9.0

Grazie per Monster Boy and the Cursed Kingdom! (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Monster Boy and the Cursed KingdomMondi enormi, scenari bellici fotorealistici, trame psicologiche, universi western straordinari e… titoli d’altri tempi che ci ricordano perché il videogioco si chiama “videogioco”. Ecco la nostra recensione di Monster Boy and the Cursed Kingdom.

Editore FDG Entertainment
Sviluppatore The Game Atelier
Piattaforme PS4, Xbox One, Nintendo Switch | PC Windows (Q1 2019)
Genere Gioco di piattaforme
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano
Prezzo e acquisto 39,99€ (solo digitale)

Evviva, evviva, evviva i videogiochi

Lo sviluppo di Monster Boy and the Cursed Kingdom ha del curioso. Venne inizialmente pensato come un titolo ispirato alla mitica serie di Wonder Boy in Monster World, per poi diventare a tutti gli effetti un nuovo capitolo della stessa, sebbene non possa contare direttamente sulla licenza originale. Del resto, tra Kickstarter, cambi di nome, cambi di grafica, collaborazioni e il coinvolgimento dell’ideatore della saga Ryuichi Nishizawa in persona, di acqua sotto ai ponti n’è passata, eccome se n’è passata. Non dev’essere stato facile, anche perché, come ci insegna la storia, i progetti nostalgici nati sotto queste circostanze rischiano di deludere le aspettative.

In ogni caso, se alla francese Game Atelier è stata data questa occasione, un motivo ci sarà. Ed infatti Monster Boy and the Cursed Kingdom è un gioco a scorrimento orizzontale come non se ne vedevano da un pezzo, realizzato con grande cura e soprattutto conoscenza del filone. Vi basta dare un’occhiata ad un paio di immagini per capire di che pasta è fatto, e se quella pasta fa per voi.

La trama ruota attorno ad una maledizione scagliata dallo zio del protagonista, un vecchietto assuefatto dal nettare reale, che sembra garantirgli assurdi poteri al costo di una perdita totale di lucidità. Poteri che scaglierà contro il regno di Monster World, trasformando di fatto tutti gli abitanti in animali antropomorfi, compreso il suo povero nipote. Lo scopo del gioco, dunque, sarà quello di recuperare delle speciali sfere, sparse nel mondo, l’unico modo per restituire l’umanità al regno.

L’aspetto meglio riuscito della produzione emerge dalla sua impostazione tanto fedele al passato quanto attuale. Sembra di essere, anzi, si è davanti ad un nuovo capitolo della saga e non ad un tributo o un rifacimento, nonostante gli oltre vent’anni d’attesa (e no, il restauro di The Dragon’s Trap non conta). Un risultato genuino, al quale non mancano novità sia nelle modalità di fruizione che nella forma. Primo perché i controlli sono responsivi come non lo sono mai stati prima. E poi per la grafica, che è di un zuccherino da addolcire il cuore.

Anzitutto la formula, pur sposando il gioco di piattaforme, offre molto di più di quello: la mappa è grande, la si può visitare a proprio piacimento, è collegata da portali ed è ripiena di segreti. Col procedere dell’avventura, l’eroe assumerà diverse forme, sei per la precisione, attraverso le quali potrà accedere in posti altrimenti inaccessibili. Per citare qualche esempio, il maiale può fiutare porte e leve invisibili agli occhi; il serpente è in grado di strisciare sulle superfici coperte dal muschio, sfidando la gravità; la rana, invece, utilizza la sua lingua per arrampicarsi e lanciarsi grazie all’ausilio di appositi ganci, cosa che dona spessore all’elemento platform.

La novità sta nel fatto che le mutazioni, una volta guadagnate, possono essere cambiate al volo ogni volta che lo si desidera. Chiaramente il disegno dei livelli è cucito su questa dinamica e spinge il giocatore a pensare fuori dagli schemi del singolo personaggio per la risoluzione degli enigmi ambientali, i quali coinvolgono qualsiasi cosa vi venga in mente, dagli attivatori alle pozze di veleno, dai massi da spostare a stanze rotatorie, da rimbalzelli a piante che sputano palle di fuoco, e che, a loro volta, possono essere deviate…

La conduzione è frizzante, sfoggia varietà e la sparge con sorprese continue per almeno una quindicina di ore. La difficoltà talvolta sa essere fastidiosa, ma in senso più o meno positivo, quel fastidioso che è punitivo quanto basta per farvi sentire responsabili dei vostri errori. I punti di controllo, tuttavia, sono ben piazzati (eccetto in certi casi), di conseguenza l’elemento frustrazione è ridotto all’osso. Peccato per i combattimenti, caratterizzati da collisioni non sempre affidabili, alimentate peraltro da un posizionamento dei nemici a dir poco spregevole. Insomma, agire sulla distanza è l’approccio più indicato, a prescindere dal cattivo affrontato.

L’esplorazione però viene ricompensata a dovere, e ritornare nelle zone già affrontate, dopo aver sbloccato le nuove trasformazioni, riserva segreti prelibati. L’equipaggiamento infatti accoglie armi, armature, accessori e magie, acquistabili con il denaro lasciato cadere dai nemici sconfitti. Nulla di elaborato ma, anzi, il tutto risulta bilanciato e schematico, senza essere ingombrante. Anzi, spesso l’armamentario ha un ruolo attivo nella risoluzione degli enigmi. Dei blocchi di ghiaccio ostruiscono il passaggio? Niente che degli stivali di fuoco non possano sciogliere!

Digressioni pubblicitarie a parte, vi sono persino delle gemme utili a potenziare l’equipaggiamento, e dei tartufi per migliorare le abilità magiche, il cui uso è limitato ad un numero preciso di utilizzi, ricaricabili raccogliendo le cariche dai cattivi o negli appositi negozi. Non si passa di livello come nei giochi di ruolo, eppure il limite massimo di cuori può essere espanso trovando gli appositi contenitori nascosti nei forzieri.

Si vede che c’è una cura minuziosa nella costruzione del mondo, è evidente: lo si evince nella ricchezza di situazioni, e ovviamente nell’estetica. La grafica sfoggia dei disegni fatti a mano splendidi, specie per quanto riguarda le figure animate. Vederlo in azione è una goduria, una concretizzazione di quello che viveva nella nostra fantasia vent’anni fa con il suo predecessore. Se proprio dovessimo trovare un cavillo, dispiace che i disegni non sfruttino il 4K su PS4 Pro, cosa che avrebbe contribuito a ripulire ancora di più certi elementi del fondale. Sulla colonna sonora non abbiamo proprio nulla da ridire, essendo citazionista ma al contempo fresca. Praticamente un binomio perfetto!

9.0

Giudizio Finale

Recensione Monster Boy and the Cursed Kingdom  Giudizio Finale – Monster Boy and the Cursed Kingdom non è né una pallida imitazione, né un omaggio alla saga. Questo è un Wonder Boy in Monster World dei giorni nostri, scevro solo della licenza originale. È genuino, è confezionato con cura, e ogni tassello è al posto giusto che quasi si stenta a crederci. A parte qualche piccola grana, è semplicemente un titolo da avere per tutti gli amanti del genere.

PRO CONTRO
  • Pieno zeppo di varietà, tra enigmi, abilità e situazioni diverse
  • Premia l’esplorazione a dovere
  • Mai banale, sempre attento a incuriosire
  • Visivamente è una goduria per gli occhi
  • Collisioni dei combattimenti non sempre affidabili
  • Alcuni elementi grafici del fondale non definiti quanto quelli in primo piano

Trailer

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