Sairento – “Il” gioco d’azione a cui ispirarsi (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione Sairento – Atteso a lungo, pregato quotidianamente affinché la trasposizione fosse buona, Sairento su PSVR è finalmente realtà. È uno dei titoli più apprezzati dall’utenza PCVR e, ora, anche i possessori del visore di Sony possono goderselo. Se ha mantenuto la sua integrità? Ecco la nostra recensione.

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Editore Mixed Realms
Sviluppatore Mixed Realms, Swag Soft Holdings
Piattaforme PSVR, PCVR
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 34,98€ (in uscita il 5 luglio)

Lu Sule Lu Mare Lu Ientu

Sairento sfrutta uno dei migliori sistemi di locomozione mai concepiti dalla realtà virtuale. Oltre ad essere estremamente intuitivo, riesce a scavalcare i limiti delle periferiche camuffando furbescamente il teletrasporto con la meccanica del salto, attraverso la quale potrete spiccare balzi regolando ampiezza e direzione a piacimento muovendo nello spazio uno dei due Move richiesti per giocare. Ciò non sacrifica affatto il movimento libero, che, anzi, ricopre anch’esso un ruolo importante: ci si può spostare in ogni direzione rivolgendo lo sguardo o inclinando il controller, in base all’opzione selezionata. Per la cronaca, Sairento è pieno di impostazioni, più che pieno, e Mixed Realms ha fatto in modo che nessuno rimanesse indietro: ogni paramento è personalizzabile, dalla velocità di rotazione a quella di camminata, per un’esperienza che può essere cucita attorno alle esigenze di ogni utente.

Scendendo più nel dettaglio, l’unione dei salti e della corsa libera alimenta uno spettro di possibilità acrobatiche eccezionali: tra camminate sui muri, rallentamenti del tempo, tripli balzi e scivolate, si riesce a inanellare combinazioni spettacolari senza che queste gravino sulla chinetosi, grazie alla fluidità dell’azione e della visuale. Non ci sono limiti, se non quello del chakra, che regola l’abuso di troppe acrobazie consecutive.

Le capriole in aria (backflip) sono inizialmente disattivate. Bisogna attivarle manualmente dalle opzioni, perché potrebbero causare malessere nei soggetti che soffrono di chinetosi. Una volta attivate, sarà sufficiente stendere le braccia verso l’alto al culmine di un salto per esegurirne una: è tra le sensazioni più belle (e strane!) mai provate in un videogioco VR.

L’ottimo lavoro svolto nello studio dei movimenti e nella schematizzazione dei controlli, poi, coinvolge anche le armi, insieme al loro impiego. Ne avrete a disposizione quattro, due alle spalle e due alla cintura, a scelta tra un armamentario composto da armi bianche e da fuoco. È sufficiente effettuare il gesto fisicamente, portando la mano vicino alle fondine o alla schiena, per equipaggiare e mantenere due armi contemporaneamente.

Spade, kunai, shuriken, pistole, fucili a pompa, mitragliatori e qualche interessante sorpresa formano un armamentario di tutto rispetto, già interamente sbloccato sin dagli inizi che pecca solo nel bilanciamento, ma lasceremo a voi il piacere di scoprire le più performanti in assoluto. In ogni caso, si personalizza la propria configurazione prima di entrare in partita e non la si può modificare durante le missioni, che in media richiedono poco tempo per essere completate. Come lecito aspettarsi, sia le armi da fuoco che quelle bianche svolgono egregiamente il loro lavoro: smembrare gli arti è un piacere, così come piazzare dei tiri alla testa consecutivi. Per ricaricare l’arma basta mirare verso l’alto, un’operazione resa semplice per non rallentare mai l’azione.

La concezione di Sairento, tuttavia, si avvicina molto a quella degli hack-and-slash, in cui la crescita del personaggio è al centro di tutto. Ciò significa che il livello di difficoltà non è bilanciato rigorosamente e la scelta tra i vari livelli di sfida è direttamente collegata alla potenza del vostro alter ego virtuale: chiaramente, una difficoltà più alta assicura ricompense più ghiotte, proprio come vogliono gli stilemi del genere. Questa contaminazione ruolistica si dirama lungo una serie di parametri legati anzitutto all’acquisizione di reliquie, le quali vanno incastonate in armi e pezzi d’armatura per aumentare le statistiche in maniera incrementale. Se ne possono fabbricare di nuove raccogliendo i reagenti lasciati cadere dai nemici sconfitti. Purtroppo non vi è bottino aggiuntivo oltre alle reliquie e alle varie valute accumulabili, anch’esse associate all’acquisizione di altre reliquie, quindi non aspettatevi nuove armi o armature, nonostante ve ne siano alcune che garantiscono effetti passivi per le armi. Malgrado quanto detto, è un sistema meno complesso di ciò che vorrebbe far credere, e, anzi, inutilmente complesso, in un titolo che fa della rapidità il suo cavallo di battaglia.

Fa capolino anche un ampio albero di talenti che tocca praticamente ogni aspetto di gioco, dalle acrobazie ai punti vita, fino ai danni di ogni, singola tipologia di arma. Basta accumulare esperienza per ottenere dei punti capacità da assegnare ai parametri: si tratta più che altro di valori incrementali, in quanto le nuove abilità acquisite in questa maniera si contano sulle dita di una mano.

Ovviamente, l’avrete intuito, tutto questo ambaradan di numeri serve a farcire un titolo che si basa strettamente sulla rigiocabilità. Infatti, pur apprezzandone la presenza, la campagna principale è abbastanza elementare oltre che secondaria, e incolla dei livelli tra loro senza continuità: vi sono dei dialoghi in radio mal recitati che cercano di dare una direzione narrativa all’avventura della durata di circa un’ora e mezza, fallendo nell’intento, ma divertendo senza troppi fronzoli. Il disegno dei livelli va poco oltre la classica arena nella quale sterminare un preciso numero di avversari a flussi costanti, ma è al servizio di un’azione serrata, dato che non mancano strutture ad ampio respiro dove sbizzarrirsi.

La campagna non è in primo piano nel menù principale, ma vi consigliamo di partire da lì senza passare dalle altre modalità. Lasciate perdere anche il tutorial, in quanto è presente nel primo livello della storia ed è impossibile saltarlo: sarà lui ad insegnarvi tutto ciò che c’è da sapere sul sistema di movimento di Sairento.

La parte più golosa arriva quando si accede alla modalità missioni, in cui gli stessi schemi visti nella campagna (più un pugno di ambientazioni inedite) vengono reinterpretati al fine di offrire sfide generate casualmente: come se non bastasse, possono essere aggiunti dei modificatori casuali per incrementare la difficoltà e alzare la posta in gioco. C’è da dire che le variabili date in pasto all’algoritmo procedurale non sono moltissime: una decina di missioni ospitano una manciata di tipologie di nemici che non brillano in quanto a varietà, e lo scopo dei livelli è sempre quello di mettere a tacere qualsiasi cosa sia in grado di muoversi sullo schermo. Qualche volta vi sarà chiesto di sconfiggere un boss e qualche altra volta dovrete raggiungere un determinato punto, ma la salsa rimane sempre quella. Spicca anche l’angolo delle operazioni, un’altra batteria di missioni che, se completate a gruppi di tre, premiamo a dovere.

L’offerta comunque presenta anche un paio di divertenti modalità di sopravvivenza, unite ad un multigiocatore cooperativo giocabile su qualsiasi mappa fino ad un massimo di due partecipanti in contemporanea. Stride l’assenza di un lato competitivo, considerando la presenza del fuoco amico e di livelli ad arena. Ciò detto, senza tirarla per le lunghe, l’impegno nel fornire una longevità degna c’è, sebbene il rischio ripetitività sia innegabile data la poca varietà di livelli e avversari, anche se il sistema di combattimento si mantiene sempre fresco, dinamico e dannatamente spassoso, tra i migliori visti su realtà virtuale. Per farvi capire, dopo aver passato più di dieci ore in una compagnia, non ne abbiamo ancora avuto abbastanza.

Spostandoci sul versante estetico, purtroppo Sairento su PSVR paga il prezzo di essere una trasposizione. Anzitutto, però, abbiamo apprezzato la presenza fuori dal comune di due modalità grafiche su PS4 Pro: una favorisce il dettaglio, l’altra la risoluzione. Peccato che la prima tenda a sporcare eccessivamente la resa, calcando la mano con le seghettature. Quella che incentiva la definizione è l’unica da prendere in considerazione, seppur non raggiunga vette importanti nell’illusione di profondità. La grafica è poco più che passabile, sufficientemente pulita ma con materiali altalenanti, lontani dalla versione PC. Non c’è nulla di sorprendente nemmeno nell’interattività ambientale, praticamente assente, o nell’effetistica, piuttosto basilare ma senz’altro leggibile. Si tratta insomma di un quadro visivo funzionale all’azione, che mette in luce i limiti di una produzione indipendente nata su PC e successivamente trasportata su console, la cui componente artistica cerca di combinare l’iconografia giapponese con il futuro, senza splendere di luce propria a causa di livelli chiusi a tema industriale: quantomeno le musiche si fanno perdonare e accompagnano il flusso di uccisioni più che degnamente. Infine, segnaliamo che Sairento è pienamente compatibile con il 3dRudder: seppur non essenziale, questa periferica dà al giocatore un altro strumento per gestire il movimento libero nello spazio grazie alla comoda inclinazione della plancia.

8.0

Giudizio Finale

Recensione Sairento  Giudizio Finale – Sairento è un ottimo gioco d’azione anche su PSVR, coadiuvato da un sistema di movimento fenomenale che deve essere preso d’esempio e coltivato per un seguito. Non brilla né per impatto visivo, né per varietà, ma nessuno riesce a comunicare dinamismo, mobilità e spettacolarità come la miscela esplosiva di Mixed Realms. Provare per credere.

PRO CONTRO
  • Mobilità straordinaria
  • Combattimenti spumeggianti
  • Diversi elementi rimpolpano la rigiocabilità
  • Visivamente e stilisticamente sottotono
  • Varietà di missioni e nemici esigua

Trailer

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