Recensione Tell Me Why Ep.1 – I Backstreet Boys non c’entrano (foto e video)

Giorgio Palmieri

Recensione Tell Me Why Ep. 1

Chi l’avrebbe mai detto che Dontnod si sarebbe distaccata da Life Is Strange per produrre un’avventura tutta nuova con il supporto di Xbox? Ne siamo sinceramente felici, anche perché nuovi racconti significa nuove sfide, e nuove sfide significa vedere davvero la poliedricità del talento di un’azienda di sviluppo. In realtà lo ha già dimostrato col curioso Vampyr, ma Tell Me Why riprende ciò che lo studio francese sa fare bene: narrare storie di emozioni umane. Il gioco esce in tre episodi rilasciati a cadenza settimanale, il cui primo segmento è disponibile da oggi, 27 agosto. Ve ne parliamo in questa recensione priva di anticipazioni sgradite.

Editore Xbox Game Studios
Sviluppatore Dontnod Entertainment
Piattaforme Xbox One, PC Windows, Game Pass
Genere Avventura narrativa
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 29,99€

La vita è strana, dimmi perché

Con Tell Me Why, Dontnod prosegue l’allontanamento progressivo dal paranormale come perno della vicenda. Si focalizza su un argomento in particolare, cioè sull’identità di genere e sull’accettazione di se stessi come persone al di là del sesso biologico, in una maniera però diversa dal solito. Il racconto infatti si apre con un giovanissimo Tyler Ronan, al secolo Ollie prima della transizione, accusato dell’omicidio di sua madre per legittima difesa. Si tratta tuttavia di un bambino, che pare aver vissuto un’infanzia d’inferno insieme a sua sorella gemella, Alyson Ronan, con la quale non ha più avuto rapporti, per decisione della corte giuridica, dopo il suo trasferimento in un centro minorile. Qui si è distinto per le eccellenti doti nel saper aiutare gli altri, nel saperli indirizzare verso le vie ideali a seconda delle personali doti.

Il controllo al giocatore viene dato proprio dieci anni dopo, nel 2015, il giorno in cui Tyler conclude il suo periodo di riabilitazione nel centro, pronto a viaggiare con Alyson verso la casa dove si è consumato il tragico evento. La dimora, poco distante da una piccola cittadina sperduta dell’Alaska, ormai è di loro proprietà: per lasciarsi il passato alle spalle, decideranno di venderla, o meglio, di fare in modo che sia vendibile. Giunti però sul luogo, inizieranno a riaffiorare ricordi, ricordi alle volte contrastanti: la questione è ben più complessa di quanto sembri e i due dovranno scavare a fondo per scoprire cosa si cela davvero nel loro passato.

Come potete ben immaginare, Tell Me Why si discosta dalle vicende di Life Is Strange, ma ne riprende praticamente la medesima struttura. L’avventura prende vita in piccole aree che il giocatore può esplorare per recuperare documenti e oggetti di narrativa ambientale. Vi è un sistema dialogico per la scelta di risposte alle domande dei personaggi, alcune delle quali, in teoria, modificano lo scorrere della storia.

Si vestono i panni sia di Tyler che di Alyson, ed è il sistema stesso a scegliere per voi. Le uniche novità in tal senso emergono dalla possibilità di visualizzare i ricordi di eventi passati con la pressione di un tasto quando il gioco ve lo chiede: alle volte vi saranno illustrate due versioni dello stesso, cioè la rimembranza di Tyler e quella di Alyson, e starà a voi selezionare la più aderente alla possibile realtà in base ai dati recuperati fino a quel momento e dall’attitudine dei due protagonisti. Invero, questa situazione si presenta una sola volta in tutto il primo episodio e, più in generale, la trama non riserva molte sorprese, eccetto qualche sporadico colpo di scena. Le scelte nevralgiche sono poche e non sembrano portare a risvolti differenti, almeno per il momento. Del resto si tratta di un’indagine sulla quale gravano numerose domande a cui i personaggi collaterali danno risposte vaghe, persi in una caratterizzazione davvero marginale.

Bella invece tutta la mitologia ideata dai due protagonisti per allietare i loro pomeriggi da bambini, quando appunto erano solo “due goblin felici”, con un libro, scritto dalla loro madre, pieno di fiabe leggibili dall’apposito menù. Rileggere questi racconti in età adulta ha tutto un altro sapore, come d’altronde succederebbe nella realtà. Di giocabilità vera e propria poi ce n’è poca e, a parte un singolo enigma pure interessante, non vi è davvero dell’interattività degna di nota, oltre appunto ai dialoghi e all’esplorazione, vissuta in luoghi di quotidianità estremamente simili a quanto già assaporato nei due capitoli di Life Is Strange, per un totale di circa due ore e mezzo di giocato.

I momenti più intensi sono quelli del legame mentale, l’unico accenno di magia tra i due, che è un’estensione dell’intensità del rapporto fraterno: quando infatti Tyler e Alyson osservano un evento, un ricordo, o una qualsiasi cosa di molto emozionante, il legame permette loro di condividere pensieri senza dover aprir bocca. Un espediente che serve per giustificare il potere di visualizzare ricordi del passato insieme, nello stesso istante. Purtroppo i momenti di vero dolore si contano sulle dita di una mano, ragione per la quale è ancora difficile empatizzare con certe parti dell’accaduto.

L’ambientazione dell’Alaska invece regala dei bellissimi momenti, specie negli istanti in cui i protagonisti parlano appoggiati ad una ringhiera, mentre sullo sfondo si erge il potente Monte Denali. Xbox One X assicura materiali davvero dettagliatissimi e delle tonalità cromatiche dolci, con un’espressività dei volti migliorata ma ancora lontana da ciò che richiederebbe un’esperienza così improntata sulle emozioni. Lo stesso discorso vale per le animazioni, che talvolta inciampano in fotogrammi di raccordo robotici. Infine, il comparto sonoro lascia un pelino a desiderare, non tanto nel doppiaggio, sempre di ottima fattura, quanto nella scelta musicale. Life Is Strange ha fatto della regia un vanto, con inquadrature perfettamente legate alla meravigliosa colonna sonora, che qui è composta perlopiù da note di piano che sì, si dimostrano efficaci in certe occasioni, eppure non risultano intense come i brani stupendi dei precedenti lavori.

Giudizio Finale

Tell Me Why tratta temi delicati come l’identità di genere e lo fa con un racconto al momento acerbo, tramite un primo episodio introduttivo privo di grandi acuti, che riprende in buona parte le situazioni dei predecessori spirituali. L’idea dei ricordi contrastanti deve ancora sbocciare, così come la trama, che si preoccupa di rispondere a quesiti vitali molto lentamente. È comunque un’opera coraggiosa sul piano delle tematiche, meno ambiziosa a livello produttivo rispetto al resto delle avventure narrative, ma è ancora presto per tirare le somme. Fortunatamente non dovremo aspettare molto, visto che la seconda puntata uscirà la prossima settimana, il 3 settembre per l’esattezza.

PRO CONTRO
  • Temi attuali, importantissimi
  • Il passato dei protagonisti incuriosisce
  • Colonna sonora marginale
  • La trama decolla lentamente

Trailer

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