Onward sbarca su Oculus Quest, ed è subito amore (recensione)

Lorenzo Delli

Recensione Onward

Onward non è uno sparatutto in prima persona classico. Più di tanti altri esponenti, può essere davvero definito un simulatore militare tattico in prima persona. Non si tratta propriamente di una novità, visto che è disponibile da tempo sui visori per la realtà virtuale dedicati a PC. Gli sviluppatori però hanno rilasciato proprio oggi 30 luglio una versione dedicata ad Oculus Quest che, tra le altre cose, vanta cross-play con la controparte PC. Scopriamola insieme!

Editore Coatsink
Sviluppatore Downpour Interactive
Piattaforme Oculus Quest, Oculus Rift, PCVR
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multi giocatore
Lingua Inglese

Il concetto alla base di Onward è tanto semplice quanto complicato: sfruttare la realtà virtuale per offrire all’utenza un vero e proprio sparatutto in prima persona. Per aumentare l’immersività si cerca di renderlo quanto più realistico possibile, non solo basandosi sull’eventuale ammontare di danni o su altre regole del mondo di gioco che potrebbero renderlo più “hardcore”. No, ci si basa sul delegare al giocatore quante più azioni realistiche possibile, sul farlo sentire partecipe e realmente proiettato in un campo di battaglia. Il tutorial che ci accoglie ci insegna sin da subito a gestire le armi. Si impugnano sfruttando i due controller di Oculus Quest, afferrandolo come fareste con le mani direttamente dal vostro petto. Per sparare e mirare ci si comporta come se si avesse un vero e proprio fucile per le mani: ci si avvicina il fucile alle spalle e agli occhi per mirare e si spara cercando di compensare il rinculo. Finiscono le munizioni? Si toglie il caricatore con un pulsante, se ne afferra uno nuovo con le mani, si inserisce nel fucile e si mette il primo colpo in canna. Tutte operazioni che potrebbero rallentarci durante un’azione. E pensate che non ci sono nemmeno segnalatori relativi al numero di munizioni!

Anche tutto il resto della strumentazione si usa così. Si è feriti o si vuole soccorrere un compagno a terra? Afferriamo con le mani una siringa dalla nostra dotazione e la usiamo direttamente sul corpo. Si vuole tirare una granata? La prendiamo dalla nostra cintura e leviamo la sicura utilizzando le mani. Volete comunicare con la chat vocale? Portate la mano destra verso la spalla sinistra per attivare la radio. Da un certo punto di vista risulta tutto estremamente naturale. Dall’altro ci si trova spaesati, proprio perché i videogiochi ci hanno abituato fin troppo bene con indicatori, ricariche automatiche e altre comodità. Ma Onward vuole appunto essere un simulatore, e ci riesce in pieno. Persino le armi sono incredibilmente realistiche. Avrete a che fare con fucili automatici e non quali AUG, M16, M1014, P90, M249, AKS74U, RPG, vari modelli di pistole, ognuno con le sue caratteristiche, rinculo e modi di ricarica e utilizzo. Proprio i metodi di ricarica di alcuni di questi potrebbero mettervi in crisi, ma per fortuna c’è un poligono di tiro in cui fare pratica. L’unica cosa che non convince sono i suoni, ma si riesce facilmente a soprassedere vista l’esperienza complessiva offerta dal titolo.

Ma non è solo il far pratica con le armi e con la gestione degli oggetti. Il campo di battaglia è una belva feroce da assoggettare. Qui non ci sono teletrasporti o pulsanti per chinarsi o saltare. Ci si muove usando la levetta analogica, il che potrebbe portarvi a pensare subito al motion sickness. In realtà si accusa meno del previsto, se vi può consolare. Rimane il fatto che per gestire i movimenti dovete usare tutto il corpo. Ci si sporge dagli angoli muovendo il corpo, ci si accovaccia o ci si sdraia facendolo davvero, ci si gira con la testa e sempre con il corpo per vedere da dove arrivano i colpi nemici. E tutto ciò è ulteriormente semplificato proprio dall’assenza di fili, uno degli enormi punti di forza di Oculus Quest. Di conseguenza giocare Onward da seduti è impossibile, e inoltre sarebbe raccomandato avere un discreto spazio libero attorno a noi per evitare di colpire oggetti nelle situazioni più concitate.

Il level design è di alta qualità. Ogni livello offre una quantità di spunti esorbitante, incrementati anche dall’approccio stesso all’azione che deriva dall’utilizzo della realtà virtuale. Il tutto si sviluppa in orizzontale e in verticale, aumentando quindi anche il livello di complessità e richiedendo un discreto sforzo mnemonico da parte del giocatore. Per fortuna esiste un più che discreto assortimento di modalità in cui fare pratica prima di gettarsi nella mischia contro altri giocatori online. Il dettaglio grafico, d’altro canto, non è il massimo. Le texture sono a bassa risoluzione e in generale si nota un dettaglio tipico di un gioco di una certa età. Il perché è presto detto: il gioco non sacrifica nulla da un punto di vista di gameplay, modalità o altri contenuti rispetto alla controparte PC. A risentirne è unicamente il comparto grafico per andare incontro all’hardware a disposizione di Oculus Quest. Ci pare comunque un mezzo miracolo che consente agli utenti Quest di giocare a fianco di chi ha visori PC e hardware ben più prestante. Un rapido recap delle modalità di gioco disponibili:

  • Singolo giocatore o co-op vs. IA
    • Hunt – Si dà la caccia a 128 bot, l’obiettivo quindi è quello di liberare completamente la mappa dalle forze nemiche. Un’ottima modalità per prendere dimestichezza con le dinamiche di gioco, con quelle di squadra e con le mappe.
    • Evac – Ci si difende da ondate di nemici nell’attesa dell’evacuazione.
    • Shooting Range – il classico poligono di tiro dove imparare ad usare le armi e dove mettere alla prova riflessi e mira con vari esercizi.
  • Multiplayer
    • Uplink – Due team, i Volk e i MARSOC devono ottenere il miglior punteggio portando a termine obiettivi diversi a seconda della fazione. I MARSOC devono inviare un codice numerico (da memorizzare e digitare manualmente, argh!) raggiungendo un punto specifico della mappa.
    • Assault – Simile per certi versi a Uplink, qui però i respawn sono limitati.
    • Escort – Un membro del team MARSOC viene designato come VIP, e la squadra dovrà fare di tutto per portarlo in salvo. Indovinate qual è l’obiettivo dei Volk?

8.5

Giudizio Finale

Il voto finale è alto, ma c’è bisogno di alcuni chiarimenti. Onward non è assolutamente un gioco per tutti. Se pensate di acquistare uno sparatutto qualsiasi da giocare “così tanto per”, statene alla larga. Se vi fa fatica muovervi fisicamente per ingaggiare battaglia, statene alla larga. Se sperate di aver trovato un Call of Duty VR… statene comunque alla larga. Onward, per quanto da un punto di vista grafico, per ovvi motivi, non riesca a stare al passo con i tempi, è comunque un vero e proprio simulatore militare che richiede concentrazione, riflessi e tanta pazienza. Se state cercando un’esperienza del genere, magari da giocare con un gruppo di vostri amici sia in co-op che contro altri gruppi, allora Onward è ciò che fa per voi. Sono proprio titoli come questi che, ancora una volta, dimostrano le potenzialità della realtà virtuale. Dopo aver provato esperienze come Onward è difficile vedere gli altri sparatutto con gli stessi occhi di prima. Come già accennato però, proprio la realtà virtuale e un gioco come Onward sono talmente diversi dagli stilemi del videogioco classico che in certi casi si fa fatica a digerirli. Anche se state cercando un simulatore quindi, Onward potrebbe risultare stressante, proprio per via del suo livello di immersione nel contesto. Uomo avvisato, mezzo salvato: se tutto ciò non vi spaventa con un investimento di 25€ può essere vostro!

PRO CONTRO
  • Un vero simulatore di azioni militari
  • Il sistema di movimento sfrutta tutto il corpo
  • L’interattività di ogni singolo elemento di gioco
  • Comparto grafico ulteriormente ridotto
  • Stressante e frustrante

Screenshot

Trailer

Oculus Quest