8.0

Pathfinder: Kingmaker – Non siamo più abituati ai giochi difficili (recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione Pathfinder: Kingmaker – L’RPG isometrico di Owlcat Games, sviluppato anche grazie ad una campagna Kickstarter di successo, nasce con un target ben preciso in mente. Sono gli stessi sviluppatori ad ammettere che le loro fonti di ispirazione sono capolavori del genere quali Baldur’s Gate, Planescape: Torment, Neverwinter Nights e Arcanum, e l’influsso dei titoli appena elencati è più che evidente sin dai primi minuti di gioco. Aggiungeteci anche il fatto che nel ruolo di narrative designer troviamo Chris Avellone, conosciuto per alcuni dei titoli già citati e per altre perle quali KOTOR 2, Fallout: New Vegas e Alpha Protocol, e nei panni di compositore Inon Zur (Baldur’s Gate II, Fallout 3, New Vegas, 4, 76, Crysis, Dragon Age: Origins) e capirete perché un fan del genere dovrebbe prenderlo seriamente in considerazione. E a condire il tutto ci sono le regole di Pathfinder, quelle che potremmo definire un’evoluzione delle regole di Dungeons & Dragons 3.5 tanto apprezzata dagli amanti dei giochi di ruolo cartacei. Ciò nonostante, su Steam si possono leggere diverse critiche a riguardo del gioco. Motivate? Immotivate? Cerchiamo di capirlo nella nostra recensione!

Editore Deep Silver
Sviluppatore Owlcat Games
Piattaforme PC
Genere RPG
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto Digitale (39,99€) | Fisico (40,98€)

Pathfinder: Kingmaker non è un gioco per tutti. Ma non tanto per la sua natura di RPG isometrico, quanto più per alcune scelte stilistiche che ricalcano maggiormente una vera e propria esperienza da GDR cartaceo, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Pathfinder: Kingmaker è un gioco difficile, quasi punitivo, di quelli che richiedono di giocare anche più e più volte lo stesso combattimento nella speranza che si azzecchino i tiri per colpire e l’iniziativa, nella speranza che quel maledetto mago nelle retrovie vada giù prima di riuscire a lanciare una palla di fuoco in grado di spazzare via il nostro party. Ma il problema non è tanto di Pathfinder: Kingmaker, e che chi lo sta giocando lamentandosi del grado di difficoltà probabilmente non si ricorda com’era giocare a Baldur’s Gate o ad Icewind Dale.

Sta di fatto che il giocatore si trova a gestire un bel po’ di variabili durante le sue scorribande per le Stolen Lands, una regione contesa da secoli che il protagonista del gioco dovrà riscattare e regnare (letteralmente). Gli sviluppatori hanno infatti cercato di realizzare una vera e propria trasposizione videoludica delle regole ferree di Pathfinder. Ogni azione, che sia un riflesso per allontanarsi da un combattimento, un tentativo di percepire trappole o altri segreti o un comune attacco, è regolato da un tiro di dado. I tiri vengono visualizzati nel log posto in basso a destra (come da tradizione) e anche se i combattimenti non sono effettivamente a turni, è possibile notare sopra ogni personaggio coinvolto un timer in secondi che ci permette di capire quando sarà il suo turno o quando ad esempio avrà finito di castare una magia.

A rendere il tutto ancora più simile al GDR cartaceo intervengono varie altre regole, come appunto il tiro per l’iniziativa che regolerà i timer dei combattimenti appena citati, i talenti che sceglierete per i personaggi che influenzeranno non solo le caratteristiche ma anche tiri o abilità durante le battaglie e tutto ciò che può venir influenzato da una magia. Insomma, Pathfinder: Kingmaker è rispettoso delle regole e di quello che hanno rappresentato le vecchie glorie prima citate per il genere degli RPG isometrici. E una caratteristica del genere non può non piacere se apprezzate il genere. A venire incontro ai giocatori c’è anche un sistema di difficoltà altamente adattabile, con un bel po’ di regolazioni da sistemare per evitare di rendere troppo frustranti fasi di gioco che potrebbero non piacervi.

Ci sono poi tutta una serie di regole ambientali che contribuiscono ad arricchire il tutto. Ad esempio nella maggior parte dei dungeon non si vede un acca: o avete nel gruppo personaggi come Valerie che hanno attaccata alla cintura delle lanterne magiche (che comunque forniscono una flebile fonte luminosa) o necessiterete di un chierico o di un mago per lanciare una magia Luce. Anche la condizione climatica influisce sul gioco: nel bel mezzo di una tempesta potreste essere colpiti da un fulmine, e a causa del vento e della pioggia in ogni caso non sarete in grado di correre. Anche il concetto di riposo, utile per ricaricare eventuali punti ferita persi e per memorizzare nuovamente gli incantesimi, è ben diverso da quanto siamo abituati.

All’esterno assembleremo un vero e proprio campo base, assegnando i membri del gruppo a varie mansioni. C’è chi dovrà andare a caccia per trovare razioni, chi si occuperà dei turni di guardia, chi di occultare al meglio il campo e chi cucinerà il “rancio“. E così come tutto il resto del gioco, anche questo ambito è gestito da tiri di dado. Nei dungeon le cose cambiano: non si potrà andare a caccia e di conseguenza andranno sfruttate le razioni presenti nel vostro inventario (se vi siete ricordati di comprarle!). Inoltre gli incontri casuali sono più frequenti. Il riposo serve anche ad annullare gli eventuali malus da affaticamento: di fatto il tempo è un fattore importante in Pathfinder: Kingmaker, vi spieghiamo brevemente perché.

La campagna principale deve essere terminata nell’arco di qualche settimana. Il tempo scorre (velocemente) e qualsiasi azione deciderete di intraprendere, come ad esempio spostarsi da una parte all’altra delle Stolen Lands, farà scorrere inesorabilmente le lancette. Il gruppo di conseguenza si stancherà (da qui l’esigenza dei campi base), e le vostre decisioni potrebbero anche portarvi a mancare alcune quest o eventi proprio perché di fatto eravate in tutt’altro luogo al momento in cui effettivamente stanno accadendo. Alcune situazioni sono poi risolte sulla falsa riga di quanto visto nella serie di Pillars of Eternity: sfogliando una sorta di librogame a scelte multiple influenzato nuovamente dal valore delle nostre abilità e di conseguenza dai tiri di dado virtuali che il gioco effettua per noi.

Graficamente il gioco è più che appagante: colorato, visuale isometrica ma ciò nonostante motore grafico tridimensionale (zoommabile), gli steli dell’erba che si muovono con il vento, fauna di tutte le dimensioni che si muove tra la vegetazione (o anche nei dungeon!), effetti particellari, luci e ombre dinamiche. Visivamente è davvero bello da vedere, e anche da lato audio c’è una certa cura nel dettaglio. Il doppiaggio è a livello professionale e le musiche, come accennato nell’introduzione, sono d’autore. Forse non sono così memorabili, ma contribuiscono all’atmosfera generale del titolo.

E quindi dove sono tutti i problemi che hanno causato le recensioni negative su Steam? In parte anche per la difficoltà, giudicata da molti poco bilanciata. Il fatto è che, da buon gioco di ruolo basato sui dadi, è basato sulla casualità. È molto probabile che è una sequenza di tiri sbagliati incida su un combattimento, obbligando il giocatore a caricare un salvataggio precedente per affrontare la sfida in modo diverso. Ma la stessa, identica cosa avveniva in Baldur’s Gate, ed era parte integrante dell’esperienza di gioco. Pathfinder: Kingmaker è un gioco difficile, e lo abbiamo già specificato a questo punto più volte, ma è parte del suo fascino. Giocato con una difficoltà medio/elevata può farvi compagnia letteralmente per centinaia di ore, visto che ogni spostamento, movimento, combattimento va affrontato con una certa cura.

Ci sono comunque dei problemi di fondo che non dipendono strettamente dal livello di difficoltà. La storia che fa da cornice agli eventi non è poi così emozionante, e l’introduzione della fase gestionale del regno, che per la verità introduce un bel po’ di acqua al fuoco, non aggiunge poi tutto questo carisma. Ci sono poi dei bug che hanno coinvolto un discreto numero di giocatori, noi compresi a dire il vero. Nel nostro caso non si è trattato di nulla di grave: si era buggata la mappa di gioco, ed è stato sufficiente caricare un salvataggio precedente per risolvere. Altri utenti hanno avuto problemi con quest specifiche o addirittura nell’utilizzare determinate classi per il proprio personaggio. Il nostro protagonista, giusto per fare un altro esempio, è equipaggiato con mantello e scudo: peccato che la struttura dello scudo compenetri quella del mantello, un bug visivo piuttosto fastidioso. Alcune quest poi presentano nel diario una descrizione che non sempre aiuta moltissimo a capire dove diavolo dovete sbattere la testa per risolverle. E per finire è assente la localizzazione nella lingua italiana, e i testi da leggere in un gioco del genere sono un bel po’. Evitatelo se non masticate a dovere la lingua inglese, non riuscireste assolutamente a godervelo.

8.0

Giudizio Finale

Al netto dei bug, che vengono via via risolti grazie alle patch degli sviluppatori (l’ultima è di oggi, 18 ottobre, e va a risolvere una quantità enorme di problemi legati anche alle quest), Pathfinder: Kingmaker è un gioco che sa divertire e che sa anche catturare. È facile lasciarsi trasportare dalle dinamiche GDR implementate, se si è effettivamente appassionati del genere e se si ha un certo “bagaglio culturale” legato ad alcune vecchie glorie del passato che abbiamo citato o anche alle versioni cartacee dei giochi di ruolo.

Le possibili combinazioni di personaggi, classi, magie, abilità, talenti ed equipaggiamenti permettono stili di gioco diversi e modi diversi di affrontare la storia, anche grazie ai dialoghi influenzati dagli allineamenti dei personaggi. Il fatto che non prenda per mano il giocatore non è, a nostro avviso, da elencare tra i difetti. Anzi, in un mercato videoludico che tende sempre di più a favorire la facilità e l’immediatezza, prodotti del genere diversificano il settore cercando di accontentare una diversa tipologia di utenza. Da non sottovalutare poi il prezzo di lancio: 39,99€, ben più basso di un classico tripla A.

PRO CONTRO
  • Fedele, in buona parte, alla controparte cartacea
  • Difficoltà scalabile
  • Longevo e impegnativo
  • Graficamente appagante…
  • … anche se con qualche difetto qua e là
  • Bug da risolvere
  • La storia manca un po’ di mordente

Recensione Pathfinder: Kingmaker – Screenshot

Recensione Pathfinder: Kingmaker – Trailer