5.0

Tennis World Tour – Ma cosa caspita è successo? (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Tennis World Tour – Era da tempo che si chiedeva all’industria videoludica un’esperienza tennistica autentica, di quelle capaci di catturare lo spirito dello sport, quelle forgiate dalle fucine offerte dalla tecnologia moderna. Proprio Tennis World Tour avrebbe potuto portare l’equilibrio nella Forza: invece, tutto d’un tratto, l’ha lasciata nelle tenebre. Ecco la nostra recensione.

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Editore Bigben Interactive
Sviluppatore Breakpoint
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows, Nintendo Switch
Genere Sport
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 59,90€

Tu quoque, Tennis World Tour!


Vorremmo chiudere un occhio sul pessimo lancio imbastito da Bigben Interactive: gente infuriata, piogge di pareri negativi sui canali ufficiali, e delusioni esponenziali su cui il team di sviluppo sta cercando di porre rimedio con una serie di patch un pelino tardive. Eppure le promesse raccontavano una versione molto diversa dalla realtà.

Tennis World Tour voleva (e doveva) essere un titolo tennistico contraddistinto da una giocabilità innovativa, che noi, onestamente, non abbiamo né visto né sperimentato. Si tratta di un surrogato del tennis, dove viene premiato fin troppo il gioco difensivo a discapito di quello offensivo per varie motivazioni legate alla conduzione fin troppo automatizzata dell’esperienza. Ciò detto, non sono le sue regole stringenti ad essere il reale problema.

La più grande pecca, già adocchiata dalle versioni iniziali, emerge dal comparto animazioni, incapace di catturare l’armonia di una partita reale, a causa di atleti inspiegabilmente e scandalosamente robotici, dai movimenti slegati tra loro, non avari di momenti imbarazzanti. Un raro esempio di motion capture applicata in modo tutt’altro che impeccabile.

Quello che lascia spiazzati è la giocabilità, al punto tale che risulta essere ben lontana dalla concezione simulativa. Il controllo della palla è minimo, e il più delle volte è impossibile effettuare il colpo desiderato per colpa della rigidità che regna in ogni, singolo elemento: dal direzionamento macchinoso del tiro, agli spostamenti goffi degli atleti, pervasi da una certa automazione di fondo, Tennis World Tour si perde in un gameplay che non dà né di carne, né di pesce: sguazza in quel limbo dove non raggiunge la stratificazione di una simulazione, e nemmeno l’immediatezza di un arcade.

Il posizionamento è importante, così come il vigore, che influenza direttamente l’esito del tiro, ma queste regole sembrano valere solo per i giocatori umani e non per quelli guidati dal computer, che non sbagliano mai in modo naturale. Il fatto è che, di primo acchito, se non si scende in profondità, la formula regala almeno una manciata di soddisfazioni, perché il tennis videoludico ha quel nonsoché di assuefacente, quel botta e risposta in grado di rapirti, nonostante i compromessi ai quali deve soggiacere un titolo come Tennis World Tour. Ciononostante, quando si iniziano a capire i limiti della produzione, la magia comincia a svanire.

Casi di giocatori che non rispondono ai comandi, recuperi rocamboleschi di palle a un metro dalla racchetta, che nemmeno la forza della telecinesi potrebbe smuovere; per non parlare poi dell’intelligenza artificiale, dal sapore pre-calcolato e poco genuino, e che ai livelli di difficoltà più alti diventa mostruosa, in grado di inanellare colpi che vanno contro le leggi della fisica.

Fortunatamente, la modalità carriera si rivela essere quantomeno accettabile, sebbene l’editor del personaggio sia assolutamente scadente. Le opzioni di personalizzazione sono ridotte al minimo sindacale, con soli dieci volti disponibili che si ripetono nella graduatoria del campionato: ciò significa che non sarà raro trovare avversari identici al vostro beniamino.

Tuttavia, abbiamo apprezzato la possibilità di scegliere la difficoltà della carriera, che decreterà in special modo la lunghezza dei match, adattandosi così ai tempi e alle esigenze di qualsiasi tipo di videogiocatore. La modalità dunque consente di accrescere le tre statistiche cardine del proprio atleta, vincendo partite e scalando la classifica mondiale, guadagnado nel mentre nuova attrezzatura, come racchette, maglie, polsini e così via.

Le modifiche estetiche non fanno gridare al miracolo, anche perché l’acquisizione delle marche prestigiose non è vincolata a chissà quale successo, ma è di sicuro divertente vestire il proprio tennista con abiti diversi per variare la solita solfa. In più, è possibile personalizzare il personaggio con ulteriori carte abilità, le quali variano i parametri in base al momento del match, se è una palla decisiva o meno ad esempio, ma il loro riscontro in partita non è poi così tangibile.

Peraltro, la carriera si divide in diversi eventi: se ne potrà scegliere uno per turno, a scelta tra esibizioni, allenamenti, tornei, pause di relax e nuove opportunità contrattuali con manager e allenatori, che si traducono sostanzialmente in bonus passivi. Niente di particolarmente innovativo né elaborato, ma se dovessimo scegliere l’aspetto meglio riuscito del pacchetto, la carriera sarebbe senz’altro la nostra prima risposta.

D’altro canto, il cast di professionisti conta trentadue giocatori, di cui solo quattro donne. La poca presenza femminile non si fa certo perdonare con i due DLC dedicati ad Agassi e McEnroe, venduti a 3,99€ l’uno, cosa assolutamente evitabile, soprattutto per le condizioni in cui versa il gioco. Le animazioni delle star non sono così diversificate come ci si aspetterebbe, e si somigliano più del dovuto, una pecca che spezza inevitabilmente l’immedesimazione. Per non parlare degli intermezzi tra un servizio e l’altro, ripetitivi e talvolta non adeguati al momento della partita, coadiuvati da una telecronaca italiana ridicola per i motivi sbagliati, che attinge da un bacino minuscolo di frasi, ripetute nell’arco di pochissimo tempo.

Almeno, l’impatto visivo non si colloca tra i peggiori del genere. Quando il quadro non è in movimento, la grafica se la cava senza infamia e senza lode, con superfici dettagliate e tonalità vivaci. L’atmosfera che ne viene fuori non rapisce a causa delle già citate animazioni, senza cui, semplicemente, un videogioco di tennis non può ambire a livelli di alta qualità.

Chiude il cerchio dell’offerta una modalità d’allenamento, l’esibizione e una sezione per il torneo personalizzato, alle quali manca il doppio (sì, avete letto bene: manca il doppio): arriverà in un secondo momento, insieme all’online, ancora non attivo. In tutta franchezza, fatichiamo a credere che il gioco competitivo possa perdurare a lungo, vista la poca profondità della formula di gameplay.

5.0

Giudizio Finale

Recensione Tennis World Tour  Giudizio Finale – Tennis World Tour è l’ennesima vittima di tempi di sviluppo ristretti, condensati in un prodotto non solo distante dalle aspettative, ma anche e soprattutto dalla soglia della semplice sufficienza. Pad alla mano, si dimostra acerbo, incapace di dipingere la dinamicità, l’entusiasmo e la fatica di una partita di tennis. Migliorerà nel tempo, questo è certo, e se approcciato con la giusta mentalità potrebbe anche regalare qualche piccola soddisfazione, ma non è questo ciò che ci era stato promesso.

PRO CONTRO
  • Un paio di spunti gradevoli nella grafica
  • Buona la struttura della carriera
  • Animazioni scadenti
  • Editor degli atleti molto scarno
  • Tante grane nella giocabilità
  • Senza online né doppio

Recensione Tennis World Tour – Trailer

Recensione Tennis World Tour – Screenshot

  • Paolo John

    Sinceramente aveva attirato la mia attenzione, tutta quella pubblicità per poi farmi fare due risate quando ho visto i primi video e animazioni….

  • McCons

    Scaffale a tempo indeterminato