7.0

Rad Rodgers – Nostalgia, nostalgia canaglia (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Rad Rodgers – Da PC a console il passo è breve, e Rad Rodgers non è altro che l’ennesimo titolo nato sotto l’ala protettrice dell’accesso anticipato su Steam, per poi giungere finalmente, più di un anno dopo, su PlayStation 4 e Xbox One, in una veste rimpolpata con varie aggiunte che non snaturano l’esperienza di base, della quale non vi abbiamo mai parlato in modo approfondito. Ne approfittiamo oggi con la nostra recensione.

Editore 3D Realms, THQ Nordic
Sviluppatore Interceptor Entertainment
Piattaforme PS4, XB1, PC
Genere Platform, azione
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Rad Rodgers

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

E chi è, Mighty Max?

La nostalgia è un’arma potente, specie nel mondo dell’intrattenimento. Ormai – è lapalissiano ripeterlo – viene considerata una valuta, una merce di scambio con cui i produttori, i detentori dei diritti delle cose che amiamo, si divertono a offrirci piccoli squarci della nostra infanzia. E noi siamo lì a pagare, sperando di riviverli, quei momenti, dissolti nell’aria ma sempre vivi nella memoria.

In tal senso, Rad Rodgers cerca di farci immedesimare a trecentosessanta gradi negli sparatutto a scorrimento laterale degli anni ’90, in modo sinceramente onesto, senza fronzoli né trappole. Lo fa anzitutto con la storia, che vede protagonista il piccolo Rad, un ragazzino che passa troppo tempo davanti alla sua console. Dopo essersi appisolato alla fine di una lunga nottata passata con il gamepad in mano, un vortice lo risucchia nella TV, trasformandolo in eroe di un videogioco tutto suo.

L’avventura è farcita con un umorismo esagerato, pieno zeppo di parolacce (eventualmente censurabili), esasperato dalla splendida voce di Dusty, l’amico in spalla di Rad. Le ispirazioni saltano agli occhi senza troppi sforzi, specie se masticate il catalogo dei classici a scorrimento orizzontale, da Jazz Jackrabbit a Commander Keen, per poi passare ovviamente a Ruff’n’Tumble, da cui riprende palesemente l’estetica. Purtroppo la trama in sé è deludente e non evolve la simpatica premessa durante l’arco narrativo, al di là delle battute sparse qua e là.

In questa serenata al passato emerge un gameplay decisamente tipico, al quale sono collegati tutti i possibili rimandi al genere, sebbene la base sia quella dell’azione, concentrata sull’eliminare qualsiasi cosa si muova sullo schermo, intervallata da sezioni platform.

Lo scopo è quello di raccogliere quattro pezzi di un medaglione che vi permetterà poi di accedere alla fase successiva: queste parti sono disseminate nel livello, e non c’è modo di conoscere la loro posizione. Bisogna esplorare le ambientazioni senza l’ausilio di una mappa, cosa che potrebbe dare vita ad un pelino di frustrazione. Purtroppo il level design risulta elementare, avaro di guizzi, e, anzi, riteniamo sia fin troppo basilare, tanto-ché i vari livelli si somigliano un po’ più del dovuto: la curva di difficoltà non è stata bilanciata a dovere, e si passa da momenti facili, ad altri estremamente punitivi per via di alcune scelte infelici nella costruzione delle missioni, come, ad esempio, delle piattaforme separate da vuoti calcolati sotto l’arco di un salto perfetto, che non contemplano sbagli minimi.

Falciare i nemici, tuttavia, è un piacere, sia con le armi da fuoco che con il colpo di Dusty, un attacco fisico formidabile. A proposito di Dusty: di tanto in tanto, il fido amico robotico dovrà infilarsi nei portali dimensionali per risolvere piccole sequenze, e per permettere al buon Rad di continuare nella suo viaggio, magari riportando sul campo una piattaforma scomparsa, o liberando una strada da un masso. Inoltre, l’avventura vanta una schiera di collezionabili (molti dei quali inseriti proprio grazie al nuovo aggiornamento, tra cui spiccano i cappelli), e una manciata di livelli bonus, per un totale di ore che va dalle quattro alle sei complessive.

Per quanto riguarda l’impalcatura visiva, il lavoro di porting non stupisce, specie per le scalettature sui personaggi animati, tant’è che questi talvolta sembrano quasi estraniati dalle ambientazioni, le quali esplodono di colori e vivacità. La direzione artistica sa rapire tramite la sua modellazione fiabesca, in netto contrasto con la violenza che permea l’atmosfera. L’impatto è comunque buono, così come il suono e il doppiaggio in inglese, soprattutto se si considera che stiamo parlando di una produzione piccola, proposta a soli 19,99€ anche in edizione fisica, oltre che digitale.

7.0

Giudizio Finale

Recensione Rad Rodgers  Giudizio Finale – La miscela vincente da cui attinge Rad Rodgers è quella del ricordo, eppure non è l’unica cosa che fa bene. Si tratta di un gioco d’azione e di piattaforme piacevolissimo, modernizzato solo nell’estetica e non nello spirito, che deve fare i conti con una costruzione dei livelli non sempre brillante. È un prodotto per una certa fascia di pubblico e dalla poca ambizione: d’altronde, non era quello il suo obiettivo, e se siete anche solo minimamente interessati al genere, questo è probabilmente ciò che state cercando.

PRO CONTRO
  • Migliorie ai contenuti rispetto alla versione originale per PC
  • Cattura alla perfezione lo spirito dei giochi d’azione di un tempo
  • Umorismo esagerato ma simpatico
  • Level design semplicistico
  • Visivamente si poteva fare di più

Recensione Rad Rodgers – Trailer

Recensione Rad Rodgers – Screenshot