Shadow Legend VR – Chi l’avrebbe mai detto! (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione Shadow Legend – Abbiamo calpestato le terre di Skyrim, vestito i panni di un mago, esplorato una torre maledetta, tutto in più mondi fantasy e rigorosamente con un visore sulla testa. Non ci resta altro che scendere negli abissi del genere fantastico. Ecco la recensione di Shadow Legend, fresco di uscita su PSVR.

Editore Vitruvius VR
Sviluppatore Vitruvius VR
Piattaforme PSVR, PCVR
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 24,99€

Dalle stalle alle stelle

Nell’immagine in basso, sulla sinistra, c’è Mervils: A VR Adventure, mentre sulla destra compare nientemeno che Shadow Legend. Fin qui nulla di particolarmente strano. E se vi dicessi che provengono entrambi dalle mani di Vitruvius VR, uno a distanza di qualche anno dall’altro, ci credereste?

In effetti, Mervils: A VR Adventure sembrava tanto un progetto fatto in casa, realizzato con risorse limitatissime per cercare di comporre un’avventura in VR capace di catturare le atmosfere dei titoli di piattaforme vecchio stampo, con tutti i limiti del caso. Il piccolo team canadese si è poi rimboccato le maniche per dare sfogo non solo all’evidente amore per il fantasy che prova ogni singolo componente, ma anche alla passione per la realtà virtuale, evidente soprattutto in quest’ultima fatica, nata su PC e ora disponibile anche sul visore di Sony.

Il primo impatto

Come potreste immaginare, Shadow Legend è un gioco di ruolo d’azione cucito attorno alla realtà virtuale. Il giocatore impersona il Gran Maestro dei Cavalieri Templari, il cui obiettivo è eliminare il Signore della distruzione Adaroth. Il problema? L’unico modo per sconfiggerlo è quello di scendere negli abissi, un territorio nefasto nel quale sono caduti già molti eroi, ciascuno dei quali è divenuto un non morto al servizio dello stesso Adaroth.

Quel che viene subito a galla, sin dai primi istanti, è la pulizia davvero encomiabile della grafica. Sono davvero rari i titoli su PSVR in grado di comunicare una tale illusione di profondità dell’immagine, ma Shadow Legend è senz’altro uno di questi, quantomeno su PS4 Pro. La resa cromatica, la qualità di certi materiali e la conta poligonale più che degna testimoniano una certa cura nell’ottimizzazione dell’estetica, che spesso manca nelle trasposizioni. Sì, certe animazioni lasciano a desiderare, così come alcuni modelli manchevoli di espressività, due elementi che sottolineano comunque la natura a basso budget del titolo: in ogni caso, il risultato visivo è impressionante a livello di nitidezza.

Si inizia dunque nel bel mezzo di una visione, dove una dea dirà all’alter ego virtuale che è l’unico in grado di salvare il mondo dalla distruzione. Insomma, frasi fatte, masticate e rimasticate nel fantasy, accompagnate da un doppiaggio in inglese altalenante: malgrado quanto detto, i dialoghi non si perdono in lunghe spiegazioni e fanno da collante non invasivo ad un’interattività relegata ai soli controller di movimento.

I controlli e le meccaniche

Chiusa la parentesi paradisiaca, si viene catapultati in un castello che si sta preparando all’assalto del nemico. Bisogna quindi impratichirsi con i comandi navigando nel piccolo livello, apprezzando l’ottima schematizzazione dei controlli, la cui locomozione risulta personalizzabile a proprio piacimento, scegliendo tra movimento libero o per mezzo dei teletrasporti. Quest’ultimo è molto comodo in certe sezioni, dove bisogna saltare di piattaforma in piattaforma: guarda caso, è quello che personalmente ho adottato per buona parte dell’avventura.

La giocabilità di Shadow Legend dunque si compone di un ricco agglomerato di piccole azioni estrapolate o ispirate ad altre già gustate in realtà virtuale, unite al fine di congegnare un’escursione verso gli abissi. L’esplorazione avviene in livelli dalle dimensioni contenute, ma pieni zeppi di oggetti da recuperare, posizionati in punti particolari che richiedono un po’ di ingegno per essere raggiunti, magari arrampicandosi su scale, corde o rampicanti, o tirando fuori l’arco, colpendo quegli stessi oggetti con una scoccata perfetta.

Dalla cottura del cibo alla creazione di pozioni, dalla gestione dell’inventario fino al sistema di dialoghi a scelta multipla, ogni meccanica diverte e riesce persino a stupire per la cura complessiva versata nello sviluppo. Ciò detto, nessuna è realmente approfondita a tal punto da essere un qualcosa di determinante. Per dire, nemmeno i combattimenti, che ricoprono la parte più ampia del gioco, brillano per profondità: si consumano quasi tutti alla stessa maniera, con nemici che prima colpiscono a distanza, e poi si avvicinano, dando vita ad una sequenza ravvicinata semplicistica, incentrata sulla deviazione degli attacchi avversari, per poi aprire un varco nel quale infliggere danno. Le lotte non godono della fisicità di altri esponenti, né tanto meno della stessa precisione, ma funzionano e non risparmiano dei buoni effetti visivi. L’equipaggiamento poi conta una decina di armi molto diverse tra loro, comprese anche alcune a distanza, come staffe magiche o archi.

L’escursione dura circa cinque ore e non annoia letteralmente mai. Peraltro, l’edizione per PSVR non solo aggiunge un intero, nuovo livello, ma riscrive anche il combattimento finale, con una battaglia a dir poco epica, divisa in più fasi, che cancella quella spartana della prima versione. Il livello aggiuntivo invece riutilizza in parte il disegno visto in uno precedente, caratterizzato da pedane in movimento innestate in un castello fluttuante, dove è necessario accendere dei falò, per fare in modo che un portale si apra. Le similitudini, tuttavia, lasciano spazio ad una punta gradevole di sfida, l’unica che mi ha permesso di consumare tutti i punti vita e notare che la morte azzera i cuori accumulati, ovverosia i punti esperienza, i quali andranno recuperati presso il carnefice.

Cosa non va?

Oltre a qualche problema di tracciamento soprattutto nel cambio di zona, risolvibile sventolando brevemente i PlayStation Move, si rimane inevitabilmente delusi dalla varietà estetica delle ambientazioni. Non che sia sgradevole, nient’affatto, ma c’è un abuso di strutture simil-gotiche e di interni, quando il ritmo avrebbe beneficiato di più sezioni all’aperto, con tonalità cromatiche differenti dal solito grigiore. In generale, poi, la longevità non fa gridare al miracolo, anche se sopra la media dei titoli in VR: come detto, le circa cinque ore presentano molteplici situazioni mai annacquate, ragione per la quale un po’ di diluizione sarebbe stata gradita.

Dopo la sua conclusione è probabile che vi venga voglia di rivisitare i livelli per raccogliere le rune necessarie a sbloccare le armi più potenti: un’attività che non richiederà più di una manciata di ore aggiuntive, a voler esagerare. Si fatica poi a comprendere la scelta di implementare la musica attraverso punti specifici della mappa, e non come un elemento persistente che segue il giocatore.

Il momento wow

Ho preso una padella, ho adagiato un pezzo di carne, l’ho cotta, l’ho mangiata e, infine, ho lanciato l’osso vicino al cane non aspettandomi niente… e invece… il cane se l’è divorato! Un tocco di classe niente male!

8.0

Giudizio Finale

Shadow Legend è un compendio del meglio della realtà virtuale a tema fantastico. Malgrado i limiti, l’avventura costruita da VitruviusVR ha la magia, le battaglie, i non morti, le pozioni, il male, gli archi e anche gli enigmi. Nessuno di questi elementi è stato approfondito abbastanza, ma l’insieme di piccole azioni aiuta il gioco a non stagnarsi, a mantenersi fresco per tutta la sua durata. La versione per il visore Sony è poi ottima sia per l’aggiunta di nuovi contenuti che per la realizzazione in sé.

PRO CONTRO
  • Pulizia impressionante dell’immagine
  • Pieno di azioni differenti
  • Fresco, vario, mai noioso
  • Non avaro di chicche nascoste
  • Meccaniche poco profonde
  • Ambientazioni risicate
  • Longevità limitata
  • Piccoli singhiozzi nel tracciamento

Trailer

Screenshot