla in un viaggio interattivo, formato perlopiù da strutture ed elementi presi in prestito da altri titoli in commercio.

La produzione in questione, però, esce in un momento storico sempre meno denso di tie-in di spessore, motivo per il quale si è optato per una sorta di recupero delle tradizioni, senza tuttavia dimenticarsi di confezionare un buon prodotto. Non a caso, quello nato dagli sforzi di HexaDrive, Sony, THQ Nordic e Oasis Games riprende le vicende del film e le riadatta nel formato videoludico con nuovi dialoghi e scene inedite. Emerge persino un pizzico di narrativa ambientale condensata in documenti che raccontano i retroscena dell’universo diretto dal regista Tian Xiaopeng.

Di conseguenza, avrete senz’altro intuito che la pellicola – e il videogioco – non è altro che l’ennesima visione sulla nota leggenda cinese de Il viaggio in Occidente, interpretata, tuttavia, in chiave animata, buttando nel calderone degli elementi che vivacizzano e diversificano l’intreccio narrativo, tale da piazzarsi come un ipotetico antefatto del vero e proprio viaggio. Il protagonista è Dasheng, noto ai più come Sun Wukong, che, dopo essersi liberato da una prigione di cristallo che lo ha tenuto segregato in una caverna per cinquecento anni, dovrà avventurarsi insieme a Liuer, il piccolo ragazzino che lo ha salvato, per ritrovare i suoi poteri. Si instaura così un legame particolare tra i due, perché la scimmia è distaccata, ribelle, di poche parole e poco incline al buon costume, mentre il bambino cerca sempre di correggere ciò che non va in quello che un tempo era considerato il grande saggio in persona. Pare esserci una forza ultraterrena che costringe Sun Wukong a fare l’eroe, per correggere degli sbagli che ha commesso in passato.

L’avventura, dunque, si dipana lungo zone lineari piene di barriere invisibili che riducono l’azione a precise aree, le quali alternano combattimenti ed esplorazione. Le lotte si consumano come un classico gioco d’azione, con colpi leggeri, pesanti, arti magiche e schivate. Sebbene le battaglie siano un po’ legnose, le buone animazioni riescono a dare sostanza all’interattività: c’è persino una timida componente furtiva che consente di abbattere i nemici appisolati o di spalle, unita alla possibilità di raccogliere alcuni oggetti da usare come armi contundenti. L’indole da picchiaduro a scorrimento è smorzata da una pausa tattica che permette di lanciare incantesimi e di usare pozioni: un bel miscuglio insomma, in grado di mantenere alto l’interesse grazie all’introduzione costante di nuove abilità. Nel mentre, poi, si collezionano delle anime dagli avversari sconfitti, utili a potenziare le abilità offensive e difensive dell’eroe, e dei reagenti, scambiabili presso l’apposito venditore per acquisire oggetti consumabili di vario tipo. Compaiono anche i cosiddetti Tudishen, mascotte nascoste negli ambienti che possono poi essere utilizzate per aumentare permanentemente le proprie statistiche.

L’esperienza mescola bene tra loro gli elementi cardine dell’avventura d’azione, anche se spicca qualche situazione riciclata di tanto in tanto. Tuttavia, tra filmati, scontri, piccole fasi di salto (molto meno di quelle che avremmo voluto), ricerca di oggetti e boss, Monkey King: Hero is Back funziona, azzarda un pizzico di sfida e fa serpeggiare tra le sequenze interattive una buona conduzione narrativa contraddistinta da un ottimo doppiaggio in italiano che valorizza ulteriormente il carisma adorabile di ciascun personaggio. Rimane comunque la sua natura volutamente vintage, alla quale sembrano mancare anche i giusti valori produttivi, e lo si evince da una moltitudine di fattori.

Anzitutto, alcuni filmati d’intermezzo lasciano a desiderare, in quanto presentano i modelli del gioco in versione statica, mentre recitano le battute, alle volte in maniera piuttosto lenta: una messa in scena davvero poco coinvolgente e dalla poca verve creativa, che mina il già citato, benfatto doppiaggio. La lentezza contagia anche il ritmo, dai movimenti del personaggio a certi dialoghi, che beneficerebbe di una botta di brio: persino entrare in una casetta dà spazio ad una dissolvenza e un successivo caricamento, un qualcosa di anacronistico oggigiorno. Lo stesso comparto grafico, poi, non riesce a soddisfare gli standard odierni, soprattutto negli scenari, piuttosto elementari e non particolarmente ricchi di dettagli, dove l’esplorazione, stretta nella morsa di barriere invisibili non sempre ben piazzate, contribuisce a mettere in luce i limiti della produzione, dove anche la fluidità tende a singhiozzare: si piazza sui trenta fotogrammi al secondo, ma non è sempre il ritratto della perfetta stabilità, ma nulla di così fastidioso, altroché. Azzeccate invece le musiche, seppur ripetitive, così come gli effetti: abbiamo solo notato delle frasi ripetute da parte del bambino Liuer durante le fasi giocate, che potrebbero annoiare.

7.5

Giudizio Finale

Recensione Monkey King: Hero is Back – Giudizio Finale – Oltre ad essere una buona traduzione in videogioco dell’omonima pellicola d’animazione, Monkey King: Hero is Back ricorda con piacere quelle atmosfere delle avventure d’altri tempi per ragazzi: i limiti sono palesi, ma alcuni di essi trovano un senso nell’economia di un titolo che non solo riempie un piccolo buco nel panorama videoludico, ma fa anche piacere che esista.

PRO CONTRO
  • Vecchio stampo, con un che di nostalgico
  • Sistema di combattimento vivace
  • Buona conduzione narrativa
  • Personaggi ben caratterizzati
  • Grafica altalenante
  • Limiti nell’esplorazione
  • Alcuni sacrifici nella messa in scena
  • Un po’ di lentezza generale

Trailer

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