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PES 2018: sto lontano dallo stress (recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione PES 2018 – L’appuntamento fisso con il calcio di Konami torna ovviamente anche durante questo inizio di autunno 2017. E come ogni anno, il nuovo capitolo si propone come un’evoluzione del precedente: motore grafico rivisitato, ma comunque basato sul Fox Engine, una nuova modalità co-op e soprattutto una rinnovata fisica del pallone e del tocco del giocatore sullo stesso. Se già durante la nostra anteprima avevamo notato i passi in avanti rispetto alla versione 2017, la versione completa ci ha ulteriormente confermato la bontà di un prodotto che si propone sempre più completo. Lanciamoci nella mischia e scopriamo insieme cosa ha in serbo per noi PES 2018!

Editore Konami
Sviluppatore PES Productions
Piattaforme PS4, PS3, Xbox One, Xbox 360, Windows
Genere Sport
Modalità di gioco Singolo giocatore, multi giocatore (locale, online)

Video Recensione PES 2018

Ecco quindi la nostra video recensione di Pro Evolution Soccer 2018. Nel filmato, realizzato con spezzoni di gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4, andremo a riassumere i concetti espressi nei paragrafi a seguire. Buona visione!

Un gameplay… soddisfacente!

Abbiamo iniziato parlando delle tante novità che caratterizzano questo capitolo. Ad un primo avvio del gioco però non si direbbe. Il giocatore viene accolto da menu davvero molto simili, se non identici, a quelli della versione precedente. Le impostazioni, così come le varie modalità di gioco sono lì, al loro posto, conferendo una sensazione di deja-vu e allo stesso tempo una crescente preoccupazione a riguardo dei soldi appena investiti. Questo perché il team di sviluppo si è concentrato su ben altro, e non possiamo che essere felici della scelta.

Le vere differenze si notano infatti dal primo secondo di gioco, appena il calciatore da voi controllato batte il calcio di inizio. Il Real Touch+, ovvero l’evoluzione del tocco realistico di cui vi abbiamo parlato l’anno scorso, si fa sentire sin da subito. Il ritmo di gioco è più lento e ponderato, permettendo di gestire meglio il controllo palla e conferendo al tutto una ulteriore sensazione di realismo. Grazie agli input impartiti si possono osservare i giocatori che utilizzano tutto il loro corpo per portare avanti un’azione, sia con movimenti piccoli ma decisivi, grazie anche all’apposito pulsante per il dribbling, sia con lunghe e più pericolose falcate che magari gli permettono di superare gli avversari guadagnando posizioni strategiche per cross o passaggi filtranti.

Recensione PES 2018 – Il team di sviluppo si è concentrato sulla cosa più importante: la gestione del pallone.

Il controllo di prima è calcolato anche stavolta sia grazie agli attributi del giocatore, aggiornati ogni settimana in base alla forma fisica del giocatore, sia grazie all’emulazione fisica del pallone che terrà di conto di un gran numero di fattori. Al solito posto troviamo l’ottimo gestore di replay che ci permette, proprio nei panni del pallone, di apprezzare al meglio le situazioni che si innescano durante i contrasti, durante i cross o più semplicemente nei tiri in porta che vanno a segno. I contrasti sono tra i protagonisti indiscussi di ogni azione che si rispetti: è vitale imparare sin da subito a gestire il pressing, che ci permette di scartare gli avversari senza fare fallo (la maggior parte delle volte almeno), e le scivolate, che se usate nel momento giusto mirando ovviamente al pallone riescono a toglierci più di una volta dai guai.

Il tutto concorre a creare quella ulteriore spinta di realismo che Konami voleva imprimere alla sua creatura. La velocità di gioco meno esasperata, l’ulteriore importanza donata ai contrasti e soprattutto al possesso palla, portano a rendere il gioco più naturale, più realistico appunto. I giocatori più esigenti possono comunque modificare la velocità di gioco dalle impostazioni, avvicinandola ad esempio a quella dell’anno scorso, ma lo sconsigliamo vivamente. Il risultato di tutti questi accorgimenti si traduce però in una più elevata difficoltà nelle finalizzazioni. Ovvero? Ovvero che fare goal diventa sempre più difficile, e già a livello di difficoltà Medio costruire un’azione solida e portare la palla in rete diventa una sfida non da poco. Riuscire a insaccare il pallone però è una vera e propria soddisfazione.

Menzione d’obbligo anche per i portieri, da sempre un tallone d’Achille non solo per il simulatore di Konami, ma in generale per tutti i giochi appartenenti all’universo calcistico. L’ultimo uomo è ancora più reattivo, intervenendo a muso duro sulle azioni e sfruttando all’occorrenza tutto il corpo. L’utilizzo del corpo come mezzo di difesa si può notare anche in tantissimi tuffi, e sempre grazie ai replay è possibile apprezzare le movenze e posizioni particolari utili ad esempio su tiri rasoterra. Il team di sviluppo ha giocato molto anche sull’espressività di quello che a tutti gli effetti è il ruolo più importante della squadra. I portieri vantano infatti un nuovo set di reazioni facciali che esprimono emozioni di vario tipo a seconda di ciò che succede in campo. E le reazioni di sconforto o di rabbia possono verificarsi non solo in caso di goal subito, ma anche nel caso la difesa commetta qualche errore che ha portato gli avversari ad avvicinarsi pericolosamente a segnare. Insomma, a livello gameplay PES non è mai stato così soddisfacente come quest’anno, e dovrebbe essere proprio questa caratteristica a spingere anche gli utenti più scettici a prenderlo seriamente in considerazione.

More of the same?

I menu non sono l’unico elemento che potrebbero causare una marcata sensazione di deja-vu. Di fatto tutte le modalità di gioco che conosciamo sono anche loro lì, al loro posto. Konami continua a detenere i diritti per la Champions League e per l’Europa League, permettendo all’utente di lanciarsi in due delle più importanti competizioni calcistiche del mondo. C’è persino la Champions League asiatica, più ovviamente la possibilità di affrontare campionati o altre coppe specifiche creandosi le proprie sessioni di gioco ad-hoc.

Recensione PES 2018 – Con Diventa un mito si può seguire la carriera di un giocatore esistente o di uno creato ex-novo.

Diventa un mito, la modalità che permette di affrontare la carriera di un singolo calciatore, è quella che risente maggiormente della concorrenza: troppo impersonale rispetto alle modalità carriera proposte non solo da FIFA, ma anche da titoli quali gli NBA firmati 2K Games. Alla lunga, specialmente se anche quest’anno Il Viaggio di FIFA si conferma una gran bella esperienza di gioco, si tratta di un fattore che potrebbe svantaggiare non di poco i titoli calcistici di casa Konami. Rimane comunque piuttosto soddisfacente controllare un unico giocatore nel corso di una partita, concentrandosi sul proprio ruolo e non solo sul raggiungere in tutti i modi la porta avversaria. A prescindere dalla concorrenza, è una modalità da tenere in considerazione.

Sempre presente anche tutta l’impalcatura online che ci permette ad esempio di affrontare le così dette Divisioni online, che ci contrappone a giocatori online di pari livello (occhio, livello utente, non squadra) in una serie di 10 partite, le più classiche Partite Veloci online, Lobby partita online che permette persino sfide 11 vs. 11 nella sotto-sezione Lobby gioco di squadra (l’anno scorso c’era il limite a 16 giocatori) e, dulcis in fundo, l’oramai classico myClub, che comunque non presenta poi tutte queste novità rispetto all’anno scorso.

Giungiamo finalmente alle nuove CO-OP Online, che vi permettono di affrontare 2 o 3  giocatori online a fianco di uno o due amici. Proprio i vostri amici però potranno unirsi a voi comodamente seduti sullo stesso divano. E se proprio non ci sono avversari online, potete allenarvi contro la CPU spartendovi tra di voi gli 11 calciatori in modo da incrementare la sinergia. Proprio questa modalità introduce anche l’assegnamento di un punteggio globale ad ognuno dei giocatori coinvolti nell’attività. A seconda delle prestazioni in campo saranno assegnati punti a macro aree quali passaggi, possesso palla, tiri e quant’altro, realizzando grazie a questi punti un grafico che va appunto a rispecchiare la prestazione dell’utente. Queste statistiche aiuteranno poi il sistema di matchmaking, realizzando se possibile competizioni online confezionate su misura. Per quanto riguarda il netcode, Konami sembra aver fatto i compiti a casa. Solo in un’occasione abbiamo riscontrato qualche problema di connessione alla modalità myClub, dovuta probabilmente anche all’affollamento dei primi giorni di vita del titolo.

Comparto tecnico e licenze

Il motore grafico utilizzato è sempre il Fox Engine di Kojima-san, ma le differenze si notano comunque. I volti sono stati resi leggermente più realistici, e si nota anche il lavoro svolto sui capi di vestiario dei calciatori, e persino su elementi secondari ma comunque di spicco quali tifoseria, fotografi a bordo campo e così via. Senza dare uno sguardo alla versione 2017 è difficile rendersene conto, ma quest’anno i colori sono più caldi e di conseguenza più vividi. Il risultato complessivo è, a nostro avviso, ben più piacevole di quello dell’anno scorso.

Se proprio vogliamo evidenziare qualche difetto, abbiamo notato qualche compenetrazione poligonale in occasione di mischie fin troppo corpose e qualche volto forse un po’ meno curato di altri, ma a proposito di quest’ultimo dettaglio c’è da dire che in gioco troverete modelli particolarmente fedeli anche per giocatori di squadre meno blasonate.

Detto questo, un cenno è d’obbligo anche al comparto sonoro. La scelta delle tracce sonore è come ogni anno particolarmente azzeccata, e la telecronaca è stata nuovamente affidata al duo Fabio Caressa e Luca Marchegiani. Qui i difetti non mancano. Il duo riesce a concatenare frasi e considerazioni anche piuttosto complesse, ma quando si trovano ad inizio partita a nominare i nomi delle squadre si può notare sempre un cambio di tonalità fin troppo forzato. In generale poi, anche durante la stessa partita, si va incontro al solito grado di ripetitività che rende il risultato finale meno efficace del dovuto. Un problema comunque che accomuna anche la concorrenza.

Non abbiamo avuto modo di testarlo su PC Windows, ma quest’anno, finalmente, il comparto grafico è all’altezza della controparte Console. Dopo le polemiche dell’anno scorso Konami è fortunatamente corsa ai ripari, offrendo un’esperienza complessiva che sulla carta non richiede neanche requisiti particolarmente esosi e che vi permette di godervi il tutto anche a un numero di fps superiori a quelli offerti su console.

Chiudiamo con le licenze, con le maledette licenze per riprendere la nostra recensione del capitolo precedente. Anche quest’anno sono infatti la vera nota dolente del simulatore calcistico di Konami. Nonostante gli sforzi del colosso nipponico, che ha portato comunque all’integrazione di nuove squadre, nuovi stadi e leggende (a tal proposito ne arriveranno a breve di nuove), manca ancora una squadra fondamentali per il calcio italiano, la Juventus, ed è purtroppo assente tutta la serie B (tutti i nomi sono di finzione). Per non parlare del campionato inglese, le cui uniche squadre con licenza sono Arsenal e Liverpool per la Premier League e il Fulham per la Championship; idem per la Liga spagnola, e per quanto riguarda determinate nazioni come la Germania ci sono solo squadre specifiche slegate dai loro rispettivi campionati.

Recensione PES 2018 – Buffon? Ehm, non proprio…

Così come l’anno scorso si può risolvere anche piuttosto velocemente grazie al lavoro incessante della community. Il potente editor integrato infatti permette di modificare i dati delle squadre adattandole alle corrispettive reali, o alternativamente di importare quanto realizzato da altri utenti. Purtroppo la versione Xbox è letteralmente esclusa dai giochi.

9.0

Giudizio Finale

Recensione PES 2018 – Giudizio Finale – Al netto dei difetti evidenziati finora, Konami ha confezionato un capitolo, il 17° della serie Pro Evolution Soccer, che ha tantissimo da dire agli appassionati del mondo del calcio. Il fatto che ci siano similitudini, o meglio uguaglianze con i menu e con le modalità di gioco della precedente incarnazione, non deve trarvi in inganno. Il team di sviluppo quest’anno si è concentrato più che mai sul rendere PES un vero e proprio simulatore calcistico, che grazie al ritmo di gioco e al Real Touch+ riesce a restituire una sensazione palla al piede davvero strepitosa.

È vero: per rendere il tutto perfetto si poteva lavorare sulle modalità pre-esistenti, soprattutto su Diventa un mito che inizia ad arrancare a causa della concorrenza, ma di fatto PES 2018, con quanto ha di suo “out of the box” può potenzialmente offrire centinaia di ore di gioco. Il problema delle licenze poi può essere superato in caso giochiate su PS4 e su PC Windows. Difficile quindi non consigliarne l’acquisto, e se proprio volete togliervi qualsiasi dubbio prima di investire la cifra richiesta, potete testare con mano la demo gratuita (anche su PC!) e magari confrontarla con quella della concorrenza.

PRO CONTRO
  • Real Touch+
  • Ritmo di gioco
  • CO-OP Online
  • Versione PC all’altezza di quella Console
  • Licenze
  • “Diventa un mito” un po’ sottotono
  • Una costante sensazione di deja-vu

Recensione PES 2018 – Screenshot