9.0

Resident Evil 2 non morirà mai (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Resident Evil 2 – Non troppo tempo fa, in un giorno come un altro, Capcom si è chiesta cosa volessero i fan da Resident Evil. La risposta era ovvia: i fan volevano Resident Evil, nella sua più pura essenza. Il perché ci abbia messo così tanto a capirlo rimarrà per sempre un mistero, ma non ci interessa, perché oggi è un gran giorno. È il giorno in cui scriviamo, nero su bianco, che Resident Evil 2 è tornato sotto una nuova veste, ed è più in forma che mai. Ecco la nostra recensione.

Editore Capcom
Sviluppatore Capcom
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Survival horror
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 64,99€

Video Recensione

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro. Le scene sono state appositamente scelte e tagliate per azzerare il rischio spoiler.

I non morti più vivi di sempre

Spin-off scialbi, episodi online opinabili, derive hollywoodiane e un po’ kitsch: di libertà creative se n’è prese parecchie il buon vecchio Resident Evil, per poi ritornare sui propri passi con il settimo capitolo. Passi che contemplano l’orrore, la tensione, gli enigmi a cascata, l’azione strategica dove ogni proiettile conta. E se sbagli a mirare, ne paghi le conseguenze.

Sopra ogni altra cosa, però, si chiedevano gli zombie, quelle creature spaventose e un pelino tonte, spietate anche e soprattutto quando sono sole, apparentemente inermi. E Resident Evil 2, in questo campo, ha fatto storia: insieme al predecessore ha ridefinito l’horror di declinazione non-morta, condizionando e influenzando lo sviluppo del genere con le sue basi. Eppure quelle basi, per quanto fossero epocali ai tempi, per quanto fossero spaventose più di vent’anni fa, rimangono pur sempre quelle di vent’anni fa. Ecco perché nasce il rifacimento di Resident Evil 2, un remake che prende l’originale, ne effettua una decostruzione, e poi lo ricostruisce sotto l’ottica moderna.

Abbandona la telecamera fissa, e la sposta alle spalle del personaggio, proprio come nell’iconico quarto episodio. Prende ogni stanza che compone l’ingegnoso disegno dei livelli dell’avventura del ’98, e le ricrea da zero, sia dal punto di vista estetico e architettonico, sia nell’aspetto funzionale. Gli enigmi sono stati ampliati, i nemici seguono nuovi algoritmi, e l’intera escursione nell’oscurità è stata rinvigorita con sequenze inedite, giocabili e d’intermezzo, espandendo pure la narrativa, regalando di fatto una nuovissima visione sul titolo, che sa essere fedele al passato, ma anche freschissima. Sul serio, vedere Resident Evil 2 in questa forma smagliante tocca le corde dell’anima. E che siate amanti della saga o nuove leve, non ha alcuna importanza: quest’ultima reinterpretazione è di tutti, è per tutti.

La modalità assistita edulcora il viaggio, implementando diverse agevolazioni, tra le quali spicca la vita parzialmente auto-ricaricante. Per tutti gli altri c’è la standard, un livello di sfida bilanciato, aderente ai canoni odierni, tanto è vero che accenna un sistema di salvataggio automatico, che determina un punto di controllo nei punti cruciali, così da uccidere la frustrazione sul nascere. I nemici sono comunque resistenti, richiedono parecchi colpi alla testa per essere abbattuti, e alle volte si rialzano come se nulla fosse. Il sistema di puntamento premia ovviamente la staticità: più si mantiene salda la mira sull’avversario, più il danno crescerà a proiettile sparato. Nonostante questo, evitare i cattivi compare spesso tra le opzioni migliori. Nel caso le cose dovessero mettersi male, potrete comunque fuggire dalla presa del non morto di turno utilizzando un coltello o una granata, grazie alla semplice pressione del pulsante dorsale, o persino porre delle assi di legno sulle finestre, così da bloccare, temporaneamente, il flusso zombesco.

La vera identità della bestia di Capcom, tuttavia, emerge dalla difficoltà estrema. Se nella standard è possibile salvare la partita quante volte si vuole presso le apposite macchine da scrivere, in quella estrema sarà necessario consumare dei nastri, come nell’originale. In più, i salvataggi automatici verranno disattivati, e gli zombie saranno ancora più forti. Gli occhi dei veterani dovranno rivolgersi a questa modalità, insieme a coloro che cercano un’esperienza puramente horror, senza alcun compromesso. D’altronde, una fetta della paura deriva dall’impossibilità di poter salvare a proprio piacimento, cosa che alimenta il senso opprimente a causa del quale non ci si sente mai al sicuro. Bisogna pianificare al millimetro cosa esplorare, cosa portarsi nell’inventario, quante caselle lasciare libere e come comportarsi per massimizzare i risultati: operazioni che stanno alla radice della formula a prescindere dalla difficoltà scelta, ma che il livello estremo enfatizza al massimo.

L’avventura può essere affrontata fin da subito sia nei panni di Leon, che in quelli di Claire. La singola campagna si attesta sulle otto ore di gioco a difficoltà standard, ma per vivere l’intera esperienza è necessario portare a termine entrambe le storie, le quali condividono una buona parte delle ambientazioni, presentando però situazioni diverse e fasi inedite. A tal proposito, se ci fosse stato un altro modo per rendere il racconto più omogeneo, magari collegando i personaggi in un’unica partita, lo avremmo accolto ben volentieri. Ciò detto, benché la longevità possa sembrare al di sotto delle aspettative, possiamo assicurare che la conduzione di Resident Evil 2 rasenta la perfezione, non cala mai di ritmo ed è calibrata a regola d’arte. Mette il giocatore in un costante senso di pericolo, scevro dalla passività di troppi filmati, e lo lascia giocare continuamente senza perdersi in chiacchiere o riempitivi, alla mercé di una mappa cristallina, che segnala agilmente le zone esplorate, quelle inesplorate, e gli oggetti visti ma non raccolti.

Gli enigmi a cascata sono ben fatti, chiari e ottimamente collegati, nella logica secondo cui per attivare un marchingegno ne serve un altro, e per attivare quell’altro ne serve un altro ancora, incentivando l’esplorazione che è sempre premiata. L’oculata gestione delle risorse, l’inventario limitato ed espandibile che ferma l’azione al suo richiamo, le modifiche nascoste nei puzzle che potenziano le armi, tutto è al proprio posto in un quadro strepitoso, il quale trova la sua più grande forza nell’assenza di caricamenti. Di questa modernizzazione, il Tyrant è sicuramente colui che ne ha beneficiato di più: appare nei momenti più improbabili, i suoi passi echeggiano per il distretto e apre le porte con la delicatezza di un rinoceronte infuriato. È un nemico formidabile, oltre che invincibile, e vederlo agire senza interruzioni è sinceramente emozionante.

Non mancano i punti dolenti, come ovvio che sia. Alcuni elementi avrebbero potuto beneficiare di una maggiore attenzione, o quantomeno di un maggiore approfondimento, raggiungendo quegli orizzonti nei quali ci fa prontamente perdere. Non cadremo in sgradite anticipazioni, quindi non distogliete lo sguardo, ma citeremo la sezione di Ada per fare un esempio, essendo una sequenza già nota. Ecco, l’enigmatica donna dai capelli a caschetto è protagonista di una fase totalmente rinnovata, nella quale spiccano degli enigmi basati sui circuiti, simili a quelli visti nella serie Batman Arkham. Benché piacevolissima, la parentesi, che sembrava essere più lunga e articolata, termina troppo in fretta. È un peccato, perché offre un’altra faccia del survival horror, e costituisce un cambio di ritmo senz’altro interessante.

Anche i combattimenti contro i boss, seppur rinfrescati, svolgono un ruolo marginale, e puntano più all’impatto visivo che al concreto, presentando una strutturazione dello scontro un po’ grezza. Per carità, siamo sicuri che rimarrete a bocca aperta quando vedrete certe scene ricreate con le tecnologie moderne, ma a mente fredda crediamo si potesse fare di più, appunto, nell’organizzazione della lotta. In generale, una porzione di novità fanno trasparire grandi potenzialità, la cui esplorazione non si addentra in territori eccessivamente sconosciuti, essendo di fatto un remake.

Tutto dipende dai punti di vista: se lo si vede per quello che è, un rifacimento da cima a fondo, si rimane ammaliati dal livello raggiunto. Nulla è lasciato al caso, nemmeno nelle modalità extra (ne è in arrivo una aggiuntiva prossimamente, Ghost Stories, che proporrà una digressione della celebre Mercenari). D’altra parte, se lo si vede come un nuovo titolo della serie, non fraintendete, è allo stesso modo fantastico, eppure fa desiderare di più. Di più per questi personaggi, per questa saga che ha dormito sugli allori della sua fama per troppo tempo. E da qui deve ripartire, dalla forma attuale, edificata sulla base di un ottimo settimo capitolo.

Il lavoro di restauro, o meglio, di rifacimento, supera persino le aspettative su PS4 Pro. Il distretto di polizia, le fogne, il laboratorio, il mondo di Resident Evil 2 ora si poggia sul RE Engine, e restituisce ambienti che quasi sembrano fatti di porcellana, realistici, lucidi, splendenti, un pelino statici, caratterizzati da ottimi effetti di luce, con particellari altalenanti. L’impalcatura danza sui sessanta fotogrammi al secondo, nonostante il notevole dettaglio grafico: per raggiungere questo traguardo, si nota come, in lontananza, i movimenti degli zombie perdano fluidità, un compromesso al quale deve sottostare l’azione per reggere il luccicante comparto estetico.

Al contrario, le animazioni si dividono in due parti: alcune sono incredibilmente realistiche, altre mantengono una certa legnosità quasi autoreferenziale. Stessa cosa vale per le espressioni facciali, perché se ne vedono diverse parecchio empatiche, e altre volte, invece, non riescono a comunicare al meglio le emozioni dei personaggi, risultando un pelino fredde.

Tirando le somme, senza cercare il pelo nell’uovo, la cura visiva tocca spesso la maniacalità, in special modo per la creazione degli zombie. Sbilanciamoci: sono probabilmente i migliori zombie mai visti in un videogioco. Come si muovono, come reagiscono, come si smembrano e cambiano animazioni di conseguenza è assolutamente uno spettacolo. Uno spettacolo macabro, ma pur sempre uno spettacolo, che riporta in auge una tipologia di creatura abusata e scontata nella messa in scena.

Non possiamo poi non spendere delle parole per descrivere il minuzioso studio del suono svolto da Capcom, tanto è vero che è possibile distinguere ogni fonte a prescindere dalla sua posizione. Giocare con le cuffie è un imperativo, nel caso non si fosse ancora capito. Anche le musiche hanno ricevuto un trattamento ragguardevole, essendo svecchiate a dovere, così come i suoni dei menù, che, volendo, potrete sostituire con quelli del titolo originale. Nonostante i dubbi, infine, il doppiaggio in italiano lo abbiamo trovato di buona fattura, sebbene talvolta sia altalenante, probabilmente per mancanza di materiale visivo in fase di registrazione. Delle frasi sono state doppiate con un’enfasi non adeguata rispetto al momento, ma sentir parlare Leon (Alessandro Rigotti), Claire (Emanuela Pacotto) e Ada (Patrizia Scianca) in italiano, all’interno di un contesto come quello di Resident Evil 2, ha un non-so-ché di affascinante. Piccola curiosità in fase di chiusura: nei titoli di coda, appare il nome di Invader Studios nei ringraziamenti, lo studio italiano che stava sviluppando il rifacimento del titolo in questione prima dell’avvio dei lavori da parte di Capcom, e prima che il progetto dirottasse su Daymare: 1988. In pratica, è anche grazie a loro se possiamo gustarci questo remake.

9.0

Giudizio Finale

Recensione Resident Evil 2  Giudizio Finale – L’incontro d’amore tra nuovo e vecchio, la perfetta miscela tra il classico e il moderno: al netto di qualche tollerabile inghippo, questa re-immaginazione di Resident Evil 2 è davvero magica. Un rifacimento meraviglioso, sontuoso nell’estetica e nostalgicamente all’avanguardia nella fruizione. Ci ricorda quanto erano belli prima i videogiochi, e quanto possono essere fantastici ora. Ne vogliamo solo di più.

PRO CONTRO
  • Ricostruzione clamorosa dell’originale
  • Atmosfera da primo della classe
  • Scalabile, per tutte le esigenze
  • Perfetta sintesi tra classico e moderno
  • Visivamente notevole, a tratti impressionante
  • Conduzione eccellente, ben ritmata
  • Tyrant modernizzato alla perfezione
  • Un paio di dubbi nelle animazioni
  • Boss senz’altro migliorabili
  • Alcuni passaggi potevano essere più estesi

Trailer

Screenshot

  • Elektrosphere

    E il capolavoro è servito! Come lo fu a suo tempo 😍