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Recensione Ori and the Will of the Wisps: a bocca aperta

Giorgio Palmieri -

Recensione Ori and the Will of the Wisps

Qualsiasi cifra sia destinata agli artisti di Moon Studios, non sarà mai abbastanza in relazione all’arte meravigliosa dipinta dalle loro mani. Non che il resto del lavoro sulla loro ultima fatica abbia minor valore, anzi. A costo di suonare melodrammatici, ogni momento passato in Ori and the Will of the Wisps fa venire letteralmente la pelle d’oca. Ogni, singolo, cavolo di momento.

Editore Xbox Game Studios
Sviluppatore Moon Studios
Piattaforme Xbox One, PC Windows
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano

Del resto, i videogiochi fatti con cura, con amore, li riconosci dai primi istanti: sono quelli che iniziano bene, che azzeccano la musica quando senti il pericolo, quelli in cui le più piccole animazioni ti fanno provare le stesse sensazioni del protagonista.

In Ori and the Will of the Wisps vige una coesione straordinaria, una di quelle che ti fa credere che dietro allo sviluppo ci siano fratelli affiatatissimi in una stessa casa. In realtà Moon Studios è l’emblema del lavoro agile, dello smart working, considerando che i membri del team sono sparsi in tutto il mondo. C’è un feeling pazzesco, lo stesso che avevamo riscontrato nel già meraviglioso Ori and the Blind Forest, predecessore al quale c’era poco da rimproverare, e quel poco, adesso, è sparito. Parrebbe strano il contrario, visto il talento che c’è dietro, e visti i tanti rinvii ricaduti sul progetto, dovuti probabilmente all’ossessione per la perfezione.

Il racconto, comunque, prosegue lì dove lo avevamo lasciato. Non vi è il bisogno di aver vissuto il precedente capitolo per apprezzare questo secondo, eppure i richiami non mancano. D’altronde i personaggi sono gli stessi, ed il bello della narrazione di Ori è la forza espressiva dell’estetica che spiega tutto ciò che dovete sapere in un paio di sequenze: musica dolce, colori spumeggianti, qualche “avanti veloce” ed eccola qui, tinteggiata la foresta fiabesca e malinconica di Nibel, oltre la quale si cela un mondo che aspetta solo di essere scoperto da Ori e la sua piccola amica gufetta.

Si viene subito sommersi dalla prima delle novità di Ori and the Will of the Wisps, cioè la grafica che adesso si avvale della tridimensionalità, pur essendo di fatto un videogioco d’avventura a scorrimento laterale. È camuffata così bene che sembra di essere all’interno di un quadro in movimento: il treddì aggiunge quel tocco di profondità che nell’originale mancava, per un’esplosione incredibile da cui è impossibile, dico, impossibile staccare gli occhi.

Fin da subito ci si rende conto di quanto il gioco sia sì, simile al precedente, eppure così limato in ogni suo angolo, così perfettamente bilanciato nella sua ritmica. Anzitutto, i punti di controllo manuali e ad uso singolo, che andavano a minare l’avanzamento, sono spariti a favore di un ben più moderno sistema a salvataggio automatico e costante.

Le lotte poi sono ora molto più fisiche: si percepisce lo sforzo del piccolo Ori che brandisce poderose armi eteree, con cui effettuare combinazioni come invece non era possibile fare in passato. Se ne possono assegnare tre e sono intercambiabili ogni volta che lo si desidera, a scelta tra una buona varietà di diavolerie: lance, archi, martelli e lame eteree sono solo alcune tra le varie abilità sbloccabili, alcune col procedere dell’avventura, altre acquisibili presso l’apposito maestro, in cambio di una spesa variabile di luce spirituale, la valuta lasciata cadere dai nemici sconfitti.

In più, spiccano delle caselle nelle quali incastonare capacità passive per modificare il proprio stile di gioco: volete più energia per scagliare più armi eteree, o magari preferite più vita per resistere negli scontri più difficili? I bonus sono più creativi di questi e ce ne sono alcuni che modificano anche la mobilità e le armi. Di ovvia conseguenza, sono stati realizzati nemici contro i quali sperimentarle, quelle armi.

Da odiose bestie volanti, ad energumeni dotati di scudo e mazza, l’assortimento di avversari è stato notevolmente rimpolpato, sebbene ci sia ancora del margine di miglioramento in tal senso: insomma, qualche rivale in più non avrebbe guastato, ma è praticamente un difetto da pelo nell’uovo. Gli scontri, d’altronde, fanno da collante al vero cuore di Ori and the Will of the Wisps, ovverosia le fasi di salto, splendide e assolutamente cadenzate con una dovizia degna dei primi della classe.

Alle già eccellenti capacità acrobatiche di Ori, viste nel capitolo originale, se ne aggiungono di nuove incredibili, utilizzate in maniera a dir poco raffinata nello studio del disegno dei livelli, caratterizzato da una maggiore facilità di lettura rispetto al passato, aiutata eventualmente dai mercanti di mappe che svelano parti dello scenario al giusto costo. Non vogliamo in alcun modo rovinarvi la sorpresa, ma vale la pena menzionare la presenza del rampino, uno strumento che diventerà il vostro preferito nell’istante in cui vi verrà offerto in dotazione.

Le parentesi acquatiche tra l’altro sono bellissime, così come quelle che sfruttano la planata e lo scatto, con pedane sgretolanti e muri di rovi spinosi pronti a stimolare il cervello e lo spirito d’osservazione. Ciò significa una varietà impressionante di situazioni, legate ai differenti ecosistemi disegnati da Moon Studios, assolutamente densi di sorprese. Le fasi contro gli imponenti boss sono tra le più spettacolari e lasciano senza fiato, sia nella messa in scena che anche nella mera parte interattiva: le sequenze di fuga mettono un’adrenalina rara, mentre lo scenario sullo sfondo incalza la corsa.

Quella adrenalina deriva anche dal sistema di controllo che risponde perfettamente ad ogni comando e sembra una naturale estensione delle dita per quanto preciso esso sia, un elemento vitale per i videogiochi di piattaforme. Come se non bastasse, la presenza di abitanti danno modo di ottenere informazioni sull’universo e acquisire missioni secondarie che vi portano anche in zone costruite appositamente per quel compito collaterale.

A proposito di compiti collaterali: sono stati aggiunti i templi di combattimento e le prove a tempo. I primi fanno le veci delle classiche arene ad ondate, mentre le altre sono delle vere e proprie corse contro il tempo su percorsi predefiniti. Insomma, due ulteriori veicoli che alimentano la già più che buona longevità dell’avventura principale, la quale richiede almeno dieci ore per essere conclusa a difficoltà normale. È un’esperienza cucita in modo sapiente, in grado di mettere alla prova senza abusare delle difficoltà artificiali e di emozionare ancora una volta sfruttando la potenza comunicativa del gargantuesco impatto estetico. Avremmo solo voluto una parte finale leggermente più lunga, per stare ancora un po’ con Ori e il resto della combriccola.

È scontato, se non lapalissiano, lodare con scroscianti applausi il comparto audiovisivo, senza il quale Ori and the Will of the Wisps non sarebbe Ori and the Will of the Wisps. Le musiche che accompagnano l’azione e i momenti di tranquillità sono senza dubbio tra le migliori in assoluto del panorama videoludico, perfette in qualsiasi situazione e cariche di emotività. Per la grafica nessuna parola potrebbe eguagliare la bellezza degli scenari, delle animazioni, dei modelli, che in pratica parla da sé, soprattutto su Xbox One X, cioè la piattaforma sulla quale abbiamo effettuato i testi. Ci si perde a guardare i piccoli tocchi di classe sparsi qua e là, dalla flora che reagisce ai movimenti del protagonista, agli elementi in primo piano che coprono la visuale, come se fossimo spettatori di un teatro in continuo movimento.

Pochi sono i problemi tecnici che abbiamo contato, riconducibili presumibilmente ad un primo periodo di gioventù: qualche perdita di fluidità nei momenti più concitati e dei caricamenti iniziali un pelino più lunghi del tollerabile potrebbero in effetti godere di una seconda passata di pulizia che, stando alle informazioni della regia, è in dirittura d’arrivo.

9.5

Giudizio Finale

Ori and the Will of the Wisps vi stringerà la mano e vi porterà lontano, nel caldo abbraccio di una fiaba che pregherete affinché non finisca mai. Questa è una di quelle avventure così rare, così belle, così sane, che vi faranno sentire fieri di essere videogiocatori. A gioco concluso, il solo pensiero che qualcuno, per un motivo o per l’altro, non potrà gustarsi quella stessa escursione emozionale che avete vissuto voi, che hai vissuto tu, forse ti metterà un pelino di tristezza addosso. Eppure, mentre guarderai attorno a te, farai un sorriso dolce-amaro, perché quel viaggio, in fin dei conti, l’hai fatto tu e soltanto tu.

PRO CONTRO
  • Visivamente titanico
  • Colonna sonora straordinaria
  • Perfetto bilanciamento del ritmo
  • Sistema di controllo eccezionale
  • Compiti collaterali ben fatti
  • Problemi di gioventù qua e là
  • Qualche nemico in più l’avremmo gradito
  • L’ultima parte poteva essere più approfondita

Trailer

Screenshot

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