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Preta: Vendetta Rising è il “Diablo” in VR? (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione Preta: Vendetta Rising – Un semplice cambio di prospettiva può farvi vedere le cose in maniera molto diversa. Chissà se la stessa cosa vale per i videogiochi (in realtà sì ed è comprovata, ma fate finta di aver lasciato perdere questo passaggio… distogliete lo sguardo). Bando alle ciance, ecco la nostra recensione di Preta: Vendetta Rising per PlayStation VR.

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Editore YJM GAMES
Sviluppatore Illion Corp
Piattaforme PSVR, Oculus Rift, HTC Vive, PC Windows
Genere Gioco di ruolo d’azione
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 19,99€ PS4 | 19,99€ PC (Steam)

Chi non grinda in compagnia… s’annoia

Se Diablo rappresenta la genesi del sottogenere dei giochi di ruolo d’azione denominati volgarmente “hack and slash”, Preta: Vendetta Rising è quello che si può definire il primo in assoluto a esplorare questa tipologia nella realtà virtuale di Sony. Nessuno aveva osato prima d’ora, dunque ben vengano esperimenti del genere, specie se realizzati con criterio.

L’ambientazione vede il mondo di Akirion messo in ginocchio da un’epidemia mortale che trasforma gli esseri umani in Preta, bestie demoniache assetate di sangue. C’è un bisogno disperato di combattenti capaci, lottatori in grado di sterminare questi morti viventi senza farsi scrupoli. Si inizia quindi scegliendo uno tra i tre personaggi del cast: Marcus il soldato, Reina la maga e Alicia, un’agile guerriera. La nostra scelta è ricaduta sul primo, un energumeno dall’attacco lento e pesante, il cui spadone garantisce immense soddisfazioni ad ogni fendente ben piazzato.

L’hub centrale ricorda palesemente quello di Diablo, dall’atmosfera cupa ma avvolgente, dove sono sparsi i venditori, dal fabbro (scontroso) di quartiere a colui che è incaricato a fornirvi le missioni, le quali prenderanno vita in aree istanziate. Non si tratta di un open world, e nemmeno di mappe esplorabili a proprio piacimento, bensì di livelli composti da piccole zone, collegate a loro volta da brevi sentieri, pieni zeppi di nemici da abbattere.

Inutile dire che passerete la maggior parte del tempo a menare le mani, attraverso un sistema di combattimento che, sulla carta, lascia a desiderare: un solo tipo di attacco, parata, schivata, e soltanto tre abilità regolate da un tempo di ricarica variabile. A ciò si aggiunge la possibilità di trasformarsi in un demone non appena la rispettiva barra della rabbia si riempie, una metamorfosi che dona altre tre abilità attive per un periodo di tempo limitato. D’altro canto, le capacità acquisibili sviluppando il personaggio non sono altro che talenti passivi, senz’altro utili nell’economia del gioco, ma davvero poco creativi.

Ciò nonostante, le lotte non sono prive di soddisfazioni: gli schemi d’attacco dei nemici vanno studiati e memorizzati, e spingono il giocatore ad attuare un minimo di strategia nell’alternare i vari attacchi e le schivate. Il feeling dei colpi è ben studiato, cosa che si ripercuote sugli impatti, coadiuvati da un’ottima fisicità, tanto-ché sembra di essere al cospetto di un picchiaduro a scorrimento vecchia scuola, nel ritmo e nello stile. Purtroppo, dove Preta: Vendetta Rising si perde, e fa perdere interesse, è nella sua struttura, che sguazza in una ripetitività terrificante.

In virtù dell’elevato livello di sfida, la progressione costringe l’utente a rigiocare e rigiocare le missioni già affrontate in precedenza per ottenere del bottino. L’acquisizione degli oggetti e dei reagenti per forgiare nuovo equipaggiamento è lentissima, visto che vengono erogati con il contagocce. Se consideriamo che già di per sé l’hack and slash non brilla per varietà, riproporre le medesime situazioni al solo scopo di far salire dei numeri non è il massimo dello stimolo, in special modo qui, a causa della poca inventiva riversata nello sviluppo del personaggio e nella morfologia dei livelli, molto simili tra loro, sia negli scopi che nell’estetica.

Che tutto ciò vada a discapito del divertimento è cosa nota, ma farlo con un caschetto in testa, laddove proprio quel caschetto dona poco all’esperienza, lascia un tantino interdetti. Perché, peraltro, tolto il discorso dell’immersione fisiologica, dettata appunto dalla realtà virtuale, la sua presenza non fa poi così scalpore.

Per carità: poter scegliere diverse visuali a volo d’uccello ha in effetti un particolare fascino (tra le quali spicca anche una in soggettiva, confusionaria e caotica, ma curiosa), e la grafica è pulita quanto basta per farsi apprezzare, con le sue scenografie tetre e lugubri, ma vedere sempre gli stessi luoghi, gli stessi mostri dal design generico, e fare sempre le stesse cose per ore e ore, spezza la magia della VR, che quasi diventa un ingombro.

Vi è anche una modalità multigiocatore, vincolata al solo scontro contro enormi boss dall’elevata difficoltà, eppure non siamo riusciti a trovare persone con le quali combattere insieme. A malincuore, manca la possibilità di poter affrontare la campagna principale in cooperativa, cosa che avrebbe di sicuro edulcorato l’esecuzione reiterativa delle missioni ai fini di crescita dell’eroe.

6.0

Giudizio Finale

Recensione Preta: Vendetta Rising  Giudizio Finale – Che dire di Preta: Vendetta Rising? Se cercate un titolo à-la-Diablo per la realtà virtuale, non troverete di meglio in giro. La domanda però è un’altra: ne avete davvero bisogno? Avete bisogno di un simil-Diablo dal brodo allungato? L’importante è esserne consapevoli perché, oltre ad un sistema di combattimento gradevole e ad una grafica solida, questo primo esperimento in VR eredita più grane che pregi dall’hack and slash.

PRO CONTRO
  • Graficamente ben messo
  • I combattimenti non si basano solo sui numeri
  • La ripetitività uccide il divertimento
  • Progressione lenta e poco stimolante

Recensione Preta: Vendetta Rising – Trailer

Recensione Preta: Vendetta Rising – Screenshot