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Red Dead Redemption 2: un “gioco che non gioca” secondo le regole (recensione)

Lorenzo Delli - Il voto numerico che potete vedere già in apertura è una palese provocazione. Red Dead Redemption 2 è davvero così rivoluzionario? Scopritelo con noi!

Recensione Red Dead Redemption 2 – Muovendo i primi passi nell’open world di Red Dead Redemption 2 è difficile non pensare a Westworld: un mondo, in questo caso virtuale, per l’appunto ambientato nel vecchio West dove tutto (o quasi) è concesso. Un west però sempre meno selvaggio: siamo nel 1899, 12 anni prima degli eventi del primo capitolo, a quello che potremmo definire il tramonto dell’epoca dei cowboy e dei fuorilegge. E Arthur Morgan, il protagonista di RDR2, ne è ben conscio. Sa che gli uomini come lui e come i membri della sua banda stanno sparendo per lasciare spazio ad una società più civilizzata, ma arrivati ad una certa età è difficile cambiare stile di vita.

Ma accantoniamo per un momento la storia e il suo protagonista. Cosa rende il nuovo colossal, perché in nessun altro modo può essere definito, di Rockstar Games un vero e proprio capolavoro? Perché sono stati assegnati così tanti 10 e perché è letteralmente sulla bocca di tutti gli appassionati di videogiochi? Cercheremo di spiegarvelo nella nostra recensione, ponendo enfasi non tanto su tutte le meccaniche di gioco ma su ciò che colpisce, su quello che di solito non si sperimenta in altre esperienze videoludiche che propongono open world e approcci più o meno liberi alla storia, su ciò che lo rende, almeno a nostro avviso, un capolavoro che testimonia gli incredibili passi in avanti che il videogioco come mezzo di intrattenimento ha mosso negli ultimi anni.

Editore Rockstar Games
Sviluppatore Rockstar Studios
Piattaforme PS4, Xbox One
Genere Azione/Open World/Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore. Multi giocatore
Lingua Inglese (doppiaggio), italiano (testi)
Prezzo e acquisto 68,42€ (PS4) | 69,99€ (Xbox One)

Video Recensione Red Dead Redemption 2

La nostra video recensione di Red Dead Redemption 2 realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi. Buona visione!

Un simulatore di vita nel West

Classificare Red Dead Redemption 2 come un semplice gioco di azione in terza persona è estremamente riduttivo. Non tanto per la presenza dell’open world che influenza, e non di poco, le dinamiche action. Di fatto il nuovo gioco di Rockstar Games è più assimilabile ad un simulatore, un tentativo, in buona parte riuscito, di riprodurre in quasi tutti i suoi aspetti quella che sarebbe la vita di un fuorilegge nel selvaggio west. Il problema è che, come accennato nell’introduzione, il west in cui metteremo piede non è così selvaggio come una volta. Ci sono regole, o almeno un abbozzo di regole, e ci sono agenzie governative, oltre ai classici tutori della legge delle piccole realtà cittadine, il cui obiettivo è quello di mantenere l’ordine anche con l’uso della violenza per spegnere definitivamente gli ultimi focolai di criminalità incontrollata.

E proprio questa nuova via della legalità intrapresa dalla società americana è parte integrante dell’esperienza di gioco, ed è uno dei fattori che potrebbe spazientire maggiormente certe categorie di giocatori. Va infatti chiarita una cosa: Red Dead Redemption 2 non è un GTA sui cavalli, come in molti adorano definirlo solo perché probabilmente non hanno risparmiato abbastanza nelle ultime settimane per permettersi una copia del gioco. È, come accennato, un simulatore di vita vera, e se una cosa vi sembra stupida nella vita vera ben presto scoprirete quanto è stupida anche in gioco. E c’è poco da girarci intorno: Red Dead Redemption 2 è un gioco che fa incazzare. Fa incazzare perché non segue le classiche dinamiche degli altri giochi, non vi mette a vostro agio, si fa per dire, concedendovi tutti quei lussi che di solito si hanno in giochi del genere. Qualche esempio per spiegarci meglio.

Dopo una sparatoria particolarmente violenta, di quelle che coinvolgono decine di persone che poi, se tutto va come deve andare, termina con altrettante persone stese senza vita al suolo, sorgerà spontaneo correre a depredare i cadaveri per racimolare oggetti e un bel gruzzoletto. E invece no! Le lande spesso prive di alture del West permettono ai suoni, specialmente quelli di armi da fuoco, di diffondersi per chilometri senza trovare ostacoli. È quindi lecito aspettarsi che gli uomini della legge, quelli a cui facevamo cenno prima, corrano sul luogo per accertarsi dell’accaduto. Esitare, in Red Dead Redemption 2, equivale a morire, e morire non è mai piacevole. Non tanto per i malus alla vita e alla resistenza o per la perdita di dollari (non molti in verità) quanto più per l’idea di aver fallito, di non aver previsto un qualcosa che probabilmente accadrebbe anche nella realtà. Anche commettere un crimine, uno qualsiasi, non è un’azione da prendere alla leggera. Se rapinate qualcuno potrebbe esserci un testimone pronto a dare l’allarme (potete, in tal caso, seguirlo e dissuaderlo minacciandolo). Uccidere qualcuno per strada e non nascondere velocemente il cadavere porterà alla solita conclusione: passerà qualcuno che cavalcherà al centro cittadino più veloce per dare l’allarme.

E lo stesso modo di ragionare si applica a tutti i contesti del gioco. Bisogna agire con intelligenza, ponderare quando c’è tempo per farlo le proprie mosse, e in certi casi anche tentare approcci diversi per cercare di fare le cose con criterio, non alla Rambo “entrando, sparando e spaccando tutto“. Con questo non vi stiamo dicendo che mancano i momenti emozionanti: è la stessa storia a guidarci progressivamente verso sparatorie, rapine e momenti carichi di adrenalina, ma nella maggior parte di questi eventi sarete affiancati da membri della banda che agiranno al vostro fianco. Quando vagate da soli per l’enorme mappa di gioco la situazione è ben diversa. Le particolarità di Red Dead Redemption 2, e le sostanziali differenze con GTA, non terminano qui.

Anche il ritmo di gioco è diverso da quanto ci si potrebbe aspettare. Le cose spesso vanno fatte con calma, anzi, è il gioco stesso a obbligarvi a prendervela comoda. Quando siete nel vostro accampamento il gioco vi impedisce di correre. Perché mai, vi chiederete voi? Perché ostacolare il giocatore rendendo più lente operazioni elementari? Semplicemente perché è lo stile del gioco, quello di simulare appunto. Quando siete in camera e volete un bicchiere di succo dal frigorifero ci andate correndo? No? E allora perché Arthur dovrebbe correre dopo una giornata a cavalcare e rapinare per andare a mangiare una porzione di stufato? E dopo un po’ capirete che questo modo di approcciarsi al gioco si sposa bene anche con altri momenti: vi sorgerà spontaneo camminare, e non correre, per i paesi, magari conducendo il cavallo a piedi, osservando la vita di tutti i giorni dei personaggi non giocanti presenti. Talvolta cavalcando vi fermerete riducendo la velocità fino quasi a fermarvi per far riposare il cavallo e per ammirare i panorami mozzafiato che spesso, più di quanto immaginate, potreste trovarvi di fronte. Lo stile si riflette anche nei gesti e nelle azioni più comuni, come rovistare in un cassetto, accendersi una sigaretta o nutrire il proprio cavallo, tutti gesti che richiedono tempo e che vanno svolti in determinati momenti di gioco.

Red Dead Redemption 2 si prende i suoi tempi, e se inizialmente la cosa potrebbe spazientirvi perché, come accennato prima, Rockstar non ha seguito le classiche regole di realizzazione di un videogioco, riuscirete via via ad apprezzare sempre di più il suo stile, i modi di fare del protagonista e in generale le regole che determinano l’equilibrio dell’open world. E si prende i suoi tempi anche nei dialoghi: ci sono oltre 500.000 linee di testo tutte doppiate da attori professionisti (oltre 1.200 persone coinvolte) in un inglese, almeno per alcuni personaggi, caratterizzato da una meravigliosa pronuncia da mascalzone americano, ma non mancano cadenze tipiche irlandesi, scozzesi, inglesi e così via.

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Dobbiamo per forza soffermarci anche su questo punto perché molti stanno criticando anche l’assenza del doppiaggio italiano. Ora, il gioco è accompagnato da sottotitoli su sfondo nero perfettamente leggibili e qualsiasi elemento dei menu o del gioco è tradotto in italiano, quindi il punto non è l’assenza totale della nostra lingua. Si tratta di una polemica piuttosto sterile: ridoppiare le 500.000 linee di dialogo a cui facevamo cenno prima avrebbe richiesto altri anni di lavoro (nonché un investimento non indifferente), e lo stesso vale anche per altre lingue. Ma anche se Rockstar avesse deciso di investire tempo e soldi in una simile operazione, il gioco   avrebbe perso parte di quello charme che deriva anche dall’impeccabile doppiaggio in quella che è la lingua e la sua pronuncia della zona interessata dal gioco. Quindi no, l’assenza del doppiaggio italiano non è un difetto.

Anche sui controlli potremmo stare ore a discuterci. Viene da pensare a primo acchito che i controlli siano implementati male, o comunque in un modo troppo difficile da gestire. C’è però anche da pensare a tutte le cose che potete fare in gioco, al modo in cui i controlli si devono adattare alle sparatorie, agli inseguimenti a cavallo o a quelli a piedi, alle sessioni di caccia e pesca, al passare da un’arma all’altra, alle scazzottate. Con i 17/18 pulsanti a disposizione di un classico controller di gioco per PS4 e Xbox One probabilmente non poteva essere fatto di meglio. Sì, alcune operazioni potevano essere semplificate, a discapito però di tutto ciò che abbiamo evidenziato finora. Sparare a cavallo, specialmente con la mira assistita ridotta o del tutto assente, è probabilmente una delle azioni più difficile del gioco, ma è anche così che deve essere. E la soddisfazione di abbattere i vostri avversari sudando ogni singolo colpo sparato è davvero impagabile.

Da un punto di vista tecnico Red Dead Redemption 2 è quasi impeccabile. Il gioco spreme al massimo le console di questa generazione, e fare meglio di così è praticamente impossibile. Potremmo definirlo il punto di confine tra la generazione odierna e la next-gen. La cura maniacale nei dettagli si riflette in qualsiasi minuscolo angolo del mondo di gioco, che sia una piccola baita isolata o un ufficio postale. Ma è soprattutto la natura e i panorami che danno il meglio di loro, anche grazie al meteo dinamico e al ciclo giorno/notte che impreziosiscono il tutto con riflessi e giochi di luce e di ombre. E come non citare la colonna sonora che riesce ad accompagnare ogni singolo momento di gioco, dalla battuta di caccia ad un animale leggendario all’inseguimento a cavallo di un treno, con un brano sempre, o quasi, diverso (dovrebbero essercene circa 190).

In tutto ciò però un paragone potrebbe sorgere spontaneo. Non tanto con gli altri lavori di Rockstar Games, quanto più con The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Si tratta di due prodotti estremamente diversi, con uno stile di gioco che non ha nulla, o quasi, a che spartire. Ma la fisica del gioco e la malleabilità dell’open world del capolavoro di casa Nintendo sono forse due delle caratteristiche che più mancano a quello di Red Dead Redemption 2. Ma d’altro canto è l’open world così denso, immersivo e carico di vita del gioco di Rockstar Games ad evidenziare le mancanze di quello Nintendo.

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Giudizio Finale

Recensione Red Dead Redemption 2 Giudizio Finale – Siamo quasi giunti alla fine, e ancora non abbiamo posto sufficiente enfasi su tanti altri contenuti di gioco che meriterebbero approfondimenti a sé stanti. Ad esempio la storia, che si dipana attraverso decine e decine di ore di gioco e che ci porta non solo a far evolvere Arthur ma anche ad approfondire la conoscenza dell’intero cast dei personaggi, ognuno caratterizzato da una sua personalità e un suo modo di approcciarsi alla vita nel west e al modo in cui le cose stanno cambiando in America. O ancora tutte quelle dinamiche che regolano la simbiosi tra Arthur e il proprio cavallo, protagonista a tutti gli effetti del gioco alla pari di Arthur stesso. Ma probabilmente sarebbe fiato sprecato.

Nel suo primo fine settimana il gioco ha incassato 725 milioni di dollari (più di 10 milioni di copie vendute quindi) e l’ennesimo 10, una descrizione prolissa di tutti i contenuti di gioco o un mero tentativo di sminuirlo non servirebbero a niente. Non tutti gli acquirenti saranno pienamente soddisfatti del loro acquisto, anche per via di alcune delle caratteristiche che abbiamo cercato di illustrarvi poco fa. Questo perché Rockstar Games, con la sua nuova creatura, frutto di 8 anni di sviluppo e degli sforzi di migliaia di professionisti, ha cercato e sta cercando in parte di rivoluzionare il concetto di videogioco, o meglio, di elevarlo trasformandolo in un media che si prende maledettamente sul serio, che vuole dimostrare anche agli scettici che il videogioco in sé può essere una forma di intrattenimento che se la batte ad armi pari (se non talvolta superiori) con altre più blasonate e, soprattutto, rispettate. E un tale tentativo può non trovare riscontro in quel genere di utenza meno avvezza alle novità, a ciò che va intaccare la loro “comfort zone“.

Assorbite quelle che sono le meccaniche e le peculiarità di Red Dead Redemption 2, il giocatore difficilmente riuscirà a staccarsi dallo schermo. C’è così tanto da scoprire, da fare, da esplorare e da approfondire che, sulla carta, possiamo parlare tranquillamente di centinaia di ore di gioco assicurate. In Red Dead ci si perde non solo a causa della vastità del mondo di gioco, ma anche per via della sua profondità e bellezza. E noi stessi ci siamo letteralmente persi: continueremo a prendercela con comodo, a vivere la storia un passo alla volta, alternando il tutto ad istanti di gioco non necessariamente previsti in parte dovuti anche all’imprevedibilità dell’open world che ci mette spesso di fronte ad eventi inattesi. E in tutto ciò deve ancora arrivare la parte di gioco online, quella che stravolgerà ancora di più il mondo di gioco aggiungendo l’imprevedibilità del comportamento dei giocatori. Ed è forse questo l’unico, vero difetto del gioco: richiede tempo, tanto tempo. Dedicargli mezz’ora o un’ora di tanto in tanto non gli rende giustizia.

Red Dead Redemption 2 è un film interattivo, con tutto ciò che di solito i film non vi mostrano. Con i suoi cambi di regia, con il suo voler essere allo stesso tempo simulatore, gioco di azione, avventura, con il suo voler stravolgere i canoni imposti da un’industria che evolve lentamente per paura di pestare i piedi ad acquirenti che spesso accolgono negativamente le novità, vi stravolgerà, vi stupirà, saprà divertirvi e farvi commuovere. E, purtroppo per voi e per noi, influenzerà pesantemente il modo di giudicare altre produzioni presenti e passate. Ecco quindi spiegato il voto che, come detto in apertura, è una provocazione, un modo immediato per riassumere quanto detto finora.

PRO CONTRO (si fa per dire)
  • L’open world più ambizioso e immersivo di sempre
  • Eleva il concetto stesso di videogioco
  • Tecnicamente incredibile
  • Arthur Morgan è un protagonista credibile e più complesso del previsto
  • A dir poco immenso, in ogni suo aspetto, e ancora deve arrivare l’online!
  • Il ritmo di gioco richiede pazienza ed una certa elasticità mentale
  • Controlli non facili da digerire
  • Richiede tanto tempo libero

Recensione Red Dead Redemption 2 – Screenshot