The Blackout Club – Ehi, ma sembra Stranger Things! (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione The Blackout Club – E se gli adulti nascondessero qualcosa? Qualcosa di enorme e pericoloso? Qualcosa che il cervello di un adolescente non sia in grado di elaborare? Ecco la nostra recensione del curioso The Blackout Club, che strizza l’occhio alla serie televisiva dei fratelli Duffer.

Editore Question
Sviluppatore Question
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Horror, Stealth
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (online)
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 24,99€

Qualcuno nasconde qualcosa

L’enigmatica ed elaborata premessa iniziale di The Blackout Club è in controtendenza con il genere di gioco. Sebbene faccia presagire un’esperienza in solitaria, la creatura di Question è in realtà un titolo multigiocatore d’orrore con visuale in soggettiva, dove un gruppo di quattro giocatori devono indagare su uno strano fenomeno che sta divorando la cittadina di Redacre. Infatti, ogni notte, gli adulti in città si alzano dal letto e iniziano a girovagare senza meta, come se fossero dei morti viventi, sebbene pare abbiano uno scopo, il quale sembra legato anche e soprattutto a ciò che c’è sotto le strade della città. L’assurdo è che al mattino, questi si svegliano ma non ricordano nulla di ciò che è accaduto e nemmeno dove sono stati.

La storia si consuma perlopiù in un prologo di circa mezz’ora, in cui non solo si impara a giocare, ma viene dipinto lo squisito incipit di un’avventura che purtroppo esaurisce l’impalcatura narrativa principale troppo in fretta, lasciando il compito di raccontare ad un diario che racchiude le evoluzioni della trama nella sola forma testuale, insieme ai cosiddetti ricordi, rimembranze vocali che di tanto in tanto si presentano a fine missione. L’idea ci è piaciuta e mette in piedi una grande atmosfera, che avrebbe però beneficiato di una campagna in singolo costruita appositamente.

Nel gioco, come avrete intuito, si impersona un membro del Blackout Club, ovvero la squadra di adolescenti il cui obiettivo è quello di raccogliere prove per capire cosa sta accadendo alla loro cittadina. Si comincia la partita in una piccola base operativa, all’interno della quale è possibile acquistare e personalizzare il proprio alter ego virtuale, sia nell’estetica che nelle abilità. Le capacità permettono di modificare la dotazione iniziale o di acquisire miglioramenti che determineranno poi una sorta di classe di appartenenza: c’è chi se la cava meglio nel braccare i “cattivi”, o nel distrarli, chi può utilizzare un drone o chi semplicemente è più resistente ai colpi.

Finite le operazioni di preparazione, concluse dopo la scelta tra uno dei tre gadget disponibili (una balestra, un taser o un rampino), ci si butta in azione, da soli o scegliendo una stanza già aperta, e siamo felici di segnalare che, almeno al momento, non è difficile trovare partite su PS4. D’altra parte, le mappe, o, meglio, i quartieri sono in tutto tre, due dei quali sbloccabili semplicemente salendo di livello. Dopodiché sarà il gioco stesso a generare un obiettivo tramite l’algoritmo procedurale, che cambia anche il posizionamento di nemici e oggetti, tra cui bende, barre energetiche per il vigore, granate stordenti, petardi e qualcos’altro in più.

Tutti gli obiettivi, o quasi, ruotano attorno alla ricerca di prove segnalate da appositi indicatori. Bisogna quindi raggiungere il posto designato in una cittadina che può essere esplorata a proprio piacimento, le cui strade, però, brulicano di adulti che desiderano catturarvi. La seconda regola del The Blackout Club, però, dice che non è permessa l’uccisione dei presunti “cattivi”, perché dietro quel sonnambulo potrebbe esserci una madre o un padre di un membro del club, o comunque un innocente. Di conseguenza, l’unico approccio contemplato è quello furtivo, da adeguare a seconda del tipo di avversario incontrato. Gli Sleeper ad esempio non hanno il dono della vista ma sfoggiano un udito invidiabile, mentre i Ludic riescono ad identificarvi anche se siete nascosti dietro una copertura. E poi, solo poi, c’è lo Shape, una creatura la cui comparsa è legata alla vostra condotta in gioco: più si abusa della violenza contro gli adulti e più ci si fa beccare da loro, più sarà probabile che il demone compaia. Questo avversario non può essere visto a occhio nudo, ragion per cui dovrete chiudere gli occhi con l’apposito tasto per ammirare i suoi movimenti all’opera.

Se i normali avversari necessitano di tre colpi per mettervi al tappeto, allo Shape ne basta uno solo. In più, perdere i sensi significa entrare in uno stato di shock dal quale è possibile riprendersi unicamente tramite l’intervento di un compagno. La collaborazione tra alleati, peraltro, è anche importante nella distribuzione degli oggetti: ad esempio, le missioni di raccolta di poster di reclutamento è composta da due passaggi, uno rivolto all’effettivo ritrovamento, l’altro all’applicazione in punti precisi scelti dal gioco, che potrà effettuare solo il o i giocatori che li avranno raccolti, in quanto non vi è un inventario in comune.

Le tipologie di missioni, lo ripetiamo, non incentivano approcci differenti oltre a quelli furtivi: che l’obiettivo sia quello di salvare le vittime, di reperire delle risorse o di aggiustare un drone di ricognizione, bisogna sempre raggiungere un punto senza farsi beccare, anche perché l’entrata in gioco dello Shape compromette l’esito della partita, vista la sua ingombranza. Questo è il motivo per il quale The Blackout Club è un’esperienza che va condivisa con un gruppo affiatato, sebbene l’interfaccia sia abbastanza pulita, permettendo quindi una buona leggibilità d’azione e un’assoluta immediatezza nell’apprendimento, ma è lampante la natura collaborativa della produzione che esige la presenza di amici fidati. Ciò non elimina la ciclicità della formula, che cade in una monotonia evidente a causa della poca varietà e della poca profondità della ricetta, a cui si può cambiare un ingrediente aggiungendo la variabile dello Stalker, ovvero un giocatore che gareggia con lo Shape e contro gli adolescenti: malgrado non sia un prodigio di bilanciamento, abbiamo comunque apprezzato la variante, e speriamo venga analizzata con i prossimi aggiornamenti per renderla più godibile.

Purtroppo, benché sia indubbiamente un titolo non avaro di spunti interessanti, pare ancora non essere rifinito a dovere. Prima di tutto manca un sistema di migrazione dell’host, e questo significa che, nel caso in cui il proprietario della partita perda la connessione, tutti i giocatori della sessione verrebbero cacciati. In più, lo stesso net-code non sembra dei più stabili, visto che siamo incappati in alcuni fenomeni di perdita di rete. Aggiungiamo anche almeno un paio di oggetti persi nell’etere, che ci hanno costretto a riavviare la partita.

Si notano poi delle palesi apparizioni improvvise di elementi sulle medie distanze, insieme alle animazioni sporche, che si ripercuotono anche nelle collisioni: quando si scavalca un muretto, si prova a bloccare un nemico, o quando uno di loro cerca di prendere il giocatore, vi sono diverse compenetrazioni che non rendono sempre chiaro ciò che sta avvenendo a schermo. L’estetica invece ricorda indubbiamente Stranger Things, così come l’ambientazione, lo stile e in piccola parte le tematiche, anche se cosparge materiali e modelli con un effetto plastica come scelta artistica, mosso da una fluidità che cerca di raggiungere costantemente i sessanta fotogrammi al secondo su PS4 Pro. L’audio è senz’altro sopra la media, alimentato dal cosiddetto Enhanced Horror System, una caratteristica che consente al gioco di reagire in base ai suoni captati dal vostro microfono: non è un’opzione essenziale né determinante, ma la sua presenza è gradita, provare per credere!

7.0

Giudizio Finale

Recensione The Blackout Club – Giudizio Finale – The Blackout Club non è solo un altro videogioco d’orrore di stampo collaborativo. Dover chiudere gli occhi dinanzi alla minaccia, risvegliare i propri alleati dai traumi e lo scenario che punisce la violenza sono alcuni degli ingredienti che lo rendono unico. Peccato che cada anche lui nella monotonia prima del dovuto, e che abbia diversi problemi sparsi qua e là, molti dei quali confidiamo vengano risolti nel tempo.

PRO CONTRO
  • Fresco in alcuni aspetti
  • Immediato e dritto al punto
  • Approccio collaborativo intenso
  • Universo interessante, ma di contorno
  • Grezzo in molti lati
  • Esperienza ciclica e ripetitiva

Trailer

Screenshot