6.5

State of Mind – Cosa ne sarà dell’umanità? (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione State of Mind – Cosa ne sarà dell’umanità? Cosa ne sarà dei sorrisi d’estate, delle relazioni amorose, dei momenti di riflessione e dei pranzi festivi? Cosa succederà quando il mondo danzerà sull’orlo del precipizio? State of Mind cerca di dare una risposta netta, chiara e cruda a questa domanda. Ecco la nostra recensione.

Editore Daedalic Entertainment
Sviluppatore Daedalic Entertainment
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows, Nintendo Switch
Genere Avventura narrativa
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 39,99€

Coscienza via USB, a soli 9,99€


Di Richard Nolan ce n’è uno solo. Un giornalista nel vero senso della parola, meticoloso nel mestiere e nella vita, aspro critico di una società che per la tecnologia farebbe di tutto: è disposta a sacrificare persino l’umanità stessa, senza farsi scrupoli, pur di farla avanzare verso orizzonti inimmaginabili.

Malattie, criminalità dilagante, guerra robotica e una cronica mancanza di risorse fanno da sfondo al progresso tecnologico di una ipotetica Berlino del 2048, che promette una nuova vita su Marte, già pronta per accogliere quella gente disposta a “ricominciare da zero”.

Se ancora non l’aveste capito, il contesto sguazza nella classica distopia assaporata in moltissime opere, letterarie e d’intrattenimento, dove l’evoluzione digitale porta più danni che altro. Tuttavia, la narrativa, nel corso del suo sviluppo, tocca anche il delicato tema del transumanesimo, nel quale coscienza e macchine si fondono per dare vita alla prima, vera utopia.

E poi c’è Richard Nolan, il giornalista di cui sopra, che si risveglia su un letto d’ospedale in seguito ad un incidente causato da un taxi automatizzato. Come se non bastasse, sua moglie e suo figlio sono scomparsi sotto circostanze sospette: al loro posto, in casa, c’è un droide. E sembra che l’abbia messo la sua dolce metà – quella dolce metà che conosce l’odio di Richard per i robot. Dunque, non aspettatevi di impersonare il solito protagonista buono e puro, pronto ad agire solo per il bene, perché Nolan è una persona dal carattere tutt’altro che dolce e accomodante, con alle spalle un passato fatto di errori commessi consapevolmente: una sfumatura di grigio davvero interessante da interpretare.

Del resto, State of Mind è un’avventura narrativa che segue gli stilemi di quelle moderne, a-là-Life Is Strange per intenderci, dove l’interattività è ridotta all’osso per favorire un racconto più dettagliato e coinvolgente rispetto alla media. Peccato che quella di Daedalic sia praticamente orfana di giocabilità, se non fosse per qualche piccola digressione, qualche minigioco sparso qua e là per dare un senso al gamepad tra le mani.

I dialoghi a scelta multipla non vantano esiti differenti di grande valenza, e, anzi, molto spesso si rimane amareggiati dalla pochezza dell’interazione, appositamente segnalata da indicatori specifici. C’è poco testo da leggere, poco da visitare, poco con cui interagire e – paradossalmente – tanti personaggi caratterizzati da un carisma che non raggiunge nemmeno la metà di quella di Richard.

In più, l’intera trama è cucita su una minuscola manciata di luoghi, cinque o sei al massimo, ripetuti per tutta l’avventura, della durata di circa dieci ore complessive. Solo nell’ultimo atto la varietà si fa più viva, con enigmi e dinamiche leggermente più profonde, anche se avremmo preferito di gran lunga una parte finale risolutiva meno frettolosa. In realtà è proprio la sua progressione a essere frettolosa, o, meglio, caotica: vi sono troppi personaggi, troppe idee, molte delle quali sottosviluppate, in un minestrone che il più delle volte sembra inconsistente. Vengono spesso citati avvenimenti e personalità, per poi essere accantonate poco dopo, inspiegabilmente.

D’altra parte, l’ambientazione disegnata dagli artisti merita attenzione, soprattutto per la particolarissima direzione artistica con la quale è dipinta. Se gli scenari sono asettici e monocromatici come nella maggior parte delle produzioni distopiche, i personaggi sono ritratti con modelli grezzi inconfondibili, con spigoli irregolari e ben visibili ad occhio nudo. Il connubio, una volta digerito, riesce a offrire l’illusione di un mondo a se stante, un universo assolutamente distinguibile che mira a nascondere la natura a basso budget del titolo. Purtroppo tutto ciò ha un costo: le espressioni facciali e le animazioni lasciano a desiderare, e spesso nelle situazioni più delicate non riescono ad esprimere la giusta drammaticità. La fluidità su PS4 Pro punta ai sessanta fotogrammi al secondo, senza mai raggiungerli in maniera stabile.

Il doppiaggio è di buona qualità, nella sola lingua inglese e sottotitolato in italiano, con tanto di attori dalle voci imponenti, come quella di Doug Cockle, il mitico Geralt di Rivia. La musica riprende le note ambientali e futuristiche di prodotti come Deus Ex, ma non stupisce mai, eccezion fatta per i momenti più intensi, condensati soprattutto nelle battute finali.

6.5

Giudizio Finale

Recensione State of Mind – Giudizio Finale – State of Mind è un esperimento interessante che tratta tematiche delle quali vale la pena parlare. La narrativa però si rivela un pasticcio incapace di rispondere a quesiti che lei stessa si era posta. Premiamo la scelta visiva, il contesto, l’atmosfera, ma non lo svolgimento: il titolo di Daedalic sarebbe potuto essere molto di più.

PRO CONTRO
  • Non il solito protagonista
  • Tematiche mature
  • Stile inconfondibile
  • Trama altalenante
  • Espressioni e animazioni deficitarie
  • Interattività limitatissima

Recensione State of Mind – Trailer

Recensione State of Mind – Screenshot