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In The American Dream, le armi sono cose belle! (recensione VR)

Giorgio Palmieri -

Recensione The American Dream – Si parla spesso di esperienze videoludiche anziché di videogiochi, di prodotti molto più vicini al viaggio digitale che alla sfida vera e propria, e The American Dream è ciò che vi si avvicina di più, specie nell’ambiente della realtà virtuale. Ecco la nostra recensione.

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Editore Samurai Punk
Sviluppatore Samurai Punk
Piattaforme PSVR, Oculus Rift, HTC Vive
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 19,99€ (digitale) PS4/PC | 24,99€ (fisica, solo Gamestop) PS4

Video Recensione The American Dream

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco provenienti da PSVR su PS4 Pro.

Viva l’Ammmerica!

Nell’universo di The American Dream, ogni problema, ogni questione si risolve con un’arma in mano. Si cucina con una calibro .45 per mano, si sparecchia un tavolo con un bel colpo a ventaglio di fucile a pompa, e si lavano le macchine in un autolavaggio con un mitragliatore.

Il giocatore veste i panni di un ignaro cittadino, chiamato a visitare una struttura di simulazione creata da un gruppo di rinomati produttori di armi, i quali mirano a mostrare al mondo le potenzialità delle armi da fuoco nella quotidianità di ognuno di noi.

Delle figure di cartone vanno a popolare le sequenze simulative, che illustrano le fasi di vita di una comune persona: si passa dalla nascita alla prima partita di football con papà, fino ad arrivare al primo lavoro e alla prima cotta, e l’avventura mostra come le armi possano solo fare del bene indipendentemente dal contesto, in modo ovviamente satirico ed esagerato.

Mangiare un pasto, parlare al telefono o lavorare, tutte operazioni che vanno ad infilarsi nei livelli, e che dovrete interpretare stando alle regole del gioco, una sorta di sparatutto che si compone però di minigiochi sempre diversi: di conseguenza, il vostro primissimo lavoro in un fast food richiederà di sparare agli hamburger per farli spostare di griglia in griglia e cuocerli perfettamente, fino a che giungeranno nei panini. A conti fatti, la qualità di questi siparietti è altalenante: ci sono quelli che funzionano discretamente bene, e altri troppo lenti, e nessuno si presta ad essere rigiocato una seconda o una terza volta, per via della loro banalità.

Insomma, il viaggio è una sequela di assurdità esponenziali, che si inanellano fino al gran finale, momento nel quale il vostro cervello probabilmente si sarà sciolto, in una durata che si attesta sulla tre ore circa. Intanto la voce narrante, proveniente da un cane-pupazzo, cercherà di contestualizzare il tutto con giustificazioni e spiegazioni esagerate, nella sola lingua inglese, purtroppo sottotitolate con testi a schermo che si compenetrano continuamente con gli elementi dello scenario. Poco importa se è possibile modificarne la grandezza e il posizionamento, perché risultano comunque scomodi e mal progettati, tanto è vero che li abbiamo disattivati dopo una manciata di minuti passati a bisticciare con le opzioni. Vi avvertiamo che il gioco ha dialoghi molto lunghi, e alle volte risultano fin troppo prolissi anche per il più paziente tra di voi.

Peraltro, non ci siamo ancora soffermati sul vero punto di forza di The American Dream, il quale, senza mezzi termini, risiede nella miglior gestione delle armi a due mani tramite l’utilizzo di due PlayStation Move: dalla ricarica alla mira, l’uso delle armi diverte ed è ben replicato, con alcune “licenze poetiche” che lasceremo a voi il piacere di scoprire.

Nulla da obiettare sul comparto visivo: è semplice, pulito, vario, colorato e vivace, con scenografie simpatiche e dolci, in antitesi con la violenza delle armi. Segnaliamo infine la presenza di alcuni piccoli bug: un paio di volte ci è capitato di dover riavviare il gioco a causa di problematiche, inspiegabili, che bloccavano lo scorrimento del livello.

7.0

Giudizio Finale

Recensione The American Dream – Giudizio Finale – In The American Dream abbiamo chiesto ad una ragazza di uscire sparandole in piena faccia, e siamo andati in un locale italiano, “La Beretta”, per chiedere la mano alla nostra dolce metà, mentre un cameriere ci faceva giocare alla roulette russa, spacciandocela come il dessert della casa. In pratica, la creatura di Samurai Punk è una grande perculata all’orgoglio e alla cultura americana, e all’ossessione per le armi, condensata in un’esperienza distopica, non per tutti i palati e non priva di problematiche, ma unica e creativa.

PRO CONTRO
  • Una sequela di situazioni assurde…
  • Ottime meccaniche di sparo
  • Assolutamente unico
  • … non sempre riuscitissime
  • Dialoghi eccessivamente lunghi
  • Sottotitoli problematici

Recensione The American Dream – Trailer

Recensione The American Dream – Screenshot