6.5

Stifled: quando uno starnuto può uccidere (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Stifled – La leggenda narra che chiunque riesca a sopravvivere ad almeno un’esperienza horror sulla realtà virtuale, diverrà immune alla paura scaturita dai film dell’orrore, e dai videogiochi cosiddetti “standard”, quelli godibili sul proprio televisore. Stifled può essere un buon esercizio per iniziare a levarsi di dosso questa fobia, tale da spingere una fetta di pubblico ad evitare qualsiasi prodotto di intrattenimento di tipo horror. Ecco la nostra recensione.

Editore Sony
Sviluppatore Gattai Games
Piattaforme PS4, PSVR (PC in seguito)
Genere Avventura, horror
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Stifled

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco provenienti da PSVR.

Se è pronto in tavola, non farti chiamare

Stifled fa parte di quella cerchia di titoli (Radial-G, Bloody Zombies, Megaton Rainfall) che possono essere affrontati sia su semplice TV, che con il visore sulla testa. In entrambi i casi, l’avventura si gioca allo stesso modo, eccezione fatta per il senso d’immersione maggiore quando si indossa PlayStation VR.

Quella scritta dal piccolo team di Gattai Games è una storia drammatica, in cui viene illustrato il lutto e ciò che esso comporta nella mente umana. Quando il protagonista vive i momenti più lucidi, Stifled si tramuta in videogioco in soggettiva nel quale si passeggia nei suoi ambienti alla ricerca di foto, documenti e messaggi che vanno a comporre il quadro narrativo della vicenda: ci fa capire cosa è successo, perché è successo e quali sono state le conseguenze, con qualche dettaglio lasciato al caso. Tuttavia, dalla storia, vista la gargantuesca premessa, ci aspettavamo qualcosina in più: i momenti forti non mancano ma sono dilatati, e lo sviluppo complessivamente lascia un pizzico d’amaro in bocca.

D’altro canto, l’idea che sta alla base della parte interattiva di Stifled è senz’altro molto originale, seppur in parte simile a quella vista in Perception, titolo già recensito sulle nostre pagine. Alle fasi di lettura dei documenti si contrappone la sezione furtiva, in cui la localizzazione degli ambienti di gioco viene delineata dai rumori emessi dal giocatore attraverso il microfono.

Bisogna dunque collegare una cuffia al Dualshock per poter usufruire della meccanica, o dotarsi di una PlayStation Camera, oppure poteste fare affidamento a quello integrato in PSVR. L’implementazione, seppur valida sulla carta, desta comunque delle perplessità: nel caso in cui voleste affrontarlo in questa maniera, e nel migliore dei modi, dovrete assicurarvi di giocare da soli, non solo per evitare che qualcuno vi faccia uno scherzetto, ma anche, e soprattutto, perché la struttura vi spinge a parlare e ad emettere suoni costantemente, e i vostri cari potrebbero non capire lo scopo di Stifled, per poi portarvi dallo psicologo più vicino.

A parte gli scherzi, la meccanica del microfono risulta un po’ noiosa nella pratica, ma è possibile disattivarlo, e giocare senza il suo ausilio, la cui assenza verrà soppiantata da un tasto dorsale. L’entità del suono sarà dunque direttamente proporzionale alla pressione dell’apposito pulsante: più a lungo si tiene premuto, più si farà rumore rilasciandolo. L’ampiezza delle onde sonore va quindi a svelare una parte dello scenario, e, quando queste smettono di diffondersi, il buio cala gradualmente sull’ambiente. A ciò si somma la possibilità di lanciare oggetti, come pietre o bottiglie raccolte in gioco, ed in più l’atto del camminare emetterà già di per sé un suono, mentre, in posizione accovacciata, il rumore dei passi sarà pressoché nullo.

La dinamica viene adoperata sia per fini esplorativi, che per sfuggire alle orribili grinfie dei nemici di Stifled, delle sorte di proiezioni demoniache che non possono essere sconfitte. Queste reagiscono attivamente ai suoni, e per evitarle sarà necessario prenderle in giro, lanciando magari un oggetto in un punto lontano da quello verso cui vi state dirigendo. L’intelligenza artificiale è basilare, ma funzionale al tipo di esperienza offerta, che vi porta a mano in una storia della durata di circa tre ore: pur essendo breve, il ritmo tende a mostrare un pelino di ripetitività e di momenti morti, per fortuna non accentuati.

Stifled è poi composto da una dualità grafica: lo stile reale farcisce le sequenze esplorative; al contrario, quelle furtive vantano una direzione minimalista, dominata dal nero, nella quale le forme seguono delle linee bianche, con i pericoli segnalati dal rosso.

Nonostante la diversità conferita alle due sezioni, il comparto visivo non soddisfa, soprattutto su PSVR. Le seghettature sono ovunque, il colpo d’occhio è abbastanza deludente, e giuriamo di aver intravisto più di un paio di singhiozzi nella fluidità, malgrado la bassa complessità poligonale. A recuperare terreno sul versante audiovisivo ci pensa il sonoro, attraverso il doppiaggio in italiano e dei versi pronunciati dai mostri davvero inquietanti.

Concludiamo l’analisi sottolineando una problematica che abbiamo riscontrato una volta, ovvero quando il salvataggio del gioco si è cancellato da solo, costringendoci a riaffrontare l’avventura tutta daccapo. Gli sviluppatori stanno già lavorando ad una patch risolutiva, che potrebbe essere già online mentre state leggendo queste parole.

6.5

Giudizio Finale

Recensione Stifled  Giudizio Finale – Stifled tenta di offrire una prospettiva diversa sull’horror: genera tensione nelle fasi furtive grazie ai suoni emessi dal giocatore, ma la storia non riesce a fare breccia nel cuore, a parte qualche sequenza ben orchestrata. Il risultato è un’avventura non sempre godibilissima, che delizia per mezzo della sua particolare atmosfera: prendetelo in considerazione se siete ghiotti di orrore, o se cercate un prodotto diverso dal solito da gustare sul visore.

PRO CONTRO
  • Premessa narrativa degna di nota…
  • Atmosfera inquietante grazie all’importanza del suono
  • Sezioni furtive semplicistiche, ma sulla VR mettono parecchia tensione
  • Doppiato in italiano
  • … alla quale viene contrapposta una storia un po’ deludente
  • Non particolarmente longevo, con alcuni pezzi ripetitivi
  • Grafica sottotono

Recensione Stifled – Trailer

Recensione Stifled – Screenshot