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Shadow of the Tomb Raider: Lara è tornata, più letale che mai (recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione Shadow of the Tomb Raider – È dal 2013, con l’uscita del primo reboot di Tomb Raider, che la saga di Crystal Dynamics vive una nuova vita. Una vita piuttosto intensa, visto che a cadenza regolare stanno uscendo nuovi capitoli: prima Rise of the Tomb Raider nel 2015, e successivamente l’atteso Shadow of the Tomb Raider, il cui sviluppo è iniziato più o meno in concomitanza con l’uscita del precedente.

Stavolta è Eidos Montréal a prendere le redini della situazione, con Crystal Dynamics comunque in veste di supporto per la software house canadese. Il terzo e ultimo capitolo della trilogia ci vede in una nuova ambientazione, quella del Sud America, nei panni di una Lara leggermente più invecchiata, maturata, ma comunque tormentata dai fantasmi del passato. E il dualismo presente-passato, che ritroviamo nei ricordi e negli scopi presenti di Lara, nel suo stesso lavoro (quello di archeologa) e anche nei richiami ai precedenti capitoli, sia in termini di meccaniche che di storia, è tra i protagonisti indiscussi di questo capitolo. Ecco dunque le nostre impressioni a caldo su Shadow of the Tomb Raider!

Editore Square Enix
Sviluppatore Eidos Montréal, Crystal Dynamics, Nixxes Software
Piattaforme PS4, Xbox One, Windows 10
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano
Prezzo e acquisto  67,49€ (PS4), 67,49€ (Xbox One), 53,99€ (PC)

Video Recensione Shadow of the Tomb Raider

La nostra video recensione di Shadow of the Tomb Raider è realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro e va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi. Buona visione!

Shadow of the Rise of the Tomb Raider?

Su una cosa non c’è dubbio: Shadow of the Tomb Raider deve molto al suo predecessore. Se avete ancora fresche le dinamiche di Rise of the Tomb Raider, dopo pochi minuti di gioco vi sentirete a casa. La stragrande maggioranza dei comandi relativi alle fasi di combattimento, di raccolta delle risorse e della fabbricazione di munizioni e simili e persino quelli relativi all’esplorazione è lì, al suo posto. Lo stesso level design rispetta pienamente i punti di forza dei suoi due predecessori, offrendo ambientazioni che si sviluppano in orizzontale e in verticale, con più strade e più approcci all’azione.

Eidos Montréal sembra però aver voluto in parte tornare alle origini, sacrificando in parte l’ampio respiro in stile open world del predecessore per concentrarsi maggiormente sulle tombe, più grandi, impegnative e letali. E non stiamo parlando solo delle tombe aggiuntive (le cripte, per meglio definirle), quelle che anche in questo caso è possibile scovare esplorando le ambientazioni tra un punto e l’altro della trama principale. In generale è proprio la storia stessa a portarci ad esplorare sempre più rovine e tombe, con macchinari e sfide incredibilmente curate sin nei minimi particolari. Ad aggiungere ulteriore varietà al tutto torna anche l’esplorazione subacquea, realizzata, bisogna ammetterlo, con sufficiente criterio.

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I vari fondali presentano sacche d’aria ad intervalli regolari, in modo da permettere a Lara di fare rifornimento di ossigeno, e l’annegamento non è l’unico rischio che corre Lara nuotando. Ad attendervi ci saranno murene, piranha e altri pericoli, alcuni da affrontare di petto (magari consumando ossigeno prezioso), altri che richiedono un approccio stealth sulla falsa riga di quanto succederebbe sulla terra ferma. La difficoltà scalabile permette di concentrarsi ulteriormente su queste fasi di gioco a discapito dell’azione nuda e cruda. Sono 3 i livelli selezionabili, ma potete decidere di alterare i livelli di difficoltà di tre diversi parametri: combattimento, esplorazione e enigmi. Se quindi volete un’avventura più improntata su esplorazione e enigmi potete mantenere bassa la difficoltà dei combattimenti in modo da non perderci troppo tempo, o viceversa.

In generale poi, proprio l’approccio stealth è stato ulteriormente esaltato in questo capitolo. La vena forse fin troppo action del predecessore, che non disdegnava scontri a fuoco anche piuttosto intensi, è almeno in un primo momento messa da parte. Lara, con il passare degli anni, ha imparato a diventare un’assassina sempre più efferata. La protagonista si trova nuovamente contro La Trinità, e per avanzare negli ambienti sfrutterà ogni espediente possibile per sbarazzarsi dei nemici senza emettere rumore.

Vediamo quindi Lara coprirsi di fango e mimetizzarsi in muri folti di vegetazione, con il coltello sguainato pronto per mietere vittime, o ancora sui rami degli alberi pronta a colpire i suoi nemici con frecce dotate di corda perfette per far sparire i corpi in alto. Le stesse uccisioni furtive eseguite nei pressi di specchi d’acqua fanno quasi paura osservando gli inermi avversari trascinati sott’acqua. Anche in questo capitolo avremo un folto albero di abilità con 3 diversi percorsi, e alcune di queste permettono via via di renderla sempre più mortale e silenziosa.

Come accennato, le tombe e le rovine antiche, stavolta appartenenti alle civiltà precolombiane, nascondono nuove tipologie di trappole e di marchingegni. Risolvere i misteri richiede una certa dose di ragionamento, e coinvolge l’uso di indizi che potreste avere nel vostro inventario o anche l’aiuto di altri personaggi, come l’oramai inseparabile Jonah, a fianco di Lara anche in questa avventura. Il tutto poi è stato realizzato con l’aiuto di uno storico e di un gruppo di consulenti culturali: ciò significa che, almeno in quei frangenti in cui non entra di mezzo quello stesso tocco di misticismo/fantasy che caratterizza anche gli altri capitoli, in Shadow of the Tomb Raider è possibile scorgere una doviziosa cura nei particolari storici, architettonici e culturali.

Da evidenziare anche come il gioco ci porti, potremmo dire tranquillamente per la prima volta, in dei veri e propri hub cittadini con mercanti, missioni secondarie e tante persone comuni con cui parlare. Lara si trova spesso circondata di persone, ed è lei stessa nel gioco a esprimere quasi disagio viste le sue abitudini da lupo solitario. Sta di fatto che proprio le città e le missioni secondarie danno anche accesso a equipaggiamento extra spesso particolarmente potente: una scusa quindi per incrementare la longevità e per potenziare la propria Lara! Bellissimo lo spaccato di vita in Messico nel bel mezzo del Día de Muertos, con le tipiche maschere e le varie commemorazioni dei defunti ovviamente mentre Lara è impegnata in inseguimenti e infiltrazioni. È davvero incredibile anche la scena dello tsunami, già intravista nel trailer E3 del gioco: non è banale rappresentare un tale cataclisma in un gioco, e possiamo assicurarvi che la scena e le varie azioni del giocatore sono particolarmente intese.

La frenesia dei combattimenti e dell’esplorazione non è interrotta solo dagli hub cittadini. Ci sono spesso anche flashback e momenti di introspezione che permettono di approfondire ulteriormente il passato di Lara, le ferite ancora aperte e anche il background di personaggi come lo stesso Jonah. Lara stessa sembra più matura, quasi un po’ invecchiata rispetto al precedente capitolo, da qui forse l’approccio più strategico e meno impulsivo ai combattimenti. Altri momenti ancora cercano di imprimere un taglio ancora più cinematografico al tutto (come il già citato tsunami), mettendo un attimo da parte le classiche meccaniche di gioco per concentrasi su rocambolesche fughe che richiedono una buona dose si riflessi (e di pazienza).

Per quanto riguarda la longevità complessiva, la storia principale dura meno di quella di Rise of the Tomb Raider (forse anche un po’ troppo prolissa). La trama di per sé riesce ad intrattenere senza però raggiungere vette così alte. Anche le missioni secondarie non sono poi così “emozionanti”, ma se non altro, come già accennato, permettono di sbloccare equipaggiamento extra e comunque, in generale, di prendervi un po’ di tempo per esplorare al meglio i dintorni delle fantastiche ambientazioni peruviane.

Da un punto di vista grafico si notano dei passi in avanti rispetto al precedente capitolo. L’ambientazione di gioco, la giungla, è ancora più complicata da rappresentare rispetto a paesaggi innevati e meno rigogliosi da un punto di vista di flora e fauna del precedente gioco della saga. Le foreste sudamericane in cui ci troviamo invece esplodono di vita e regalano degli scorci davvero incredibili. In generale i movimenti dei personaggi sono realistici e i modelli sono ricchi di dettagli e ben caratterizzati. Il sistema di illuminazione dinamico si fa notare in più di un’occasione, non solo grazie alla torcia da petto di Lara ma anche in ambienti dove la luce è più diffusa.

Già su PS4 Pro il risultato finale è spesso sbalorditivo, su Xbox One X e su PC il risultato finale dovrebbe essere superiore ma purtroppo non abbiamo avuto modo di testare tali versioni. Sulla console Pro di casa Sony è anche possibile selezionare più impostazioni grafiche, in modo da avvantaggiare i frame per secondo o la risoluzione delle texture. Anche l’audio merita ovviamente una menzione speciale. Benedetta Ponticelli rimane la doppiatrice di Lara e fortunatamente gli sviluppatori hanno optato stavolta per ridurre il numero di versi fin troppo esasperati e ripetitivi che la protagonista emette durante l’azione. Ottime anche le musiche, davvero incalzanti in alcuni momenti di tensione che vi terranno con il fiato sospeso.

9.0

Giudizio Finale

Recensione Shadow of the Tomb Raider – Giudizio Finale – Tutto oro quel che luccica quindi? Tendenzialmente sì, nel senso che Shadow of the Tomb Raider è un ottimo titolo tripla A, il degno successore del gioco del 2015, ma qualche piccola sbavatura si può comunque notare. I tempi dei dialoghi talvolta non tornano, non tanto per un problema di lip sync quanto più per via della traduzione italiana, le cui frasi impiegano più tempo di quelle originali, e non è così improbabile accorgersi di qualche difettuccio grafico. Anche alcuni avvenimenti potrebbero in parte stonare: è vero che stiamo pur sempre parlando di un archeologa che a confronto Indiana Jones sembra una giovane marmotta, ma un combattimento contro un giaguaro dovrebbe risultare ben più punitivo anche a livelli di difficoltà più bassi. Questo considerato anche il livello di difficoltà degli scontri a fuoco, più difficili del suo predecessore e soprattutto più punitivi appunto, visto che con 2 o 3 colpi Lara può tranquillamente accasciarsi al suolo. A tal proposito, le fasi di fuoco sono sì più difficili, ma risultano comunque acerbe, fin troppo pesanti da digerire anche rispetto al resto delle meccaniche meglio implementate.

Perdersi un gioco del genere per simili dettagli però non sarebbe molto intelligente, specialmente se siete da sempre (o solo dagli ultimi anni) fan della saga. Shadow of the Tomb Raider ha tutto quello che serve per tenervi incollati per decine di ore alla poltrona, e come se non bastasse sono previsti un bel po’ di contenuti post-lancio (nuove tombe, equip e così via). In ogni caso il titolo si presta ad essere giocato anche da chi si approccia per la prima volta alla serie: basta viverla come una delle tante avventure dell’archeologa più famosa della storia dei videogiochi, facendo tesoro dei vari approfondimenti e flashback per imparare qualcosa a riguardo del personaggio.

PRO CONTRO
  • Level design
  • Approccio più stealth e ponderato dei combattimenti
  • Ancora più tombe, ancora più enigmi
  • Le ambientazioni e in generale il comparto tecnico
  • Alcune sbavature a livello tecnico
  • Deve molto (forse troppo?) al suo predecessore
  • Dinamiche di shooting ancora acerbe

Recensione Shadow of the Tomb Raider – Screenshot

Recensione Shadow of the Tomb Raider – Trailer