Remnant: From the Ashes, perché nessuno ne parla? (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Remnant: From the Ashes – Perché nessuno parla di Remnant: From the Ashes? O, meglio, perché se ne sta parlando così poco, visto che si tratta di uno dei migliori giochi cooperativi degli ultimi tempi? Facciamo la nostra parte: ecco la recensione.

Editore Perfect World Entertainment
Sviluppatore Gunfire Games
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 39,99€ (solo digitale)

Video Recensione Remnant: From the Ashes

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Dalle ceneri con furore

Remnant: From the Ashes non fa mistero delle sue influenze e mette sul piatto una visione inedita della ricetta disegnata da From Software, dove convivono tre succosi ingredienti: lo sparatutto in terza persona, la crescita del personaggio e la cooperativa sino a tre giocatori. Prima di tutto si crea un eroe attraverso un editor nella media, e poi ci si immerge in un mondo devastato dal Root, una piaga apocalittica che ha costretto l’umanità ad esiliarsi in piccole comunità chiamate Ward. I parallelismi con Fallout crediamo siano voluti: non a caso, ce n’è uno, il Ward 13, che fa da base centrale, un luogo di riposo dal quale è possibile acquistare e potenziare l’equipaggiamento prima di ripartire. La trama poi ricopre un ruolo di contorno e si sviluppa tramite brevi dialoghi e un pizzico di narrativa ambientale tutt’altro che invadente: per completarla sono necessarie circa venti ore, sebbene sia facile spenderne altre quaranta (o più) per potenziarsi a dovere prima di affrontare l’ultimo boss.

La struttura tra l’altro è contaminata da un algoritmo procedurale intelligente che mescola costrutti prefabbricati con punti fermi per fornire aree facilmente esplorabili e dal sapore artigianale, che incentivano la rigiocabilità. Viene così a crearsi un’impalcatura armoniosa, differente da giocatore a giocatore ma simile nell’intensità: nella fattispecie, potreste imbattervi in boss assenti invece nel mondo di un vostro amico, che a sua volta potrebbe trovare un oggetto mancante nel vostro. In effetti, la proceduralità dà vita ad alcuni problemi nel caso decideste di collezionare tutto e di vedere tutto, eppure siamo rimasti piacevolmente colpiti dal modo in cui vengono proposti i livelli, sia in termini stilistici che di varietà: anche la distribuzione degli oggetti non cade nell’inutile sovrabbondanza e nella banale incrementalità, e mira ad ingolosire con pezzi interessanti che ampliano lo spettro delle possibili combinazioni d’equipaggiamento.

Infatti, la parte ruolistica risulta molto ben studiata, dove la scelta della classe di appartenenza decreterà la dotazione di base, che poi potrà essere espansa come meglio si crede. Si può agire sul più piccolo dei valori che sorreggono il personaggio, dalla velocità di ricarica, al tempo di consumo degli oggetti, dalla velocità di resurrezione degli alleati, alla probabilità di critico, in un ventaglio di parametri che si amplia man mano che si abbattono i tanti boss dell’avventura. L’unico rimprovero che possiamo fargli sul fronte numeri è forse nelle armi e nelle armature, non tanto nella quantità (anche se qualche set d’armatura in più l’avremmo gradito), quanto nella distribuzione iniziale, visto che nelle prime zone è difficile imbattersi in nuove bocche da fuoco. Ciò detto, col passare delle ore, la musica cambia, e abbiamo apprezzato la scelta degli sviluppatori di celarle in posti particolari, o di collegarle alle uccisioni di specifici boss.

La formula dunque intrattiene, dà gratificazioni e funziona egregiamente sul fronte ludico, benché faccia uso di meccaniche già assaporate qua e là. Si possono imbracciare tre armi, due da fuoco e una bianca, e le prime possono essere personalizzate con le mod che non solo mutano l’estetica dell’arma, ma aggiungono un effetto magico attivabile una volta caricata l’apposita barra. Gli effetti spaziano dall’evocazione di creature a cure per se stessi e gli alleati, per un discreto assortimento in cui ogni opzione è valida.

La varietà dei nemici poi soddisfa: sanno essere pericolosi ma gestibili una volta capiti i loro schemi, con lotte che ruotano attorno all’uso oculato della capriola per schivare gli attacchi. Vale lo stesso discorso per i boss, nonostante vi sia una parentesi da aprire sulla strutturazione delle battaglie, in quanto tendono ad essere accompagnati da enormi quantità di servitori durante il combattimento, con una confusione a schermo tale da generare picchi di frustrazione. In generale, emergono degli acuti di difficoltà tremendi, che potrebbero scoraggiare i giocatori non avvezzi a questo genere che non fa sconti, e che esige pazienza e dedizione indipendentemente dall’equipaggiamento indossato: potenziarsi può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta, ma bisogna imparare soprattutto a “leggere” il gioco per vincere.

La difficoltà può essere selezionata tra tre livelli di sfida, dove il più basso, normale, non risparmia affatto la cattiveria, anzi: fortunatamente la morte non punisce in alcun modo, e il gioco è pieno di punti di controllo sparsi per le aree, che, tuttavia, fanno tornare in campo tutti i nemici caduti una volta attivati. Viene in soccorso una modalità multigiocatore che non è imperativa ma estremamente consigliata, in quanto l’azione in gruppo ne guadagna in vivacità e strategia: ciascun giocatore può equipaggiarsi con armi diverse per dedicarsi a nemici specifici, e i membri possono rianimarsi vicendevolmente attingendo dalla personale riserva di cuori di drago, ovverosia le pozioni, ricaricabili gratuitamente dai citati punti di controllo, insieme alle munizioni. L’operazione di resurrezione però richiede tempo e c’è sempre il rischio che qualcuno possa colpirvi e mandarvi al tappeto. Come se non bastasse, ci si mette anche il fuoco amico a rendere il tutto ancora più interessante. Insomma, in compagnia Remnant: From the Ashes dà il meglio di sé e la sfida è molto più bilanciata in multigiocatore, eppure non nascondiamo di esserci divertiti anche da soli, in solitudine, senza l’agitata azione collaborativa.

Nonostante le belle parole spese per l’online, l’infrastruttura di rete purtroppo non rappresenta il ritratto della perfezione. Se si gioca con compagni fidati, non c’è nessun problema: basta aprire una stanza privata per condividere il proprio mondo con la lista amici, e tutte le ricompense collezionate verranno mantenute indipendentemente dalla modalità affrontata. Si guadagnano più che altro reagenti con i quali è possibile potenziare ogni singolo pezzo della dotazione, ma potreste incappare anche in oggetti rari mancanti nel vostro mondo, come già detto in precedenza. Vi è anche la possibilità di lasciare la stanza aperta, e fare in modo che altri giocatori sconosciuti entrino per darvi man forte attraverso l’apposita opzione. Peccato sia assente una ricerca manuale delle stanze, una mancanza soppiantata da un pulsante che vi spedisce in una partita casuale tra quelle aperte, sottostando a criteri che gli sviluppatori stanno continuamente cambiando sottobanco. Alle volte però la connessione fallisce o la latenza risulta troppa, dando vita a momenti poco piacevoli.

Non a caso, i problemi seri di Remnant: From the Ashes, gli unici a dirla tutta, emergono soprattutto dal comparto tecnico dell’edizione console. Lo abbiamo provato su PS4 Pro e, benché abbia una direzione artistica ispiratissima, capace di regalare ambientazioni diverse tra loro e gradevolissime, ci siamo imbattuti in varie grane nel codice: fluidità non sempre stabile, animazioni alle volte ingessate, audio saltuariamente mancante e persino qualche chiusura improvvisa del gioco. Mentre stiamo battendo queste parole gli sviluppatori stanno lavorando ai problemi, ed infatti, durante il periodo di analisi, sono stati pubblicati già due aggiornamenti che hanno migliorato l’esperienza, ma non siamo ancora soddisfatti del risultato e in certi aspetti continua ad essere acerbo, come nell’espressività dei personaggi che di tanto in tanto dipinge volti immobili. Se siete indecisi tra l’edizione console e quella PC, di sicuro quest’ultima vi darà più soddisfazioni. Segnaliamo poi la presenza di un discreto doppiaggio in italiano e di un buon comparto sonoro, ottimo nei suoni delle armi e dei mostri. Le musiche ricordano brani di altri titoli già in commercio, ma sono gradevoli.

8.0

Giudizio Finale

Recensione Remnant: From the Ashes  Giudizio Finale – Remnant: From the Ashes offre una delle migliori esperienze collaborative nel panorama dei titoli d’azione di stampo ruolistico. Farà la gioia di chi ama il genere e i numeri, malgrado i problemi tecnici accusati su console, che comunque non sminuiscono quella che, senza ombra di dubbio, è la sorpresa dell’anno.

PRO CONTRO
  • Fantastica mistura di generi
  • In cooperativa è a dir poco intenso
  • Direzione artistica notevole
  • Parte ruolistica calcolata sapientemente
  • Buona varietà di nemici, boss e ambienti
  • Algoritmo procedurale assicura rigiocabilità…
  • …ma crea qualche fastidioso problema dovuto alla casualità
  • Picchi assurdi di sfida, soprattutto in solitaria
  • Il codice andrebbe ripulito su console
  • Struttura online da potenziare

Trailer

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