6.0

Recensione Predator: Hunting Grounds – Che la caccia abbia inizio!

Giorgio Palmieri -

Recensione Predator: Hunting Grounds

È senza dubbio audace la scelta di Sony di produrre un videogioco multigiocatore asimmetrico basato su una forte licenza, quella di Predator, forgiato su quel insuccesso che fu Evolve di Turtle Rock Studios, il videogioco che metteva quattro utenti contro una mostruosità guidata da un quinto giocatore: peccato morì poco dopo il lancio, vista la poca profondità della formula di base. Quantomeno, l’operazione “Predator” è stata affidata ad un team esperto del genere (non che Turtle Rock Studios non lo fosse, anzi), cioè IllFonic, gli autori del celebre Friday the 13th: The Game. Non vogliamo stroncare la curiosità sul nascere, ma i problemi del progetto potreste già intuirli anche senza leggere questa recensione.

Editore Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore IllFonic
Piattaforme PS4, PC Windows
Genere Sparatutto
Modalità di gioco Multigiocatore
Lingua Completamente in italiano

A differenza di Friday the 13th: The Game, e del noto Dead By Daylight, in Predator: Hunting Grounds i quattro giocatori che dovranno vedersela con il Predator non sono dei sopravvissuti allo sbaraglio. Trattasi infatti di soldati ben addestrati, il cui compito è quello di completare vari obiettivi casuali a cascata, all’interno di macro-mappe a tema giunglesco, dove l’alieno Yautja non sarà il solo nemico. Infatti, pur configurandosi come una classica sfida quattro-contro-uno, il gioco popola l’area con milizie comandate dall’intelligenza artificiale, alla stregua degli sgherri di un MOBA, messe apposta per ostacolare i giocatori durante il compimento degli obiettivi.

Tagliamo la testa al toro: l’offerta non prevede nessuna modalità in singolo giocatore, eccetto un brevissimo tutorial dedicato solo ed esplicitamente all’utilizzo del Predator, nulla più. Il resto delle regole sono affidate ad una manciata di dettagli testuali tra le impostazioni. Poco male, anche perché IllFonic ha svolto un buon lavoro nella pulizia dell’interfaccia e degli indicatori, così da rendere il tutto intuitivo e molto semplice da assimilare. Non è quindi un problema giocare con sconosciuti, nel caso voleste farlo.

Purtroppo c’è solo una modalità, denominata genericamente Caccia, giocabile in partita pubblica o privata (quest’ultima conferisce ricompense senza limitazioni). La pubblica è divisa in due code principali, cioè quella dedicata ai soldati Fireteam, l’altra al Predator, il cui tempo di attesa supera anche i cinque minuti a prescindere dalla fascia oraria, nonostante sia abilitato il cross-play come impostazione predefinita anche su console, sintomo che la comunità non è florida.

Come accennavamo, scesi in campo nei panni di un soldato, con visuale in soggettiva, lo scopo è quello di collaborare con gli altri compagni di squadra per completare una serie di obiettivi segnalati dall’interfaccia. Parliamo di mansioni semplici, come l’eliminazione di nemici, la difesa di un punto, il disinnesco di bombe o la raccolta di specifici oggetti, che il gioco mescola in luoghi diversi ad ogni partita avviata. Per vincere, basta completare i compiti e giungere incolumi al punto di estrazione, evitando il fuoco degli avversari. Le truppe nemiche non sono particolarmente intelligenti, ma per una giusta causa: il vero pericolo è appunto il Predator, guidato da un quinto utente che dovrà fare di tutto pur di fermare il gruppo di soldati. Non a caso, se anche solo uno riuscirà a svignarsela, la partita dell’alieno sarà decretata un fallimento. Al contrario, il team umano può eliminare il Predator per portarsi a casa la vittoria senza dover completare gli obiettivi.

In generale, l’intera struttura risulta cristallina, semplice ma curata negli aspetti di base. Il modello di sparo dà input chiari e gratificazioni immediate, così come la lettura dell’azione, schematizzata in ogni dove, in nome di una immediatezza lodevole. L’uso delle cure, il rialzo dei compagni caduti, il lancio delle granate, tutto è reso in maniera limpida, specie nei panni dei Fireteam.

Con il Predator, d’altro canto, le cose si fanno un pelino più complicate. La visuale passa in terza persona e si acquisiscono delle abilità speciali, sia da fuoco che corpo a corpo, con tanto di visuale termica e mimetismo, che consente appunto di nascondersi dagli occhi avversari, al costo di una porzione di energia, la quale si ricarica nel tempo. L’aspetto più goloso risiede appunto nelle grandi capacità acrobatiche dell’alieno, che può arrampicarsi su certe superfici e balzare da ramo a ramo con un sistema agevolato. Non riesce sempre a interpretare al meglio le intenzioni del giocatore, soprattutto nella foga, appellandosi ad un automatismo che può essere tanto buono quanto cattivo, ma basta capire le regole di arrampicamento per poterle gestire al meglio. In base alle partite giocate, tuttavia, abbiamo potuto constatare uno svantaggio proprio verso il Predator: senza delle mani abili al comando, e senza applicare un minimo di tattica, l’alieno potrà essere crivellato di colpi in men che non si dica.

Al netto dei pregi, i problemi della produzione si palesano sin dal menù principale, a causa della scarsa mole di contenuti. Sembra manchi qualcosa, e pare che dal progetto siano stati eliminati, appunto, dei contenuti in corso d’opera, forse legati al gioco in solitaria, perché compaiono degli strascichi di narrazione di tanto in tanto. Del resto, le mappe sono appena tre e le personalizzazioni sbloccabili non sono poi moltissime. Emergono armi, mimetiche, accessori e abilità in quantità modeste e poco particolari, legate sia al livello di esperienza raggiunto, sia ad una speciale valuta tramite la quale è possibile acquistare singoli oggetti o tentare la sorte con i bauli, al cui interno vi sono tre oggetti casuali. Tutto ciò, unito al fatto che la formula non è campionessa di profondità, comporta un deterioramento dell’esperienza, soprattutto se non affrontata con alcuni fidati amici, alla luce poi di un prezzo di lancio, pari a 40€, piuttosto salato.

La resa audiovisiva, infine, vive di alti e bassi. L’impatto è sì, piacevole, ma lontano dalle produzioni odierne, con modelli e ambienti tutto sommato generici. La fluidità ruota attorno ai trenta fotogrammi al secondo e l’immagine non è pulitissima come invece speravamo. Insomma, la grafica fa il suo lavoro senza infamia né lode, mentre l’audio si difende molto bene, con tanto di doppiaggio in italiano e una campionatura sonora fedele alla pellicola: è ben resa anche la spazialità del suono del Predator, che vi fa intuire la sua posizione.

6.0

Giudizio Finale

Contrariamente ai videogiochi asimmetrici più in voga, Predator: Hunting Grounds cerca di imporsi con l’intuitività. Risulta infatti fruibile da chiunque, immediatamente gratificante e pulito nell’interfaccia, tanto da essere chiaro a prescindere dal ruolo intrapreso. Peccato che la formula tenda ad appiattirsi fin troppo velocemente, e che l’offerta sia scheletrica, malgrado il prezzo di lancio non proprio accessibile. Il consiglio è quello di aspettare uno sconto, con il rischio, tuttavia, di ritrovarsi a giocare insieme ad una comunità ancor più piccola di quanto non lo sia già ora, diluendo eccessivamente i tempi d’attesa.

PRO CONTRO
  • Pulito, immediato
  • Due modi di giocare
  • Suono coinvolgente
  • Contenuti scheletrici
  • Inevitabilmente ripetitivo
  • Lunghe code, specie con il Predator

Trailer

Screenshot

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