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Recensione Resident Evil 3: meglio due che tre (foto e video)

Giorgio Palmieri -

Recensione Resident Evil 3 Remake

Perché, Capcom? Perché un trattamento del genere è toccato proprio a Resident Evil 3, dopo tutta quell’enorme sfilza di meritati successi? È una domanda alla quale cerchiamo ancora risposta da ormai un po’ di giorni, da quando abbiamo concluso il rifacimento del terzo, amato capitolo della saga d’orrore più famosa di sempre. Il motivo? Be’, semplice: il lavoro non è completo.

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Editore Capcom
Sviluppatore Capcom
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Survival horror
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Completamente in italiano

Video Recensione Resident Evil 3 Remake in 4K

Tu quoque, Capcom

La ricostruzione condotta su Resident Evil 3 ha sì, aggiunto cose, ma ne ha tolte inspiegabilmente altre. Anzitutto, l’intera impalcatura è edificata sulla solidissima base gettata dal restauro totale di Resident Evil 2: una base eccellente, da cui il terzo capitolo estrae il meglio per declinarlo in una maniera ancora più dinamica. Non a caso, alcune delle parti più riflessive dell’avventura originale, come l’iconica torre dell’orologio, sono state eliminate per dare maggiore spazio a sezioni inedite più congrue alla nuova idea frenetica e cinematografica sposata da questo rifacimento. Potete pure lasciare la materia grigia alle porte, perché degli enigmi quasi non vi è traccia.

Malgrado le premesse certamente non rosee, che quasi strizzano l’occhio all’orribile deriva intrapresa dall’opinabile sesto capitolo, non abbiamo disprezzato il cambio di direzione a priori. Del resto, Resident Evil 3 non è mai stato un capolavoro, perché anche lui soffrì di tempi di sviluppo ristretti: non a caso, è probabile che il giudizio di chi lo ritiene tale sia offuscato da un miscuglio di nostalgia e memoria ballerina. Di conseguenza, ben venga una ricostruzione che possa donargli nuova linfa vitale. Peccato che questo restauro non abbia ricevuto le attenzioni che invece meritava.

Anzitutto la longevità: sono solo 5 le ore che compongono l’avventura, e sono solo due le parti che hanno ricevuto davvero un trattamento d’eccellenza, cioè l’inizio e la conclusione, con qualche parentesi acuta qua e là. Buona parte funge da sezioni di raccordo senz’altro piacevoli, che sarebbero state più che godibili in un’escursione meglio distribuita, e non una in cui si procede in maniera molto più lineare rispetto al predecessore. Anzi, questo remake lo cita continuamente, quel suo predecessore: il ritmo, gli avvenimenti, persino un’intera sezione riciclata nella stazione di polizia, che è pure la fase meno riuscita. Certo, qualche chicca per alimentare la rigiocabilità c’è, ma di fatto la longevità di base è minore di una singola parte di Resident Evil 2.

Ciò detto, alcuni rimandi allo scorso capitolo sono importanti per l’economia della narrazione e aiutano ad approfondire lo spessore di personaggi e luoghi già noti, così da donare una certa continuità alla serie. Eppure, ben presto, inizierete a sentire nel palato uno strano retrogusto di riciclo, che sarebbe stato giustificato solo, appunto, in un’avventura ben più corposa di quella che abbiamo tra i polpastrelli.

Lo stesso Nemesis solleva dei dubbi nella sua realizzazione. Non estetica, anzi, su quella non c’è nulla da rimproverare, ma semplicemente funzionale. L’intelligenza artificiale adattiva del Tyrant di Resident Evil 2, che credevamo venisse ampliata nel Nemesis, in realtà fa la sua apparizione in una singola fase, per poi lasciare spazio ad una sequela di scene ad alta spettacolarità, però già precompilate e tutto sommato facili nella risoluzione. Insomma, non aspettatevi un’evoluzione rispetto allo scorso capitolo, né tutte quelle sfumature di imprevedibilità che invece avevamo ipotizzato dopo gli annunci: il mostro dell’Umbrella Corporation è solo un boss ricorrente, nulla più, nulla meno.

Non devono però spaventarvi tutte queste critiche: di certo fanno da monito ad una produzione evidentemente poco ambiziosa e realizzata in un tempo ridotto, che ne ha decurtato i contenuti in maniera sostanziale. Tuttavia, la nuova Raccoon City disegnata dagli artisti di Capcom è letteralmente meravigliosa: tutte le sue insegne colorate, sparse tra i negozi, ricordano una piccola, tenebrosa Las Vegas. Riesce ad offrire delle aree più grandi rispetto al passato che in effetti fanno respirare meglio la giocabilità, quella stessa giocabilità che abbiamo amato nel predecessore. L’esplorazione ricompensa a dovere, la tensione non si appende a facili escamotage ed è stata aggiunta una comoda schivata che, se effettuata al momento giusto, consente di evitare i morsi degli zombie. Una volta padroneggiata, questa meccanica riduce sensibilmente la difficoltà: eppure funziona bene in questa interpretazione più dinamica della formula Resident Evil.

Le esigenze narrative purtroppo non consentono a Raccoon City di esprimersi a dovere, perché l’avventura è perlopiù ambientata tra fogne e spazi al chiuso che, artisticamente, non hanno molto da raccontare. La trama tra l’altro gode di poche cinematiche, anche se sono realizzate in maniera certosina. Quel che impressiona è l’espressività dei volti: Jill è bellissima, così come il suo compagno d’armeCarlos, il cui carisma è stato notevolmente potenziato se confrontato all’originale. Ogni tanto vi sarà chiesto di guidarlo in varie sezione aggiuntive, tra le quali ce n’è una dedicata ad un’orda da domare che ci è particolarmente piaciuta, se solo non fosse stata breve e frettolosa, alla stregua del ritmo dell’intero gioco.

Fortunatamente il RE Engine è in grande spolvero, e su PS4 Pro regge una pulizia invidiabile dell’immagine, applicata su una fluidità intorno ai sessanta fotogrammi al secondo. I modelli sono super dettagliati, in un impatto che è una delizia per gli occhi. Buono anche ciò che concerne il lato audio, ripreso in parte dal precedente, ma dobbiamo fare un appunto sul doppiaggio in italiano: siamo grati della sua presenza, ma c’è una discrepanza di cura nelle registrazioni, tanto è vero che abbiamo motivo di credere che alcune battute siano state registrate con un’attrezzatura differente.

Quel che eleva il pacchetto è la presenza di Resident Evil: Resistance, una modalità multigiocatore in grado di offrire un’esperienza competitiva di tipo asimmetrico. In pratica quattro giocatori dovranno collaborare per scappare dalle grinfie del Mastermind, cioè un quinto utente che vestirà i panni del cattivo, pronto a disseminare zombie e trappole nel livello. L’impostazione non è certo vicina alla formula originale ed è molto arcade, in quanto vi è un limite di tempo entro il quale il gruppo dovrà riuscire a fuggire, completando obiettivi specifici e raccogliendo oggetti di fortuna. Il tempo diminuisce o aumenta a seconda dei comportamenti dei giocatori, e ci si diverte proprio in virtù della velocità del tutto.

Poter poi comandare direttamente bestie come G-Birkin e lo stesso Tyrant non ha prezzo, anche se il numero risicato di modalità, sbloccabili e mappe ci fa domandare quanta vita possa avere un progetto del genere, che comunque ci piace molto più di quanto preventivato: speriamo solo venga supportato in futuro.

7.5

Giudizio Finale

Quella di Resident Evil 3 è una ricostruzione controversa. Qual è il senso di un rifacimento, se non realizzare, con i mezzi e le tecnologie odierne, un’opera già compiuta? Il materiale di partenza era solido, ma evidentemente qualcosa è andato storto, nonostante sia indubbiamente un’avventura cinematografica e a tratti spettacolare. L’operazione sembra voler salvare il salvabile, confezionando un pacchetto che contiene anzitutto un rifacimento che maschera l’incompiutezza con una base solida e una messa in scena meravigliosa, e poi una modalità multigiocatore molto piacevole, seppur non nelle corde della formula. Entrambi sono uniti da un triste destino: il primo sarebbe stato troppo piccolo per essere venduto a prezzo pieno, l’altro, invece, è lontano da ciò che rappresenta davvero Resident Evil per vivere di vita propria, e non è nemmeno particolarmente ricco di contenuti. Sapersi accontentare farà bene a godersi ambedue i titoli, nella consapevolezza che le cose sarebbero potute andare meglio.

PRO CONTRO
  • Visivamente meraviglioso
  • Buona l’intuizione della schivata
  • Più dinamico e cinematografico
  • Resistance è un’aggiunta interessante
  • Nemesis non sfruttato a dovere
  • Longevità scarna
  • Tagli ai contenuti originali
  • Alcune sezioni sanno di riempitivo

Trailer

Screenshot