8.0

Recensione Pixel Ripped 1995: rivivere l’infanzia si può!

Giorgio Palmieri

Recensione Pixel Ripped 1995

Pixel Ripped 1995 parla a tutti i videogiocatori: a quelli che chiedevano ai genitori di capire il loro mondo; a quelli che avevano un amico il cui zio, cugino o giù di lì lavorava presumibilmente nell’industria videoludica; a quelli che desideravano la console o il videogioco del momento sotto l’albero di Natale. Insomma, ARVORE ha qualcosa da dire a tutti, anche nei confronti di chi queste sensazioni non le ha mai vissute. L’importante è possedere un visore VR, senza il quale vi perdereste questa piccola perla del panorama indipendente.

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Pixel Ripped 1995 è disponibile da oggi su PSVR anche in Italia

Editore ARVORE Immersive Experiences
Sviluppatore ARVORE Immersive Experiences
Piattaforme PSVR, Oculus Rift, Oculus Quest, Steam
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese

A onor del vero, il predecessore si rivelò essere poco più di un esperimento, un esercizio di stile dipendente dalla sola nostalgia. Pixel Ripped 1995 è infatti il seguito di Pixel Ripped 1989, al quale avevamo rimproverato non tanto l’idea in sé, indubbiamente preziosa, quanto la realizzazione. Bisognava, in sostanza, completare un videogioco vecchio stampo in una console portatile tra le mani di una ragazzina, senza farsi beccare dalla maestra, alzando e chinando il capo a seconda del momento, facendo appunto finta di ascoltare la lezione, con la realtà virtuale che rendeva ancor più intima l’esperienza.

Per quanto simpatico, il minigioco risultava alquanto semplicistico, e questo, unito al fatto che la durata non superasse le due ore complessive, lasciava dell’amaro in bocca durante i titoli di coda. Malgrado le critiche, riuscì a catturare l’interesse tramite l’intuizione, geniale, di fondere il “reale” con il digitale. Pixel Ripped 1989 esplodeva quando i personaggi del videogioco sfondavano la quarta parete, consentendo di giocare allo stesso videogioco, quello sullo schermo, sui banchi di scuola, al giardinetto, in contesti appunto reali. Peccato che anche quelle situazioni, per quanto curiose, peccavano di profondità e divertimento.

Pixel Ripped 1995 non cambia le carte in tavola e fa quello che avrebbe dovuto fare l’originale, cioè valorizzare la curiosità costruendoci del divertimento attorno, unendo il tutto con una conduzione narrativa famiglia-centrica molto piacevole, come se steste assistendo, anzi, vivendo un film d’animazione. Non ha importanza aver giocato il predecessore, anche perché la stessa vicenda si ripete una seconda volta.

Cyblin Lord, un goblin capace di sfondare il vetro che separa il giocatore dal videogioco, vuole invadere nuovamente il mondo reale, e Dot, la protagonista di quel videogioco, dovrà impedirlo, e per farlo si “connetterà” con uno dei più abili gamer del quartiere, ovverosia il bambino di cui vestirete i panni. Quel che cambia rispetto a Pixel Ripped 1989 è la costruzione dei capitoli, ciascuno contraddistinto da una idea fantastica, poi realizzata al meglio delle possibilità, seppur con delle evidenti criticità di fondo.

Lo si può affrontare sia con i PlayStation Move che per mezzo del Dualshock, e quest’ultimo è la soluzione ideale, se non addirittura l’unica da prendere in considerazione: d’altronde, la maggior parte del gioco la si passa con un controller in mano, poiché l’avventura consiste nel farvi ripercorrere una parte dei passaggi evolutivi del videogioco stesso. Si inizia giocando ad una sorta di avventura in 16 bit, mentre la mamma esige che smettiate perché, stando a quanto si dice in giro, “giocare ai videogiochi rende muti!”: dovrete dunque sviare la sua attenzione colpendo oggetti dello scenario, altrimenti vi spegnerà la console e dovrete ricominciare dall’ultimo punto di salvataggio, ma non di Pixel Ripped 1995, bensì del videogioco stesso, quello che state gustando nei panni del bambino. Il bello è che lo si fa manualmente, senza caricamenti o attese, mettendo la cartuccia (provate a soffiarci!) nel vano e premendo il tasto di accensione, con il potere della realtà virtuale che dà ulteriore immersione.

Pixel Ripped 1995, tuttavia, si spinge oltre: immerso in una deliziosa cornice natalizia, vi fa anche vivere molte delle tappe più importanti di un giovane videogiocatore, dal giro in negozio in pieno periodo festivo, alla sfida con il bulletto di turno. Emergono diverse intuizioni creative, che il solo anticiparvi sarebbe uno sgarbo: nel mentre si ripercorre il genere di piattaforme, quello a scorrimento orizzontale, persino i picchiaduro da sala giochi. E quando questi escono fuori dalla console, e si palesano nell’ambiente virtuale, si rimane imbambolati dinanzi alla costruzione scenica. Del resto, anche l’impatto grafico ha ricevuto un notevole miglioramento, specie sul lato della pulizia, che su PS4 Pro è molto buona. Qualche animazione, in effetti, è un po’ troppo caricaturale, ma i modelli sono più curati, gli ambienti pure, e il tutto converge in uno stile adorabile che unisce abilmente bidimensionalità e tridimensionalità, in maniera più che elegante.

Per non parlare delle citazioni, alcune palesi, altre meno, tocchi di classe che faranno la gioia di chi la realtà virtuale la segue da tempo. Le stesse musiche, squisite, scimmiottano temi del passato: per dire, il motivetto del cattivo ricorda una precisa canzone di un certo Final Fantasy, ma non vogliamo dirvi null’altro.

Oltre alla longevità, che sfiora a malapena tre ore complessive, peraltro prive di particolari stimoli di rigiocabilità, il limite più grande di Pixel Ripped 1995 è nella lunghezza di determinate attività, diluite più del dovuto in modo evidente. Non succede spesso, anzi, ma quando succede è lampante: per esempio, la parte dedicata al picchiaduro a scorrimento, per quanto divertente e sorprendente per certi versi, tende a durare fin troppo per colpa di un esercito di nemici identici da abbattere, che rallentano inevitabilmente il ritmo. Qui viene a galla la poca profondità delle fasi in cui si affrontano i giochi rétro, alcuni dei quali avrebbero beneficiato di qualche marcia in più. Quando invece l’azione si sposta nel piano reale, la produzione raggiunge livelli spesso di eccellenza, soprattutto nella messa in scena, e il problema della poca profondità viene eclissato dalla brevità, o meglio, dall’intensità di queste sezioni, e dall’arrivo, costante, di nuove chicche.

8.0

Giudizio Finale

Pixel Ripped 1995 è la concretizzazione di quel viaggio nostalgico che avevamo solo esalato nel predecessore. Un vero e proprio film d’animazione interattivo pieno di ricordi, di strizzate d’occhio al bambino che dimora in ognuno di noi. Al netto dei limiti, tra i quali la diluizione eccessiva di certe fasi prive di grossa profondità, si tratta di un’esperienza piacevolissima ed emozionante, in grado di dipingere efficacemente momenti d’infanzia in chiave realtà virtuale.

PRO CONTRO
  • Stile adorabile
  • Messa in scena notevole
  • Vario e creativo
  • Curioso dall’inizio alla fine
  • Diluito in certe fasi
  • Durata limitata
  • Qualche animazione sottotono

Trailer

Screenshot

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