Recensione Mortal Shell – Da grande diventerà una star

Giorgio Palmieri

Recensione Mortal Shell

Sapete, parlare dei giochi à la Dark Souls, senza menzionare Dark Souls, è molto difficile, ma la cosa inizia a diventare ridondante. Anche il termine soulslike comincia ad essere ripetitivo, eppure è letteralmente impossibile giocare a Mortal Shell e non pensare a Dark Souls ogni singolo secondo.

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Editore Playstack
Sviluppatore Cold Symmetry
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Avventura, Azione, GDR
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 29,99€

Mortal Shell sa tanto, tantissimo di Dark Souls: le ambientazioni lo richiamano, i movimenti pure, i personaggi parlano alla stessa criptica maniera, la difficoltà punisce al minimo sbaglio, insomma, è esattamente quel tipo di gioco lì. Del resto, le quindici menti dietro Cold Symmetry si sono ispirate proprio alle creature di From Software, senza nascondersi dietro un dito, producendo tuttavia un’opera prima di una maturità spiazzante, quantomeno in certi versi, per poi mostrare il fianco in altri.

L’epopea ha inizio in uno spiazzo dall’orizzonte sfocato, dove il suolo è coperto da pochi centimetri d’acqua, nei panni di un essere pelle e ossa di nome Foundling. Qui vi sarà subito insegnata la meccanica portante di Mortal Shell, cioè la pietrificazione, che fa le veci della canonica parata. Nel dettaglio, è sufficiente premere il grilletto sinistro per indurirsi e bloccare il colpo del nemico: la si può utilizzare ogni volta che lo si desidera, previa attesa di un piccolo tempo di ricarica. Il bello è che ci si può pietrificare anche durante i colpi: di conseguenza, è possibile concatenare degli attacchi, indurirsi quando il nemico sta per colpire, bloccare l’attacco in arrivo e poi proseguire la combo laddove l’avevate lasciata. I fendenti finali tra l’altro infliggono molti più danni di quelli iniziali, così da premiare la corretta esecuzione di un’intera combinazione. Si tratta dunque di un’intuizione geniale che funziona alla grande, e che dà un’identità ben più marcata al progetto rispetto ad altri esponenti che si limitano a calpestare terreni già solcati.

Dopo la breve fase di pratica, si viene lanciati in una foresta, la quale fa da zona principale, da cui raggiungere poi eventualmente le successive. Vale la pena esplorarla per benino, perché il gioco continuerà a raccontarsi e raccontare altre dinamiche importanti. La deviazione del colpo, ad esempio, è vincolata all’acquisizione di un oggetto, che consente appunto di deviare gli attacchi dei nemici, calcolando le esatte tempistiche. Andrebbe menzionata anche la determinazione, un indicatore che cresce colpendo gli avversari, il cui impiego permette di scatenare potenti abilità. Insomma, il sistema di combattimento ha diversi assi nella manica ed è sufficientemente reattivo, malgrado qualche ritardo nelle schivate che va digerito prima di essere utilizzato a proprio vantaggio.

A pochi passi dalla palude iniziale, inoltre, troverete il primo di quelli che il gioco chiama Involucri, ovverosia le classi di Mortal Shell, ciascuna ottenibile col procedere dell’avventura. In realtà, si tratta di combattenti caduti in battaglia, le cui spoglie possono ospitare il giocatore, per scoprirne poi anche le storie. Ce ne sono quattro in tutto, sono pure intercambiabili e rispecchiano i quattro archetipi del fantasy, dal più resistente al più veloce, da quello bilanciato al più aggressivo. Potrete successivamente abbinare armi diverse, guadagnate nel corso dell’avventura sconfiggendo dei boss opzionali, anch’essi in grado di pietrificarsi. È bene sottolineare poi che, una volta entrati nell’Involucro, combatterete nelle sembianze di esso, ma attenzione: a vita esaurita, verrete scagliati fuori e tornerete nuovamente nei panni del Foundling, l’essere pelle e ossa al quale facevamo riferimento poc’anzi. Sarà possibile rientrare un’ultima volta nell’Involucro, sempre che ce la facciate, visto che il Foundling può al massimo sopportare un colpo prima di cadere al tappeto.

Come potete immaginare, morire significa perdere l’esperienza accumulata, qui chiamata Tar, recuperabile ritornando sul luogo del delitto. I punti di controllo, che fanno risorgere gli avversari sconfitti, sono affidati alla Sorella Genessa, dove è possibile recuperare vita e l’Involucro, e consumare i Tar per potenziare la classe di cui state vestendo i panni. Tuttavia, avrete bisogno anche delle Visioni, un’altra valuta più rara, rilasciata sporadicamente dai nemici o nascosta negli anfratti più reconditi delle mappe. Purtroppo le abilità sbloccabili non fanno gridare al miracolo e anzi, le abbiamo trovate situazionali o incrementali, quando invece si sarebbe potuto osare un po’ di più in termini creativi. D’altronde, non si guadagnano nuovi set di armatura o di armi, che sono vincolate a specifiche tipologie potenziabili attraverso reagenti rari. In linea generale, lo sviluppo del personaggio risulta un po’ debole e non abbiamo apprezzato la divisione in Tar e Visioni, inutilmente complessa.

Per il resto, siamo davanti ad un’interpretazione canonica del soulslike, impelagato però da valori produttivi evidentemente modesti. Il disegno dei livelli abusa di aree piene di mostri dagli schemi d’attacco simili, che richiedono scontri spesso difensivi e lenti, i quali stimolano una corsa forsennata per superarli. In più, i punti di controllo si contano sulle dita di una mano, promuovendo quella corsa tra i nemici appena menzionata: sembra un tentativo artificioso di alzare l’asticella della difficoltà, sicuramente più alta del normale, ma in linea con quanto offerto da altri titoli del medesimo genere. Peccato, perché la scala ridotta, pensata per la struttura delle mappe, non ci era affatto dispiaciuta e poteva condensare il ritmo in modo più concreto: del resto, chi mastica da tempo i soulslike, potrebbe terminare Mortal Shell in una decina di ore. I boss invece sono ben caratterizzati, ma spesso composti inutilmente da due fasi: inutilmente perché non presentano schemi comportamentali così diversificati da giustificare una seconda ripresa.

Intelligente invece tutto ciò che concerne gli oggetti: non appena ne raccoglierete uno nuovo, dovrete prima assumerlo per scoprirne gli effetti, positivi o negativi che siano. Una volta riempito il relativo indicatore di familiarità, potrete sbloccare un secondo effetto, solitamente molto utile. Si parla più che altro di consumabili, reperibili in giro per i livelli o dai nemici: di oggetti curativi poi ce ne sono pochi e hanno più che altro effetti di cura nel tempo. Scendendo nel merito del comparto audiovisivo, messo da parte il lato sonoro, piuttosto anonimo e debole sia nelle musiche, che negli effetti (a parte gli impatti, quelli dei martelli sono ben resi), Mortal Shell riesce a difendersi adeguatamente su PS4 Pro. Non brilla per pulizia dell’immagine, né per dettagli, ma risulta fluido, ottimizzato e fruibile, con alcuni scorci molto piacevoli, avvolti da un’atmosfera opprimente, segno inconfondibile del genere.

7.0

Giudizio Finale

Mortal Shell è un discreto soulslike per chi già apprezza i soulslike. È impossibile non innamorarsi della sua gustosa meccanica di pietrificazione, che vogliamo vedere applicata ad un seguito, magari ben più grande e levigato di questo primo tentativo affaticato dalla grande ambizione.

PRO CONTRO
  • La pietrificazione è un’ottima meccanica
  • Buon sistema di combattimento
  • Disegno dei livelli compatto…
  • … ma progressivamente privo di mordente
  • Posizionamento dei nemici frustrante
  • Sviluppo del personaggio superficiale

Trailer

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