6.5

Rush VR – In caps lock perché SI VOLA! (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione Rush VR – La realtà virtuale ci fa assaporare dei piacevoli surrogati di sensazioni reali che altrimenti sarebbe possibile vivere solo in certe circostanze. Proprio Rush VR prova a dipingere l’esperienza di volare con una tuta alare: ecco la nostra recensione.

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Editore The Binary Mill
Sviluppatore The Binary Mill
Piattaforme PSVR, Oculus Rift, HTC Vive, Gear VR
Genere Corse
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 24,99€

130, ma senza Martin Garrix

Ad una prima, fugace occhiata, Rush VR sembra avere la profondità di un videogioco per smartphone. Con un pelino di attenzione in più, noterete comunque che la profondità è effettivamente quella di un videogioco per smartphone.

Battute a parte, in realtà, una piccola parte della complessità dell’interazione emerge dalla scelta del sistema di controllo con cui desiderate interfacciarvi. Infatti, di configurazioni ce ne sono a bizzeffe: dalla sola inclinazione della testa al semplice sguardo, fino ad arrivare al Dualshock e alla classica coppia di Move, eventualmente personalizzabili.

La soluzione migliore ci è parsa quella che coinvolge lo sguardo, grazie al quale potrete divertirvi nel più semplice dei modi, senza badare alle periferiche. Peccato si debba comunque tenere in mano un controller per poter navigare tra i menù e per attivare il nitro. In ogni caso, un altro consiglio che ci sentiamo di darvi è di disattivare la musica, e di godervi solamente gli effetti ambientali per aumentare il coinvolgimento.

Purtroppo proprio l’immersione non fa gridare al miracolo: l’esperienza è meno adrenalinica di quello che vorrebbe far credere nel titolo, e, anzi, tende quasi a rilassare, specie nella prima tranche di livelli. L’obiettivo è quello di volare quanto più vicino al terreno, in maniera tale da caricare l’indicatore del turbo, che potrà essere svuotato per una spinta alla velocità. Se si tocca il suolo o un qualsiasi elemento solido dello scenario, bisogna riavviare la sfida.

Le gare non sono altro che percorsi, attraverso anelli, lungo quattro ambientazioni diverse. Se ne sbloccano di nuove piazzandosi tra le prime tre posizioni, ma in media si somigliano abbastanza l’una con l’altra. Il gioco cerca di mascherare la ripetitività variando meteo e ora del giorno, eppure la sostanza non cambia: seppur divertente e dalla difficoltà tutto sommato ben calibrata, la formula risulta monotona, priva di quella componente immersiva della quale avrebbe bisogno per elevarsi a qualcosa di più di un prodotto basilare.

L’offerta include anche una modalità multigiocatore, sia con amici che attraverso matchmaking, a vostra completa discrezione, insieme ad un attacco a tempo, una modalità dedicata al punteggio, e una serie di tute sbloccabili con cui personalizzare il proprio atleta virtuale. Insomma, un pacchetto discreto, il cui prezzo di 24,99€ su PSVR non è pienamente giustificato.

Per quanto riguarda il lato visivo, Rush VR si colloca nella media. Vi sono evidenti pop-up nel fondale e una profondità solo sufficiente, eppure gli effetti atmosferici fanno la loro sporca figura: quando si passa vicino ad una cascata, o quando nell’ambiente cade un fulmine, il titolo di The Binary Mill riesce quantomeno a strappare un sorriso di sorpresa. Nota di merito per i menù, davvero ben schematizzati.

6.5

Giudizio Finale

Recensione Rush VR – Giudizio FinaleRush VR è un semplice videogioco arcade, più che un’esperienza per la realtà virtuale. L’immersione è meno densa, meno viva di quanto sperato, e ruota attorno ad una giocabilità accessibile ma ripetitiva. Indubbiamente il pacchetto risulta ben confezionato e dritto al punto, specie se lo si assume in piccole dosi. Tuttavia, se speravate di poter vivere già da oggi in VR anche solo una parte dell’adrenalina della tuta alare, ci dispiace avvertirvi che non è questo il giorno.

PRO CONTRO
  • Una secchiata di metodi di controllo
  • Accessibile e dal piacevole spirito arcade
  • Modalità multigiocatore presente all’appello
  • Meno adrenalinico e meno immersivo di quanto sperato
  • Formula semplicistica e ripetitiva

Trailer

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