Tell Me Why è finito: piacerà ad alcuni, non a tutti. Perché? (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Tell Me Why

Quanto è importante conoscere la verità? O meglio, quanto è importante scavare fino in fondo, scoprire dettagli, dubitare di storiche certezze e agguantare la più piccola briciola di vero? E quanto è importante lasciarsi indietro il passato, qualunque esso sia? Tell Me Why porta questo concetto all’estremizzazione e ci costruisce attorno una storia divisa artificiosamente in tre episodi, tutti finalmente disponibili. È la prima avventura narrativa di Dontnod che si distacca da Life is Strange, è anche la più corta (se non si considera Le fantastiche avventure di Captain Spirit) e persino la più matura per certi versi. Non tutto è andato per il verso giusto e vale la pena tirare le somme a dovere, senza perderci in anticipazioni sgradite.

Editore Xbox Game Studios
Sviluppatore Dontnod Entertainment
Piattaforme Xbox One, PC Windows, Game Pass
Genere Avventura narrativa
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 29,99€

Come abbiamo già ampiamente descritto nelle precedenti recensioni, Tell Me Why narra la storia di due gemelli, Tyler e Alyson Ronan, ricongiunti dopo anni e decisi a ricostruire un particolare evento del loro passato, cioè la morte della loro madre, Mary-Ann.

Se con Life is Strange 2 Dontnod aveva provato a dipingere il legame fraterno dagli occhi del più grande, in Tell Me Why abbiamo la rappresentazione di un legame gemellare con quella che viene definita la “Voce”. Quando infatti Tyler e Alyson osservano una qualsiasi cosa di molto emozionante, l’affinità permette loro di rivedere eventi passati e di condividere pensieri senza dover aprir bocca.

L’idea è quella di farvi vivere le sensazioni di entrambi, facendovi vestire i panni di uno e dell’altro a seconda della situazione, e Dontnod ha provato a farli coesistere insieme come se fossero un’unica entità. Guarda caso, i momenti migliori sono quelli che li vedono discutere faccia a faccia, mentre viene offerta la possibilità di rispondere alle domande di uno entro un certo limite di tempo. Si impara a conoscerli così, dalle piccole cose, esplorando dolcemente la transizione di Tyler, il desiderio di andare avanti di Alyson e un dramma familiare i cui risvolti possono essere intuiti con facilità, per una durata totale che si aggira intorno alle nove ore.

Non è però quello di stupire l’obiettivo dell’opera, ma farvi empatizzare con personalità drammaticamente simili alla realtà, e il racconto, senza alcuna presunzione, cerca di spingervi verso delle riflessioni sull’importanza di convivere con il passato.

Tell Me Why lavora attentamente sul piano delle tematiche e racconta la quotidianità come solo Dontnod sa fare, ma si perde nella sua stessa cornice. Non solo il formato episodico non si sposa alla perfezione col tenore della narrazione, priva di particolari colpi di scena, ma pecca anche nelle fasi interattive. In linea generale, come già accadeva nei precedenti titoli della società francese, quando prova a fare il videogioco, la struttura comincia a singhiozzare.

Nonostante vi siano un paio di simpatiche intuizioni negli enigmi, questi tendono a rallentare il ritmo di una trama che forse avrebbe beneficiato di modalità di racconto differenti. Del resto, la narrativa ambientale è meno sorprendente di quanto sperato, non brilla di dettagli né informazioni degne di nota, eccetto qualche occasione legata ai due protagonisti: lodiamo in particolar modo il Libro dei Goblin, un tomo, scritto dalla loro madre, pieno di fiabe dense di allegorie, leggibili dall’apposito menù. Rileggere quei racconti in età adulta ha tutto un altro sapore e aiuta a capire alcune sfumature dei personaggi. Viene tuttavia da chiedersi come mai non si possano saltare dei dialoghi già ascoltati, quando invece in Life is Strange era possibile farlo.

Le scelte poi non sono granché e pare ruotino solo al comportarsi bene o male, essere educati o meno, accettare o negare eventi, in decisioni binarie tutto sommato troppo semplici da prendere. Gli stessi comprimari fanno fatica ad emergere, un po’ perché non hanno tempo di respirare come dovrebbero, un po’ perché il loro ruolo sembra soltanto quello di tutelare i due protagonisti.

Gli stessi ricordi, quelli che prendono vita come particelle luminose davanti agli occhi dei gemelli, non godono di una raffigurazione visiva molto limpida: è una giusta scelta stilistica renderli nebulosi, sia chiaro, ma alle volte sono brevi e poco comprensibili. Tuttavia, sono apprezzabili quei momenti, rari, in cui vi saranno illustrate due versioni dello stesso ricordo, cioè la rimembranza di Tyler e quella di Alyson, e starà a voi selezionare la più aderente alla possibile realtà in base ai dati recuperati fino a quel momento e all’attitudine dei due protagonisti. Purtroppo accade poche volte ed è, come detto, sempre troppo semplice prendere una decisione.

Sul piano visivo, infine, Tell Me Why sorprende anzitutto per la qualità dei materiali su Xbox One X. È senz’altro il gioco di Dontnod più dettagliato in assoluto e la cittadina di Delos Crossing dell’Alaska è davvero un gioiello, anche se bisogna dire che le ambientazioni visitabili si contano sulle dita d’una mano e offrono aree limitate. Non sorprende nemmeno la fluidità, vincolata ai trenta fotogrammi al secondo. Bisogna poi lavorare ancora sull’espressività dei volti: se i visi di Tyler e Alyson alle volte presentano espressioni convincenti, altre invece non sono per nulla efficaci, con animazioni talvolta robotiche. La situazione peggiora nei comprimari, soprattutto nei dialoghi in cui la telecamera è semi-statica. Siamo rimasti delusi anche dalla colonna sonora, che, sebbene accolga note di piano dolci, non è lontanamente paragonabile al lavoro dei precedenti titoli di Dontnod e dei pezzi magici di Jonathan Morali, che fondevano regia e musica in un’unica sinfonia, tutt’altro che timida.

7.0

Giudizio Finale

Abbiamo bisogno di videogiochi che parlano di umanità e Tell Me Why è molto prezioso in tal senso. Per vivere al meglio la sua storia serve avere una certa sensibilità e pazienza, ed è necessario scendere a patti con una realizzazione riuscita a metà. Quello di cui ha bisogno è del collante forte, vivace, che possa unire la narrativa, che possa approfondirla. La formula Dontnod meriterebbe uno svecchiamento per far risplendere al meglio i suoi personaggi e le tematiche, come quelle di Tell Me Why.

PRO CONTRO
  • Il legame tra i due gemelli
  • I temi affrontati dolcemente
  • Il Libro dei Goblin e le sue allegorie
  • Colonna sonora timida
  • Scelte troppo semplici
  • L’esplorazione danneggia il ritmo

Trailer

Screenshot