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Recensione Overpass: quando il pericolo più grande è una buca

Giorgio Palmieri

Recensione Overpass – A chi dovrebbe rivolgersi un videogioco come Overpass? Del resto, è una simulazione di guida tecnica incentrata sul superamento di ostacoli: insomma, non il più comune tra i titoli di corse. Zordix Racing avrà senz’altro pensato a quella cerchia stanca di “misti fritti”, di videogiochi corsistici per tutti, desiderosi di tenere due piedi in una scarpa. Overpass, invece, di piedi ne ha solo uno, e la scarpa non è proprio delle più comode.

Editore Bigben Interactive
Sviluppatore Zordix Racing
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows, Nintendo Switch
Genere Simulazione di guida
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano

Eppure Overpass non è il primo titolo di guida fuoristrada che fa dell’ambiente un rivale. In un certo senso lo era anche Spintires: MudRunner, il cui seguito ci lancerà nella neve, ma quello di Zordix Racing è ancor più differente. I tracciati prevedono gare solitarie a più giri, o anche percorsi ad ostacoli, entrambi pieni di pietraie, paludi, salite e tronchi d’albero, pronti a mettervi i bastoni tra le ruote, e non solo in senso metaforico. Quel che salta subito all’occhio è la pochezza della presentazione: dall’interfaccia essenziale alla grafica antiquata, Overpass trasuda rozzaggine da tutti i pori, e non per colpa dello sporco che si depositerà sui sedili durante le competizioni.

La carriera mette però di buon umore, quantomeno per la sua presenza. Si dirama lungo uno schema di eventi divisi in celle: ciascuna presenta una sfida che pesca dalle circa quaranta tappe costruite dagli sviluppatori. Queste possono essere affrontate sia con i buggy che con i quad, a vostra discrezione, anche se vi sono eventi giocabili solo attraverso veicoli specifici.

Preso in mano il controller, ci si rende immediatamente conto di quanto crudele sia Overpass. Anzitutto, dimenticatevi di correre a perdifiato, perché non solo viene incentivata soltanto la guida lenta e ragionata, ma il motore fisico, quello che anima i bolidi, sguazza in un’estrema sensibilità: per dire, un minimo di sterzata eccessiva sul terreno accidentato può addirittura sbilanciare il veicolo. La distribuzione dei punti di controllo non è poi delle più clementi, e anzi, risulta molte volte troppo punitiva anche al livello di difficoltà più basso.

Nella manovrabilità, d’altra parte, è vitale il freno, ma lo è ancor di più il dosaggio dell’acceleratore, che veste il ruolo di perno della formula. Anche tirare delle belle sgommate con il freno a mano dovrebbe salvare la vita, se non fosse appunto per l’imprevedibilità della fisica, che gioca troppo spesso brutti scherzi. Scherzi che potrebbero costarvi caro, perché le collisioni danneggiano il veicolo e comportano delle conseguenze sia dentro che fuori la pista: gli urti infatti non solo compromettono le performance dei veicoli, non solo aggiungono una manciata di secondi al tempo di gara come ammonizione, ma li rendono inutilizzabili nel caso in cui fossero in condizioni disastrose. Li si può spedire in riparazione e usarne un altro nel mentre, oppure utilizzare dei kit istantanei limitati se proprio di quel bolide non ne potete fare a meno. A dirla tutta, ci è piaciuto questo elemento di gestione dei veicoli, anche se leggero.

Meno interessante invece tutto ciò che gira attorno ai potenziamenti e agli sponsor, due caratteristiche appena accennate che peccano soprattutto dal punto di vista numerico. Si contano pochi oggetti di personalizzazione, pochissimi telai diversi per vettura, tanto è vero che si ha come l’impressione che siano stati inseriti solo per dire di esserci.

Scendendo più nel dettaglio, l’osservazione del tracciato ricopre un punto importante, con bandiere e cartelli che aiutano ad orientarsi. Provare a fregare il percorso prestabilito vi punirà con penalità di tempo molto pesanti, e se non saranno le ammonizioni a farvi del male, lo farà senz’altro il motore fisico, le cui regole non sono sempre chiarissime. Rimanere incagliati è all’ordine del giorno, specie durante le salite, ma Overpass fatica a registrarle a dovere: certo, la giusta velocità per il superamento degli ostacoli è fondamentale, e una giusta accelerazione assicura più aderenza e più slancio in avanti, tuttavia non sempre la fisica riesce ad interpretarla a dovere e si rimane incastrati in punti inspiegabilmente difficili da superare. In tal senso, aiuta molto il bloccaggio del differenziale, cioè uno strumento decisamente utile ogni volta che si rimane bloccati, o in prossimità di uno slittamento.

Bisogna dunque digerire a pieno l’ostilità del modello di guida e della fisica per apprezzarlo anche solo in superficie. Peccato che la testardaggine nel disegnare un livello di sfida esigente tenda ad eclissare il realismo. Non a caso, in linea di massima, tutti i bolidi danno l’idea di essere troppo leggeri, e ciò si ripercuote sugli urti, non sempre convincenti in quanto a fedeltà con il reale. Tra l’altro, guidare i buggy è diverso che guidare un quad, questo è apprezzabile, ma siamo ben lontani dalla perfezione che si pretende da un titolo che aspira alla simulazione.

I maggiori problemi spiccano proprio dai quad: l’aggiunta della variabile del peso del pilota, da dosare con l’analogico destro, approfondisce la manovrabilità. Ciò detto, proprio il pilota non è affatto un campione di coraggio, né di equilibrio, e ha il brutto vizio di lasciare la presa del volante non appena odora un minimo di pericolo.

Le superfici differenti però trasmettono buone sensazioni ed evitare le zone fangose, cercando di capire quale sia il percorso ideale, regala qualche soddisfazione di tanto in tanto. A proposito di divertimento, segnaliamo la presenza del multigiocatore locale a schermo condiviso fino a due partecipanti, la migliore modalità dell’intero gioco: certo, uno vedrà solamente il fantasma dell’altro, ma le risate sono assicurate. È possibile anche giocare in otto online, nel caso voleste gareggiare in maniera competitiva.

Malgrado un paio di chicche, l’offerta non fa gridare al miracolo, specie se si considera che Overpass raggiunge gli scaffali a prezzo pieno. Di veicoli se ne contano una ventina al massimo, licenziati sotto grandi produttori come Yamaha, Polaris, Arctic Cat e Suzuki, mentre le circa quaranta tappe sono ambientate in sei luoghi diversi a dir poco generici, come la foresta o la costa. Questo è un altro enorme limite della produzione, cioè l’aspetto grafico spartano e obsoleto. Lo abbiamo testato su PS4 Pro e vedere dei rallentamenti al primo effetto particellare, di questi tempi, lascia davvero perplessi. L’unica cosa che potrebbe un minimo solleticare gli occhi è lo sporco che si deposita sulle ruote o sul veicolo, ma per il resto siamo a livelli al più mediocri, specie per quanto riguarda le ambientazioni piuttosto piatte. Il reparto audio si attesta nella media, con i classici ruggiti dei veicoli uniti ad una colonna sonora che canta solo nei menù e conta tracce punk/rock poco forti.

4.0

Giudizio Finale

Overpass parla ad una nicchia, ma questo non giustifica i limiti lampanti della produzione. Il nemico numero uno di questo corsistico ambientale non è l’ambiente, non sono nemmeno i dossi o i massi, bensì la fisica, un motore fisico impreciso e frustrante che vive di regole tutte sue alle quali il giocatore deve forzatamente sottostare per trarre del buono. Certo, qualche soddisfazione non manca, ma forse avrebbe funzionato come modalità aggiuntiva di un altro gioco ben più grande: oppure, semplicemente, sarebbe dovuto essere un gioco migliore.

PRO CONTRO
  • Non il solito gioco di guida
  • Sia quad che buggy
  • Schermo condiviso
  • Frustrante ed impreciso
  • Visivamente spartano
  • Tecnicamente obsoleto
  • Contenuti risicati

Trailer

Screenshot

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